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sabato 29 settembre 2018

Il ritorno di Dario

Ci sono favole che meritano di essere vissute per quello che sono: favole.
Quando non cerchiamo a tutti i costi un sequel ed un prequel a queste favole, possiamo cullarci con le parole di quel dolce epilogo "...e vissero per sempre felici e contenti", senza chiederci cosa realmente accadrà dopo.
I sogni iniziano e finiscono nell'arco di una notte, anche quando sono bellissimi, e non ci curiamo del fatto che non continuino la notte seguente, perché li prendiamo per ciò che sono: sogni.
Impariamo a vivere nello stesso modo spensierato i bei momenti che la vita ci offre.
Ed è ciò che ultimamente ho fatto io con Dario, senza curarmi del prima, del durante, del dopo. 
Dario era stato il motivo per cui avevo intrapreso l'avventura fantastica di questo blog (L'incanto di un momento). Ne ero stata innamorata, i miei pensieri su di lui erano diventati talmente ossessivi che ero stata sull'orlo di una crisi di nervi, soprattutto dovuta al fatto che stavo attraversando il periodo più tragico della mia vita, ma anche grazie ai sottili giochetti narcisistici che Dario stesso attuava.
Alla fine ne ero uscita, anche perché questo blog mi aveva aiutato a metabolizzare; e Dario era incredibilmente passato al ruolo di mio migliore amico, dandomi persino parecchi consigli sugli uomini. 
Ma la verità era un'altra: sono quasi certa che Dario non sopportasse il fatto che non ero più innamorata di lui, smettendo quindi di essere un gratificante giochino nelle sue mani. Mi stavo ormai accorgendo di tutti i suoi modi subdoli e decisi di allontanarmene definitivamente.
Una sera, non molto tempo fa, ci siamo ritrovati casualmente ed inaspettatamente a ridere e scherzare insieme in un locale. E nel bel mezzo della conversazione, Dario esordisce con un "mi era mancato tutto questo". Sorrido e penso che lo stesso vale per me.
Una settimana circa dopo quell'incontro il telefono squilla mentre torno a casa dal lavoro. Lo prendo dalla borsetta svogliatamente. Guardo il display: Dario.
Sono così sorpresa che non faccio nemmeno in tempo a rispondere. Ma dopo un'oretta mi telefona di nuovo; e a quel punto rispondo.
Sembra quasi imbarazzato, si ricorda del nostro appuntamento mancato di quattro anni fa e mi chiede la possibilità di rimediare. Rimango sgomenta: quell'inguaribile narciso sta provando a fare un'altra volta i suoi giochini perversi con me. Cosi, di punto in bianco, mi cerca nuovamente come nulla fosse; ma lui non sa che in questi anni Kerry è diventata totalmente un'altra persona. 
Che volete che vi dica, ovviamente ho accettato il suo invito, ma facendomi desiderare parecchio. Lo rivedo, solo perché ho sinceramente piacere di passare qualche ora in sua compagnia, e anche per ricordargli quanto si fosse comportato male quattro anni prima. Si scusa per avermi involontariamente ferita e mi spiega che non solo ha sempre tenuto moltissimo a me ed alla mia amicizia, ma sottolinea pure che come donna lo faccio impazzire. Quante stupide ed inutili lusinghe. E a che pro? Sta di nuovo cercando di farmi innamorare? Ma sinceramente la cosa non mi interessa più, e nemmeno mi disturba. Sono ormai immune al fascino delle sue prevedibilissime galanterie. 
Quindi decido di vederlo ogni volta che me lo chiede, facendo con lui tutto ciò che piace a me, tipo guardare la luna, ammirare le stelle, ipotizzare nostre vite precedenti insieme su altri pianeti e parlare di astronavi aliene venute per spiarci o addirittura rapirci. E non mi preoccupo se questi discorsi piacciano anche a lui oppure no.
Mi accorgo di essere veramente cambiata quando, al nostro
terzo appuntamento, Dario si allontana un attimo da me per fumare; alzo gli occhi al cielo e penso che vorrei rimirare il firmamento da sola, perché la sua presenza mi ha già stancata. Incredula di fronte ai miei stessi pensieri, il cuore mi si allarga per la gioia.
Dopo alcune uscite insieme, Dario ha ripreso i suoi comportamenti ambigui: sparisce, poi torna solo per scusarsi della sua assenza, poi mi chiede di vederci, poi ci ripensa e disdice l'appuntamento poche ore prima, poi si giustifica e mi telefona per informarsi se e quanto sono arrabbiata con lui, poi si fa "casualmente" vedere nei posti che sa che frequento, poi sparisce di nuovo.
Anni fa impazzivo dietro a tutto questo, perché non è il tipico atteggiamento maschile dell'uomo non innamorato che vuole divertirsi e dopo aver consumato si dilegua. No, questo è il classico atteggiamento narcisistico dell'egocentrico che vuole vedere quanto sei disposta a corrergli dietro, e gioca con la tua sanità mentale perché solo così avrà la certezza di averti ai suoi piedi. La cosa che maggiormente gratifica questi narcisi non è semplicemente far sesso con donne belle o bellissime, ma semmai gonfiare il proprio ego, gloriandosi delle loro conquiste e dando prova a se stessi ed al mondo intero della loro immensa potenza.
Stavolta con me non c'è riuscito. Sono rimasta ferma a guardare tutti i suoi vani tentativi per farmi capitombolare e intanto proseguivo tranquillamente la mia vita, talvolta non ricordandomi quasi della sua esistenza. E ad un certo punto ho realizzato quanto io fossi cresciuta: accorgermi che Dario, l'uomo che tanto mi aveva fatto disperare al punto di creare questo blog per uscire dalla depressione, non mi fa più alcun effetto; vedere che posso frequentarlo e poi assistere alle sue sparizioni ed ai suoi ritorni senza starci male; notare che al terzo appuntamento con lui provavo disagio perché mi sentivo già stanca di questa frequentazione per me troppo assidua; ecco, tutto questo mi ha dimostrato quanto sono cambiata in positivo. E mi ha resa più forte, sicura di me, tranquilla e serena. Avevo davvero bisogno di questa personalissima rivincita con me stessa. Non di una rivincita con lui, sia ben chiaro, che non so nemmeno se l'ho presa e, a dirla tutta, poco m'importa. Ma questa rivincita con la vecchia Kerry ci voleva proprio. E per una volta tanto lasciate che sia io a gloriarmi con voi di questa mia stratosferica conquista, dando prova a me stessa ed a voi lettori della mia immensa potenza.
Au revoir, mes amis! ;-)
E non dimenticate mai che...


