Translate

Visualizzazione post con etichetta Dario. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Dario. Mostra tutti i post

sabato 29 settembre 2018

Il ritorno di Dario

Ci sono favole che meritano di essere vissute per quello che sono: favole.
Quando non cerchiamo a tutti i costi un sequel ed un prequel a queste favole, possiamo cullarci con le parole di quel dolce epilogo "...e vissero per sempre felici e contenti", senza chiederci cosa realmente accadrà dopo.
I sogni iniziano e finiscono nell'arco di una notte, anche quando sono bellissimi, e non ci curiamo del fatto che non continuino la notte seguente, perché li prendiamo per ciò che sono: sogni.
Impariamo a vivere nello stesso modo spensierato i bei momenti che la vita ci offre.
Ed è ciò che ultimamente ho fatto io con Dario, senza curarmi del prima, del durante, del dopo. 
Dario era stato il motivo per cui avevo intrapreso l'avventura fantastica di questo blog (L'incanto di un momento). Ne ero stata innamorata, i miei pensieri su di lui erano diventati talmente ossessivi che ero stata sull'orlo di una crisi di nervi, soprattutto dovuta al fatto che stavo attraversando il periodo più tragico della mia vita, ma anche grazie ai sottili giochetti narcisistici che Dario stesso attuava.
Alla fine ne ero uscita, anche perché questo blog mi aveva aiutato a metabolizzare; e Dario era incredibilmente passato al ruolo di mio migliore amico, dandomi persino parecchi consigli sugli uomini. 
Ma la verità era un'altra: sono quasi certa che Dario non sopportasse il fatto che non ero più innamorata di lui, smettendo quindi di essere un gratificante giochino nelle sue mani. Mi stavo ormai accorgendo di tutti i suoi modi subdoli e decisi di allontanarmene definitivamente.
Una sera, non molto tempo fa, ci siamo ritrovati casualmente ed inaspettatamente a ridere e scherzare insieme in un locale. E nel bel mezzo della conversazione, Dario esordisce con un "mi era mancato tutto questo". Sorrido e penso che lo stesso vale per me.
Una settimana circa dopo quell'incontro il telefono squilla mentre torno a casa dal lavoro. Lo prendo dalla borsetta svogliatamente. Guardo il display: Dario.
Sono così sorpresa che non faccio nemmeno in tempo a rispondere. Ma dopo un'oretta mi telefona di nuovo; e a quel punto rispondo.
Sembra quasi imbarazzato, si ricorda del nostro appuntamento mancato di quattro anni fa e mi chiede la possibilità di rimediare. Rimango sgomenta: quell'inguaribile narciso sta provando a fare un'altra volta i suoi giochini perversi con me. Cosi, di punto in bianco, mi cerca nuovamente come nulla fosse; ma lui non sa che in questi anni Kerry è diventata totalmente un'altra persona. 
Che volete che vi dica, ovviamente ho accettato il suo invito, ma facendomi desiderare parecchio. Lo rivedo, solo perché ho sinceramente piacere di passare qualche ora in sua compagnia, e anche per ricordargli quanto si fosse comportato male quattro anni prima. Si scusa per avermi involontariamente ferita e mi spiega che non solo ha sempre tenuto moltissimo a me ed alla mia amicizia, ma sottolinea pure che come donna lo faccio impazzire. Quante stupide ed inutili lusinghe. E a che pro? Sta di nuovo cercando di farmi innamorare? Ma sinceramente la cosa non mi interessa più, e nemmeno mi disturba. Sono ormai immune al fascino delle sue prevedibilissime galanterie. 
Quindi decido di vederlo ogni volta che me lo chiede, facendo con lui tutto ciò che piace a me, tipo guardare la luna, ammirare le stelle, ipotizzare nostre vite precedenti insieme su altri pianeti e parlare di astronavi aliene venute per spiarci o addirittura rapirci. E non mi preoccupo se questi discorsi piacciano anche a lui oppure no.
Mi accorgo di essere veramente cambiata quando, al nostro
terzo appuntamento, Dario si allontana un attimo da me per fumare; alzo gli occhi al cielo e penso che vorrei rimirare il firmamento da sola, perché la sua presenza mi ha già stancata. Incredula di fronte ai miei stessi pensieri, il cuore mi si allarga per la gioia.
Dopo alcune uscite insieme, Dario ha ripreso i suoi comportamenti ambigui: sparisce, poi torna solo per scusarsi della sua assenza, poi mi chiede di vederci, poi ci ripensa e disdice l'appuntamento poche ore prima, poi si giustifica e mi telefona per informarsi se e quanto sono arrabbiata con lui, poi si fa "casualmente" vedere nei posti che sa che frequento, poi sparisce di nuovo.
Anni fa impazzivo dietro a tutto questo, perché non è il tipico atteggiamento maschile dell'uomo non innamorato che vuole divertirsi e dopo aver consumato si dilegua. No, questo è il classico atteggiamento narcisistico dell'egocentrico che vuole vedere quanto sei disposta a corrergli dietro, e gioca con la tua sanità mentale perché solo così avrà la certezza di averti ai suoi piedi. La cosa che maggiormente gratifica questi narcisi non è semplicemente far sesso con donne belle o bellissime, ma semmai gonfiare il proprio ego, gloriandosi delle loro conquiste e dando prova a se stessi ed al mondo intero della loro immensa potenza.
Stavolta con me non c'è riuscito. Sono rimasta ferma a guardare tutti i suoi vani tentativi per farmi capitombolare e intanto proseguivo tranquillamente la mia vita, talvolta non ricordandomi quasi della sua esistenza. E ad un certo punto ho realizzato quanto io fossi cresciuta: accorgermi che Dario, l'uomo che tanto mi aveva fatto disperare al punto di creare questo blog per uscire dalla depressione, non mi fa più alcun effetto; vedere che posso frequentarlo e poi assistere alle sue sparizioni ed ai suoi ritorni senza starci male; notare che al terzo appuntamento con lui provavo disagio perché mi sentivo già stanca di questa frequentazione per me troppo assidua; ecco, tutto questo mi ha dimostrato quanto sono cambiata in positivo. E mi ha resa più forte, sicura di me, tranquilla e serena. Avevo davvero bisogno di questa personalissima rivincita con me stessa. Non di una rivincita con lui, sia ben chiaro, che non so nemmeno se l'ho presa e, a dirla tutta, poco m'importa. Ma questa rivincita con la vecchia Kerry ci voleva proprio. E per una volta tanto lasciate che sia io a gloriarmi con voi di questa mia stratosferica conquista, dando prova a me stessa ed a voi lettori della mia immensa potenza.
Au revoir, mes amis! ;-)
E non dimenticate mai che...


