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sabato 24 gennaio 2026

I libri di Kerry: I love shopping di Sophie Kinsella

Questo mese, per il nostro caffè letterario I libri di Kerry,
abbiamo scelto di leggere I love shopping, primo libro della lunga serie di successo della prematuramente scomparsa Sophie Kinsella. Sono sicura che tutti già la conoscete, o almeno ne avrete sentito parlare. Personalmente mi era stato regalato appena uscito, avevo iniziato a leggerlo, ma, come spesso mi succedeva all’epoca, lo avevo abbandonato subito, nonostante avessi già ampiamente apprezzato, della stessa autrice, Sai tenere un segreto?.
Ora che finalmente riesco a leggere la quantità di libri che avevo sempre sognato, è stato un piacere riprenderlo, con le sue pagine ormai ingiallite e con in mezzo il segnalibro che avevo diligentemente scelto (una cartolina promozionale del film La verità è che non gli piaci abbastanza).

Si tratta di una storia spumeggiante, così come la sua frizzante protagonista, Rebecca Bloomwood, in cui non posso fare altro che identificarmi.
Probabilmente non mi sono mai sentita in vita mia così vicina al personaggio di un romanzo.
Ma ha ragione la mia dolcissima amica “lettrice furiosa” a sostenere che a tratti mette un po’ d’ansia: come può Rebecca continuare a fingere che nulla stia succedendo, ignorando i problemi che lei stessa crea? Non si rende conto che ad un certo punto quei problemi saranno mastodontici?
Rebecca soffre chiaramente di un disturbo patologico (lo shopping compulsivo) che la porta a commettere un’infinità di sciocchezze ai limiti della legalità… no, se state per arrestarmi, sappiate che in questo non mi identifico affatto in lei, ma anche io sono riuscita ad incasinarmi spesso e comunque; sicuramente non tutti abbiamo problemi con la gestione dei nostri soldi, ma molti di noi sono vittime di compulsioni irrefrenabili, che poi però, vivendo nella vita vera, ci obblighiamo a controllare: nel mio caso si tratta di continuare a cominciare libri prima di finire quelli già iniziati, e mi racconto mille scuse per permettermi di farlo; ma non preoccupatevi, ci sto lavorando, anche grazie alla splendida agenda regalatami dalla mia amica psicologa, che mi permette di tenere traccia di cosa sto leggendo e di cosa diavolo sto combinando, costringendomi così a darmi un freno. Non per niente, a proposito di questo mio “disturbo”, ho detto alla mia amica “lettrice furiosa” che mi rivedo un sacco in Deborah “Debby” Bloomwood, pardon, in Rebecca “Becky” Bloomwood.
Rebecca ha però un difetto che tollero poco: come di norma fanno le persone con problemi economici, mente. Ma, tant’è, si rende conto di essere circondata da gente che le vuole bene davvero, e questo farà scattare qualcosa in lei, che forse la farà maturare… o forse no. Siamo quindi di fronte ad un Bildungsroman oppure solo ad un frivolo romanzo chick-lit? A voi scoprirlo.
Ad ogni modo, ringrazio la compianta Kinsella che grazie a questi suoi spensierati capolavori immortali continuerà a farci ridere e sorridere, con qualche attacco d’ansia qua e là :-D
Commento personalissimo e che non dovete necessariamente condividere: che bello quando i romanzi considerati leggeri non avevano scene spicy e, anzi, si autocensuravano; ma questo è solo il mio gusto, e, grazie al cielo, possiamo avere tutti pareri diversi senza per questo sentirci sbagliati.
Ultimo commento iper-personalissimo: la controparte maschile non mi ha convinta…
E voi? Quali sono i vostri commenti ultra-personalissimi su questo romanzo?
Scrivetemi, sono curiosissima ;-D
Au revoir, mes amis! ;-)







