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sabato 15 luglio 2017

Nel mare dei social network

"Mi ricordi il mare, non per i riflessi, per il sugo andato a male, il qualunquismo dei discorsi sotto l'ombrellone..."
...il qualunquismo dei discorsi sopra un treno, dentro un bar, in mezzo ad una via, nel regno dei social network. Ebbene sì, perché, scandalizzatevi finché volete, ma i social network non sono un'aberrazione della nostra società, ne sono semplicemente lo specchio. E lì i discorsi qualunquisti imperversano esattamente come nel mondo reale. 
Io sono drogata di social e di internet, e non me ne vergogno minimamente. Perché dovrei? Lo siamo tutti, o quasi. Quelli che fumano si vergognano? Quelli che hanno altri atteggiamenti ossessivi compulsivi si vergognano? Qualcuno forse sì, altri non sono nemmeno consapevoli di averli. 
Leggo su alcuni social network l'indignazione di certe persone per come vengono usati gli stessi social network, e questa è la parte che mi fa più ridere. Gente che si scandalizza di chi pubblica troppi selfie (come me ad esempio) o peggio ancora di chi pubblica i selfie di coppia (ovviamente ho fatto anche questo). Sacrilegio! Ma nessuno vi ha mai spiegato che, sebbene il social network per antonomasia, ovvero Facebook, sia nato con un dichiarato intento gossipparo, vada usato soltanto per diffondere notizie serissime, esprimere opinioni di qualsiasi tipo su calcio e politica, ed eventualmente recitare preghiere anziché andare a pregare nei luoghi di culto appositi?
Ironia a parte, vi sono svariati link in cui si dice che chi fa molti selfie ha un evidente problema di autostima, mentre le coppie che postano molte loro foto sui social non sono felici. Grazie per avercelo reso noto. Potreste anche pubblicare link sull'acqua che bolle a cento gradi. Perché queste che vi ho appena citato sono banalità enormi che in cuor nostro tutti conosciamo bene, ma dal momento che questi selfie e questi post non recano danno a nessuno, non capisco il motivo di tante analisi e di tante critiche gratuite.
Posso confermare che chi si fa i selfie ha l'autostima sotto i piedi. Ho sempre odiato i selfie, ritenendoli la più alta forma di narcisismo. Poi un paio d'anni fa, credo, ne ho fatto uno. E incredibilmente mi è piaciuto. Io, che da sempre odio la mia immagine riflessa allo specchio, mi ero finalmente vista carina in foto. Ho provato timidamente a postarlo e... risultato: una marea di "mi piace". E sinceramente la cosa mi ha gratificato.
Attualmente selfie ne faccio moltissimi. Alcuni li posto, altri no. Li faccio da sola oppure insieme alle persone a cui voglio bene. E mi diverto. E che c'è di male? La cosa urta la vostra sensibilità? Bene, smettete pure di seguirmi. Pas de problème. Qualcuno mi ha persino commentato pubblicamente: "basta con tutti questi selfie! Quanti anni hai, 13?" Ma se postare selfie mi aiuta a non cadere in depressione, why not?
E che dire dei selfie di coppia?
Ho letto che chi li fa non è felice con il partner. Può darsi. Anch'io quando vedo molti post di alcune coppie, in cui elencano ciò che mangiano assieme, le attività che fanno assieme, i film che vedono assieme, in cui urlano al mondo quanto si amano e quanto sono felici insieme, mi chiedo se siano felici davvero. Ma non è problema mio. Ricordo che vent'anni fa, molto prima dell'era dei selfie e dell'avvento dei social, avevo un fidanzato di cui ero innamoratissima, e che era a sua volta innamoratissimo di me. Ma purtroppo litigavamo ogni tre per due. Abbiamo poi preso a farci molte foto, anche e soprattutto con l'autoscatto. Foto in cui ci abbracciavamo, foto in cui gli ero seduta in braccio, foto in cui ci baciavamo. Riguardare tali foto mi aveva aiutato tantissimo, perché vedevo la nostra felicità dall'esterno, quindi in modo più oggettivo. E quando le mostravo a qualche amica e questa esclamava: "che belli che siete insieme, come si vede che vi amate!" il cuore mi si gonfiava di gioia ed era un'ulteriore conferma al fatto che facevamo bene ad andare avanti nonostante i reiterati litigi. 
Negli ultimi anni mi è capitato di postare qualche foto con i partner del momento e, a dirla tutta, quelli erano davvero i periodi in cui eravamo felici, e volevamo immortalarli e rendere il mondo partecipe della nostra felicità. Tutto lì. Quando poi smettevamo di postare questa nostra felicità sui social, era perché realmente non eravamo più felici e non avevamo voglia di fingere. E dopo poco immancabilmente ci lasciavamo.
Ma del resto ci siamo dimenticati che John Lennon e Yoko Ono sbandieravano ai quattro venti il loro amore? E vorreste dire che era tutta finzione? e a che pro? Io non credo fingessero.
Smettiamola di demonizzare i social network, soprattutto in virtù del fatto che tutti li usiamo e ne abusiamo. Smettiamola di inveire contro questa società narcisista basata sulle apparenze. C'è davvero mai stata una società che fosse basata su altro? Pensate a Cleopatra, con tutto il trucco che si metteva in faccia, se avesse potuto, non sarebbe stata anche lei una vittima dei selfie postati sui social? E che dire della regina Elisabetta I d'Inghilterra? Nessuno vi ha mai raccontato che aveva completamente rivoluzionato la propria immagine (tentando di somigliare ad una sorta di divinità) per fare una maggiore presa sul popolo? Per non parlare di menti eccelse quali Lord Byron o Oscar Wilde che avevano basato la loro vita principalmente sull'estetica e sul modo in cui vestivano, prima ancora che sulle opere che scrivevano.
A mio parere, se facciamo qualcosa che ci fa stare bene, anche solo per un attimo, e non reca danno a nessun altro, non c'è bisogno di tanti sproloqui, analisi e critiche negative.
Detto questo, vi saluto e corro a farmi un centinaio di selfie :-D
Au revoir, mes amis ;-)