giovedì 4 febbraio 2016

Psycho is better than Stupid

C'è una sottile differenza tra gli psycho e i pazzi. Sottilissima. Ma che dico? C'è un abisso. Gli psycho (di cui il mio amato Dario è un splendido esemplare) sono dotati di un'intelligenza sopraffina, a volte quasi geniale; sono complicati, non sanno neanche loro cosa vogliono; narcisi, ma comunque pieni di insicurezze; affascinanti, ti intrappolano nella loro rete con naturalezza, giocando al gatto col topo; egocentrici, egoisti, sadici e masochisti, costantemente concentrati su se stessi, soffrono poiché incapaci di vivere tranquilli, e amano far soffrire chi sta loro intorno: questo li fa sentire potenti. Detto in due parole, ti fanno sbarellare, e si divertono pure. 
I semplici pazzi invece sono tutt'altra cosa. Più che farti sbarellare, sbarellano loro per primi in modo decisamente infantile; non sanno gestire alcun tipo di situazione e devono per questo ricorrere sempre all'aiuto della "mammina" di turno (che può essere la compagna così come la sorella); difficilmente sanno mettere due parole in fila e ti fanno sentire intelligente anche quando non lo sei; si buttano a capofitto in relazioni appena nate per poi scappare alla primissima e più insignificante difficoltà; e infine fanno dei ragionamenti da scimmie-cani tali da farci capire che provare a discorrere con loro anche su argomenti banali è una battaglia persa in partenza (prendo in prestito dal giornalista Paolo Barnard la metafora di "scimmia-cane" che rende bene l'idea di persone mediocri, assolutamente non desiderose di elevarsi intellettualmente e culturalmente).
Ci tengo a precisare che quando parlo di questi pazzi che si mostrano altresì stupidi e senza cultura, non faccio un discorso classista. Alcuni miei carissimi amici infatti, col solo diploma di terza media, fanno ragionamenti ben più maturi dei miei, incredibilmente ponderati e quasi filosofici; al contrario, ad esempio, il mio vicino di casa, pluri-laureato, insignito di riconoscimenti internazionali, a cui una sera spiegavo che non bevo birra perché seguo una dieta priva di glutine e lattosio, mi ha chiesto: "e nella birra c'è il glutine o il lattosio?". Di fronte ad una tale ingenua domanda, mi è venuto naturale rispondere: "il lattosio ovviamente: è infatti risaputo che la birra si ottiene mungendo le mucche". Mi chiedo ancora adesso se abbia colto la sottile ironia nella mia risposta. 
Non vorrei a questo punto sembrarvi saccente. Non è mia abitudine salire in cattedra. Forse solo alcuni di voi sapranno che nella birra, ricavata dai cereali, è presente il glutine. Ma se non lo sapevate, non è un problema. Io mi ritengo profondamente ignorante in moltissimi campi. Però mi chiedo: com'è possibile che un pluri-laureato in materie scientifiche, che si vanta ogni giorno boriosamente dei suoi titoli, non sappia in quali alimenti siano contenuti il glutine ed il lattosio? Se poi questa persona si mettesse anche ad avere comportamenti folli, ecco che il quadro del semplice pazzo è completo. Sia chiaro, un semplice pazzo, non certo un affascinante psycho.
Ammetto però che non sia assennato vantarsi di far parte della categoria degli psycho (termine che ho scelto in quanto viene utilizzato quotidianamente dal mio carissimo amico Cesare per definire la propria lucida follia). Ed essere innamorati di uno psycho è altrettanto deleterio che essere innamorati di un pazzo qualsiasi; però amare uno psycho è decisamente più divertente e stimolante. D'altra parte, a fronte delle esperienze che ho avuto ultimamente con partner, amici e colleghi, e alla luce di ciò che io stessa mi sento dire dagli altri, non posso far altro che urlare con fierezza: "Psycho is better than Stupid". 
Ed è con questa massima da me inventata che vi saluto.
Au revoir, mes amis! ;-)