I libri di Kerry: Margherita Dolcevita di Stefano Benni

Surreale. Non saprei come altro definire Margherita Dolcevita di Stefano Benni.
Comincio dalla fine, ma senza spoiler, ormai lo sapete.
Continuate a leggere questa recensione solo se siete disposti ad “ascoltare” le mie considerazioni.
Le persone con cui ho parlato di questo libro hanno tutte tutte pareri contrastanti, soprattutto sul finale: chi è rimasto destabilizzato, chi lo incasella in un genere per cui non mi trova d’accordo, chi non ha capito. 
Posso solo dirvi che me l’aspettavo. Non sarebbe potuto concludersi diversamente. E se mai lo leggerete, vi chiedo cortesemente di condividere con me le vostre opinioni ed impressioni.
Mi/ vi state chiedendo perché valga la pena leggerlo?
Sicuramente per la brillante ironia irriverente, ma mai davvero volgare della giovane Margherita. 
Perché è una storia che ci diverte all’inizio e per quasi l’intera narrazione, per poi scoprirci profondamente cambiati una volta conclusa la lettura.
Perché è un racconto surreale e circolare, che si avvolge e si riavvolge su se stesso.
Perché Margherita è uno spasso e vorrei essere sua amica.
Perché è anche una poetessa che scrive brevi ed intense poesiole, quali:

“MAMA NON M’AMA 

Se dubbio d’amor
Troppo ti è duolo
Scegli una margherita 
Con un petalo solo.” (p. 98)

Per me è valsa la pena leggerlo perché un personaggio chiave del racconto ascolta Tim Buckey, padre di Jeff, il mio cantante preferito. Perché “io credo che ognuno si debba accettare com’è” (p. 46). Perché “tutti avevano ragione. E parlandone, si rafforzavano in questa loro certezza E la loro ragione era costruita sul dileggio, sulla rovina, sul disprezzo degli altri. E più parlavano, più la ragione cresceva e chiedeva il suo tributo di parole, di minacce, di gesti e sempre più gli altri, quelle dalla parte del torto, diventavano lontani e miserabili. Ma guardando oltre la strada, nei bar di fronte, altra gente era seduta e anche loro avevano ragione. Una gigantesca, unica ragione divideva il mondo in quelli che l’avevano, cioè tutti e gli altri, e cioè tutti.” (p. 61).  E queste sono quelle belle verità che personalmente mi serve sentire e leggere ad infinitum, quasi come un mantra, in modo da poterle interiorizzare nel profondo.
E poi c’è Polverina, la Bambina di polvere, un’amante della natura, proprio come la nostra giovane Margherita, che ci dà un ulteriore valido motivo per tuffarsi in questa bella storia, carica di significati.
Un consiglio: mentre leggete, date più spazio e peso alla simbologia che c’è dietro al tutto, anziché alla trama in sé e per sé. Può aiutarvi a vivere quest’avventura come, secondo me, va vissuta (perdonatemi se sembro peccare di presunzione).
E vi svelo un segreto: non ho mai fumato in vita mia, nemmeno ho mai provato; ma dopo questa lettura edificante, ho deciso che anch’io mi metterò a fumare le Virtual. Come? Non sapete di che marca si tratti? Allora non dovete far altro che leggere Margherita Dolcevita di Stefano Benni.
Au revoir, mes amis! ;-D