domenica 5 febbraio 2017

E guardo il cielo cercando te

Non avevo più sentito Riccardo da quella meravigliosa, seppur stranissima, sera di ottobre. Non ricordavo neanche come fosse finita la serata. E continuo a non ricordarlo. So solo che al mattino mi ero svegliata con la sensazione di essere stata studiata da qualcuno... o da qualcosa. Vi premetto che sono astemia, quindi non erano i postumi dell'alcol. Il giorno dopo tornai più volte sulla strada percorsa con Ricky, quella in cui c'erano tutte quelle luci a LED impazzite. Ma niente, era tutto assolutamente normale, nessun salto temporale, i cartelloni pubblicitari notati la sera prima e che non ricordavo di aver mai visto erano tutti magicamente spariti. O forse non c'erano mai stati.
Io non sono una che lascia perdere facilmente, e se mi intestardisco nel voler scoprire qualcosa, non ho paura di niente (non credo sia un bene sinceramente); quindi per qualche giorno continuai a percorrere quella strada in cerca di indizi, e mi documentai persino su Internet, sperando di trovare qualcuno che avesse vissuto un'esperienza simile alla mia. Ma era come se tutto l'universo intorno a me mi stesse volutamente tacendo un segreto che mi riguardava. Alla fine dovetti arrendermi e smisi di indagare, anche perché non stavo venendo a capo di nulla.
Decisi anche di non sentire Ricky per un po'. Non mi fidavo di lui. Se davvero esistevano gli alieni, e se questi alieni erano realmente, disgraziatamente interessati a me (ma perché mai poi dovrebbero interessarsi proprio a me? che sono io, un fenomeno da baraccone??), c'era un'alta probabilità che Riccardo fosse in combutta con loro, o peggio ancora, che fosse uno di loro. 
Ma un paio di settimane fa non potei fare a meno di chiamarlo. Avevo appena terminato una traduzione urgentissima dall'inglese all'italiano, e prima di riuscire a salvarla sulla mia trendyissima chiavetta rosa Barbie, il portatile si spense all'improvviso. E non c'era verso di riaccenderlo. Non avevo altra scelta che chiamare la mia solita ancora di salvezza: "Riccardo-comestai-scusasetidisturbo-hounproblemaurgente", dissi tutto d'un fiato. Gli spiegai velocemente la situazione e gli chiesi di aiutarmi a rifare la traduzione che avrei dovuto consegnare il mattino seguente. Ovviamente gli avrei dato metà del compenso. Riccardo rispose: "NON parlarmi di soldi, ti aiuto volentieri; un attimo e sono da te".
- "Ma no Ricky, te la mando via mail col cellulare". E nel dirlo, diedi uno sguardo veloce al suo indirizzo email: che strano, pensai, a differenza dei soliti indirizzi email usati in ambito lavorativo, in cui compaiono di norma il nome e il cognome dell'utente, nel suo c'era sì il nome, ma solo l'iniziale del cognome: "A". Mentre riflettevo su tutto questo, mi stavano già suonando alla porta. Possibile che fosse lui? "Ma se abita a mezz'ora di macchina da casa mia...", mi dissi perplessa. Guardai dallo spioncino: era lui. "Stavi passando qui sotto?", gli chiesi incredula, "o sei un cugino del Capitano Kirk e avete usato assieme il teletrasporto?". Rispose semplicemente: "Ahahah!" e non so ancora adesso come abbia fatto ad arrivare lì così in fretta. Ad ogni modo mi chiese di poter dare un'occhiata al mio computer. Glielo feci vedere senza esitare, commentai però che lui era un genio nel tradurre dal tedesco e dall'inglese, ma non era un ingegnere informatico, quindi non vedevo l'utilità della cosa. E invece nelle sue mani il portatile ripartì all'istante, la luce dello schermo si rifletteva nei suoi occhi ed ebbi quasi l'impressione che stesse elaborando dentro di sé i dati del software. Era davvero un