giovedì 19 luglio 2018

Pierre

Non ricordo cosa sia successo quella sera. Dopo che Riccardo ricevette quella telefonata dagli alieni (che prefisso telefonico avranno gli alieni?), mi misi a litigare con Mattia, o Luca, o come cavolo si chiama. E poi basta, vuoto assoluto nella mia testa. So solo che il giorno dopo mi sono svegliata nel mio letto, col mio pigiamino estivo color verde militare. Ero pure struccata. 
Evidentemente qualche alieno doveva avermi cambiata, passato il latte detergente sul viso, messa nel mio bel lettino e rimboccato le coperte. Spero vivamente sia stata un'aliena femmina e che mi abbia spalmato sul viso la crema notte all'acido ialuronico e bacche di goji. Non voglio certo ritrovarmi delle nuove odiosissime rughette. 

Negli scorsi giorni ho continuato a sentire Luca. Speravo che come me iniziasse ad avere qualche ricordo frammentario delle nostre vite precedenti assieme; e invece niente. Io acquistavo sempre più consapevolezza di chi ero, mentre lui era lontano anni luce da tutta questa storia. Quell'uomo dolce, sensibile, che avevo avuto l'impressione di conoscere da prima dell'eternità, sembrava sparito nel nulla. Aveva persino smesso di farmi quelle stupende rose di carta che mi aveva regalato nei primissimi giorni di frequentazione. Eppure mi sto documentando parecchio sull'argomento e pare che una volta iniziato il risveglio, non dovrebbe più essere possibile tornare indietro. Teoria che non sposa quella di Rick Alien, secondo cui le nostre anime si svegliano e tornano a dormire, per poi nuovamente risvegliarsi, così, ad intermittenza, senza alcuna apparente ragione logica.
- "Forse Riccardo dovrebbe svolgere meglio il suo lavoro invece di concentrarsi sull'attività di donnaiolo", salta su Gianni, il barman dietro al bancone del mio locale preferito, dove sono seduta in questo preciso istante; per me è quasi un rituale venire qui: ora buca dalle lezioni, pausa ginseng; esco dal lavoro, ginseng di fine giornata.
Per un attimo mi sorge il dubbio che anche Gianni sia un guardiano delle galassie e mi legga nel pensiero esattamente come Ricky: "di cosa stai parlando Gianni?"
- "Del fatto che ho sentito il suo datore di lavoro lamentarsi di un paio di traduzioni consegnate in ritardo."
Lo fisso negli occhi, scettica e quasi annoiata, con la mano sinistra appoggiata al viso, che mi copre in parte la bocca: "Tutto qui? Ah ok." Continuo a sorseggiare il mio ginseng molto lentamente.
E tiro fuori il mio Kindle Fire. Ho scaricato alcuni eBook sulla metempsicosi, sugli alieni, sulla fisica quantistica (di cui non capirò mai una cicca), e persino sulla mindfulness (che non so se mi sarà utile, ma fa molto New Age del nuovo millennio).
- "Che cosa legge Signorina, se posso chiedere?"
Ecco, un altro come Luca che si finge interessato alle mie letture pur di attaccar bottone. Possibile che non possa stare seduta in questo bar, bevendo ginseng e leggendo il mio tablet in santa pace? 
Alzo la testa, senza però staccare la mano dal viso, con lo stesso fare annoiato di prima.
Apperò! Rimango folgorata. Perdono il gentleman che ha interrotto le mie letture solo perché merita parecchio. Capello medio lungo, castano chiaro, liscissimo; sguardo irresistibile (giuro che questa espressione non l'ho rubata dai romanzetti rosa perché nemmeno li leggo!); elegante senza essere né eccessivo né goffo od impacciato (ammettiamolo, ci vuole una certa disinvoltura per portare la camicia: i più sembrano dei manichini). Sapete chi mi ricorda? Quell'attore che aveva interpretato Hannibal Lecter in Le orgini del Male e che appare anche nelle pubblicità di Chanel. Proprio lui, Gaspard Ulliel. 