sabato 10 gennaio 2026

La trilogia degli Iremonger: I segreti di Heap House

Edward Carey è un genio. 
Scrive benissimo, disegna persino meglio.
I segreti di Heap House è il primo libro della teologia degli Iremonger, un fantasy dal sapore dickensiano, le cui illustrazioni meravigliose sono in effetti disegnate dall’autore stesso. Ambientato in una Inghilterra vittoriana alternativa, tratta delle vicende dell’illustre dinastia degli Iremonger, che pare debbano la loro gran fortuna a degli immensi cumuli di spazzatura. I componenti di questa strana numerosa famiglia, i cui nomi sembrano tutti storpiati (Moorcus, Idwid, Umbitt, Ormily, Rosamud) portano sempre con sé il loro “oggetto natale”, da cui non si separano mai. 
Il protagonista di questo primo volume, l’adorabile Clod, ha una particolarità: sente gli oggetti natali dei suoi parenti urlare incessantemente i nomi di persone che non conosce; e ciascun oggetto instancabilmente grida sempre e solo lo stesso nome. Si tratta di una particolare dote del giovane Clod o di semplice follia? Comunque stiano le cose, quasi nessuno dei suoi familiari sembra credergli…
Ma c’è un altro personaggio veramente molto importante, una delle sguattere degli Iremonger: la pericolosa ribelle, la scaltra ladruncola, l’intelligente, buffa, carinissima, fuligginosa Lucy Pennant, che riesce a nascondere qualsiasi cosa nella sua folta e riccioluta chioma rossa, ma a cui per contro non sembra sfuggire assolutamente nulla.
Che altro dirvi? Mi sono affezionata moltissimo a Clod perché è un personaggio davvero buono; avrete capito che voglio bene anche a Lucy (lo so, sembro raccontare di amici che conosco nel mondo reale… si tratta di una mia particolare dote o di semplice follia?). 
Ho trovato pazzesca l’idea degli oggetti natali. Singolare anche l’idea di una ricchezza fondata sui cumuli di spazzatura londinese. L’ambientazione stile romanzo di Charles Dickens contribuisce a dare quel tocco cupo e melodrammatico in più che ci permette di provare un’infinita tenerezza per i due protagonisti e per le persone che cercano di salvare.
Ora che ho finito questo primo libro, smanio di leggere il seguito, perché mi ha davvero lasciata col fiato sospeso. 
Fortunatamente ho comprato la trilogia completa in unico volume :-) d’altro canto, a discapito dei complessi concetti spiegati nel corso della narrazione e delle dettagliate descrizioni necessarie per comprendere un tale mondo fantastico alternativo, la lettura vola veloce, perché Edward Carey si dimostra perfetto in tutti i campi artistici cui si accosta.
Va da sé che il primo romanzo di questa pazza trilogia ottiene da me il massimo delle stelline. 
Lettura decisamente consigliata.
Au revoir, mes amis! ;-)







martedì 6 gennaio 2026

Non è un paese per single di Felicia Kingsley

Grazie ad uno dei club del libro che frequento, ho letto, e mi trovo di conseguenza a recensire
lo spassosissimo Non è un paese per single dell’autrice romance più venduta d’Italia, Felicia Kingsley, che a breve potremo gustarci anche trasposto in film sulla piattaforma Prime Video.
La trama: “[…] Charles Bingley, nipote del defunto conte Ricasoli, sta arrivando dall’Inghilterra per prendere possesso dell’eredità, la tenuta Le Giuggiole. La notizia ha scatenato le potenziali suocere, disposte a tutto pur di sistemare le figlie con Charles o con il suo altrettanto affascinante, ricco e single amico Michael D’Arcy. A chi, invece, questa caccia al marito non interessa, è Elisa (Benetti, ndr) […]” (dalla quarta di copertina).
Vi suona familiare? Ebbene sì, siamo di fronte all’ennesimo riadattamento di Pride and Prejudice di Jane Austen, che diciamocelo, a pochi giorni dal compleanno di zia Jane, “ci sta”. A chi storcerà il naso, posso garantire che si tratta di una rivisitazione coi fiocchi, veramente ben congegnata, perché, dobbiamo riconoscerglielo, la Kingsley sa il fatto suo. Vi basti sapere che esercita come architetto, e nel frattempo, cura e traduce opere di Jane Austen e Louisa May Alcott per la Newton Compton Editori: chapeau!
La storia, sebbene ambientata ai giorni nostri e nella italianissima regione del Chianti, anziché nella campagna inglese, si rivela assai fedele al modello originale, e, permettetemelo, ben più fedele della stessa, e da me amatissima, Bridget Jones (non lo sapevate? Anche Bridget è una rivisitazione in chiave moderna di Lizzy Bennet). 
I personaggi sono chiaramente ricalcati su quelli di Orgoglio e Pregiudizio, e persino i loro nomi sono ad essi ispirati.
Non sono entrata totalmente in sintonia con i due protagonisti della storia, ma ho capito le motivazioni di entrambi. D’altra parte non sono mai entrata in sintonia nemmeno con FitzWilliam Darcy e con Elizabeth Bennet, ma anche lì mi era stato facile comprenderli. Anche Michael ed Elisa sono a tratti orgogliosi, talvolta persino arroganti, giudicanti e pieni di pregiudizi, esattamente come i loro predecessori. Ma così come loro, saranno talmente umani da scendere a patti con i propri sentimenti.