alieno? o c'erano dei geni alieni nel suo DNA umano? Non lo sapevo, l'unica cosa di cui mi rendevo conto mentre lo guardavo lavorare per salvarmi, seduto sul mio letto, era solo che fosse bellissimo. Non mi ero mai accorta che fosse così tanto bello. Appena l'avevo conosciuto neanche mi piaceva. E invece era proprio bello, senza quasi nessuna ruga, nonostante avesse un paio d'anni più di me. Aspettate un attimo? Quanti anni ha Ricky? Mi accorsi solo in quel momento di non saperlo, ed era strano perché sono fissata con le date e chiedo sempre a tutti la loro esatta data di nascita. Chissà perché a lui non l'avevo mai chiesta. Non gli avevo neanche mai fatto gli auguri per il compleanno...
Comunque il computer era magicamente ripartito, la traduzione miracolosamente ripristinata e finalmente spedita al destinatario, quindi proposi a Riccardo una bevuta al bar per ringraziarlo di avermi salvata per l'ennesima volta. Lui accettò, salimmo sulla sua macchina, ma anziché dirigersi verso il nostro bar di fiducia, mi portò in un ristorante lussuosissimo in cui non ero mai stata. Non obiettai nulla, del resto offrirgli una cena era più che sensato, visto l'enorme favore che mi aveva fatto. 
Passammo un'altra serata meravigliosa, ridendo e scherzando su qualsiasi argomento. Quando mi alzai per pagare, scoprii che aveva già pagato lui, come al solito. Capito? Si era precipitato a casa mia per aggiustarmi il computer e salvare il mio lavoro, e non mi aveva neanche permesso di sdebitarmi. "Altro che cavaliere", dissi tra me, "questo è un principe delle favole, o delle stelle". Mi riaccompagnò a casa subito dopo la cena. Aspettò di vedermi entrare dal portone prima di andarsene. Ma appena entrata realizzai che di nuovo non gli avevo chiesto la data del suo compleanno e nemmeno il suo cognome. Così tornai immediatamente sui miei passi, ma si era già volatilizzato. Rapito dagli alieni? O semplicemente rientrato sulla sua astronave-casa? Forse stavo veramente lavorando troppo di fantasia.
Riccardo A... Chissà per cosa sta quella "A"? Alieno, senza dubbio. E da quel giorno nella mia testa l'ho soprannominato Rick Alien. 
In queste ultime due settimane gli ho scritto messaggi quasi quotidianamente. E lui mi risponde sempre con infinita gentilezza. Lo sa di essere da sempre il mio paracadute nei miei momenti bui, e la cosa non pare disturbarlo. Sa che mi basta una sua parola per sentirmi subito più serena, e d'altra parte a lui non costa nulla rendermi felice in questo modo. Non si diverte più a fare il prezioso con me come faceva un anno fa. E pensare che appena l'avevo conosciuto ero io che facevo la preziosa con lui, perché proprio non lo sopportavo. Poi ci siamo conosciuti meglio. E adesso eccoci ancora qui. Non ne sono innamorata e lo sa, ma gli sono grata perché ogni volta che lo vedo mi regala un sogno e mi permette di fantasticare ancora sull'amore, sebbene io non ci creda più da tempo.
Non so quando lo rivedrò; sicuramente passeranno mesi, perché ogni volta capita così. E sicuramente è umano, perché io sono troppo scettica per ritenere reali fenomeni paranormali e sovrannaturali. Ma mi piace pensare che sia troppo perfetto per essere umano: così bello, affascinante e geniale; simpatico, ma a tratti spocchioso, stile Mr. Darcy. E quando scorgo una strana luce tra le stelle, cerco di capire se sia lui con la sua navicella.
...E ogni sera guardo il cielo, aspettando, cercando Rick Alien...
E spero vivamente per tutti voi che anche voi abbiate il vostro paracadute, il vostro personalissimo Rick Alien che vi regala sogni quando più ne avete bisogno.
Au revoir, mes amis... ;-)