- "Sto leggendo tante cose sugli argomenti più disparati; in particolare mi sto interessando a come viaggiano e funzionano le nostre anime."
Il Signor "Ulliel" mi guarda negli occhi con un sorriso rassicurante: "Si reicarnano, ma non solo; alcune lasciano temporaneamente il corpo in cui risiedono per andare a chiedere aiuto ad un medium, oppure, d'accordo con un'altra anima, prendono in prestito il corpo di quest'ultima, perché magari è fisicamente più vicino al corpo in cui risiede la loro anima gemella.
 Ovviamente questo fenomeno ha una durata molto limitata nel tempo, tipo un paio di giorni o anche meno."
Resto immobile, con gli occhioni in bambola, la bocca semi aperta. Non ho capito assolutamente nulla di ciò che ha detto, ma lo ha detto in un modo così affascinante, con una voce tanto soave che sono rimasta incantata.
- "E comunque mi chiamo Pierre", continua lui.
Gli domando allora se è di origine francese e risponde che sua madre è di Parigi, ma lui è nato e cresciuto in Italia. Lavora nella banca qui accanto, dove lo hanno trasferito da poco, e gioca a calcio per hobby, perché da ragazzino sognava di fare il calciatore. Non oso chiedergli l'età, ma è chiaramente più giovane di me di qualche anno.  Sono curiosa di sapere come mai conosca tanti dettagli su un argomento così particolare.
- "Mi interesso di moltissime cose", mi spiega sorridendo, "ma ora devo scappare. Arrivederci Kerry, buona serata."
Non ho il coraggio di chiedergli un recapito telefonico o almeno se sarebbe stato nuovamente al bar il giorno dopo, e mi limito a fargli un cenno veloce con la mano per salutarlo. 
Mi sento veramente stupida. Dopo la strana velocissima esperienza di Luca - Mattia, trovo qualcuno di molto più interessante che riesce a farmi emozionare come un'adolescente, e resto lì a fissarlo senza quasi proferire parola. Guardo sconsolata la mia tazzina vuota, e noto una piccola rosa di carta vicino al piattino.
- "Gianni, l'hai fatta tu questa rosellina di carta?"
- "No Kerry, te l'ha lasciata quel tipo distinto con cui parlavi un attimo fa."
Mi volto immediatamente sperando che non se ne sia ancora andato.
Niente. E' già sparito. E ripenso al suo discorso sulle anime:
"...alcune, d'accordo con un'altra anima, prendono in prestito il corpo di quest'ultima, perché magari è fisicamente più vicino al corpo in cui risiede la loro anima gemella..."
E quindi chi è realmente Pierre?