domenica 23 agosto 2015

Kerry tra i fiori

Oggi scrivo perché ho bisogno di sfogarmi. E anche di tutto il vostro supporto morale. Mi sono appena lasciata con un tipo con cui non stavo. Lo so, suona molto paradossale. E so anche cosa starete pensando voi: che ci divertivamo senza impegno. Ed è qui che vi sbagliate. Perché in questa storia c'è ben poco di divertente. Agli inizi sembrava che Gabriele fosse interessato a me; ma io non ricambiavo perché avevo in testa soltanto Dario. Ve lo ricordate Dario? Lo considero a tutt'ora il mio ideale di uomo e gli voglio un gran bene, ma nulla più, perché nel frattempo è diventato il mio migliore amico. E mi dà parecchi consigli sugli uomini. Ma tornando a Gabri, anche con lui avevo instaurato una bella amicizia. Poi col tempo ho iniziato a nutrire dei sentimenti diversi. Glielo dico con molta fatica. E proviamo a frequentarci. Un disastro totale. A me lui continua a piacere un sacco, ma non ci capiamo su niente. In realtà non ci capivamo neanche da amici. Ma con gli amici, si sa, ci si passa sopra. Al contrario, quando i semplici amici saltano al livello successivo, quello di  "amici con bonus", ogni parola, ogni gesto risulta inesorabilmente amplificato. Tra mille incomprensioni, Gabriele ed io balziamo in continuazione dalla condizione di amici, a quella di "un po' più che amici", a quella di nemici, e poi di nuovo amici speciali, poi solo amici, poi partner ancora una volta, e ora nemici per sempre. Diciamo che qui l'ossimoro particolarmente in voga nel mondo anglosassone, ovvero "frienemy" (friend+enemy=amico+nemico) non è sufficiente. Per una situazione tanto complessa si dovrebbe coniare un neologismo tipo "frienemartner" (friend+enemy+partner). Scherzi a parte, io non riesco a togliermelo dalla testa. Ma nessuno sa nulla del nostro tira e molla infinito. Perché Gabri è discretissimo. E a me va benissimo così. D'altro canto io stessa amo divulgare solo le cose ufficiali, non certo un ridicolo tira e molla stile adolescenziale, anzi, peggio: perché ammettiamolo, gli adolescenti di oggi sono svegli e sicuri delle scelte che fanno, e avrebbero molto da insegnare a noi quarantenni confusi e frustrati, e non perderebbero tempo con una storia che non vuole iniziare. Invece io ci ho perso mesi. E adesso che sembra tutto definitivamente finito, vorrei buttarmi giù dal ponte che dà sul fiume della ridente cittadina in cui vivo. Non sarebbe male una prospettiva del genere. Mi immagino annegare romanticamente come Ofelia tra i fiori. Avete presente la meravigliosa "Ophelia" di Sir John Everett Millais? Ecco, io ho immaginato una scena del genere. Allora guardo giù dal ponte: non vedo fiori in questo periodo. Solo nutrie e qualche paperella. Potrei comunque lanciarmi ed affogare goffamente tra questi simpatici animaletti. Simpatici si fa per dire. Le nutrie mi disgustano. Non le voglio morte per mano dei cacciatori, per carità! Hanno la stessa dignità di qualsiasi altra specie animale. Ma di lì a tenerle amabilmente in braccio come fa l'ex ministra Brambilla, ce ne corre. Ad ogni modo mi vedo nel fiume, affogata tra i dispiaceri, le nutrie e le paperelle. E non sia mai che qualche pittore preraffaellita risalga dall'oltretomba per fare un bel dipinto anche su di me. Meno affascinante di quello dedicato alla sfortunata eroina shakespeariana; ma sarebbe la mia opportunità per avere finalmente una fama che duri nei secoli. E dopo tutto questo sognare ad occhi aperti, realizzo che i lettori del mio blog resterebbero orfani dei miei post che tanto amano. Non posso davvero farvi un torto del genere. Perdonatemi per averlo anche solo pensato. Quindi, come al solito, au revoir, mes amis! ;-)
Ophelia (1851-52) - Sir John Everett Millais