lunedì 30 gennaio 2017

Non si finisce mai di imparare

Adoro essere un'insegnante. Ho deciso di fare l'insegnante di inglese quando avevo soltanto dieci anni. E non ho mai avuto il minimo ripensamento. E a tutt'oggi, quando entro in classe, mi sembra di entrare in un regno magico. Spesso quando spiego o mentre interrogo, guardo fuori dalla finestra e, che piova, nevichi o ci sia il sole, mi sembra che là fuori vi sia un mondo fermo nel tempo e nello spazio che circonda, senza intaccarla, la dimensione fatata di cui faccio parte ogni mattina. Sto bene coi miei alunni, con tutti loro, e sono sicura che lo sentono; e ci metto passione in ciò che faccio, anche quando ho sonno o quando sono malaticcia, perché ogni mattina tocco con mano la fortuna che ho avuto: aver realizzato il mio sogno e (esclusi i miei figli) non c'è niente al mondo che potrebbe rendermi più felice. 
Ma non credo affatto di essere un'insegnante perfetta, anzi, al contrario, spesso mi sento un disastro, totalmente inadeguata a svolgere il ruolo che rivesto. Ma credetemi, ce la metto tutta per migliorare. E sono conscia del fatto che ho ancora moltissimo da imparare. 
In classe mantengo sempre un clima allegro; è il mio modo per attirare l'attenzione degli alunni senza annoiarli. Ritengo che ridendo e scherzando si lavori meglio, perché inframezziamo battute spiritose a momenti in cui lavoriamo alacremente. Risultato: gli studenti si stancano meno, e nei momenti in cui è maggiormente richiesta la loro attenzione si concentrano di più, e imparano esattamente ciò che devono, quindi mi sembra che finora il mio metodo abbia in linea di massima funzionato.
Per creare questo clima allegro però, mi permetto di schernire gli alunni bonariamente, senza mai diventare offensiva, e lascio che loro facciano altrettanto con me. Nonostante questo nostro modo di scherzare, il rispetto non viene mai meno da nessuna delle due parti. Ad esempio i ragazzi mi prendono spesso in giro per le tisane drenanti che bevo o perché mi ritengono vecchia e dicono che dimostro molti più anni di quelli che ho. Ogni volta io rido e puntualizzo che sono bellissima e giovanissima. Per contro faccio molte battute "anti-uomo": fingo di dipingermi come una zitellaccia arrabbiata con il genere maschile, quando invece non è assolutamente così. E di norma sono vittime dei miei scherzi le persone che ritengo difficilmente "intaccabili", quelle che mi sembra quasi impossibile deridere, perché dal mio punto di vista non hanno alcun difetto; e scelgo loro come bersagli proprio in quanto non
 vorrei, per un semplice gioco, creare invece dei complessi a persone di per sé già fragili ed insicure.
Tre o quattro anni fa avevo fatto una delle mie tante battute ad un paio di mie alunne che stimavo e stimo tutt'ora immensamente, perché, oltre ad essere entrambe bellissime e molto curate, erano e sono incredibilmente intelligenti (una delle due è a mio avviso quasi geniale), parlavano in inglese con un accento impeccabile già in terza superiore, sebbene all'epoca non fossero mai state all'estero (e questo per il solo fatto che guardavano parecchie serie TV britanniche in lingua originale), condividevano molte delle mie stesse passioni e quindi le ho sempre trovate anche decisamente simpatiche. Ero solita scherzare con loro, ma quel giorno avevo detto qualcosa che le aveva incupite entrambe. Si erano scambiate uno sguardo veloce e si erano messe a sottolineare sul libro ciò che stavamo leggendo. Fortunatamente nessuno in classe si era accorto del lieve imbarazzo che si era creato, ma noi tre sì. Finita la lezione le avevo aspettate senza farmi notare dagli altri, e le invitai a prendere un caffé alla macchinetta. A quel punto chiesi loro se per caso le avessi offese. Risposero di no. Ma mi spiegarono che di recente erano diventate il bersaglio preferito di alcune "bulle" della classe, proprio perché erano sempre così preparate in ogni materia: venivano definite "perfette a scuola, fallite nella vita", e negli ultimi tempi il mio scambio di battute con loro era stato visto dalle compagne inviperite, come un simpatizzare con le secchione antipatiche. Mi avevano raccontato il tutto con un'espressione terribilmente avvilita. Io mi scusai. Chiesi loro scusa mille volte per aver peccato di leggerezza nei loro confronti. E non mi capacitavo di come fosse possibile che due ragazze tanto belle, dolci e gentili fossero realmente oggetto di scherno da parte di qualcuno. Ma loro spalancarono gli occhioni ed esclamarono che non avevo motivo, che ero la loro prof preferita e che mi volevano un gran bene per il modo in cui mi rapportavo alla classe e per il mio piacevole metodo didattico. Con il mio comportamento le avevo esposte ad ulteriore scherno da parte delle compagne, ma loro, anziché ritenermi responsabile di ciò, si stavano preoccupando che io non mi sentissi in colpa e mi stavano gratificando e riempiendo  di complimenti per l'ennesima volta.
Faticai a trattenere le lacrime, e avrei voluto abbracciarle per dimostrare loro la mia riconoscenza. Ma eravamo a scuola, ed ero la loro insegnante, non si fa. Quindi mi trattenni. Chissà se mi giudicarono fredda. Ma non credo, perché mi sorrisero e le vidi andare a casa più sollevate. 
Da quel giorno continuai ad essere l'insegnante che sono: battute, gag, risate; ma iniziai a stare molto più attenta nello scegliere gli studenti con cui scherzare; perché spesso le persone ci appaiono più forti di quello che sono. E a maggior ragione l'adolescenza è un'età difficile, quindi quelle che a noi docenti possono sembrare persone di successo, sono invece malviste dai coetanei proprio perché invidiosi delle loro innumerevoli ottime qualità.
Quell'episodio mi aveva insegnato una lezione che non avrei più dimenticato: imparai ad analizzare i miei alunni ancora più profondamente di quanto già non facessi, e ad oggi se sono incerta se scherzare o no con uno studente, nel dubbio non ci scherzo, e magari faccio invece battute sull'autore o sull'argomento che stiamo affrontando, di modo che nessuno dei miei alunni venga intaccato dalla mia ironia.
Proprio ieri ho rivisto per caso quelle due ragazze: mi hanno raccontato che si stanno laureando in lingue, come me. Ma prima di congedarmi le ho ringaziate: perché nel corso della mia carriera ho imparato molto dai colleghi più anziani,
ma ho imparato altrettanto dai miei alunni, comprese loro. Con il loro solito modo educato e gentile, mi hanno sorriso contemporaneamente, e una delle due ha concluso: "no, prof, siamo noi che ringraziamo Lei per tutto ciò che ci ha insegnato, non per niente abbiamo scelto di fare l'università di lingue".
E ancora oggi mi sento orgogliosa e fortunata per aver avuto l'onore di essere stata l'insegnante di due persone talmente splendide.
Au revoir, mes amis! ;-)


sabato 5 novembre 2016

Alienante!