Gaspard Ulliel per Chanel

sabato 14 luglio 2018

A volte i sogni non diventano realtà

Di norma quando pubblico un post su questo blog, chiedo ai miei amici che lo hanno letto se lo hanno apprezzato. E ho scoperto che alcuni di voi hanno un po' di confusione a proposito degli episodi in cui compare Rick Alien. Hanno trovato strano che vi fosse un tono delicato in Rose di Carta, che poi è diventato più introspettivo e difficile in Mokuren e troppo bizzarro in Meglio aver amato e perso che bere birra. Questi episodi così particolari, fantascientifici, sono ciò che realmente accade nella mia vita. La cosa vi stupisce? Mi sembra chiaro che un pochino li romanzo, ad esempio non è assolutamente vero che ho fatto la fila di un'ora e mezza dal dottore, anche perché il mio dottore riceve per appuntamento :-) Ma le emozioni  che descrivo nel blog sono esattamente quelle che provo nelle mie giornate, ecco perché i toni cambiano ogni volta. Perché le mie emozioni cambiano di giorno in giorno, di ora in ora, a seconda delle situazioni che mi circondano e dei miei stati d'animo. E ciò che a voi può sembrare troppo banale, o troppo strano, o troppo confusionario, non è nient'altro che ciò che realmente vedo e sento accadere nella mia vita ogni giorno. Quindi è vero che conosco gli alieni? E' vero che la mia anima si reincarna da migliaia di anni? Lascio a voi la scelta di crederci oppure no. Ciò che vi posso svelare è che davvero non riesco più ad innamorarmi di nessuno, e davvero penso che fosse più divertente quando mi piaceva uno diverso ogni quindici giorni. Perché mi manca viaggiare su quella nuvoletta rosa che mai si staccava dai miei piedi, mi mancano i cuoricini che sprizzavo da tutti i pori, e mi mancano le stelline che rendevano luccicanti i miei occhi.
Vi svelo ora un altro segreto: le rose di carta  di cui racconto sono vere, verissime. Non le ha fatte nessuno di importante, ma rappresentano i momenti dolci e romantici che nella vita si possono avere anche per pochi minuti, fugaci, con qualcuno che nemmeno ci interessa poi tanto, ma che per un attimo, un attimo soltanto, è riuscito a farci sognare. Ed è proprio perché nella mia quotidianità non c'è mai un partner importante, non c'è mai nessuno in grado di farmi innamorare, che ho inventato di sana pianta Riccardo e Luca. Perché voglio potermi innamorare almeno nel mio mondo di fantasia, e ho creato questi due esseri imperfetti, ma che tanto mi piacciono, e che riescono a conquistarmi anche grazie ad i loro irresistibili difetti. 
Qualche mia amica sostiene che evidentemente sono tanto delusa; qualcun'altra asserisce che sono diventata giustamente selettiva. Non lo so. Ma proprio in questi ultimi giorni ho trovato qualcuno che è riuscito a sciogliermi il cuore. Qualcuno che coi suoi modi educati ed i suoi complimenti gentili è riuscito a farmi emozionare come un tempo, è riuscito a farmi ridere, ma soprattutto è riuscito a darmi quel pizzico di fiducia in me stessa di cui tanto avevo bisogno. Non me le ha regalate lui le roselline di carta, neanche sa della loro esistenza. Ma sono sicura che è stato il loro buon auspicio a farmi trovare questa persona. Le due rose di carta, che davvero spesso rigiro tra le mani, mi fanno sempre sorridere felice ogni volta che le guardo, e mi hanno dato la voglia di tornare a credere nel vero amore. E chissà, forse l'ho trovato. A proposito, questo tipo ed io non stiamo assieme. Nemmeno ci vediamo mai. Preferisco che resti un sogno con cui ridere a distanza. I sogni non possono ferirci ed è bene che ogni tanto rimangano tali, così forse riescono a farci vivere meglio. E con questo post credo di aver ampiamente risposto al quesito storico di Gigi Marzullo. 
PS: lo so anch'io che il "cinese" di Blade Runner non è cinese, ma ho voluto fare un omaggio al modo in cui lo chiamavo quando ero bambina.
Au revoir, mes amis ;-)