Michela Vittoria Brambilla e una nutria


venerdì 15 maggio 2015

Felicità pret-a-porter

Ho creato questo blog per curarmi. Per curare il mio malessere. Stavo male per Dario. Troppo male. Quella che credevo fosse una forma di innamoramento fortissimo si stava trasformando in una vera e propria ossessione. L'avevo adocchiato solo per tenere occupata la mente in un momento difficile. Ma ben presto Dario era diventato parte integrante ed attiva del mio momento difficile. E dovevo assolutamente porvi rimedio.
Sentivo il bisogno di buttare fuori tutta la rabbia e la frustrazione che avevo in corpo. Ma non potevo continuare a sfruttare i miei amici scaricando su di loro tutti i miei problemi.
Allora ho pensato di urlare il mio disagio a chi avesse avuto voglia di ascoltarlo. Perché altri potessero imparare dai miei errori. Perché altri sapessero che è troppo stupido stare male quando i problemi non sono importanti o reali (anche se è assolutamente naturale per la mente umana crearsi problemi inesistenti, come ci fa notare Giulio Cesare Giacobbe nel suo libro "Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita", di cui farò una recensione molto presto).
Ed è così che è nato questo blog. L'ho creato con un intento terapeutico. Un po' come Zeno Cosini con la sua "Coscienza". Anche se un mio ex professore, che tanto stimo, mi ha caldamente augurato "che il blog funzioni meglio della Coscienza di Zeno, e che io trovi un po' di serenità".
E sì, il blog funziona decisamente meglio della Coscienza di Zeno; e io sto finalmente trovando la tanto agognata serenità. Perché questo blog riempie gli spazi vuoti della mia vita; e mi fa sentire felice come fossi innamorata. C'è chi mi fa notare che doversi concentrare su qualcosa per sentirsi in pace con se stessi dimostra poco equilibrio. Non sono d'accordo. Concentrarmi su qualcosa, come un uomo, questo blog, uno sport, la cura della pelle, la dieta, un qualsiasi obiettivo da raggiungere o una qualsiasi sfida da vincere, è il mio modo per pensare a me stessa, per sentirmi viva; di più: per sentirmi potente. Ogni volta che raggiungo l'obiettivo prefissato mi sento appagata. E questo senso di esaltazione permane dentro me per qualche giorno. Appena mi accorgo che sta per svanire, elaboro immediatamente una nuova sfida, che puntualmente vinco. E il senso di esaltazione torna a pervadermi. In questo modo sono sempre felice. C'è chi mi dice anche che mi accontento di poco. Questo non è affatto vero, perché con questa mia determinazione ho realizzato tutti i miei sogni, tra cui ad esempio il lavoro che faccio. Ma anche nel caso in cui mi accontentassi veramente di poco, che male c'è se questo poco mi rende felice? Del resto il pensiero epicureo sulla felicità si può riassumere con la massima che tutti conosciamo: "chi s'accontenta gode". Ed è proprio così.
La mia amica Verdiana spesso si lamenta perché il tipo che frequenta  la fa stare bene, sostiene di volerle bene, non ha problemi a farsi vedere pubblicamente con lei, ma non ufficializza il loro rapporto e non la tempesta quotidianamente di messaggi. Faccio sinceramente fatica a capire quale sia il problema di Verdiana. Molte donne hanno rapporti ufficializzati da un anello, ma i loro mariti le tradiscono o, peggio ancora, le picchiano o le torturano psicologicamente. E allora? Siamo sicuri che un rapporto ufficiale sia necessariamente migliore di uno non ufficiale? E l'essere tempestati di messaggi è a parer mio alquanto soffocante, non trovate?
La stessa Verdiana mi consiglia di non frequentare nessuno perché potrei innamorarmi e stare male come lo sono stata per Dario. Quindi potrei anche smettere di uscire di casa così sono sicura che nessuna tegola mi cadrà mai sulla testa. Ovvero dovrei rinunciare a vivere per evitare il rischio di soffrire nuovamente. Ecco, questa è la cosa più sbagliata che si possa fare. Perché le cose che mi hanno arrecato sofferenza nella vita, sono le stesse che prima mi avevano regalato la felicità. Tra l'altro, dopo tutti questi fallimenti, ho imparato la lezione: non mi interessa sapere cosa accadrà domani. A me basta che il tipo che frequento mi voglia bene adesso. E che si comporti bene adesso. Non mi interessa ufficializzare niente e nemmeno sapere che piega prenderà un domani la nostra storia. Preferisco godermi il momento. Mi concentro sull' "hic et nunc". Perché come diceva Lorenzo de' Medici: "Chi vuol esser lieto sia. Di doman non c'è certezza".
Un ultimo appunto: molti di voi sono sicuramente amanti della moda, ma in pochi potranno permettersi abiti di Haute Couture, quindi vi accontentate del pret-a-porter, e non ve ne vergognate. Fate la stessa cosa con la felicità: accontentatevi di una felicità pret-a-porter, cioè pronta da indossare, e non vergognatevene.
Questo blog fa parte della mia felicità pret-a-porter. Fate come me, trovatevi la vostra.
Au revoir, mes amis! ;-)

