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sabato 15 agosto 2026

Una zitella d’oro di Rebecca Quasi

Lo ammetto: ho comprato un libro per la copertina. 
E ho fatto stra benissimo!!!! Mai scelta casuale si è rivelata più azzeccata. 
Rebecca Quasi è un nome
che avevo già notato, che suscita curiosità e resta impresso; ed è lo pseudonimo di un’insegnante che scrive per diletto. E francamente le riesce splendidamente.
Una zitella d’oro, il suo primo romanzo edito da Mondadori, narra le controverse vicende di Cecily Higgins: “L’onorevole Miss Cecily Higgins voleva un marito, lo voleva con tutta se stessa a e si sarebbe accontentata di buon grado, visto che era ben consapevole di essere segnata da tutti e tre i limiti che impediscono di contrarre un buon matrimonio: non era ricca, non era bella e non apparteneva a una famiglia importante.”
L’incipit è bastato a farmi innamorare di questo romanzo e della sua autrice, che, con la sua sagace ironia, ha saputo costruire una storia plausibilissima, ambientata nell’Inghilterra vittoriana, che vede come protagonista una signorina piuttosto scialba.
La nostra povera Cecily dovrà fare i conti con una società fortemente maschilista, con l’anafettività dei suoi genitori e con gli scarsi mezzi della sua famiglia. Tirerà quindi fuori gli artigli, una sicurezza ed un carisma che le conferiranno un fascino inaspettato. Ma la sua brama d’indipendenza non ha calcolato che l’amore non concede sconti, né agli scapoli d’oro né tantomeno ad una convinta zitella d’oro come lei. Quando si troverà costretta ad ospitare l’infermo duca di Wessex, che anni prima le aveva chiesto un ballo, segnando inesorabilmente la sua sorte di zitella, vecchi batticuori dimenticati torneranno a farsi sentire con prepotenza.
Riuscirà la caparbia Cecily a resistere alle ‘avances’ di Sua Grazia? Tra un susseguirsi di risate ed emozioni contrastanti, ho divorato questo libro che mi ha tenuta con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.
Va da sé che vi consiglio vivamente di leggerlo.
Au revoir, mes amis! :-)


La biblioteca di mezzanotte di Matt Haig

Il mio compagno mi ha ricordato più volte che, secondo Leibniz, viviamo nel migliore dei mondi possibili. Sposo in pieno questa teoria, poiché, se avessi fatto esperienze diverse, comprese quelle che mi hanno ferita, non sarei la persona che sono adesso e, avendo imparato a conoscermi e accettarmi, non vorrei essere diversa. 
Ma cosa succederebbe se avessimo
la possibilità di leggere il “libro dei nostri rimpianti” e cambiare le piccole decisioni che ci hanno condotto a scelte di vita in apparenza totalmente sbagliate? A Nora Seed viene offerta questa opportunità e non esita a coglierla. 
Si troverà quindi a saltare da una possibile Nora all’altra, vivendo vite che aveva immaginato da bambina così come esperienze che invece non aveva mai nemmeno contemplato.

Avete mai visto la vecchia serie televisiva Quantum Leap? A tratti me l’ha ricordata, anche se le finalità di Sam Beckett, personaggio principale della serie TV, e quelle di Nora Seed sono totalmente diverse.

Nora mi è piaciuta, così come il suo creatore. Le varie citazioni di filosofi, soprattutto quelle tratte dal pensiero di Henry David Thoreau, conferiscono un certo spessore al romanzo, nonostante il piglio fresco e dinamico. 
Vari personaggi acquistano o perdono d’importanza tra i vari capitoli: tutti hanno il loro perché e alcuni di loro sono riusciti a guadagnarsi la mia simpatia. 

In una carrellata di infiniti mondi possibili, mi sono sorpresa, divertita, commossa e messa in discussione. D’altra parte Nora Seed ama filosofeggiare e chi meglio di lei potrebbe indurci, con la sua delicatezza, a guardare dentro i nostri cuori? 
Quindi non posso che ringraziare la cara Nora e Matt Haig per questa perla che hanno voluto regalare al mondo.