mercoledì 11 luglio 2018

Meglio aver amato e perso che bere birra

La magnolia che ho di fronte è esattamente identica a quella che mi figuro nella testa nei momenti di panico. Pazzesco. 
- "Ho sempre adorato le magnolie."
- "Lo so Kerry, ti sono sempre piaciute in ogni tua vita precedente." Dato che Riccardo continua a dire una fesseria dietro l'altra, le domande mi sorgono spontanee: 
- "Potresti smetterla di parlare sempre di assurdità? Alieni, vite precedenti... poi basta? E mi spieghi come fai a sapere cosa ho sognato l'altra notte? Chi sei? il cinese di Blade Runner che vede i sogni di Deckard? ...hey!! Wait? Non sarò mica una replicante?" 
Ecco, adesso inizio a sentirmi a disagio e ad avere la mia solita faccia spaventata da fumetto comico. Dapprima Riccardo assume un'espressione compassionevole per la mia stupidità; poi però esordisce con tono serio: 
- "Le anime che appartengono alla stessa famiglia si cercano sempre, in ogni vita, e riescono sempre a ritrovarsi. Tu hai stralci di ricordi della tua vita immediatamente precedente a questa, in cui l'attuale Luca si chiamava Mattia. Ma in realtà vi conoscete da molto più tempo. E il mio compito è da sempre quello di sorvegliarvi e aiutarvi in caso di necessità. Ecco perché riesco a leggervi nel pensiero: sono un guardiano delle galassie." 
A quel punto scoppio a ridere: "io invece sono un'autostoppista galattica e ho sempre con me il mio asciugamano." 
E ok, mi pare evidente dalla sua faccia che Ricky non abbia apprezzato la mia battuta cretina; e voi invece non l'avete neanche capita, a meno che non abbiate letto Guida Galattica per gli Autostoppisti di Douglas Adams.
- "Kerry! Che ci fai qui?" 
Faccio un salto per lo spavento. E adesso chi è che mi parla in questa maniera? Mi giro: 
- "Mattia! Cioè scusami, Luca! Che ci fai qui?" 
Luca mi incenerisce con lo sguardo: 
- "E poi ti chiedi perché sono sparito? Nemmeno ti ricordi mai il mio nome. Comunque, che ci fai TU qui? Questo è il giardino di casa mia".
Adesso il punto interrogativo sopra la mia testa diventa sempre più enorme. Noto con la coda dell'occhio che Ricky si sta dileguando verso la sua macchina. Ma che fa? Gli urlo subito di fermarsi. Luca lo guarda in faccia e: "Ehi tu! Io ti conosco. Ti vedo sempre nei miei sogni, e qualsiasi ragazza io abbia al mio fianco, tu cerchi sempre di soffiarmela." 
Riccardo sembra quasi rimpicciolirsi e spiega, con un filo di voce: 
- "Ma sì, quelle ragazze sono le varie Kerry di tutte le tue vite precedenti." 
Luca si rivolge a me esterrefatto: 
- "È matto o cosa?" 
Al mio solito, rispondo: "devi scusarlo, è un nerd". 
Avendo Riccardo di nuovo alluso a questa insensata storia delle reincarnazioni, gli chiedo: 
- "Perché i primi giorni mi sembrava di conoscere Luca da sempre e poi questa sensazione meravigliosa è presto svanita nel nulla?" 
Adesso il povero Luca guarda anche me come se fossi pazza. 
- "Perché per qualche giorno le vostre anime si sono risvegliate , - spiega Ricky, - e la sua anima ti sta cercando disperatamente da troppo tempo, però poi vi siete entrambi addormentati nuovamente e non vi siete più riconosciuti." 
Dal sorriso assassino che rivolgo a Rick Alien, capisce subito che se la mia anima è tornata a fare la nanna, in compenso si è svegliata prepotentemente la mia indole da iena ridens: 
"Quindi tu, ben sapendo che l'anima di Luca mi cerca da millenni, tenti sempre di portarmi via da lui. Sei proprio un donnaiolo, pezzo di. E qui mi fermo. E ringrazia il cielo che non dico parolacce." 
L'unica cosa che davvero mi dispiace è non riuscire ancora a riconoscere Luca - Mattia come mia anima affine; mi sento comunque grata per aver provato un amore tanto forte durato secoli, ed esclamo a voce alta: 
- "Come diceva Alfred Lord Tennyson, meglio aver amato e perso che non aver amato mai." 
Luca non capisce: "chi ha detto sta cosa? Lord Tennent's?" 
No, io così non ce la posso fare. 
- "Scusate, ma questo troglodita ignorante che per di più beve birra dovrebbe essere la mia anima gemella?" 
Ovviamente Luca ribatte subito: "io non sono l'anima gemella di nessuno!"
- "Per forza! Ma chi ti piglia?", intervengo io. 
Il cellulare di Riccardo squilla improvvisamente: "ragazzi, potreste gentilmente smetterla con le vostre beghe da innamorati? I capi ci reclamano."
- "I capi?", esclamo io.
- "Sì, i capi. I capi alieni."
- E scusami Ricky, perché ci vorrebbero? Noi cosa c'entriamo?"
- "Perché tu e Luca non siete semplici starseed. Voi siete i protettori dei templi e dei tempi." 
Ecco che di nuovo esplodo in una fragorosa risata: 
- "Senti Rick, ma voi alieni vi divertite a creare questi scioglilingua o vi vengono così naturali?"
- "Cerca di capire Kerry, nella nostra lingua d'origine non suonava come uno scioglilingua." 
Luca fa per andarsene: "non capisco di cosa stiate parlando; vi saluto." Adesso mi altero davvero: 
- "E no tesoro, tu resti con noi e ci aiuti." 
(Ragazzi, sono Rick. La situazione inizia a farsi complessa. Vi do l'arrivederci come di solito fa Kerry, perché in questo momento mi sembra troppo impegnata a battibeccare col principe azzurro. Quindi, vi aspetto alla prossima puntata et au revoir, mes amis! ;-))  



