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sabato 14 febbraio 2026

Bridgerton - Il duca e io di Julia Quinn

Dearest Gentle Reader,
this author non ha potuto esimersi dal leggere il primo libro della serie Bridgerton, intitolato Il duca e io, dopo aver visto tutta d’un fiato la serie su Netflix, attualmente composta da tre stagioni e mezza, più lo spin-off sulla Regina Carlotta.

Se anche voi come me avete apprezzato la serie TV e vi accingete a leggere il primo romanzo della saga della famiglia Bridgerton, scritto da Julia Quinn, vi accorgerete di alcune notevoli differenze, ma anche di moltissimi punti in comune che mantengono, a mio avviso, inalterato lo spirito della storia.

Per chi di voi non sa di cosa sto parlando, Bridgerton è una saga familiare, che narra, appunto, le vicende amorose dei Bridgerton: ogni libro, così come ogni stagione della serie TV, è dedicato a uno degli otto figli di Violet, ovvero Anthony, Benedict, Colin, Daphne, Eloise, Francesca, Gregory e Hyacinth (sì, avete visto giusto, i nomi sono stati dati in ordine alfabetico, anche se le storie non seguono quest’ordine).

Il duca e io s’incentra sulla storia d’amore di Daphne e Simon Basset, nuovo duca di Hastings, già conte di Clyvedon. 
I due decidono di comune accordo di fingersi interessati l’uno all’altra, così da allontanare le pretendenti che l’uno non vuole e ad attirare i corteggiatori che l’altra desidera. 
Ma, come si suol dire, a scherzare col fuoco, si rischia di scottarsi, e il fuoco della passione alimenterà presto le proprie fiamme…

A proposito invece delle differenze e delle somiglianze tra libro e serie televisiva a cui ho accennato poc’anzi, si noterà subito che il libro può giustamente essere definito un romanzo storico, essendo ambientato in Inghilterra durante l’Età della Reggenza; la serie TV mostra invece, volutamente, ben poca accuratezza storica, introducendo, ad ogni ballo, canzoni pop attualissime, riarrangiate però in stile classico e suonate dagli archi in versione orchestra. 
Inoltre, sono presenti molti personaggi di colore, molti indiani e orientali, che sicuramente non erano così frequenti nelle corti europei dell’epoca.
Ma Shonda Rhimes, la produttrice, ha voluto evidentemente essere provocatoria, raccontandoci “che cosa sarebbe successo se…”
È pur vero che, a dispetto dei cambiamenti delle caratteristiche fisiche di alcuni personaggi nel passaggio dalla carta stampata al piccolo schermo, restano inalterati l’essenza e persino le peculiarità di ognuno di loro; vedremo quindi anche in TV la tipica alzata di sopracciglia del duca Simon, così come i modi da fatina spensierata di Daphne.

Ma vorrei ora tornare al romanzo e raccontarvi cosa ho trovato divertente e interessante.
A Julia Quinn piacciono sicuramente i giochi di parole, che mette in bocca ai protagonisti mentre scherzano tra di loro (“ducale scostumatezza” / “scostumata duchezza”, p. 56; “tremendamente cortese o squisitamente scortese”, p. 95). Riesce a strapparci parecchi sorrisi con frasi quali: “Nessuno dei figli sembrava aver scoperto i suoi trucchetti. Era sufficiente blaterare su un argomento qualsiasi per liberarsi di ognuno di loro in un baleno.” (p. 91). Noterete anche che alcune citazioni che ricorrono nella serie TV, sono prese pari pari dal testo scritto: “I mascalzoni capaci di ravvedersi si rivelano i mariti migliori.” (p. 102). 
Se abbiamo anche solo una vaga conoscenza dell’opera di Jane Austen, allora sapremo quanto le donne dell’epoca, quand’anche facoltose, non avessero minimamente gli stessi diritti degli uomini, e ce lo ricorda con ironia austeniana, la stessa Quinn: 
- “È stata una madre ragionevole finché non hai raggiunto l’età da marito.” (p. 32).
- “Gli scapoli sono una sfida, le zitelle invece sono soltanto patetiche”. (p. 32).