Sono incredibilmente, nuovamente uscita con Riccardo. Mi ha incredibilmente, nuovamente portato nel mio ristorante preferito. E mi ha incredibilmente, nuovamente offerto la cena: salmone in crosta, patatine fritte e salsina speciale preparata con ingredienti segretissimi, un piatto che letteralmente adoro. La nostra seconda uscita insieme nell'arco di soli dieci giorni; e tutte queste cortesie per un motivo che mai più mi sarei aspettata: Ricky non vuole soltanto condividere l'intimità con me, ma ha piacere di passare del tempo insieme al di fuori del lavoro, sta benissimo quando è con me e gli piace quando facciamo le nostre lunghe chiacchierate, perché "vedi Kerry, io a volte mi sento così ragazzino; tu invece sei saggia e matura, sei una donna". E meno male che a quarant'anni mi viene detto che sono una donna e non una bambinetta.
Questo è un "complimento" che mi sento fare da parecchi uomini... complimento? Dire che alla mia età sono una donna è una semplice constatazione, non un complimento; semmai quelli come voi, che a trenta, quaranta, cinquant'anni non si comportano ancora da adulti sono un tantinello immaturi, don't you think?
Anyway, Ricky mi ripete per tutta la sera che io riesco davvero a capirlo, e mi racconta delle sue innumerevoli ex e di come non lo facessero stare bene per niente; allora esclamo: "Dillo a me, che il mio ex fidanzato mi ha mollata senza possibilità di replica, ma continua a controllarmi su ogni social per la sua eccessiva gelosia e possessività. Ma poi ti sembra normale uno che in quei momenti mi costringeva ad arrivare al culmine ad ogni costo? Invece di divertirmi mi sembrava di dover sostenere un compito in classe!"
- "Ah boh. Tutti tu li trovi...", commenta Riccardo. Bravo tesoro, l'hai detto; infatti eccoti qui davanti a me.
- "Ma poi Kerry, che fine ha fatto Giorgio, il nostro collega con cui facevi jogging? Non mi hai più aggiornato."
- "Non c'è niente da aggiornare. Ci sono uscita un anno fa per sole due settimane in cui l'avrò visto sì e no tre volte; e continua a riempirmi di messaggi sostenendo che mi ama! Un altro pazzo. Trovo sempre e solo pazzi."
- "Grazie."
- "Nooooooo, Ricky!! Ma che hai capito? Tu sei chiaramente escluso da questo discorso..." (insomma... più o meno...). Abbozzo un sorriso di circostanza e super imbarazzato, sperando di non averlo offeso. Ma il mio gigolò preferito è troppo siddhartiano per offendersi per simili sciocchezze. E ricambia gentilmente il mio sorriso. E io mi sciolgo, stile Amélie Poulain del Favoloso Mondo di Amélie.  
Tra storie di ex fuori di testa e mille risate fatte su qualsiasi argomento di cui parliamo, la serata volge quasi al termine ed è ora di tornare a casa. Saliamo quindi sulla macchina di Riccardo, ma non riesce a metterla in moto. 
- "Kerry, ho bevuto troppa birra e non riesco nemmeno a girare la chiave nel cruscotto. Per favore, guida tu che sei astemia e sicuramente più lucida."
- "Ok, ok", e mi siedo al posto di guida. Però, che noia guidare un'auto non mia e per di più con tutta questa nebbia. Ma soprattutto, quei due semafori davanti a me lampeggiano che sembrano impazziti, sono quasi accecanti e fatico a vedere la strada. E tutti questi cartelloni pubblicitari con le luci a LED sono veramente eccessivi e fastidiosi... cartelloni pubblicitari luminosi? Non ricordavo ci fossero su questa strada... Quando li hanno messi? E questo susseguirsi di buio e luci di lampioni sembrano quasi i salti temporali che si vedono nei telefilm... salti temporali? Ma che diavolo sto dicendo? Non esistono i salti temporali! Oppure sì?
Inizio a non sentirmi del tutto a mio agio e mi giro un attimo a guardare Riccardo. Ed eccolo lì, che mi fissa, con un mezzo sorriso sornione, e chissà a cosa sta pensando. 
- "Ricky, che sta succedendo?"
- "Alienante, non trovi? Io mi sento un pochino alienato..." e scoppia a ridere.
- "Riccardo, stai per caso alludendo al fatto che gli alieni siano in procinto di prenderci?"
- "O forse ci hanno già presi, e potrebbe non essere la prima volta. O forse sei con uno di loro proprio adesso."
- "Dai Ricky, non scherzare; chi ti credi di essere, Ford Prefect di Guida Galattica per Autostoppisti? Solo perché ti ho detto che ho ripreso a leggerlo? Oppure vuoi emulare il Dottore più affascinante dell'universo (Doctor Who, per intenderci) perché sai che ne sono innamorata e sei geloso?"
- "Io non sono geloso, perché tanto puoi scappare ai margini dell'universo, ma il nostro legame è ormai indissolubile". E ride di nuovo.
Ecco, lo sapevo. Non era umanamente possibile che Riccardo riuscisse sempre a conquistare tutte quelle donne senza il minimo sforzo. Ed aveva dell'incredibile il fatto che avesse fatto perdere la testa persino a me che non la perdo mai per nessuno. Questa era la prova inconfutabile che Riccardo fosse un alieno.
Quindi io sono un'addotta? Gli addotti sono le persone che subiscono rapimenti alieni, o almeno, così mi era stato spiegato dal mio ex fidanzato super nerd, fissatissimo con UFO  e company. O forse Ricky non è un alieno, ma è anche lui un addotto, probabilmente un addotto consenziente che trama alle mie spalle. Ed ecco spiegata l'attrazione mista ad ossessione che provo per lui: perché abbiamo avuto miriadi di "rapporti" sulla stessa astronave! 
No, aspettate. Ma che vado farneticando. Tutta questa storia è sì misteriosa e ha dell'incredibile (quante volte ho usato la parola "incredibile" in questo articolo?). Ma devo restare con i piedi ben ancorati per terra se voglio capirci qualcosa. Anche se inizio quasi a sentirmi come Clara Oswald in Doctor Who. Cosa ne dite? Le somiglio? Per lo meno gli stivaletti sono gli stessi.
E se invece provassi a fare come Douglas Adams e ci scrivessi sopra un romanzo? Voi sareste interessati al proseguio della storia? E mi appoggereste? Fatemi sapere cosa ne pensate, commentando qui direttamente o contattandomi in privato.
Au revoir, mes amis! ;-)