Vorrei fare un plauso alla bravissima Felicia per più di un motivo:
1) per la delicatezza con cui parla delle nostre insicurezze, che purtroppo non sempre ci abbandonano al termine dell’adolescenza (“- Per quanto riguarda il fidanzatino, non sono abbastanza carina. […] - Il punto non è la bellezza, perché quella è relativa, è quell’abbastanza che fa male.”, p. 91);
2) per la sensibilità con cui ha saputo rappresentare le difficoltà di una madre single (“ viviamo in un mondo dove un padre che non riconosce i figli è un assente giustificato, ma sei una madre serve ai bambini un sofficino riscaldato per cena, dopo quattordici ore di lavoro, […] va denunciata ai servizi sociali.”, p. 301);
3) per la maestria con cui ha trasposto su carta la parlata toscana (comicissima!!);
4) per i personaggi memorabili che sa creare, in primis il mio idolo indiscusso Donatella, e poi gli arzilli vecchietti del paese che si ritrovano al bar per giocare a carte e parlare delle loro imprese amorose;
5) per il grande lavoro di documentazione che dev’esserci necessariamente stato a proposito dei vini e di come vengono prodotti: è tutto spiegato talmente bene che lo ha reso interessante persino per una profana come me :-)

Ed ovviamente questo è anche il primo libro che ho recensito sul mio Booklover, il diario di lettura ideato proprio dalla vulcanica Felicia. Alla voce “lo consiglio?” ho crocettato senza esitazione la faccina sorridente :-)

Au revoir, mes amis! ;-)




lunedì 22 dicembre 2025

Buon compleanno, Jane: Lady Susan, I Watson, Sanditon.

Il 16 dicembre di quest’anno 2025
abbiamo potuto celebrare il duecentocinquantesimo anniversario della nascita di Jane Austen. 

Come mio solito, ho iniziato a leggere svariati libri contemporaneamente (motivo per cui poi ci metto mesi a finirli :-), ma prima di rileggere il mio amatissimo Orgoglio e Pregiudizio, e di cimentarmi per la prima volta nella lettura di capisaldi dell’opera austeniana quali Emma, Persuasione, L’Abbazia di Northanger o Ragione e Sentimento, ho scelto di partire da quelli meno conosciuti e decisamente non “filmati” (innumerevoli sono invece le trasposizioni cinematografiche e televisive dei suoi capolavori), 
ovvero Lady Susan, I Watson, Sanditon, che ho trovato casualmente nella mia libreria di fiducia in una elegantissima e raffinata edizione della Newton Compton Editori.

L’edizione è davvero ben curata, con una interessante prefazione di Ornella De Zordo. I romanzi che vi compaiono sono stati scritti dalla Austen in tre momenti ben distinti della sua vita.