Ho visto che c’è una sorta di seguito a questo libro, Il treno di mezzanotte, che però non sembra strettamente correlato al primo. Chissà se almeno si ritrovano alcuni dei personaggi che abbiamo già conosciuto. Curiosissima di leggere anche questo :-D
Au revoir, mes amis! :-)




martedì 11 agosto 2026

La maledizione delle sorelle Swan di Shea Ernshaw

La maledizione delle sorelle Swan è uno dei tanti libri a tema streghe che avevo comprato lo scorso Halloween. Si è però rivelata azzeccata
la mia scelta di leggerlo durante le vacanze al mare, perché il mare è un elemento fondamentale e decisamente presente (al punto da diventare quasi “prepotente”) nello svolgimento dell’intera narrazione. Il prologo s’intitola proprio Il Mare e racconta di tre giovani sorelle, Marguerite, Aurora e Hazel che nel 1822 approdarono a Sparrow, in Oregon. Giudicate troppo belle ed ammalianti dalla gente del posto, che riteneva innaturale e frutto di incantesimi sia il loro fascino sia la loro maestria nell’accalappiare gli uomini, furono accusate di stregoneria e condannate a morire annegate sul fondo dell’oceano. Ma la leggenda vuole che dall’anno seguente fino ad oggi, per le prime tre settimane di giugno, le sorelle tornino sulla terraferma, impossessandosi dei corpi di giovani fanciulle, e si vendichino, portandosi via le vite di ragazzi innocenti.
Penny conosce la leggenda e ne è spaventata, mentre i suoi compagni e le sue compagne di scuola si divertono a sfidare la sorte per dimostrare il proprio coraggio.
Questo è solo l’inizio della storia e ovviamente non vi anticipo nient’altro. Ammetto che quando mi sono accorta che la protagonista era un’adolescente chiusa in se stessa, pensavo che questo libro sarebbe stato forse più adatto a lettori ben più giovani di me. E invece la lettura mi ha assorbita completamente; il ritmo è serrato e fino all’ultima pagina sono rimasta con il fiato sospeso, chiedendomi come sarebbe andata a finire. 
Senza spoiler, vi confesso che il finale mi è parso davvero sorprendente. La bravura dell’autrice fa sì che chiudiamo il libro con un senso quasi di smarrimento che non ci permette di capire appieno il nostro stato d’animo.
In fondo al libro della raffinata edizione Heloola, troverete un QR code con un’intervista a Shea Ernshaw: l’autrice ha un modo di parlare calmo ed accattivante che mi ha ulteriormente conquistata, ma mi raccomando, guardate il video solo dopo aver concluso la lettura del romanzo.
Inoltre l’edizione Heloola fornisce anche, tra le ultime pagine, un kit per un eventuale club del libro, con domande che portano a parecchi spunti di riflessione.
Vi pongo infine un quesito che mi è sorto spontaneo: come mai, ultimamente leggo spesso di tre sorelle streghe? Avevo infatti già notato questo particolare lo scorso ottobre quando avevo letto la storia delle tre sorelle Quigley, The Crescent Moon Tearoom di Stacy Sivinski. Tre erano le sorelle Halliwell nella serie TV Streghe (Charmed), così come le sorelle di Hocus Pocus, e infine le protagoniste di Le streghe di Eastwick, che però non erano sorelle. Ma nel secolo scorso, non era necessariamente la regola. In Vita da Strega (Bewitched) Samantha aveva solo una cugina; Sabrina Spellman di Sabrina - Vita da Strega (Sabrina - The Teenage Witch) era figlia unica; e in Amori & Incantesimi (Practical Magic) le sorelle sono solo due.
È per caso ora diventato un cliché da cui non si può prescindere? Se qualcuno di voi conosce la risposta, gentilmente mi faccia sapere :-)
Au revoir, mes amis! ;-)


domenica 9 agosto 2026

La scatola delle lacrime di Han Kang

Non si prende un premio Nobel senza motivo. E Han Kang ne è la prova concreta. La scatola delle lacrime mi ha sorpresa fin da quando l’ho scorta in libreria, nella sezione dedicata ai ragazzi.
Mi è sembrato talmente strano che la stessa autrice di La vegetariana, Atti umani e L’ora di greco, avesse scritto qualcosa di adatto ai bambini. E così, incuriosita, ho deciso di regalarlo a mio figlio per la giornata internazionale del libro (23 aprile, in onore di Shakespeare e Cervantes). Ovviamente, appena lui ne ha terminato la lettura, gliel’ho chiesto in prestito. 

