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mercoledì 19 marzo 2025

I libri di Kerry

Finalmente ci siamo. E inizio a sentirmi emozionata. Parte domani, giovedì 20 marzo 2025, alle ore 17.30, il nuovo club del libro alla Mondadori di Acqui Terme. 
Come nasce questa idea? Sapete quanto mi piaccia vivere nei libri e condividere questa passione con chi ha piacere di leggere le mie recensioni, ma mi piace ancora di più quando qualcuno ha voglia di ascoltarmi mentre ne parlo, e soprattutto, adoro ascoltare gli appassionati di libri che mi raccontano e commentano ciò che hanno letto. Più volte ho chiesto ad amici e colleghi: “ci vediamo per un caffè e parlare di libri? Creiamo un caffè letterario?”. E a volte capita. Ma mi attirava l’idea di qualcosa di più sistematico, di più frequente.
Allora, circa tre settimane fa, sono passata come al solito in libreria per rilassarmi, e senza pensarci ho chiesto ad una delle “Signorine Mondadori” (ovviamente non si fanno chiamare così, è solo un nomignolo grazioso che uso nella mia testa): “per caso organizzate dei caffè letterari?”. La risposta arriva immediata, senza mezzi termini: “vuoi organizzarlo tu?”.
E così, pronti via, ci siamo messe a pensare a come creare e far funzionare questo nuovo gruppo di lettura. 
Si chiamerà I Libri di Kerry. Perché questo nome? Kerry è il “nome d’arte” che uso su questo blog, ma risale al periodo in cui frequentavo la prima elementare, in cui il mio maestro mi disse, col suo sorriso ed il suo sguardo penetrante: “Ti chiami Deborah, come Deborah Kerr”. Arrivai a casa e chiesi a mamma e papà chi fosse questa signora, e mi risposero che era una bellissima attrice. Ne fui così lusingata che da lì, ogni volta che giocavo con le amichette, il mio nome fittizio era sempre Kerry.
I libri di Kerry indica quindi i miei libri, quelli che ci sono, che ci saranno e quelli che vorrei che ci fossero nella libreria di casa mia, e di cui mi piacerebbe parlare con voi tutti, sperando che vadano a riempire anche gli scaffali delle vostre librerie.
Vi aspetto quindi domani e/o nei prossimi incontri che faremo. Non preoccupatevi, non ci saranno vincoli né obblighi di acquisto o lettura. Ci si vede solo per il piacere di condividere le nostre passioni letterarie e libresche. I libri che leggeremo saranno decisi dal gruppo di volta in volta, cercando di accontentare un po’ tutti. Potrete partecipare a tutti gli incontri, solo al primo, solo a qualcuno ogni tanto, come volete voi. E se arriverete ad incontro già iniziato, o vorrete andarvene prima della fine, nessun problema. Se avrete letto il libro in questione, ben venga; altrimenti potrete anche solo venire ad ascoltarci per curiosità. Siamo un gruppo di amici con la stessa meravigliosa passione. E vogliamo solo prenderci un momento per noi.
Ci vediamo domani per il primissimo incontro de I Libri di Kerry, oppure a breve qui sul blog, dove vi comunicherò quale libro è stato scelto dal gruppo, in modo che possiate partecipare almeno con la lettura.
Au revoir, mes amis! ;-)

PS: un caloroso GRAZIE va ovviamente alla libreria Mondadori di Acqui Terme per averci concesso gli spazi per realizzare questa splendida iniziativa <3