- Lady Susan è il suo romanzo giovanile, l’unico scritto in forma epistolare nonché il solo in cui protagonisti fanno parte dell’aristocrazia libertina tipica del Settecento, anziché di quella goffa borghesia dei grandi romanzi che l’hanno resa celebre. La protagonista, colta e bellissima,  è perfida, persino verso la figlia, scaltra e senza scrupoli, sa come usare l’arte della seduzione, che le serve per garantirsi un futuro economicamente prospero, per divertirsi o anche solo per gratificarsi, facendosi beffe di chi considera poco degno di stima. Mi ha colpita vedere un romanzo così formalmente simile a Pamela di Richardson, la cui protagonista è però caratterialmente agli antipodi dell’altra, e facilmente più accostabile a Dorian Gray per il suo gretto narcisismo. Un personaggio meschino, eppure ha manipolato anche me e non sono riuscita a non restarne ammaliata.

- I Watson, scritto una decina d’anni dopo, in un periodo economicamente difficile per la Austen, lascia trasparire tutta l’amarezza dell’autrice per le condizioni in cui versavano le donne dell’epoca, mai davvero padrone di loro stesse, e ancor di più se disagiate a livello economico. Balzano subito agli occhi di noi donne e insegnanti frasi quali, “Preferirei insegnare in una scuola (e non credo ci sia niente di peggio), piuttosto che sposare un uomo che non mi piace.” (p. 90). Ma Emma non si limiterà a questo commento, risponderà a tono anche al consiglio di Lord Osborne riguardo il cavalcare come fonte di bellezza: “non tutte le donne possiedono queste inclinazione, o i mezzi necessari.” […] “Sua signoria crede che noi possiamo sempre seguire la nostra strada. Questa è una disputa che da lungo tempo trova uomini e donne disaccordo; e senza pretendere di risolverla, posso dire che ci sono alcune circostanze che nemmeno le donne possono controllare. L’economia femminile può molto, mio signore, ma non può certo trasformare una rendita scarsa in una abbondante.” (p. 115)
In Emma Watson ho scorto alcuni tratti di Lizzy Bennet, con la differenza che la storia d’amore che si sarebbe, forse, sviluppata tra i due protagonisti, mi sarebbe piaciuta di più dell’altra, perché la presunta arroganza di Mr Howard veniva notata dagli altri, ma non da lei, rendendo il tutto, a mio parere, decisamente più romantico.
Peccato che questo romanzo sia rimasto incompiuto.

- Sanditon, altro romanzo incompiuto, di cui c’è pure una serie televisiva che ha provato ad immaginarne il proseguo, è l’ultima storia che la Austen ci racconta, e proprio lei, all’epoca molto malata, riesce ancora ad ironizzare sulle persone ipocondriache. Ci si affeziona subito a Miss Charlotte Heywood, di origini modeste, ma che sa conversare amabilmente con tutti, e dai modi pacati e mai fuori luogo, tipici di una persona colta ed assennata. Mi è spiaciuto che proprio sul più bello, all’arrivo tanto agognato di Mr Sidney Parker, la storia si interrompa; e chissà cosa aveva in serbo di raccontarci la nostra cara Jane per arrivare alla sua solita conclusione felice.

Grazie a questo importante compleanno di Jane Austen, sono andata a rispolverare tutti i suoi libri, che da anni aspettavano di essere letti. E mi sono divertita tantissimo insieme a lei, alla sua ironia, e a tutti i suoi personaggi ormai diventati iconici.
Ancora happy birthday, Zia Jane! :-D

domenica 30 novembre 2025

I libri di Kerry: Effetto Jane Austen di Federica Brunini

Per il duecentocinquantesimo anniversario della nascita di Jane Austen (16 dicembre 1775), autrice di classici intramontabili quali Orgoglio e Pregiudizio, Ragione e Sentimento, Emma e Persuasione, il nostro caffè letterario I libri di Kerry ha deciso di renderle omaggio leggendo uno a scelta tra i suoi classici,
più il gradevolissimo Effetto Jane Austen di Federica Brunini, “scrittrice, giornalista e instancabile viaggiatrice” (terza di copertina).

