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Visualizzazione post con etichetta Isabella. Mostra tutti i post
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mercoledì 15 aprile 2015

Vi presento i miei amici

Non ho alcun problema a socializzare e, di conseguenza, a stringere amicizie.
Per me gli amici sono importantissimi. Questo non significa che non ho mai ricevuto delusioni dagli amici. Al contrario, mi hanno ferita proprio alcune fra le amiche a cui ero più legata. Ma non smetto di credere nell'amicizia. Un po' come quando si viene lasciati da un partner. Ci si rimane male, si soffre, si piange a volte, ma non per questo restiamo single a vita. Sicuramente diventiamo più diffidenti. Ma raramente vogliamo restare soli in eterno. Allo stesso modo io non riesco a fare a meno delle mie preziosissime amicizie.
Gli amici sono una cosa fantastica. Puoi averne quanti ne vuoi che nessuno si ingelosisce. E puoi trovarne sempre di nuovi. Se domani dovessi trasferirmi a New York, possibilmente a Manhattan, a fianco al negozio delle Manolo Blahniks, manterrei i contatti con gli amici italiani tramite email, Facebook e WhatsApp. Ma troverei anche nuovi amici newyorchesi con cui fare serata. Perché è questo il bello degli amici: ti stanno vicini anche quando sei fisicamente lontano, e si divertono insieme a te quando sei fisicamente vicino.
E la mia estrema facilità a socializzare mi porta ad avere amici sempre, comunque e dovunque. E ringrazio tutti loro di esistere.
Da un po' di tempo sto attraversando un periodo difficile. Se non fosse per alcune persone che in modi diversi mi stanno vicine, mi sentirei persa, sprofonderei.
Voglio ora presentarvi proprio queste persone perché capiterà che parlerò di loro nei miei post, e anche perché mi sembra doveroso omaggiarli in qualche modo.
Isabella è una persona dolcissima. L'ammiro molto perché nonostante la sua dolcezza e la sua calma, è molto forte e determinata, riesce bene in tutto ciò che fa e ottiene sempre tutto ciò che vuole. È stata mia collega, ma solo per un anno perché è un'isolana e giustamente se n'è poi tornata a casa. Come darle torto!
Anche Cinzia è stata mia collega. È infinitamente paziente. Ascolta quotidianamente ogni mio problema senza fare una piega. Mi piace tantissimo il suo modo di parlare: chiaro, pulito, con un linguaggio preciso e forbito, ma facilmente comprensibile da chiunque. E arriva sempre dritta al punto. Sembra quasi una maestra d'altri tempi. Con lei parlo di tutto, dal discorso più frivolo al discorso più serio. Ed è la mia massima confidente.
Patrizia invece è una psicoterapeuta. È mia amica da vent'anni, l'amica che ho da più tempo. Sempre allegra e solare, un pochino pazzerella. Quando facevamo l'università sosteneva di voler fare la tesi su di me. Non sono sicura che fosse un complimento...
Valerio, a cui non piace porgere l'altra guancia, come lui stesso tiene a precisare, è mio amico da sempre, e mi è sempre stato vicino nei momenti difficili. Molto colto ed intelligente, riesce sempre a capire il mio punto di vista. Il suo più grande pregio: può raccontare la cosa più stupida riuscendo a renderla la cosa più interessante al mondo. 
Infine c'è Selene, bellissima, gentile, particolare. Mi trasmette allegria e serenità ogni volta che la vedo. E i suoi influssi benefici mi rimangono in corpo per molte ore. Adoro uscire con lei perché mi fa ridere e mi sembra di vivere in una puntata di Sex and the City. 
Eccovi dunque i miei punti di riferimento di questo periodo. Sebbene non siano ovviamente le uniche persone che frequento. Ma a loro voglio dire un grazie particolare perché mi fanno sentire viva e mai sola. 
Je vous aime bien, mes amis ;-)

