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domenica 23 agosto 2026

Young Gothic di M.A. Bennett

Young Gothic di M.A. Bennett si presta ad essere letto nel periodo di Halloween o di Summerween (l’Halloween estivo che quest’anno pare aver spopolato anche qui in Italia).
Come suggerisce il titolo infatti è un romanzo gotico, quindi perfetto nei mesi autunnali, ma celebra in qualche modo il bicentenario della fatidica estate in cui Polidori, Byron e i coniugi Shelley diedero vita alle loro storie di mostri e fantasmi.
Ma facciamo un passo indietro. Se non v’intendete di letteratura inglese e/o gotica, sappiate che nel giugno del 1816 i poeti sopra citati, ovvero George Gordon Lord Byron, Percy Bisshe Shelley e sua moglie Mary, la di lei sorellastra e John Polidori, trascorsero insieme le vacanze estive a Villa Diodati, in Svizzera, sul lago di Ginevra. Il 1816 fu chiamato “anno senza estate” per via del freddo anomalo e delle ingenti piogge, dovuti a vari fattori, tra cui, in particolar modo, l’eruzione del vulcano Tambora in Indonesia, la cui potenza fu tale da oscurare il sole per un certo periodo. 
Annoiato dal maltempo e dalla conseguente scarsità di attività da fare all’aria aperta, Byron propose agli amici di intrattenersi vicendevolmente con storie di fantasmi. E fu così che nacquero Frankenstein or the Modern Prometheus di Mary Shelley e The Vampyre di Polidori.
Con queste premesse si apre il romanzo di M.A. Bennett: nel 2016 Herr Florian Necker, Presidente della Fondazione Diodati, decide di lanciare il programma Young Gothic e di riunire quindi quattro giovani creativi che vogliano ripercorrere le orme dei loro illustri predecessori.
Verranno scelti Eve (Gothic Girl), G the Poet, Hal Fraser e James Renfield. 
Scopriremo ben presto che ognuno di loro ha un passato turbolento e misterioso. 
I quattro ragazzi dovranno inoltre scendere a patti con i mostri da loro creati e che forse non vivono soltanto nelle loro fantasie più oscure.
In questo libro si usa un linguaggio talvolta volgare, si accenna ad aborti e abusi, come ci avverte il content warning iniziale. Eppure mi sento comunque di consigliarlo ad un pubblico di adolescenti, perché il tutto viene trattato con delicatezza, sebbene mai con leggerezza. Le svariate opere letterarie e i numerosi film di culto a cui si fa cenno, hanno sicuramente il pregio di voler avvicinare i ragazzi alla lettura dei classici e di provare a risvegliare la loro curiosità verso il cinema d’autore.
Unico neo: ho letto l’eBook in inglese, e ho trovato il linguaggio giovanile usato dai protagonisti troppo infarcito di espressioni gergali; vivo circondata dagli adolescenti, e per quanto li senta parlare talvolta diversamente da me e non sempre capisca i loro modi di dire, è pur vero che i loro discorsi colloquiali suonano decisamente meno forzati di quelli dei quattro protagonisti del romanzo.
Ma non fate come me:
non leggete l’eBook in inglese. Comprate invece, o fatevi regalare (molto meglio), la versione cartacea in italiano: l’edizione curata per DeAgostini dalla splendida Alessia Amati (già autrice di Le Falene di Ursula) è davvero incantevole. E non lo dico per dire: lo scorso ottobre, infatti, appena uscita, l’ho immediatamente acquistata come regalo di compleanno per una delle mie ‘migliorissime’ amiche. :-D
Au revoir, mes amis! ;-)


sabato 9 agosto 2025

Bride di Ali Hazelwood

Non chiamatelo semplicemente romantasy.
Bride di Ali Hazelwood è sicuramente qualcosa di più.
È una bellissima storia di amore purissimo, di amicizia profonda, ed è altresì un inno alla bellezza delle civiltà multietniche che si evolvono e migliorano grazie alla loro intrinseca interrazzialità ed ai loro ovvi scambi interculturali.
Misery Lark, Vampira e per un decennio garante del suo popolo presso la comunità degli Umani, sarà scelta dal Consiglio come sposa di un capo branco per mantenere la pace anche con i Lupi. Ma Misery ha ben altro a cui pensare: è infatti preoccupata per la scomparsa della sua migliore, anzi unica, amica Serena. Sfrutterà quindi il suo finto matrimonio e la sua permanenza in territorio “straniero” per indagare e scoprire cosa sia successo alla sua amica / sorella.
In un avvincente susseguirsi di colpi di scena impensabili, ci troveremo a ridere per le battute di una protagonista sveglia, spiritosa, simpaticissima, che sa come usare la sua intelligenza e la sua immensa cultura scientifica per rendere il tutto ancora più esilarante. Dieci e lode quindi ad Ali Hazelwood, docente universitaria italo-americana, neuroscienziata, che si è presa una pausa dal mondo scientifico per scrivere romanzi (rigorosamente in inglese), ottenendo così dal suo hobby un successo strepitoso. Questo libro metterà sicuramente d’accordo sia chi ha amato la saga di Twilight, sia chi legge solo spicy romance (di norma non fanno per me, ma ho tollerato bene le scene piccanti perché sono davvero funzionali alla trama e anche decisamente romantiche).
È previsto un seguito, Mate, che uscirà ad ottobre in inglese e, ahimè, a maggio 2026 in italiano; può darsi che lo comprerò in lingua originale, perché sono davvero troppo curiosa di sapere come continua.
Una curiosità: non si sa quasi nulla di Ali Hazelwood, che tra l’altro è uno pseudonimo, e non ho trovato suoi profili social. Una donna evidentemente molto discreta; un ulteriore tocco di classe.
Au revoir, mes amis! ;-)