La storia è semplice: Amelia, fotogiornalista con una carriera in discesa, proverà a tornare alla ribalta fotografando i luoghi in cui è vissuta Jane Austen e che l’hanno ispirata per i suoi romanzi; peccato che lei la Austen non la sopporti proprio, “tutta amore, lacrime e svenevolezze romantiche.” (p. 17).
Così Amelia Maini Moss, detta “la Mossa”, si ritroverà a volare dalla nebbia della campagna pavese fino ai cottage dello Hampshire, a caccia di spunti per il suo reportage, cercando di capire perché le storie austeniane continuino a farci sognare e ad affascinare anche le nuove generazioni; ma il viaggio più importante che intraprenderà sarà quello interiore, in cui ripercorrerà la sua vita, provando a capire chi è davvero, come mai è diventata così, e soprattutto cosa vuole adesso.

Confesso che da ragazza avevo letto soltanto Orgoglio e Pregiudizio, prima in italiano e poi in inglese, e mi era piaciuto così tanto lo stile ordinato, preciso in ogni descrizione, senza però mai risultare pesante, di questa scrittrice, che avevo letto parti di questo romanzo più e più volte nel corso degli anni, ripromettendomi di leggere prima o poi anche il resto della sua opera. Ma avendo in seguito visto tutti i film, o quasi, tratti dai suoi libri, ed avendo così tanti altri autori da leggere e così poco tempo a disposizione, non mi ero più accostata a nessuno dei suoi scritti.

Ed ora invece eccoci qui, con la Brunini e la sua effervescente Amelia che mi hanno invogliata ad iniziare sia Emma che Persuasione, mentre già stavo leggendo Lady Susan e I Watson.

Ciò che mi ha sorpresa di Effetto Jane Austen è il tema del viaggio: da quello fisico tra Chawton e Bath,
a quello spirituale nella memoria della protagonista, a tutte le sue massime e i suoi commenti, quali “La colpì come quella casa estranea e temporanea avesse potuto diventare così familiare in pochi giorni, ma aveva viaggiato abbastanza da sapere che è così che accade. È la magia del viaggio e, in fondo, anche dell’amore: sentire di appartenere a un luogo sconosciuto o a qualcuno che non si è mai incontrato prima.” (p. 99), oppure “ ogni relazione è un viaggio. Ed è il primo passo a marcarne il ritmo.” (p. 133).

E poi ci sono temi sempre attuali: “ Donne, perché la Austen aveva raccontato le donne in un mondo di uomini.” (p. 138), e ancora: “ Donne troppo intelligenti per accettare i confini imposti da altri. A costo di ritrovarsi scomode, molto scomode. […] E che tutte noi siamo ancora su quella strada. Tutti noi, anzi. Perché non riguarda solo le donne… ma noi esseri umani incastrati in ruoli che ci soffocano…” (p. 100).

E ovviamente ci sono i sentimenti, di tutti i tipi, anche perché “poi è il segreto di Jane Austen, no? Ha raccontato microstorie familiari che sono diventate eterne, esemplari.” (p. 127); ma soprattutto c’è l’amore, perché “l’amore è l’amore in ogni epoca,” e “la passione ha sempre la stessa formula” (p. 82).

Ciò che mi è piaciuto tantissimo e che ho trovato davvero innovativo, è stato che, dopo tanti libri ispirati ad Orgoglio e Pregiudizio e tanti altri che invece hanno provato ad indovinare come sia stata la vita della Austen, di cui non si sa praticamente nulla, raccontandone una versione romanzata, finalmente c’è invece chi ha tentato di comprendere e spiegare un fenomeno talmente potente che, a duecentocinquanta anni esatti dalla sua nascita, ci travolge ancora come un fiume in piena.