È stupefacente la versatilità di questa incredibile autrice che, dopo aver optato più volte per storie sofferte, ha voluto questa volta sorprenderci con una fiaba originale e meravigliosa.

Una bimba è stata da tutti soprannominata Lacrimona per il suo pianto facile; in realtà la bambina ha un animo estremamente sensibile e si commuove semplicemente della bellezza del mondo. Un bel giorno Lacrimona incontra un collezionista di lacrime, che le rivende, che viaggia con un uccellino, un bellissimo esemplare di Fischiatore blu, e che cerca una lacrima pura. 
I due inizieranno a viaggiare insieme alla ricerca di questa lacrima introvabile, e con loro impareremo che piangere è un diritto sacrosanto, di cui non dovremmo mai vergognarci, ma scopriremo anche che a volte sarà doveroso trattenere il pianto, e ci farà malissimo…

Han Kang eccelle anche in questo: nel creare fiabe dai toni poetici, che in poche pagine riescono a renderci decisamente più ricchi dentro.

Au revoir, mes amis! :-D

mercoledì 5 agosto 2026

Una ragazza d’altri tempi di Felicia Kingsley

Il romanzo di cui sto per parlarvi mi ha proprio trasmesso le sensazioni di cui ero alla ricerca durante le mie ferie super rilassanti. 
Una ragazza d’altri tempi di Felicia Kingsley
era esattamente ciò che mi aspettavo, e forse persino meglio: una storia intrigante, per niente scontata, con una protagonista divertente e, talvolta, anche un pochino buffa. 

Rebecca Sheridan, egittologa, ha “sempre avuto la sensazione di essere nata nell’epoca sbagliata” (p. 9); ma non è nell’antico Egitto il periodo in cui anela vivere, bensì durante la Reggenza inglese, come le eroine dei romanzi di cui è appassionata, create da penne quali Jane Austen, Georgette Heyer e Julia Quinn (già, proprio lei, l’autrice della serie Bridgerton).
Et voilà, come per magia, Rebecca si troverà improvvisamente ed inspiegabilmente catapultata nella upper class della Londra del 1816, subito dopo le guerre napoleoniche ed il Congresso di Vienna.

Si tratterà forse di un sogno, come in Alice nel Paese delle Meraviglie, o di un salto temporale come nelle migliori storie fantascientifiche? A voi scoprirlo. Ma, sinceramente, poco importa.

Rebecca avrà modo di constatare che l’Ottocento non è esattamente il periodo romanzato che siamo abituati a vedere nei film in costume: ci si lava meno di adesso, e i comfort dei nobili e dei ricchi non sono esattamente gli stessi a cui siamo abituati noi nel nostro secolo super igienizzato, iper tecnologico ed altamente informatizzato. 

Oltre a dover sostenere il trauma di essere slittata indietro di ben due secoli, Rebecca si troverà ad indagare su un omicidio che ferirà particolarmente la sua sensibilità, e non solo in quanto fatto di cronaca nera. Lei, che nel nostro tempo è così poco temeraria che nemmeno guida la macchina, nel passato non temerà nessuna sfida le si presenti davanti. 

Ciò che la sorprenderà ulteriormente sarà incontrare i personaggi della sua fantasia. Anche se di certo non era riuscita ad immaginare il personaggio migliore dell’intero racconto… Ma non posso dirvi altro o rovinerei l’effetto sorpresa.

Sicura che la nostra beniamina vi farà ridere di gusto come ha fatto con me, non posso che consigliarvi di leggerlo.
Il feliciaverso resta sempre una garanzia ;-)

Ed eccovi, a mio parere, il miglior scambio di battute all’interno del romanzo:
- “Sull’aspetto del duca non ho nulla da recriminare, sul suo modo di pensare, ahimè, sì”.
- “Oh, cara, che sciocchezze. Gli uomini non pensano!” (p. 389).
Non me ne vogliano i maschietti lettori del blog di Kerry ;-)

In fondo al libro troverete alcune curiosità che ci spiegano l’impegno solerte che ci ha messo la Kingsley nel creare una storia che funzionasse, non semplice da gestire, e quanto ci tenesse a fare un lavoro accurato.
Nei ringraziamenti finali c’è una menzione speciale per un’altra autrice che tanto amiamo: Alessia Gazzola :-)