sabato 29 ottobre 2016

Don Juan - Maestro d'amore


La settimana scorsa ho spiegato ai miei alunni la seconda generazione dei poeti romantici, e mi sono ovviamente soffermata su quel gran pezzo d'uomo di George Gordon Lord Byron
che vi confesso mi piace ancor di più per come ha vissuto la sua vita che non per quello che ha scritto. Aspettate un attimo: non sapete niente della vita di Byron? Di norma non tedio i miei alunni con spiegoni immensi ed inutili sulle biografie degli autori che trattiamo; ma ripeto, di questo poeta mi piace quasi più la sua vita che la sua opera e ve la spiegherò così come faccio con le mie classi: Byron fu l'unico poeta della sua epoca ad ottenere una fama notevole in tutta Europa, e vi ricordo che nell'Ottocento non c'erano la TV, il cinema od il web.
L'eroe byroniano si ispira a Byron stesso: nobile per nascita, ma eccentrico e fuori dagli schemi, un ribelle asociale inquieto ed irrequieto, che non riesce ad avere terra ferma sotto i piedi così come non trova pace nel suo animo; ammirato ed invidiato da tutti, le donne non sanno resistergli e gli uomini vorrebbero essere come lui. In sostanza, una sorta di James Dean o Johnny Depp ante litteram. 
Per chiarire meglio il concetto ai miei alunni, ho fatto veder loro il film "Don Juan De Marco - Maestro d'amore", liberamente ispirato al "Don Juan" di Byron. Non è stato un gran successo cinematografico, ma ve lo consiglio vivamente perché è divertente e perché ci avvicina con leggerezza a temi per la verità non facili, che non voglio anticiparvi in questo blog. Don Juan è chiaramente un "dongiovanni" (da qui nasce il termine per indicare i donnaioli incalliti). Ricordo che quando ero più giovane, guardavo i seduttori con disprezzo, in quanto li ritenevo dei disgraziati che usavano il proprio indiscutibile fascino per approfittarsi di fanciulle ancora inesperte o per illudere donne mature nei loro momenti di massima fragilità. Ora, a quarant'anni suonati, ho totalmente cambiato idea. Se riusciamo a vederli per ciò che realmente sono, senza caricarli di false speranze che verrebbero puntualmente disattese, i seduttori sono assolutamente terapeutici e decisamente gratificanti. E ve lo dimostro.
Qualche giorno fa ho telefonato a Ricky, il mio "più-o-meno-amico", nonché traduttore geniale con cui ogni tanto collaboro, a cui piace definirsi "sociopatico" (lo capirà mai che il termine corretto da usare è "asociale", o tutt'al più "misantropo"?). Avevo bisogno di parlare con lui del mio ex. Difficilmente parlo di uomini con Riccardo. Anzi, di solito è Ricky stesso che mi racconta della sua incapacità ad imbastire relazioni stabili con le donne, a causa della sua inquietudine ed irrequietezza perenni; un po' come il Don Juan del film, e come lui, soffre da tempo immemore per "l'unica donna  che ha tanto amato" e che "gli ha voltato lo sguardo" (cit. L'Uomo piu Furbo del Mondo di Max Gazzè). Non capisco poi cosa abbia di tanto speciale sta tizia: ok, è bellissima; ok, è ben più giovane di me; ok, a differenza mia è molto paziente ed evidentemente anche molto più simpatica di me (e se lo state pensando, sappiate che NO, non sono gelosa! Per niente!!). 
Ad ogni modo avevo appena intavolato il discorso sul mio ex, che Riccardo mi chiede quando ci vediamo; ed insiste per offrirmi una cena. Rimango stupita. Difficilmente ci incontriamo, se non per lavoro. E' capitato di rado, ma comunque è capitato. E lo devo ammettere: le volte che Ricky ed io ci siamo visti fuori dal lavoro sono state per me dei momenti magici, equiparabili a sogni da cui non avrei mai voluto svegliarmi... "se era un sogno, non svegliarmi mai..." (cit. Tu Non Torni Mai di Daniele Silvestri - perdonatemi, oggi sono canterina). E come ogni volta, appena questo "sociopatico" borioso, spocchioso, consapevole della propria genialità e del proprio fascino, reclama la mia presenza, io corro. Perché nessun altro mi fa star bene come lui. Perché quando decide di spogliarsi per un paio d'ore della sua maschera e della sua corazza, diventa dolcissimo, simpatico, divertente, "exhilarant et charmant" (come lo definisco di solito) e mi fa sentire come una principessa, anzi no, come una vera regina, come una dea che ha potere su di lui; anche se sono consapevole che sia solo un'illusione, perché in realtà è lui ad esercitare su di me un fascino a cui sono totalmente incapace di sottrarmi. Ed è strano, perché nella mia vita non mi era mai capitato niente del genere. Sono sempre stata razionale, fin troppo a volte. Ma forse è per questo che Riccardo mi piace così tanto: perché mi slega da quell'eccessiva razionalità di cui non riesco mai a liberarmi. 