martedì 10 luglio 2018

Mokuren

Nei momenti di panico, per calmarmi, immagino sempre un grande albero di magnolia fiorito davanti a me. Così facendo, il mio respiro rallenta e vengo pervasa da una sensazione di pace antica. Ho letto che la magnolia è originaria del Giappone. Pare che i monaci buddisti la coltivino intorno ai loro templi per ricordarsi della fugacità della vita, di cui è simbolo, in quanto è la prima pianta a fiorire in primavera, ma parimenti perde presto i suoi fiori. Il ciliegio invece, che tanto somiglia all'albero di magnolia, è addirittura sacro per i giapponesi. In giapponese ciliegia si dice sakura. Mentre magnolia si dice mokuren. Se mai avrò due figlie gemelle, avranno sicuramente le guanciotte rosa come i fiori di queste due piante, e ovviamente le chiamerò Sakura e Mokuren. Perché so queste cose? Perché ho letto un'infinità di manga! Sakura e derivati è un nome usatissimo in fumetti e cartoni animati giapponesi; Mokuren invece è la protagonista di uno dei miei manga preferiti in assoluto il cui titolo è "Proteggi la mia terra". Non vi racconterò la storia bellissima di questo fumetto; preferisco non spoilerare e non rovinarvi la sorpresa nel caso in cui vi capitasse di leggerlo o di guardarne l'anime.
Queste le mie riflessioni mentre, seduta sulla macchina di Riccardo, giocherello con la rosellina di carta. Ignoro la meta del nostro viaggio. Ma resto in silenzio, senza far domande. Tanto le sue risposte assurde ed enigmatiche genererebbero in me soltanto la voglia di fare ulteriori domande. In compenso le domande le fa lui:
- "Come hai conosciuto il tizio dei fiori di carta?"
- "Stavo leggendo un eBook al bar. Mattia, anzi, Luca era al tavolo vicino al mio e mi ha chiesto cosa stessi leggendo". 
Perché non ricordo mai il nome di questo tipo? mi chiedo tra me e me.
- "Infatti Kerry, perché non ricordi mai il suo nome?" 
Tra le capacità di questo genio spocchioso c'è anche quella di leggere nel pensiero? Uomo insopportabile!
- "Evidentemente ha una faccia da Mattia più che da Luca."
 Ricky distoglie per un attimo lo sguardo dalla strada e mi lancia un'occhiata veloce e tristissima: "il motivo non è quello e tu lo sai benissimo. Cos'hai sognato l'altra notte?" 
Improvvisamente mi rabbuio; non vorrei parlare del mio sogno, ma lo faccio lo stesso: "Mattia mi moriva tra le braccia. Era così bello... ed era tutto così reale nel dettaglio." 
Riccardo aggiunge con un filo di voce: "ed è stato dolorosissimo."
- "Assolutamente sì. Ma io non so neanche chi sia questo Mattia; non l'ho mai visto. Eppure il suo viso era così vero... C'era tanta gente, e tutti piangevano per la sua morte prematura. E... aspetta un attimo! Tra tutta la gente... c'eri anche tu! E avevi gli occhi lucidi..." Non me n'ero accorta mentre lo sognavo; me ne accorgo solo ora, ricordando il sogno.
- "Non era un sogno, Kerry; era un ricordo delle nostre vite precedenti; e tu stessa lo hai capito quando, i primissimi giorni che frequentavi Luca, hai asserito che eri certa di conoscerlo da sempre, perché è davvero così, vi conoscete da 12.597 anni terrestri." 
Sto cercando di elaborare tutte queste informazioni, ma è davvero troppo per me e sento il mio mal di testa aumentare a dismisura.
Eppure c'è qualcosa che non mi torna. Quella bellissima sensazione di sintonia perfetta con Luca è svanita dopo pochi giorni che lo avevo incontrato, anche se nella mia testa continuavo a confondermi e a chiamarlo Mattia. Allora mi decido a chiedere delucidazioni a Rick; ma mentre sto per farlo, la macchina si ferma.
Ci troviamo davanti ad un bellissimo albero di magnolia fiorito. Inaspettatamente mi sento finalmente a casa. Quella strana nostalgia che mi accompagna sempre in ogni momento delle mie giornate, come se appartenessi ad un altro luogo, come se mi mancasse sempre qualcuno, sembra per un attimo svanire.
- "Kerry, è ora di iniziare a ricordare tutto." 
Riccardo ha ragione: è arrivato il mio momento e ne sono consapevole.