Au revoir, mes amis! :-D

venerdì 31 luglio 2026

Quello che possiamo sapere di Ian McEwan

Ci sono libri che, mentre ne leggi il finale, ti strappano una risata leggera, ma subito dopo ti ritrovi con il viso rigato di lacrime di commozione, senza davvero sapere il motivo del tuo pianto.
Forse è solo l’immensa bellezza di questi libri a procurarci delle emozioni tanto contrastanti. Ed è ciò che mi è successo con Quello che possiamo sapere di Ian McEwan, ambientato nel 2119. L’autore ci racconta l’ossessione dello studioso Thomas Metcalfe per la Corona per Vivien di Francis Blundy, scritta pochi anni prima del fatidico lockdown e mai pubblicata.
Pare che questa corona, dedicata da Blundy alla moglie, fosse di una bellezza unica. Eppure il poeta decise di non pubblicarla, bensì di declamarne i vari sonetti durante la festa in onore di Vivien, in quanto suo regalo di compleanno per lei. Sebbene sembri, ahimè, non essere rimasta traccia alcuna di questi versi, Metcalfe non si arrende e continua a cercarli.
McEwan dà così voce alla letteratura, citando sia poeti illustri del passato quali Tennyson, Blake, Sylvia Plath, sia quelli di un ipotetico futuro prima del ‘Grande Disastro’; sottolineando la differenza fra la poesia, “antica quanto l’arte letteraria, forse quanto la parola stessa” (p. 63), e il romanzo, che altro non è se non “un modo per nobilitare l’arte del pettegolezzo.” (p. 64).
Trovano spazio anche i problemi ambientali e le relative conseguenze catastrofiche, che qui s’immagina abbiano portato a cambiamenti epocali, come la sparizione di grandi città o l’avvento di una nuova ed unica razza umana “color del miele, color dell’oro” (p. 195). Ciò che davvero ho apprezzato è il modo in cui l’autore si mette nei panni delle donne che, lungi dall’essere angelicate e meno che mai perfette, vengono descritte nella loro umanità, fatta di errori clamorosi così come di sbagli di poco conto. Ma è un’umanità fatta anche di rimpianti, di amori appena sbocciati oppure ormai finiti, e di amicizie complici. Gli uomini non ne escono affatto sconfitti: vittime anch’essi di una società maschilista, ne portano il peso schiacciante, nascondendolo dietro una maschera di falsa spavalderia, ed utilizzando, per loro comodo, ‘due pesi, due misure’ quando si parla, ad esempio, di tradimenti protratti da uomini o da donne.

A proposito degli amori finiti, mi ha in particolar modo colpita una considerazione fatta da Blundy in un suo componimento: “un amore o un matrimonio che si concludono somigliano alla vita. Bene fanno gli amanti a fermarsi prima dell’imbarazzante senilità. […] Ormai è troppo tardi per tornare indietro, quella vita è passata. Non resta loro che il rimpianto.” (p. 265). Pur non riconoscendomi in un pensiero tanto pessimista, non posso che ammirare l’audacia e l’onestà di un siffatto sillogismo. Nondimeno McEwan sa cogliere e descrivere la purezza di un amore che sta per nascere: “Con fare molto gentile, il mio ospite […] mi chiede di raccontargli di me.” (p. 271) e confesso che a questa frase mi sono sciolta, perché in fondo è vero che spesso sono i piccoli gesti pensati per noi che ci spingono ad innamorarci dell’altro.