domenica 29 marzo 2015

"La verità è che non gli piaci abbastanza"

L'avete visto "La verità è che non gli piaci abbastanza"? Bellissimo. Fantastico. Se non l'avete fatto, guardatelo. Chiarisce le idee su tante cose, ad esempio sulle bugie che noi donne raccontiamo a noi stesse e alle nostre amiche per evitare di vedere la dura realtà, ovvero che non gli piacciamo abbastanza.
Ci ostiniamo ad innamorarci delle persone sbagliate, come se queste fossero in qualche modo più affascinanti o addirittura migliori delle altre. Siamo proprio programmate male. È come se ci fosse una vena di masochismo nel nostro essere donne, che ci spinge in realtà a credere che certe frasi, certi atteggiamenti, certi modi di pensare ci faranno stare meglio. Fesserie.
Il tutto è ben spiegato nel libro "Il principe azzurro è un bastardo" in cui l'autore Roman M. Koidl insegna alle donne come decodificare i comportamenti maschili per imparare a difendersene.
 Per Koidl, docente di scienze della comunicazione e della divulgazione, è facile smascherare gli uomini in quanto agiscono tutti secondo schemi fissi facilmente individuabili. Il concetto base è quello che ci viene ripetuto dalle nostre mamme fin dal giorno in cui siamo nate, ovvero che gli uomini sono interessati ad una cosa sola: il sesso. La sua teoria è piuttosto pessimista poiché sostiene che nessun uomo è fedele (lo è soltanto se gli mancano le occasioni) e che alcuni uomini si sposano non per amore,  neanche per soldi, ma per una situazione di comodo: ovvero sesso assicurato a vita.
Ammetto che ho trovato questo libro molto istruttivo, perché, sebbene a tratti possa risultare quasi scontato, mi ha però aperto gli occhi su alcune cose fondamentali, mi ha fatto riflettere e piangere. E ho in cuor mio ringraziato l'autore. Perché mi ha dimostrato quasi scientificamente che non ero pazza a lamentarmi di un mio ex. E ora so per certo che ho fatto benissimo a lasciarlo.
Su una cosa però mi permetto di dissentire con Koidl. Non è vero che tutti gli uomini agiscono in funzione del sesso. Dario ad esempio con me non si è mosso in quella direzione. Eppure più volte ha rimarcato quanto io gli piaccia a livello fisico. Però ritengo che alcuni uomini, come alcune donne, non vivano bene il rapporto con il sesso. Ergo, ci sono uomini che non agiscono in funzione del sesso, anche se ci pensano, e anche se hanno addirittura parecchie possibilità. 
Un libro per certi versi simile a questo, e che come questo mi ha appassionato moltissimo, è "Come farlo innamorare" di Giulio Cesare Giacobbe. Anche qui si parte dal presupposto che gli uomini agiscano secondo schemi ricorrenti. Basta solo capire a che categoria appartenga l'uomo che ci interessa: bambino, adulto, genitore, uomo completo.
Questo libro è decisamente più ottimista dell'altro perché sostiene che qualsiasi donna può fare innamorare un uomo. Deve solo sapere come fare. Mi sono divertita molto a leggerlo perché Giacobbe, psicologo, psicoterapeuta, nonché insegnante universitario, usa un tono decisamente scherzoso. Eppure ci svela delle grandi verità. Ecco perché ve lo consiglio vivamente. 
In conclusione ragazze, leggiamo, istruiamoci e soprattutto, facciamoci furbe! Meglio divertirsi che prendere facciate a destra e a manca. Del resto, come cantavano gli Yes, "owner of a lonely heart, much better than owner of a broken heart". Ma se proprio volete trovare il principe azzurro, vi cito la massima che sta girando ultimamente nei social network: "se non trovate il principe azzurro, la soluzione è prendere un tipo a caso e verniciarlo".
Au revoir, mes amis! ;-)