Mokuren (Please, Save My Earth)


venerdì 6 luglio 2018

Rose di carta

È passato più di un anno dall'ultima volta in cui sono uscita con Riccardo. Ormai ci vediamo solo per lavoro e non parliamo d'altro, né delle nostre passate cenette romantiche né di quello che ci siamo detti quella strana sera in macchina. A me lui non interessa nemmeno più. Non è gratificante che mi definisca SUA, ma che intanto veda altre mille donne. Non importa quanto io sia innamorata. Non è questo ciò che voglio da un uomo.
Ed è anche per questo motivo che non mi interessa mai nessuno. Nemmeno mi piace mai nessuno. La sola idea di frequentare un uomo mi disgusta. Non ero così prima. Sono sempre stata una che non aveva difficoltà a trovare qualcuno che suscitasse il suo interesse. Adesso invece no. Non riesco nemmeno a definirmi selettiva. Semplicemente la sola idea che un uomo mi si avvicini mi dà la nausea. Peccato. Era più divertente quando mi piaceva uno diverso ogni quindici giorni, quando avevo la testa sempre impegnata a fantasticare su intriganti ed appaganti storie d'amore.
Ora sono qui, seduta nella sala d'aspetto del mio medico di famiglia. Gli racconterò dei miei mal di testa assolutamente invalidanti, che mi portano vertigini, dolori tremendi all'occhio destro e indolenzimento a tutta la parte destra del corpo. 
Mentre aspetto il mio turno, continuo a rigirare tra le mani la rosellina di carta, fatta con un tovagliolino del mio bar preferito, da... come si chiamava? Ah sì! Luca. Luca è il tipo con cui sono uscita qualche volta il mese scorso. Erano mesi che non andavo a cena con nessuno. Per la verità, erano mesi che neanche prendevo un caffè con nessuno. Ma Luca ha avuto il merito di distogliermi dalla mia prolungata apatia. Purtroppo l'idillio è durato poco: abbiamo avuto una discussione ed ovviamente, come mio solito, l'ho ferito nel peggiore dei modi. Mi sono scusata tra le lacrime l'istante dopo che gli avevo lanciato il mortale dardo. A poco sono valse le mie scuse, perché non ha voluto più rivedermi.
Poco male. Sono talmente abituata alla mia solitudine che questa brevissima storia "d'amore" iniziava già a starmi stretta. Non mi manca Luca. Mi mancano solo alcune cose di lui. Ad esempio i discorsi estremamente interessanti che facevamo i primissimi giorni, e che poi, stranamente, non abbiamo più fatto, quasi non fosse più stato la stessa persona. E mi mancano le roselline fatte con tovagliolini di carta, che un paio di volte mi aveva regalato inaspettatamente dopo aver bevuto il mio amatissimo ginseng in tazza grande.
E intanto sono ancora qui, in sala d'aspetto. E mentre ammiro sorridendo la rosa, mi figuro nella testa un enorme albero di magnolia fiorito. Non so perché, so solo che questa immagine mi rilassa. Sarà sicuramente colpa dei cartoni animati giapponesi e dei manga in cui mi sono totalmente immersa per almeno venticinque anni della mia vita. In queste storie infatti, compaiono sempre degli alberi di ciliegio o di magnolia, i cui fiori volano nel vento. 
La porta della sala d'aspetto si spalanca improvvisamente. Trasalgo.
- "Riccardo! Che ci fai qui?"
- "Kerry, dobbiamo andare. Adesso", risponde lui.
Mi guardo intorno con un sorriso di circostanza, misto tra lo sconforto e l'imbarazzo: "Ricky, tesoro, ho fatto la fila per quasi un'ora e mezza, e tra sole due persone sarà il mio turno (evvivaevviva). In questo momento non vado proprio da nessuna parte".
Riccardo alza gli occhi al cielo e dice a voce alta: "se sei qui per quei mal di testa che ti trapano l'occhio destro e ti immobilizzano il collo e la schiena, allora ti faccio io la diagnosi e ti do anche la cura: smettila di rifiutarti di collaborare quando ti rapiamo di notte, e vedrai che i messaggi che ti arrivano nelle diverse lingue aliene saranno più facili da decifrare, senza tutto quell'inutile dispiego di forze che utilizzi adesso".
Ecco, l'ha detto, davanti a tutti. Sento gli occhi di ogni paziente lì dentro che mi fissano spalancati e spaventati. Voglio una pala per scavare una fossa e sotterrarmi.
Mi alzo in fretta dalla sedia, recupero velocemente la mia borsa e le mie varie cartelline e... "Arrivederci a tutti, e vi prego di scusare il mio amico, ma... è un nerd!" e scappo dalla sala ad una velocità supersonica.
Corro dietro a Ricky: "Ma cosa ti è preso? Sei impazzito? E mi spieghi dove stiamo andando così di fretta?"
- "Chi te l'ha dato quel fiore di carta?", è la sua risposta non inerente alla mia domanda.
Ci penso un attimo, non capisco cosa c'entri adesso, "me l'ha fatta Matti... Luca! Me l'ha fatta Luca. Perché me lo chiedi?"
Riccardo si mette a ridere: "Non ti ricordi nemmeno più il suo nome. E' così che pensi di trovare l'uomo giusto?"
- "Ascolta Rick, questi non sono affari tuoi, soprattutto per il modo in cui ti sei sempre comportato con me..."
- "Kerry, dobbiamo parlare. Ti sta cercando. Disperatamente".
Ed è quando fa così il misterioso che mi spaventa. Ma di chi diavolo sta parlando adesso?