sabato 15 marzo 2025

L’altra Grace di Margaret Atwood

Con L’altra Grace Margaret Atwood si conferma, ancora una volta, una narratrice eccezionale, capace di penetrare l’animo umano e mostrarcelo esattamente così com’è, attraverso ciò che sembra un vero e proprio flusso di coscienza, sebbene decisamente più scorrevole e comprensibile delle tecniche di stream of consciousness usate da James Joyce e Virginia Woolf  
(e per mia opinione personalissima, assolutamente più godibile). 
Se, come me, avete già letto Il Racconto dell’Ancella ed il suo seguito I Testamenti, saprete quanto è caro alla Signora Atwood il tema della donna rinchiusa, segregata in una prigione tanto fisica quanto psicologica, a cui però non soccombe. 
Grace Marks, presunta omicida di soli sedici anni, nella prima metà dell’Ottocento fu condannata alla pena di morte, commutata poi in ergastolo, data la sua giovane età e grazie alle numerose petizioni in suo favore (molte persone dell’epoca erano infatti convinte della sua innocenza). Scontò parte della pena in manicomio, in quanto fu ritenuta mentalmente instabile da alcuni dottori che si occuparono del suo caso. Nel libro si racconta proprio di Grace, benché gli eventi storici siano chiaramente romanzati, come ammette la stessa Atwood nella nota in appendice. Nei ringraziamenti finali comunque si nota che l’autrice ha consultato numerosissime fonti per scrivere un racconto il più verosimile possibile. 
Grace è una ragazza di straordinaria bellezza, dotata di un’intelligenza acuta, di senso pratico e di una rara vivacità intellettuale (cosa notevole, tenendo soprattutto conto del fatto che è una cameriera); ma i suoi modi umili e sempre composti la rendono molto più affascinante delle classiche eroine letterarie. Leggendo queste pagine, Grace ci appare a dir poco adorabile.
Durante la narrazione faremo la conoscenza di svariati personaggi, tutti interessanti e molto ben delineati nei loro tratti caratteriali, tra cui spicca il Dottor Simon Jordan, che proverà ad analizzare la psiche della nostra beniamina. Ma nessuno di loro riuscirà a far presa sui nostri cuori come, appunto, Grace Marks, la cui innocenza e purezza di fondo la rendono la regina indiscussa dell’intera vicenda.
Il titolo originale, Alias Grace, rende molto di più l’idea, a mio avviso, di ciò che questa storia si propone di essere, rispetto alla traduzione italiana; Grace, quando scappa verso gli Stati Uniti subito dopo il duplice omicidio del Signor Kinnear e della sua giovane governante Nancy Montgomery, darà in effetti un “alias”, una falsa identità nell’albergo in cui trascorrerà la notte, prendendo a prestito il nome della sua carissima amica Mary Whitney. Ma l’alias rappresenta anche un doppio, così come tanti se ne trovano nella letteratura europea dal diciannovesimo secolo in poi (da The Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde a The Picture of Dorian Gray, per citare i più comuni). Per tutta la narrazione si cerca di far chiarezza sull’accaduto: sarà stata davvero Grace a commettere il delitto, avrà istigato davvero lei l’altro omicida, James McDermott, oppure c’è di mezzo qualcos’altro (o qualcun altro) che non sappiamo riconoscere? Leggetelo e sarete voi a formarvi la vostra opinione in proposito.
Ma prima di salutarvi, vorrei condividere con voi, come spesso faccio, alcune meravigliose citazioni da questo capolavoro, che mi fanno amare Margaret Atwood sempre più:
- “ Una storia, quando ci sei nel mezzo non è una storia, è solo confusione; un fragore indistinto, un andare alla cieca, tra vetri rotti e schegge di legno; è come una casa che vortica in una tromba d’aria, una nave che si schianta contro gli iceberg o precipita giù per le rapide, e nessuno a bordo può fermarla. È soltanto dopo che diventa una storia, prende una forma. È quando la racconti, a te stessa o a qualcun altro.” (p.358-359).
- “ Ai giornalisti piace dare per scontato il peggio; così vendono più giornali, me l’ha detto uno di loro; perché anche alla gente rispettabile e perbene piace moltissimo leggere gli orrori commessi da altri.” (p.428).
- “ La prigione non si limita a chiudere dentro i carcerati, chiude anche fuori tutti gli altri.” (p.437).
Sicura che queste parole vi abbiano incuriosito e fatto riflettere, vi saluto e ci rivediamo alla prossima recensione.
Au revoir, mes amis! ;-)