Ecco perché sostengo che i dongiovanni sono terapeutici. Perché ci regalano pillole di felicità, e sarebbe un delitto rinunciarvi. Ed anche stavolta Ricky è riuscito ad assolvere il proprio compito: abbiamo passato una piacevolissima serata insieme e con un colpo di spugna ha cancellato l'amaro ricordo del mio ex e delle sue innumerevoli mancanze di rispetto nei miei confronti. 
Il segreto sta però nel non innamorarsi mai di questi favolosi psicofarmaci umani. Non sono fatti per stare in coppia. Bisogna prendere tutto ciò che ci danno, godere di quei pochi attimi di gioia, senza pretendere di più e senza restituire nulla in cambio, perché non sanno che farsene del nostro amore e delle nostre attenzioni. Se riusciamo a viverla in questo modo, con loro ci divertiremo un mondo senza mai soffrire. Saranno loro purtroppo a soffrire in eterno, non per noi, certo, ma per ciò che brucia nel loro animo, un'insoddisfazione che li divora, una sete implacabile che li consuma ogni giorno di più, un'infelicità di fondo che li strugge e li accompagna fino al loro ultimo respiro
(ve lo ricordate, ad esempio, il povero Valmont interpretato da Colin Firth?). Ma questo è un loro problema che non ci riguarda... sempre che per loro sia davvero un problema e non, forse, una semplice posa per ammaliarci... ma restare nel dubbio aumenta notevolmente il loro fascino.
Io non sono innamorata di Riccardo, non più almeno, ma ogni sera chiudo gli occhi fantasticando su tutti i bei momenti che mi ha regalato, e vi garantisco che dormo tranquilla, felice e serena.
Au revoir et bonne nuit, mes amis. ;-)

sabato 17 settembre 2016

British style - Hot August 2016 - part 3

Ed eccomi finalmente tornata per l'ultimo articolo sui miei outfit di agosto; dopo il post sull'outfit elegante, adatto per un matrimonio; quello sugli outfit prettamente estivi da sfoggiare in spiaggia, in piscina o all'ora dell'aperitivo nelle città marittime; eccovi infine un post sugli outfit sportivi. E con questo completiamo il quadro dei look utilizzabili non solo nei mesi estivi, ma durante tutto l'arco dell'anno, infatti il vestito elegante con décolleté è perfetto per una festa di nozze o per una serata di gala in qualsiasi stagione, basta aggiungervi un trench o un cappottino nei periodi più freddi; i bikini e i gli shorts potete sfoggiarli non solo in estate, ma ogni volta che fate una vacanza marittima all'estero, tipo a ottobre in Egitto, o a gennaio in Brasile, o a febbraio alle Canarie. E ovviamente lo sporty outfit che sto per proporvi sarà adattissimo in palestra nel prossimo autunno / inverno. Siete dunque pronte a scoprire come essere stylish e impeccabili anche quando fate jogging? Guardatemi qui, felice, sorridente e stilosissima subito prima di andare a correre:
Reggiseno sportivo nero - blu elettrico, leggings neri con scritta blu elettrico "never give up", calzini neri - blu elettrico, tutto rigorosamente acquistato in un negozio Calzedonia. Le sneakers invece sono le super comode e ultra leggere Skechers, che vi mostro meglio in quest'altra foto (in questa seconda foto ho anche il top sportivo Calzedonia): 
Quando si tratta di vestiario da palestra o comunque sportivo, posso tranquillamente consigliarvi MAI PIU' SENZA queste due marche. Indumenti comodi, così come le scarpe, ma comunque entrambi iper trendy, calzano benissimo e vi faranno sentire a vostro agio, ma al contempo sexy. 
Mi raccomando, come al solito, massima attenzione ai dettagli. Se avete i capelli lunghi, raccoglieteli in una semplice coda fatta velocemente senza starci troppo a pensare e ad agghindarla; ma non fatevi la coda stile Olivia di Braccio di Ferro. Piuttosto puntate una pinza in basso, all'incirca all'altezza della nuca, così che i capelli spuntino in alto a mo' di acconciatura. E ricordate di non uscire struccate: in palestra sulla panca degli attrezzi o al parco mentre fate jogging, potreste incontrare inaspettatamente l'uomo della vostra vita, o peggio ancora, il vostro ex che vi aveva lasciate per quella che lui riteneva essere una sorta di diva del cinema. Quindi blush in stick o cremoso (non in polvere!! secca la pelle), matita intorno agli occhi, meglio se waterproof (così non cola nonostante il sudore), e se non avete problemi di bruciori agli occhi, anche un filo di mascara (io al solito prediligo le tonalità sul blu). Guardatemi qui in pieno allenamento, ma con un viso all'apparenza freschissimo grazie al mio make-up intelligente:
Noi fashionistas non veniamo colte in fallo nemmeno se stramazziamo al suolo dopo tre ore di corsa. Sudiamo, soffriamo e abbiamo la lingua per terra, ma sempre con classe, stile ed eleganza. Capito??
E sui look di agosto rinnovabili nei mesi a venire è tutto.
Au revoir, mes amis! ;-)