martedì 19 giugno 2018

Andrea

Non sto scrivendo questo post per qualche persona in particolare. Nessuno della mia famiglia porta questo nome. Non un parente, non un amico carissimo e nemmeno un partner o ex partner. Niente di niente. 
Quando ero bambina il nome Andrea non mi piaceva affatto. Trovavo che avesse un suono orribile.

Andrea.
An-Dre-A.
An-Drea.
Andrea.

Ma nessuno si accorgeva che suonava malissimo? Troppe vocali tutte assieme. La R subito dopo la D... mi davano proprio fastidio. Crescendo, la strana sensazione associata al suono di questo nome mi è passata. Ma non era comunque un nome che amavo. Poi mi indispettiva il fatto che all'estero lo dessero alle bambine. Non era ovvio che Andrea fosse semplicemente la versione italiana dei vari Andrew, Andreas, André, e non il femminile? E poi non capivo il motivo recondito per cui un tale equivoco fosse sorto proprio a proposito di questo nome, e non di altri che parimenti finiscono per -a, come ad esempio Luca, Mattia e Nicola.
Quando poi al Classico ho studiato, in greco antico, la declinazione di anér, andrós la cui traduzione in italiano significa "uomo maschio", ho capito che avevo assolutamente ragione. Era chiaro che il nome Andrea derivasse da questa parola, e quindi non aveva senso darlo alle ragazze. Non fraintendetemi: conosco almeno tre ragazze che portano questo nome, sono tutte e tre bellissime, e questo nome ambiguo conferisce loro ancora più fascino. Ma non è questo il punto; il nocciolo della questione è che in origine non era nato come nome femminile, nonostante la sua terminazione in -a.
Del resto ci sono nomi come Consuelo terminanti in -o, che vengono comunque considerati solamente femminili; e il mio nome, Deborah, si scrive con l'-h finale, ma non per questo è un nome all'idrogeno (spero capiate la sottile battuta chimica :-)).
E a proposito del nome Andrea, così per assonanza mi vengono in mente gli androidi. Per chi fosse digiuno di fantascienza e del linguaggio della scienza più avanzata, gli androidi sono robot con fattezze umane dotati di un'intelligenza propria, da non confondersi con i cyborg, che sono esseri umani integrati con parti robotiche, né tantomeno con i replicanti dei film Blade Runner, costituiti interamente di tessuto biologico creato in laboratorio.


Ecco, ora che vi ho dato delucidazioni al riguardo, vorrei farvi notare che gli androidi sono esseri con sembianze sia maschili che femminili. E allora perché vengono chiamati proprio "androidi", la cui radice come vi ho già spiegato, indica l'uomo maschio in greco, anziché essere chiamati "antropoidi", la cui radice, dal greco anthropos indica l'uomo in generale, inteso come essere umano? Altrimenti, per la parità dei sessi, se esistono gli androidi dovrebbero esistere anche le ginecoidi, la cui radice greca, gyné, gynaikós, significa propriamente "donna".
Spesso nei selfie che pubblico sui vari social network utilizzo il nickname "Cyborg Face", ovvero faccia da cyborg, perché li scatto in controluce (per non evidenziare le rughe... che comunque non ho!!) e di conseguenza non mi si vedono i lineamenti e assomiglio tanto ai cyborg di Galaxy Express 999 (esattamente, proprio quell'anime tristissimo della fine degli anni '70 popolato da cyborg carichi di sofferenza interiore e talvolta privi di faccia).


In virtù di ciò potrei giocare anche a fare la ginecoide, e dal momento che il mio nome terminante in -h è un nome all'idrogeno, potrei decidere di chiamarmi Hydrogyn Debra (notare il gioco di parole tra hydrogen e gyné). Ed ecco che vi presento Hydrogyn Debra detta "Cyborg Face":


Ma tornando al punto di partenza, ovvero il nome Andrea,


avete mai notato che gli uomini più affascinanti di Instagram si chiamano così?
Ora ve lo dimostro con un post che avevo pubblicato sul mio account vari mesi fa. Eccolo:

Quindi riassumendo, Andrea: nome estremamente virile portato da uomini bellissimi. Che dire di più? Promette talmente bene che urge trovare un partner con questo nome...
Au revoir, mes amis! ;-)
Oscar e André