mercoledì 25 marzo 2015

Le contraddizioni dei social network

Io amo i social network. Non mi vergogno ad ammetterlo. Mi tengono compagnia ogni volta che mi sento sola. Ma diventano facilmente un'arma a doppio taglio. Mi piace usare Facebook, Twitter, Instagram e Google plus. E pubblico solo ciò di cui mi sento tranquilla.
Ad esempio se litigo col mio datore di lavoro non lo scrivo perché la cosa mi si potrebbe ritorcere contro. Né parlo male dei miei ex o di amicizie finite perché mi sembra indelicato. Non faccio neanche mai commenti su questioni politiche o religiose perché non voglio inimicarmi nessuno e perché le ritengo faccende troppo personali. Ma nonostante i miei accorgimenti, è facilissimo essere stalkerati.
So cosa staranno pensando alcuni di voi: "se ti senti stalkerata, non usare i social network". Ebbene, se lo pensate, vi sbagliate. Avere piacere di usare un social network non equivale a dire avere piacere di essere controllati in ogni minima mossa.
Vi porto degli esempi. Il luogo dove abito non è certo un segreto. Spesso devo fornire il mio indirizzo a sconosciuti, ogni volta che cambio posto di lavoro, ogni volta che faccio un acquisto online, ogni volta che faccio una nuova tessera al supermercato o che mi abbono ad una rivista. Inoltre tutti i condomini del mio palazzo e del palazzo di fronte sanno dove abito. Ma quando qualche anno fa mi è capitato più volte di incontrare, nei pressi di casa mia, un tipo che mi piaceva molto, mi sono sentita a disagio. Nonostante io fossi interessata al tipo e nonostante non ci sia nulla di male se qualcuno passa nella via dove abito, il trovarlo lì spesso e volentieri mi ha fatto sentire controllata. 
La stessa cosa vale per i social network. Scrivere post senza problemi, non significa aver piacere di sapere che qualcuno legga quei post in modo ossessivo.
Il collega che a fine gennaio mi invita a prendere un ginseng grande al bar, mi fa sorgere spontanea la domanda: "come fai a sapere che bevo ginseng? Non te l'ho mai detto". "L'ho letto in un tuo tweet", è stata la risposta. Quel tweet l'avevo scritto a metà ottobre. Più di tre mesi prima. In quel momento sono rabbrividita. Lo stesso collega controllava quanto stavo online su Whatsapp. E mi faceva domande velate per sapere se stessi chattando con qualche bell'uomo. E infine ogni volta che uscivo dalla toilette del posto in cui entrambi lavoriamo, lo trovavo "casualmente" lì a lavarsi le mani. Fortunatamente non è mai successo nulla più di questo. Ma sono proprio questi gli atteggiamenti da evitare. Perché a tutti noi è sicuramente capitato di controllare quanto stia online la persona che ci piace, cosa faccia su Facebook o quali foto posti su Instagram. Ma evitiamo di farglielo sapere, perché la nostra ossessività (comprensibilissima per qualsiasi persona innamorata e naturalmente gelosa) può generare nell'altro/a uno stato d'ansia tale da farlo/a allontanare da noi per sempre.
Non solo. Queste forme di ossessione non fanno bene neanche alla nostra psiche. Quando Dario si stava allontanando da me, ho iniziato, quasi senza rendermene conto, a controllarlo su Facebook e Whatsapp. Se lo vedevo online mi chiedevo con chi stesse chattando. Se non lo vedevo online mi chiedevo nel letto di chi fosse. Ho così ben presto capito che questo forma di controllo era per me deleteria e non mi portava da nessuna parte. E per evitare di continuare a farlo ho persino disinstallato Facebook dal telefono. 
Attualmente ho tutti i miei amici social nuovamente installati su tablet e telefono. Ma non controllo più nessuno. E vivo decisamente meglio. Se mi sento sola, posto, chatto, ma non controllo. E ovviamente scrivo a voi qui nel blog. E questo mi fa sentire davvero felice :-)
Quindi ricordatevi, postiamo, leggiamo i post degli amici, "likeiamo", commentiamo, ma sempre in modo sano, discreto, e senza avere mai atteggiamenti da stalker. 
Au revoir, mes amis! :-)