E se vi sembra che stia diventando troppo sentimentale, perdonatemi, ma è l’effetto Austen. Leggete e capirete :-)
Au revoir, mes amis! ;-)






domenica 9 novembre 2025

Le Falene di Ursula di Alessia Amati

Ho aspettato con trepidazione il momento
di poter tenere tra le mani questo gioiellino dell’emergente e adorabile Alessia Amati, i cui reels su Instagram, pieni di meravigliosi consigli di lettura, rendono più leggere le mie giornate. Provate a cercarla come @letture_in_salotto (https://www.instagram.com/letture_in_salotto?igsh=dG8xajRqYTNuMXBs) e vedrete che anche voi resterete ammaliati dalla voce soave e dai modi pacati e gentili di questa streghetta dal cuore bianco (nonostante l’animo gotico :-)
Le Falene di Ursula - la storia dimenticata di Madre Shipton tratta della vita di Ursula Sontheil, vissuta tra la fine del XV e la seconda metà del XVI secolo, la cui “storia è una delle più importanti, conosciute e narrate in tutto lo Yorkshire e, esattamente come per Robin Hood, è ormai impossibile distinguere la verità dall’immaginazione, la storia dall’invenzione.” (Le Falene di Ursula, Postfazione - nota dell’autrice, p. 231).


Ho iniziato a cercare questo libro due mesi fa, ma era andato in ristampa, quindi ho dovuto aspettare un pochino per averlo; non resistevo davvero più, ho invaso la dolcissima Alessia di messaggi, chiedendole quando secondo lei sarei riuscita ad averlo, ed è stata estremamente gentile e disponibile da rispondermi ogni volta, dandomi tutti i dettagli e i riferimenti necessari. Già solo per questi suoi modi attenti e garbati, sapevo che sarebbe valsa la pena leggere la sua opera.

Ma vi dirò di più: Le Falene di Ursula, non solo ha soddisfatto le mie aspettative, ma le ha decisamente superate.
L’edizione della Rebelle è davvero curatissima, con una copertina rigida splendida e uno spessore delle pagine perfetto al tatto. Il colore “tundra violet”, che pervade tutto il libro come una sorta di Leitmotiv rassicurante, è impreziosita da uno splendido foil oro.

Le illustrazioni della bravissima Ilaria D’Angelo (@larteecaffe https://www.instagram.com/larteecaffe?igsh=dnZzam92dHhoYWZk)  risultano azzeccatissime per la storia e per lo stile in cui viene narrata, e si accompagnano in modo impeccabile alle parole dolci, ma forti dell’autrice. 


La storia è davvero toccante: una giovane donna accusata di stregoneria si vedrà sottratta la sua bambina, Ursula appunto, che troverà comunque una famiglia pronta ad accoglierla. Su un certo piano, le vicende di Ursula non saranno diverse da quelle di una ragazzina di qualsiasi tempo: le prime cotte, i problemi legati all’aspetto. Ed anche lei peccherà a volte di un egoismo sano e più che comprensibile per un essere umano.
L’ho compresa, questa piccola orsa, questa strega della foresta, e l’ho amata tantissimo e ancora adesso risiede in un angolino del mio cuore da cui probabilmente non se ne andrà più. Mi sono affezionata ai suoi amici e ad ogni sua famiglia. Non c’è un personaggio fuori posto, non una sola nota che stoni in tutta la narrazione. Leggere questo libro è stato un bel viaggio in un mondo incantato, anche quando, purtroppo, si piange insieme ad Ursula.

Un libro magico oltre il magico.
La storia ha avuto dei risvolti che non mi aspettavo: la maternità. Non avrei saputo descriverla meglio.
Il finale, di cui non vi svelerò nulla, è stato inaspettato e assolutamente perfetto e poetico. Tutto va come deve andare, ogni tassello al posto giusto.
E mi ha fatto l’effetto che da ragazzina avevo provato per il finale di The Picture of Dorian Gray: fissare per mezz’ora il muro incantata dopo aver chiuso l’ultima pagina del libro.
Trovo questo romanzo un assoluto capolavoro. 
Auguro alla splendida Alessia Amati che possa presto conquistare tutto il mondo con la delicatezza di questa storia altresì potente.
E perdonate il servizio fotografico che mi sono fatta fare, ma non trovo nemmeno le parole per esprimere la gioia di avere finalmente questo libro tra le mie mani :-D
Au revoir, mes amis! :-D