venerdì 14 febbraio 2025

Il Caffè della Luna Piena di Mochizuki Mai

Ci sono momenti in cui si ha bisogno di libri che ci scaldino il cuore e che ci trasmettano un po’ di serenità. Il Caffè della Luna Piena fa parte di questo genere di libri, e leggerlo inconsapevolmente in un periodo di luna piena me l’ha fatto apprezzare ancora di più (sarà quindi vero che gli astri ci influenzano?). Se poi amate i gatti, la musica classica, gli oroscopi, i dolci e, ovviamente, la luna, è sicuramente il libro che fa per voi. 
L’autrice, Mai Mochizuki, già nota per la serie di romanzi gialli Holmes of Kyoto, successivamente adattati in manga e anime, è appassionata lei stessa di astrologia occidentale, e ha voluto con questo suo sentitissimo romanzo trasmetterci la sua passione, con la speranza di incuriosirci e coinvolgerci.
Troverete quindi sceneggiatrici di videogiochi, attrici, parrucchiere, creatori di siti web, tutti un pochino delusi e disillusi, che grazie a degli strani incontri felini e prelibatezze inimmaginabili pensate ad personam, riusciranno a dare un senso nuovo alla loro vita; dovranno solo imparare ad assecondare gli astri e i segni zodiacali presenti nelle loro “case”. 
E proseguendo nella lettura, mi sono ritrovata a pensare che conoscere così bene l’astrologia sarebbe utile per chiunque, anche per chi, come me, è già felice, poiché in fondo si può sempre migliorare.
Ma non si tratta di tenersi informati con un semplice oroscopo: “Leggere le stelle vuol dire interpretare il registro di una persona basandosi sulla sua carta astrale.” (p. 52) e queste parole mi hanno suscitato un gran desiderio di documentarmi sull’argomento, che merita di essere studiato in modo più approfondito in quanto decisamente interessante, ma non così immediato. 
D’altra parte “ anche gli uomini dell’antichità raggiunsero lo spazio applicando tutte le loro conoscenze all’astrologia, che non era semplice divinazione ma una vera e propria scienza. Non è un sapere che può condurre fisicamente l’uomo nello spazio ma una bussola che, sulla base del sapere cosmologico, può leggere il passato e il futuro.” (p. 54).
Questo romanzo mi ha aiutata a mantenere l’equilibrio in un momento di particolare spossatezza mentale, e mi ha fatta sentire coccolata leggere delle squisitezze preparate dal gatto chef al Caffè della Luna Piena mentre illustrava ai suoi clienti le loro carte astrali.
Inoltre, in fondo al libro potrete vedere le splendide illustrazioni di ogni dessert e bevanda compresi nel menu del Caffè della Luna Piena realizzate dal bravissimo Sakurada Chihiro.
Che dire di più? Concedetevi questo regalo per un delizioso San Valentino.
Au revoir, mes amis! ;-)
 

martedì 4 febbraio 2025

La Strega di Shirley Jackson

Splendido libricino della Piccola Biblioteca Adelphi, con quattro racconti brevissimi, godibilissimi in una manciata di minuti l’uno, quando ci si vuole rilassare e leggere qualcosa di piacevole ed interessante, ma il tempo a nostra disposizione è davvero poco. I racconti, tutti con tematiche diverse l’uno dall’altro, lasciano disorientati, e ad ogni finale mi sono ritrovata a mormorare un “ah…” dubbioso, come se mi fosse sfuggito qualcosa d’importante, e questa sensazione si è acuita con l’ultimo dei quattro, Il Dente
Si parte con il primo racconto, La Strega, che da appunto il titolo alla raccolta, e ci si sente subito a disagio, ci si aspetta qualcosa di veramente brutto, e si teme ancora di più in quanto il protagonista della storia è un simpatico bimbo, vivace e pieno di fantasia, che vede streghe ovunque. Accadrà dunque questo qualcosa di tremendo? Sta a voi scoprirlo.
Ne L’ubriaco troviamo una ragazzetta del liceo che fa i compiti e, durante una festa a casa dei suoi, dimostra di saperla lunga quando, guardando dall’alto in basso l’ospite ubriaco, gli prospetta l’imminente fine del mondo.
Charles si presenta invece come la classica storia che noi mamme siamo solite raccontare alle amiche a proposito delle avventure scolastiche dei nostri figli: il finale, nuovamente a sorpresa, risulta a mio avviso più presagibile degli altri tre.
Infine il libro si conclude con Il Dente, l’avventura più strana delle quattro, che parte con un banalissimo mal di denti della protagonista, Clara, per poi sorprenderci con risvolti inaspettati.
I disturbi mentali che hanno accompagnato Shirley Jackson nella sua breve vita si percepiscono nella strana atmosfera che si respira ad ogni pagina.
Impossibile non innamorarsi di una psiche tanto acuta quanto sofferente. 
Voto: eccellente. 
E mi sento già prontissima e desiderosa di leggere molte altre sue opere.
Au revoir, mes amis! ;-)