domenica 22 marzo 2015

La terra trema... o forse no.

Dario mi ha appena detto di essersi innamorato e fidanzato. Curiosa come cosa. Fino a poco tempo fa sosteneva di NON POTERSI innamorare né fidanzare. Era quella impossibilità a provare un sentimento che mi faceva sorridere. Che senso aveva una frase del genere? Se ti innamori ti innamori. Non è una cosa che puoi decidere. Glielo dicevo che erano tutte bugie. Che semplicemente non aveva il coraggio di dirmi che ero io il problema. Ma no, insisteva lui. Io avrei addirittura potuto essere quella giusta. Ma lui non aveva testa proprio per nessuna. Ovviamente non sono mai stata così ingenua da credergli. E infatti avevo ragione. Da qualche tempo avevo anche iniziato a sospettare che avesse qualcuna. E oggi me l'ha proprio confessato candidamente: "Tanto, ci vedrai presto in giro insieme, Kerry". Gli ho sorriso. E mi sono mostrata sinceramente contenta per lui. Ma ammetto che per un attimo la terra mi è tremata sotto i piedi... o forse no. 

Perché forse il fatto che non sia io l'oggetto dei suoi desideri è la mia salvezza. Lo so. Sembro la volpe che non arriva all'uva. Ma se questo non arrivare all'uva fosse la fortuna della volpe? Ce lo siamo mai chiesti? Forse l'uva non è acerba. Forse è dolcissima. E se la volpe l'assaggiasse, le piacerebbe così tanto da mangiarla tutta in un attimo. Al punto da fare una brutta indigestione, finire all'ospedale e morire. Ecco come potrebbe essere il triste epilogo della storia. Noi deridiamo sempre la volpe che non arriva all'uva. Ma non sappiamo che se ci arrivasse, forse sarebbe la sua rovina. Perché è questo il punto. Non possiamo sapere a priori cosa ci riserverà il futuro. 
Per ora l'unica cosa certa che so è ciò che mi ha riservato il passato. Che nei pochi mesi che ho frequentato Dario, mi ha fatto stare sì molto bene all'inizio. Ma il suo comportamento ambiguo è stato ben presto fonte di parecchia ansia. La sua mentalità contorta mi ha fatto più volte uscire di testa. E il suo egoismo sconfinato mi ha fatto piangere ogni sera per almeno un mese. O forse anche di più. Queste non erano le premesse per una storia felice. Né tanto meno per una storia sana. 
Sono sicura che questa persona sia perfetta per lui. Li immagino felici e spensierati mentre vivono appieno il loro neonato amore.
Perché semplicemente Dario non era la persona per me. Io merito altro. Qualcuno che mi capisca e che non mi faccia soffrire. Qualcuno che voglia lasciarsi amare da me e ricambiare il mio amore.
Ricordiamocelo ragazze, non tutti i mali vengono per nuocere. Forse a volte il destino si permette di farci piangere un po' per risparmiarci dolori ben più grandi di cui fortunatamente non verremo mai a conoscenza. Avete mai visto Sliding Doors? Guardatelo, e capirete di cosa sto parlando.
Au revoir, mes amis! ;-)