mercoledì 18 marzo 2015

L'incanto di un momento

"Per quanto riguarda il tizio, mollalo alla grande. La vita è una e dobbiamo viverla bene con persone che ci fanno stare bene. Il resto non serve".
Queste le parole della mia amica Isabella, dopo averle raccontato tre cose su Dario. Ma del resto le ho raccontato proprio le tre cose più significative: che è un narciso, che quelli come lui ti portano a perdere, che mi ha già fatto versare troppe lacrime.
Le parole di Isabella continuano a riecheggiarmi nella testa. E anche Cinzia, che mi ascolta pazientemente ogni giorno da ormai troppi mesi, non capisce perché io mi ostini a stare male per una storia mai iniziata. È proprio per quello che sto male. Perché non è mai iniziato niente. Perché il tutto si è svolto solo nella mia testa. Mi sento come la protagonista del film "La verità è che non gli piaci abbastanza". Perché è inutile raccontarsela: se un uomo è anche solo minimamente interessato non ti lascia scappare così.
Allora perché per mesi si è mostrato così gentile e premuroso con me? Neanche lo conoscevo. È accaduto tutto per caso. Stavamo entrambi parlando con un amico comune, che alla fine ci ha presentati. L'avevo in realtà adocchiato da tempo. Uno dei tanti che mi piacevano per gioco e con cui mi divertivo a tenere impegnata la mente in un periodo per me non facile. Difficile non notarlo. Un habitué del bar in cui sono solita andare a prendere il mio amato "ginseng grande". Lui che parla sempre a voce alta, che ha una frase acida per tutti, che osserva tutto ciò che gli accade intorno con attenzione quasi morbosa. Dario è il suo nome. E quando Manuel ci presenta sostiene di non avermi mai vista. Bugiardo. O forse smemorato. Così tanto smemorato? Sono mesi che mi vede quasi tutti i giorni lì dentro. No. Fa solo parte della sua tattica da conquistador. Ed è solo l'inizio. Per mesi mi dirà "ci vediamo domani", con fare suadente. E quando non mi farò vedere mi scriverà che si aspettava di vedermi e mi solleciterà a passare dal bar. Non che mi abbia scritto così tante volte per la verità. Solo quando fiutava un mio possibile allontanamento. Perché non sono stupida. Non ho quindici anni. Lo capisco quando un uomo non è interessato. Non sembrava neanche interessato a portarmi a letto per la verità. E questa mi è sempre sembrata la parte più strana. Perché, sebbene non mi piaccia generalizzare, difficilmente un uomo si fa scappare un' "occasione" facile. Eppure non voleva lasciarmi andare. E ora l'ho capito il perché. E ho capito anche perché non volesse portarmi a letto. Perché a lui bastava avermi così. Adorante. A gratificare il suo smisurato ego in eterno. "Di tempo ne abbiamo finché ne vuoi, Kerry... almeno spero". Sapevo che non era innamorato di me. Lo sentivo. Ma dopo frasi del genere credevo ci fosse almeno un interesse. Non volevo un fidanzato. I miei rapporti erano sempre finiti male. Però speravo in un amico speciale. Un amico "con bonus". Un amico con cui condividere qualche serata qua e là in allegria. E Dario sembrava perfetto. Perché neanche lui voleva una relazione. Ma poi tutto è svanito nel nulla. Progetti di pranzi assieme, di serate trascorse fuori città. Niente. Niente di niente. Alla fine ci siamo visti da soli soltanto una volta, e quasi di corsa. Così da rimanere con l'amaro in bocca. È stato l'incanto di un momento. Nulla più. Un momento che avrei voluto far durare ancora un po'. E io continuo a chiedermi dove ho sbagliato. Ma di solito coi narcisi non si sbaglia niente.
Ti fanno sentire come se tu non li capissi. Ma sono loro che non capiscono te. Sto leggendo alcuni libri al proposito che mi stanno aiutando ad affrontare la cosa. E subito mi sono sentita meglio. Ma poi, da brava egocentrica narcisa quale io stessa sono, ho continuato a credere di essere io il problema. Perché in questi libri si parla delle compagne dei narcisi. Io invece per lui non sono stata niente. Non vado bene neanche per una sveltina facile. Eppure piaccio agli uomini. E a tanti anche. Ma non piaccio a me. E trovo sempre il modo per darmi addosso. Oggi sono così. Malinconica. Ma presto vi mostrerò altri lati del mio carattere. Perché se voglio so essere un vulcano di allegria. E presto, molto presto, vi parlerò di quei libri che sto leggendo. Perché sono fantastici. E spero possano aiutare voi così come hanno aiutato me. Au revoir, mes amis! ;-)