sabato 18 giugno 2016

L'auto-distruzione del serpente a tre teste

Partiamo in medias res: ve lo ricordate il mio post sui serpenti a tre teste? Bene, vi rinfresco la memoria, e per chi non l'avesse letto, vi invito a leggerlo prima di addentrarvi nei meandri di questo complesso articolo. Ed eccovi il link: la maledizione del serpente a tre teste. Questo articolo, scritto all'incirca un anno fa, descriveva questi serpentelli tricapiti quasi come dei vampiri, sempre pronti a succhiarci linfa vitale, consapevoli di esercitare su molti di noi un fascino a cui è quasi impossibile resistere. Concludevo poi il tutto con queste parole: "...non sperate di poterli sconfiggere, perché non hanno nessun punto debole". Ma davvero? Ne siamo ancora sicuri? Assolutamente NO. Il punto debole ce l'hanno eccome: annegano lentamente nel loro stesso veleno; distruggono la loro vita con le proprie mani, e sono totalmente incapaci di fermarsi, sebbene se ne rendano perfettamente conto. L'odore di marcio di cui parlavo un anno fa, che emanano costantemente e che io fiuto a distanza, è la putrefazione che essi stessi innescano, quasi ad auto-punirsi di tutte le loro malefatte. Sarebbe quasi normale gioire di questa loro auto-distruzione dopo il male che ci hanno fatto; ma personalmente non ci riesco mai. Li vedo soffrire terribilmente, e poi di colpo riprendersi, come se la flagellazione che si impongono non li avesse scalfitti minimamente. Ma non è vero. Dopo molti anni i risultati si vedono, soprattutto per chi li conosce bene, e questi risultati non sono mai confortanti. E perché non è facile gioire della loro sorte disperata? Perché sappiamo che non è tutta colpa loro se ci hanno ferito; siamo noi, proprio noi che ogni sera lasciamo le finestre aperte per far entrare tali vampiri. Perché ci piace farci sedurre e succhiare il sangue. Perché noi stessi non siamo del tutto tranquilli ed equilibrati: siamo degli irrisolti. Se così non fosse, non accoglieremmo i nostri aguzzini a braccia aperte. Ma c'è di più.
Pochi giorni fa un mio amico ha condiviso su un social network una citazione di Mark Twain, che mi ha fatto molto riflettere: "...chi prega per Satana? Chi in diciotto secoli ha avuto l'umanità di pregare per quel peccatore che più ne aveva bisogno...?" 

Non voglio passare qui per la satanista di turno, e non starò nemmeno a raccontarvi se seguo una fede religiosa (cristiana, musulmana, ebraica o quant'altro), se sono atea od agnostica. Però Twain ci fa notare che, mentre sulla carta quasi tutte le religioni, e spesso anche la moralità comune, ci invitano ad avere pietà per chiunque, specialmente per le persone all'apparenza peggiori, non è poi davvero quello che facciamo. Condannare senza appello Satana, senza neanche ascoltare la sua versione, stride parecchio con la carità cristiana che Gesù insegna nei Vangeli. Perché semmai, sono proprio i peccatori più grandi che maggiormente necessitano delle nostre preghiere (se siamo religiosi) e della nostra compassione. Quindi, se può essere sbagliato accanirsi su una figura tanto controversa quanto quella di Satana, come potremmo gioire della miseria e dell'infelicità degli "umanissimi" serpenti a tre teste?
E questi rettili che si insinuano tra noi e nelle nostre menti, sono davvero il male? Forse li incontriamo sul nostro cammino per uno scopo, ad esempio imparare una lezione. Per quel che mi riguarda, io cado sempre preda dei loro giochetti, rimango da sempre impigliata nella loro rete, ma ogni volta ne esco più forte e consapevole. E nonostante tutto non riesco proprio ad odiarli. Proprio in questo momento mi vengono in mente donne e uomini che conosco con tali fattezze. Alcuni di loro stanno invecchiando e sono irriconoscibili: senza più un briciolo del loro fascino ammaliatore, sono ormai lo spettro di quel che erano un tempo. Una sorta di ritratto imbruttito e tumefatto di Dorian Gray. 
Vi viene davvero così facile ridere di un spettacolo tanto triste? Io proprio non riesco. Non posso far altro che avere pietà della loro anima; e se l'anima non esiste, avrò compassione della loro miserabile vita. Non sperate di poterli aiutare: fiduciosi della loro presunta invincibilità, non vi lasceranno tender loro la mano, e sprofonderanno lentamente nella palude che si sono costruiti negli anni...
Au revoir, mes amis...