mercoledì 18 marzo 2015

L'incanto di un momento

"Per quanto riguarda il tizio, mollalo alla grande. La vita è una e dobbiamo viverla bene con persone che ci fanno stare bene. Il resto non serve".
Queste le parole della mia amica Isabella, dopo averle raccontato tre cose su Dario. Ma del resto le ho raccontato proprio le tre cose più significative: che è un narciso, che quelli come lui ti portano a perdere, che mi ha già fatto versare troppe lacrime.
Le parole di Isabella continuano a riecheggiarmi nella testa. E anche Cinzia, che mi ascolta pazientemente ogni giorno da ormai troppi mesi, non capisce perché io mi ostini a stare male per una storia mai iniziata. È proprio per quello che sto male. Perché non è mai iniziato niente. Perché il tutto si è svolto solo nella mia testa. Mi sento come la protagonista del film "La verità è che non gli piaci abbastanza". Perché è inutile raccontarsela: se un uomo è anche solo minimamente interessato non ti lascia scappare così.
Allora perché per mesi si è mostrato così gentile e premuroso con me? Neanche lo conoscevo. È accaduto tutto per caso. Stavamo entrambi parlando con un amico comune, che alla fine ci ha presentati. L'avevo in realtà adocchiato da tempo. Uno dei tanti che mi piacevano per gioco e con cui mi divertivo a tenere impegnata la mente in un periodo per me non facile. Difficile non notarlo. Un habitué del bar in cui sono solita andare a prendere il mio amato "ginseng grande". Lui che parla sempre a voce alta, che ha una frase acida per tutti, che osserva tutto ciò che gli accade intorno con attenzione quasi morbosa. Dario è il suo nome. E quando Manuel ci presenta sostiene di non avermi mai vista. Bugiardo. O forse smemorato. Così tanto smemorato? Sono mesi che mi vede quasi tutti i giorni lì dentro. No. Fa solo parte della sua tattica da conquistador. Ed è solo l'inizio. Per mesi mi dirà "ci vediamo domani", con fare suadente. E quando non mi farò vedere mi scriverà che si aspettava di vedermi e mi solleciterà a passare dal bar. Non che mi abbia scritto così tante volte per la verità. Solo quando fiutava un mio possibile allontanamento. Perché non sono stupida. Non ho quindici anni. Lo capisco quando un uomo non è interessato. Non sembrava neanche interessato a portarmi a letto per la verità. E questa mi è sempre sembrata la parte più strana. Perché, sebbene non mi piaccia generalizzare, difficilmente un uomo si fa scappare un' "occasione" facile. Eppure non voleva lasciarmi andare. E ora l'ho capito il perché. E ho capito anche perché non volesse portarmi a letto. Perché a lui bastava avermi così. Adorante. A gratificare il suo smisurato ego in eterno. "Di tempo ne abbiamo finché ne vuoi, Kerry... almeno spero". Sapevo che non era innamorato di me. Lo sentivo. Ma dopo frasi del genere credevo ci fosse almeno un interesse. Non volevo un fidanzato. I miei rapporti erano sempre finiti male. Però speravo in un amico speciale. Un amico "con bonus". Un amico con cui condividere qualche serata qua e là in allegria. E Dario sembrava perfetto. Perché neanche lui voleva una relazione. Ma poi tutto è svanito nel nulla. Progetti di pranzi assieme, di serate trascorse fuori città. Niente. Niente di niente. Alla fine ci siamo visti da soli soltanto una volta, e quasi di corsa. Così da rimanere con l'amaro in bocca. È stato l'incanto di un momento. Nulla più. Un momento che avrei voluto far durare ancora un po'. E io continuo a chiedermi dove ho sbagliato. Ma di solito coi narcisi non si sbaglia niente.
Ti fanno sentire come se tu non li capissi. Ma sono loro che non capiscono te. Sto leggendo alcuni libri al proposito che mi stanno aiutando ad affrontare la cosa. E subito mi sono sentita meglio. Ma poi, da brava egocentrica narcisa quale io stessa sono, ho continuato a credere di essere io il problema. Perché in questi libri si parla delle compagne dei narcisi. Io invece per lui non sono stata niente. Non vado bene neanche per una sveltina facile. Eppure piaccio agli uomini. E a tanti anche. Ma non piaccio a me. E trovo sempre il modo per darmi addosso. Oggi sono così. Malinconica. Ma presto vi mostrerò altri lati del mio carattere. Perché se voglio so essere un vulcano di allegria. E presto, molto presto, vi parlerò di quei libri che sto leggendo. Perché sono fantastici. E spero possano aiutare voi così come hanno aiutato me. Au revoir, mes amis! ;-)