sabato 10 gennaio 2026

La trilogia degli Iremonger: I segreti di Heap House

Edward Carey è un genio. 
Scrive benissimo, disegna persino meglio.
I segreti di Heap House è il primo libro della teologia degli Iremonger, un fantasy dal sapore dickensiano, le cui illustrazioni meravigliose sono in effetti disegnate dall’autore stesso. Ambientato in una Inghilterra vittoriana alternativa, tratta delle vicende dell’illustre dinastia degli Iremonger, che pare debbano la loro gran fortuna a degli immensi cumuli di spazzatura. I componenti di questa strana numerosa famiglia, i cui nomi sembrano tutti storpiati (Moorcus, Idwid, Umbitt, Ormily, Rosamud) portano sempre con sé il loro “oggetto natale”, da cui non si separano mai. 
Il protagonista di questo primo volume, l’adorabile Clod, ha una particolarità: sente gli oggetti natali dei suoi parenti urlare incessantemente i nomi di persone che non conosce; e ciascun oggetto instancabilmente grida sempre e solo lo stesso nome. Si tratta di una particolare dote del giovane Clod o di semplice follia? Comunque stiano le cose, quasi nessuno dei suoi familiari sembra credergli…
Ma c’è un altro personaggio veramente molto importante, una delle sguattere degli Iremonger: la pericolosa ribelle, la scaltra ladruncola, l’intelligente, buffa, carinissima, fuligginosa Lucy Pennant, che riesce a nascondere qualsiasi cosa nella sua folta e riccioluta chioma rossa, ma a cui per contro non sembra sfuggire assolutamente nulla.
Che altro dirvi? Mi sono affezionata moltissimo a Clod perché è un personaggio davvero buono; avrete capito che voglio bene anche a Lucy (lo so, sembro raccontare di amici che conosco nel mondo reale… si tratta di una mia particolare dote o di semplice follia?). 
Ho trovato pazzesca l’idea degli oggetti natali. Singolare anche l’idea di una ricchezza fondata sui cumuli di spazzatura londinese. L’ambientazione stile romanzo di Charles Dickens contribuisce a dare quel tocco cupo e melodrammatico in più che ci permette di provare un’infinita tenerezza per i due protagonisti e per le persone che cercano di salvare.
Ora che ho finito questo primo libro, smanio di leggere il seguito, perché mi ha davvero lasciata col fiato sospeso. 
Fortunatamente ho comprato la trilogia completa in unico volume :-) d’altro canto, a discapito dei complessi concetti spiegati nel corso della narrazione e delle dettagliate descrizioni necessarie per comprendere un tale mondo fantastico alternativo, la lettura vola veloce, perché Edward Carey si dimostra perfetto in tutti i campi artistici cui si accosta.
Va da sé che il primo romanzo di questa pazza trilogia ottiene da me il massimo delle stelline. 
Lettura decisamente consigliata.
Au revoir, mes amis! ;-)







martedì 6 gennaio 2026

Non è un paese per single di Felicia Kingsley

Grazie ad uno dei club del libro che frequento, ho letto, e mi trovo di conseguenza a recensire
lo spassosissimo Non è un paese per single dell’autrice romance più venduta d’Italia, Felicia Kingsley, che a breve potremo gustarci anche trasposto in film sulla piattaforma Prime Video.
La trama: “[…] Charles Bingley, nipote del defunto conte Ricasoli, sta arrivando dall’Inghilterra per prendere possesso dell’eredità, la tenuta Le Giuggiole. La notizia ha scatenato le potenziali suocere, disposte a tutto pur di sistemare le figlie con Charles o con il suo altrettanto affascinante, ricco e single amico Michael D’Arcy. A chi, invece, questa caccia al marito non interessa, è Elisa (Benetti, ndr) […]” (dalla quarta di copertina).
Vi suona familiare? Ebbene sì, siamo di fronte all’ennesimo riadattamento di Pride and Prejudice di Jane Austen, che diciamocelo, a pochi giorni dal compleanno di zia Jane, “ci sta”. A chi storcerà il naso, posso garantire che si tratta di una rivisitazione coi fiocchi, veramente ben congegnata, perché, dobbiamo riconoscerglielo, la Kingsley sa il fatto suo. Vi basti sapere che esercita come architetto, e nel frattempo, cura e traduce opere di Jane Austen e Louisa May Alcott per la Newton Compton Editori: chapeau!
La storia, sebbene ambientata ai giorni nostri e nella italianissima regione del Chianti, anziché nella campagna inglese, si rivela assai fedele al modello originale, e, permettetemelo, ben più fedele della stessa, e da me amatissima, Bridget Jones (non lo sapevate? Anche Bridget è una rivisitazione in chiave moderna di Lizzy Bennet). 
I personaggi sono chiaramente ricalcati su quelli di Orgoglio e Pregiudizio, e persino i loro nomi sono ad essi ispirati.
Non sono entrata totalmente in sintonia con i due protagonisti della storia, ma ho capito le motivazioni di entrambi. D’altra parte non sono mai entrata in sintonia nemmeno con FitzWilliam Darcy e con Elizabeth Bennet, ma anche lì mi era stato facile comprenderli. Anche Michael ed Elisa sono a tratti orgogliosi, talvolta persino arroganti, giudicanti e pieni di pregiudizi, esattamente come i loro predecessori. Ma così come loro, saranno talmente umani da scendere a patti con i propri sentimenti.

Vorrei fare un plauso alla bravissima Felicia per più di un motivo:
1) per la delicatezza con cui parla delle nostre insicurezze, che purtroppo non sempre ci abbandonano al termine dell’adolescenza (“- Per quanto riguarda il fidanzatino, non sono abbastanza carina. […] - Il punto non è la bellezza, perché quella è relativa, è quell’abbastanza che fa male.”, p. 91);
2) per la sensibilità con cui ha saputo rappresentare le difficoltà di una madre single (“ viviamo in un mondo dove un padre che non riconosce i figli è un assente giustificato, ma sei una madre serve ai bambini un sofficino riscaldato per cena, dopo quattordici ore di lavoro, […] va denunciata ai servizi sociali.”, p. 301);
3) per la maestria con cui ha trasposto su carta la parlata toscana (comicissima!!);
4) per i personaggi memorabili che sa creare, in primis il mio idolo indiscusso Donatella, e poi gli arzilli vecchietti del paese che si ritrovano al bar per giocare a carte e parlare delle loro imprese amorose;
5) per il grande lavoro di documentazione che dev’esserci necessariamente stato a proposito dei vini e di come vengono prodotti: è tutto spiegato talmente bene che lo ha reso interessante persino per una profana come me :-)

Ed ovviamente questo è anche il primo libro che ho recensito sul mio Booklover, il diario di lettura ideato proprio dalla vulcanica Felicia. Alla voce “lo consiglio?” ho crocettato senza esitazione la faccina sorridente :-)

Au revoir, mes amis! ;-)