domenica 4 settembre 2016

British style - Hot August 2016 - part 2

Ed eccomi qui con il secondo degli articoli dedicati ai miei outfit di agosto. Agosto, mese di mare e di vacanze, quindi come non parlare di costumi, look da spiaggia e da lungomare?
Quest'anno, per il terzo anno di fila, ho trascorso parte delle mie ferie a Diano Marina, all'Hotel Silvano che vi consiglio caldamente. Vi ricordate il mio post sulle colazioni in albergo? Bene, la foto in cui compariva tutto quel ben di Zeus era stata scattata l'anno scorso proprio all'Hotel Silvano, che come ogni anno trovo pulito, accogliente, con personale sempre gentile e disponibile e con i proprietari che sono professionali, ma al contempo amichevoli: insomma, a dir poco meravigliosi.
Ma torniamo a parlare di outfit. In spiaggia indosso sempre e comunque il bikini. Sia perché ritengo che, a differenza di quanto molte donne credono, snellisce la figura più del costume intero (che invece evidenzia persino la pancia che non abbiamo, e se disgraziatamente questa pancia si gonfia, assumiamo immediatamente un tremendo aspetto da donne gravide...); sia perché si va al mare per scoprirsi ed abbronzarsi, e il nostro bel pancino che abbiamo allenato tutto l'anno per evidenziare degli splendidi addominali, fa parte di questo progetto. E poi diciamolo, il due pezzi è la prima scelta di Brit Ladies e British It Girls, quindi why not?
Ed ecco Kate Moss in un intramontabile classico, che è da sempre il mio modello preferito, anche perché è quello che meglio si adatta al mio tipo di fisico. 
Ve ne do subito una dimostrazione, ma vi anticipo che nelle foto che mi ritraggono in costume non mi si vede molto bene... perché sono timida!! Lo so che non lo direste, ma non riesco davvero a rendere pubbliche foto in cui si vedono troppi centimetri del mio corpo: ed eccovi quindi svelato un altro lato del mio carattere.
Il modello è lo stesso di Kate, triangoli con laccetti, il colore però è un bel blu acceso ed è ovviamente Calzedonia come tutti i miei costumi. Quest'anno ho sfoggiato con fierezza anche un altro costume delle nuova linea di Calzedonia, stesso modello, colore favoloso: un rosa corallo scintillante. 
Il colore non è molto diverso da quello del due pezzi indossato lo scorso gennaio a Rio dalla neo-mamma (per la quarta volta!) Fearne Cotton.
Gli occhiali che invece mi vedete a mo' di cerchietto sono i miei inseparabili Tiffany&Co.. Ovviamente il mio motto è da sempre "niente make-up in spiaggia o in piscina" e in queste foto qui sopra si vede chiaramente.
Quando invece faccio passeggiate al tramonto sul lungomare il mio abbigliamento tipico è composto da top o T-shirt e shorts.
E come ben sapete gli shorts sono un Must tra le star d'oltremanica; si prendano ad esempio per tutte la sempre super trendy Alexa Chung e la fashion blogger Ashley Madekwe.
Potrei quindi io, dall'impeccabile gusto British, scegliere un outfit diverso?
La T-shirt è Dimensione Danza, gli shorts sono Mayoral, i sandali Tiurai e la borsa è Braccialini.
E questi sono stati i miei look marittimi nel mese di agosto 2016.
Attendo i vostri commenti e le vostre domande.
E non dimenticate di seguirmi anche nel prossimo ed ultimo articolo sugli outfit da me scelti per questo agosto 2016.
Au revoir, mes amis! ;-)