Come anticipato, le donne rivestono un ruolo fondamentale nella storia, e si dà voce ai loro pensieri e a come riescono a vivere in un mondo che da secoli cerca di schiacciarle. Queste donne non sono forti, né ribelli, e non sono necessariamente delle eroine positive; vivono semplicemente la loro vita, ma spesso, contro il loro volere o per assuefazione ad un mondo prettamente maschilista, si vedono costrette a rinunciare ai propri sogni e ai propri amori. La musa che ha ispirato il capolavoro assoluto di Blundy è la stessa persona che mi ha rubato il cuore dal primo all’ultimo capitolo: “Vivien era di natura generosa, e amava far contenti gli altri.” (p. 7).  Vivien Greene mi è subito apparsa come una donna dolcissima, che tuttavia non risparmia giudizi impietosi farciti di una comica ironia: “tutta quella sicumera, la presunzione, la capacità di ripetersi la irritavano. Un uomo geniale, e un tale cretino.” (p. 41). 
Ma ci sono anche altre donne importanti, come ad esempio Rose, per cui, fin da subito, non sono riuscita a provare simpatia; ho amato tantissimo Rachel e Jane, due donne che camminano in punta di piedi per tutta la storia, eppure la loro innegabile forza interiore ha lasciato un segno evidente dentro di me. 

Ovviamente con un autore del calibro di McEwan gli spunti di riflessione sono innumerevoli e potenti; ad esempio, ci mostra che non basta evitare i social media per ottenere riservatezza, perché con l’avanzare della tecnologia sarà sempre più facile recuperare mail o messaggi telefonici: “abbiamo rubato al passato il diritto alla privacy.” (p. 22); ma anche così conosceremo ben poco i pensieri dei mittenti, poiché “è raro che una mail o un sms contengano riflessioni personali interessanti quanto quelle di una meditata lettera del diciannovesimo o del ventesimo secolo.” (p. 22). Le considerazioni ci sono anche su temi sempre attuali, come la gelosia retrospettiva (p. 136-137), o di recentissimo interesse, come l’IA (p. 140-141).
Pur non simpatizzando per il protagonista, ho sofferto insieme a lui, perché si appassiona ad un passato che non gli appartiene, ben più di quanto riesca a vivere il proprio presente: “A loro è dato potermi commuovere, toccarmi, ma non viceversa. La mia prolungata ricerca storica è una danza con persone sconosciute che ho finito per amare” (p. 34). D’altra parte, anche se spesso mi capita di sentire persone che si dichiarano infatuate dei protagonisti dei loro libri preferiti, provare affetto per gli autori che leggiamo è una sensazione comune anche a me e a molti altri lettori, esattamente come è successo a Holmes (che non conoscevo) con Robert Louis Stevenson (che io stessa amo come scrittore e come persona).

McEwan rivela inoltre i nostri pensieri più nascosti, quelle osservazioni che definiremmo “da buzzurri”,  che ci fanno vergognare mentre solo le pensiamo: “su di lui la poesia aveva un effetto deprimente. Come la musica classica. Il peso culturale e l’enfasi solenne lo opprimevano. Sospettava che la gente ne subisse il raffinato sopruso e si ritrovasse a fingere apprezzamento per non apparire incolta o idiota.” (p. 56).
Vi invito a prestare grande attenzione agli appunti di Francis Blundy sul concetto di perdita, maestosamente espresso, che troverete a p. 163-164.

Vi cito infine una definizione che ritengo non solo calzante per i protagonisti di questo meraviglioso romanzo, ma esplicativa per le sofferenze della condizione umana: “La nostra piccola banda di orbi. Che impresa, vederci chiaro in mezzo a tante emozioni.” (p. 190).
E mentre la storia volgeva al termine, ero già smaniosa di rileggere tutto daccapo per passare ancora un po’ di tempo con questi personaggi affascinanti, per conoscerli davvero e provare a capirli meglio :-) 

Consiglio: se non l’avete già fatto, evitate di leggere la quarta di copertina: rischiate di crearvi delle aspettative fuorvianti.

Au revoir, mes amis! ;-)

 