sabato 1 febbraio 2025

Domanda di Grazia di Gabriele Romagnoli

Non sarà facile scegliere le parole giuste per scrivere questo articolo. Gabriele Romagnoli, invece, come sempre sa ponderare ogni parola con garbata compostezza; dice liberamente ciò che pensa, ma non eccede, non si anima. Eppure la vicenda di cui tratta qui, è purtroppo vera, e riguarda un suo carissimo amico di gioventù. Arrestato e condannato all’ergastolo, sulla base di diciotto indizi, non convalidati, però, da alcuna prova effettiva.
“Può un processo indiziario eliminare il ragionevole dubbio? Può una serie di circostanze supplire all’assenza di una prova regina […]?”
Ponendosi e ponendoci questa domanda,
l’autore ci conduce inizialmente attraverso una carrellata di ricordi che vedono come protagonisti i fratelli Stefano e Andrea Rossi, che lui chiama, senza alcuna volontà di scherno,“oi aristoi”, “i Kennedy “, “i bronzi di Riace”. Dopo questo preambolo in cui descrive le affascinanti stranezze di questa famiglia dal rigore impeccabile, ci addentriamo insieme a lui nel vivo di un processo penale, il cui unico imputato è proprio Andrea Rossi. 
Bellissimo, di una freddezza glaciale, che con i suoi due metri di altezza torreggia su chiunque gli stia intorno, in continuo sfoggio di un linguaggio altamente forbito, non perde i suoi modi gentili nemmeno durante un processo non equo. È l’autore stesso che lo definisce tale, arrivando persino a scrivere: “Adesso bestemmierò: neppure un assassino merita una giustizia simile.” Parole dure, amare, ma comprensibili. Gabriele Romagnoli non si proclama innocentista o colpevolista; non è questo il punto. Fa semplicemente appello ad una giustizia giusta, che non incorra nell’errore giudiziario. Perché “una condanna deve essere giusta anche nella misura. Una certezza deve basarsi su dati incontrovertibili.”
Non posso che dolermi per le persone che hanno voluto bene a Vitalina Balani in Fabbiani, vittima di omicidio.
Il mio pensiero va anche agli amici di Andrea (tra cui Gabriele stesso), che non avranno mai più occasione di rivederlo; va ai suoi sei figli, che non potranno più riabbracciarlo. E soprattutto il mio pensiero va a colui che sta scontando una pena tanto rara quanto atroce: Andrea Rossi.
Inutile dirvi che la lacrima mi è scesa durante questa lettura, e più volte. Ma Andrea meritava che la sua storia venisse raccontata, e ancora merita che venga letta. Almeno questo. Anche se non potremo (forse) mai avere la certezza di una verità assoluta.
Au revoir, mes amis.



lunedì 27 gennaio 2025

L’uomo nell’Alto Castello

Appena terminato L’Uomo nell’Alto Castello, il cui titolo un tempo veniva tradotto come La Svastica sul Sole. Sconvolgente. Perché sconvolta, quasi trafelata, sono arrivata al finale di questo impressionante romanzo ucronico.

E casualmente l’ho finito proprio oggi, nel Giorno della Memoria: nessun’altra data sarebbe apparsa più azzeccata.
Ma prima di tutto, per chi non è avvezzo a questo tipo di letteratura, facciamo un passo indietro e spieghiamo che cosa si intende per “ucronico”.
 A differenza dell’utopia (realtà alternativa, considerata quasi impossibile per la sua meravigliosa perfezione) e della distopia (possibile realtà, contrapposta all’utopia e assolutamente non auspicabile), l’ucronia prende spunto da fatti storici reali per poi chiedersi: “ma cosa sarebbe successo se invece…”. E in questo strabiliante capolavoro, Dick prova ad immaginare cosa sarebbe (forse) accaduto se la Seconda Guerra Mondiale fosse stata vinta dall’Asse. È davvero impressionante la cura e la meticolosità con cui l’autore è riuscito a descrivere questo scenario alternativo. Ma d’altra parte, come ci spiega Emmanuel Carrère nell’introduzione all’edizione Mondadori, e come l’autore stesso ammette nei ringraziamenti iniziali, Philip K.Dick si era documentato molto per la stesura di questo romanzo; non solo: risulta abbastanza evidente anche il fatto che si fosse consultato con l’I Ching.
Ecco quindi che, grazie anche all’oracolo, protagonista indiscusso dell’intera vicenda, prendono vita esperti artigiani ebrei che si spacciano per americani; alti funzionari giapponesi che non condividono le spietate ideologie anti-semite ed i genocidi in genere; ufficiali nazisti che leggono libri proibiti; piccoli e gretti proprietari di negozi di antiquariato che non tollerano la supremazia di altre “razze” a discapito dei cosiddetti bianchi; ebrei che si fingono ariani per avere dalla propria parte le più alte gerarchie naziste; bellissime, affascinanti, estremamente intelligenti e determinate donne brune che incontrano uomini italiani un po’ troppo su di giri, e non in senso positivo.
E poi c’è La Locusta si trascinerà a stento, il libro proibito di cui sopra, il cui autore ipotizza un universo parallelo dove l’Asse ha perso la guerra…
Un intreccio di vite che ci conduce ad un finale inaspettato, impossibile da immaginare anche solo lontanamente. Dick era un genio, un indiscusso genio sensibile e provato dalle brutture di una guerra atroce, preceduta da fascismi persino più atroci della stessa guerra.
Superfluo dirvi che vi consiglio caldamente di buttarvi quanto prima in questa incredibile, sconcertante esperienza di lettura.
Au revoir, mes amis! ;-)

domenica 19 gennaio 2025

Il Senso della Memoria di Doris Lessing

“Questa raccolta, completamente inedita, è composta da due saggi e un racconto assemblati in accordo con l’autrice e accomunati dei medesimi temi: la memoria, l’importanza delle storie, la funzione educativa della letteratura.”
Così si legge nell’avvertenza che ci introduce a questo volume, composto da due saggi, Scrivere un’autobiografia e Problemi, miti e storie, e da un racconto breve, Ecco perché.
Il filo conduttore è appunto l’importanza della memoria, che abbiamo iniziato a perdere non soltanto con l’avvento e l’invadenza della tecnologia nelle nostre vite (troppo facile a dirsi); anzi, il premio Nobel Doris Lessing ci fa notare, inaspettatamente, che anche la scrittura ha contribuito a questa progressiva perdita della memoria, perché non dobbiamo più sforzarci di ricordare gli insegnamenti dei vecchi, quella conoscenza che passava di bocca in bocca dai nostri antenati a noi, ed arricchita, ad ogni racconto, di nuovi particolari. 
Ma anche la scrittura ha chiaramente la sua importanza, fondamentale per evitare che questi preziosi insegnamenti si perdano per sempre, quando, appunto, nessuno si premura più di tramandarli oralmente. D’altra parte, nemmeno la scrittura, che risulta fissa ad una prima, superficiale occhiata, lo è davvero: se rileggiamo un libro dopo un po’ di tempo, potrebbe sembrarci parecchio diverso; questo perché noi cambiamo, e percepiamo le cose in maniera differente. Tale concetto risulta di più facile comprensione, a detta di Doris Lessing, se ci avventuriamo nei racconti sufi rispolverati da Idries Shah. E la devo ringraziare per avermi suscitato la curiosità di andare a scoprirli. 
Questo il senso globale di questa mini raccolta. Ma in Ecco perché c’è qualcosa di più: è la storia dell’evoluzione di una società dai suoi albori ai suoi splendori e che piano piano va alla deriva per incapacità governativa; ed è subito evidente che un malgoverno pervade, e purtroppo distrugge, ogni aspetto della nostra vita, perché nemmeno i nostri figli recepiscono o ricordano i nostri insegnamenti se vivono in una civiltà che si sfascia, e che di civile sembra avere ormai ben poco. Impossibile non fare un parallelismo con la storia dell’umanità, dalla preistoria ai giorni nostri.
E di sicuro la conclusione di questa lettura mi ha trovata cambiata, proprio come accade con i racconti sufi.
Rileggerò quest’opera fra anni, e vedremo quali nuove conclusioni ne trarrò.
Au revoir, mes amis! ;-)