giovedì 16 luglio 2026

Storie della tua vita e altri racconti di Ted Chiang

Storie della tua vita e altri racconti di Ted Chiang è un libro assolutamente fuori dagli schemi. 
Viene catalogato come fantascienza, ma, se siete scettici sul genere, non pensate alle astronavi e ai robottoni. Questa è quella che io definisco “fantascienza filosofica”, perché ci invita a continuare a riflettere e a farci più domande di quante già ce ne poniamo. Le storie narrate sono otto e variano per argomento e per lunghezza: alcune sono lunghe tre pagine, altre più di sessanta. Si tratta della torre di Babele, di intelligenze sovrannaturali, di alieni, di golem, di catastrofi angeliche e di quanto la bellezza e l’apparenza possano risultare fuorvianti. Tra gli altri compare anche Storia della tua vita, da cui Denis Villeneuve ha tratto il film Arrival. La brevità dei racconti permette di arrivare al punto, trascinando il lettore in un climax sempre più ascendente, senza indugiare in un’attesa snervante. Affermare che i protagonisti di questi racconti siano dotati di una spiccata intelligenza, sarebbe riduttivo. Anche definirli ‘geniali’ non renderebbe giustizia alle loro facoltà.
Incappiamo quindi in individui che si ritrovano improvvisamente plusdotati, così come in matematici e linguisti che vedono ben oltre le scienze che studiano.
Eppure le loro incredibili facoltà non li salveranno da eventuali sofferenze. Ci sono momenti infatti in cui ci si accanisce così tanto a dimostrare l’impossibile da non vedere poi, o non voler vedere, l’ovvio davanti ai nostri occhi, come ad esempio un grande amore finito troppo presto.
Mi sono chiesta più volte, leggendo, quanto debba essersi documentato questo incredibile autore per padroneggiare con tanta maestria nozioni di ingegneria babilonese, informatica, matematica e linguistica. Ad esempio ho letto con entusiasmo Storia della tua vita, in cui la dottoressa Louise Banks fornisce spiegazioni estremamente accurate e che a me interessano al punto che ci sguazzo, tipo: “ con la dovuta pratica, potremmo arrivare a percepire la differenza fra i loro fonemi, ma è possibile che le nostre orecchie non riuscirebbero a cogliere distinzioni che loro considerano significative. […] l’unico modo per apprendere una lingua sconosciuta e interagire con un madrelingua”.  (p. 128)
Procedendo nella lettura, mi sono imbattuta in tantissime perle di saggezza, quelle piccole ed ovvie verità che, come ormai avrete capito, ogni volta di più mi illuminano d’immenso e mi aprono infinite porte verso altri mondi. Al solito, ve ne cito qualcuna: 
- “Yahweh potrebbe anche non punirci, ma potrebbe lasciare che ci si condanni per nostra mano.” (p. 33);
- parlando di una donna la quale, in un momento di depressione acuta, aveva cercato sostegno in un amico, anziché nella migliore amica: “La risposta era semplice: stava nella differenza tra la comprensione e l’empatia.” (p. 118);
- pensando ai figli: “Quello che penserò è che indubbiamente, per quanto trovi la cosa esasperante, tu non sei me. Mi ricorderà, una volta di più, che non puoi essere un mio clone. Puoi essere una meraviglia, una gioia quotidiana, ma non sarai mai qualcuno che ho creato a mia immagine.” (p. 144);
- riflettendo sui misteri della Fede: “sarebbe stato preferibile vivere in una favola dove i giusti venivano ricompensati e i peccatori puniti, piuttosto che in una realtà priva di giustizia.” (p. 279).
Ritengo decisamente attuale e pieno di spunti di riflessione l'ultimo racconto, Apprezzare ciò che vedi: un documentario: “Il problema sociale più profondo è il lookismo. Da decenni si parla con disinvoltura di razzismo e sessismo, ma c’è ancora una certa riluttanza a parlare di lookismo. Eppure, il pregiudizio nei confronti delle persone poco attraenti è sempre più dilagante. La gente lo esprime senza che qualcuno glielo abbia nemmeno inculcato, il che è già piuttosto grave, ma invece di combattere questa tendenza, la società moderna non fa che incoraggiarla.” (p. 298). Da qui la nascita di una nuova tecnologia, chiamata calliagnosia, che inibisce il riconoscimento della bellezza nei volti; eppure c’è chi non si trova d’accordo con questo nuovo strumento, in quanto “giudicare le persone in base al loro aspetto è sbagliato, ma questa specie di ‘cecità’ non è la risposta. La risposta è l’educazione.” (p. 309). 
Le note finali, una su ciascun racconto, chiudono il cerchio e rendono chiarissime le intenzioni dell’autore.
L’edizione Ne/oN, un imprint di Edizioni e/o, è davvero ben curata, come sempre; ho trovato particolarmente efficace la scelta di vocaboli della traduttrice Marinella Magrì.
Non credo di dover aggiungere altro per convincervi a comprare questo splendido libro :-)
Au revoir, mes amis! ;-D