- “Sono sicura che anch’io potrei laurearmi con il massimo dei voti, se soltanto le donne fossero ammesse a Oxford, scherzò Daphne.” (p. 24).

Nelle nuove edizioni è compreso anche il secondo epilogo, che originariamente faceva parte di un nono libro: vi consiglio di leggere questo secondo epilogo alla fine degli otto libri se volete evitarvi spoiler. Nel mio caso l’ho letto subito, e posso affermare che non mi ha assolutamente rovinato nulla. 
Concludo quindi con una citazione dal sapore decisamente austeniano, tratta dal primo epilogo:
“è una verità universalmente riconosciuta che un uomo sposato in possesso di un’ampia fortuna debba avere bisogno di un figlio maschio.” (p. 307) - da “Le cronache mondane di Lady Whistledown”.
Come dite? Ho dimenticato di parlarvi di Lady Whistledown, il personaggio misterioso dai pettegolezzi cattivelli, la cui presenza aleggia minacciosa su tutta la serie? Ebbene, miei cari lettori, non vi resta altro da fare che iniziare subito a leggere Il duca e io di Julia Quinn.

Au revoir, mes amis! ;-D

giovedì 5 febbraio 2026

Miss Bee e il cadavere in biblioteca di Alessia Gazzola

Miss Bee e il cadavere in biblioteca di Alessia Gazzola è il primo libro della serie di Miss Bee ed è sicuramente un caso editoriale, dato che è uscita la prima edizione a novembre del 2024 e l’edizione che ho comprato quest’anno a gennaio è già la tredicesima (!!!).

La ventiduenne Beatrice Bernabò, fiorentina d’origine, ma trasferitasi a Londra insieme al padre e alle due sorelle, vive il ventennio fascista da lontano, ben più immersa negli intrighi dell’aristocrazia inglese.
Una sera, a cena a casa di amici, la sua vita cambierà totalmente: uno degli invitati verrà ritrovato cadavere in biblioteca, appunto.
Da lì un susseguirsi di eventi che la porteranno ad improvvisarsi detective pur di scagionare le persone a cui tiene.

Miss Bee, che deve il proprio soprannome ad un gioco di parole tra il diminutivo di Beatrice ed una spilla d’oro a forma di ape (bee in inglese) che le è stata regalata, è una ragazza frizzante e intelligente, ma anche un po’ avventata e scavezzacollo, ed è sempre sul punto di ficcarsi in qualche pasticcio. Ma la sua sagacia e velocità di pensiero, il suo voler aiutare tutti ed il suo fortissimo senso di giustizia, la porteranno sempre sulla strada giusta, o meglio, sulla pista giusta.

Questo romanzo a tinte un po’ gialle e un po’ rosa mi è piaciuto davvero molto; il ritmo della narrazione mi ha coinvolta tantissimo, e, tra un mistero da risolvere e qualche batticuore inaspettato, si fa più incalzante man mano che si prosegue verso la risoluzione del caso, fin quando ci si ritrova praticamente a correre nella lettura pur di vedere il mistero svelato.
Anche i personaggi hanno tutti il loro perché, dalla rigida sorella maggiore, al padre senza speranza per la figlia (simpaticissimo!), alle varie nobildonne, tutte ovviamente molto classy, e ai rubacuori che girano intorno alla protagonista; persino i personaggi minori, che fanno delle semplici comparse, risultano accattivanti.

Non vedo l’ora di leggere i seguiti che sono già stati pubblicati :-)

Au revoir, mes amis! :-D





domenica 1 febbraio 2026

A Stroke of the Pen by Terry Pratchett

A Stroke of the Pen: the lost stories, di cui mi accingo a parlarvi, è una raccolta di racconti giovanili di Terry Pratchett,
pubblicata postuma. Questi racconti, scritti sotto pseudonimo ed usciti separatamente su un giornale locale, erano stati scritti quando ancora Terry Pratchett non era “quel” Terry Pratchett che siamo abituati a conoscere; eppure, in ognuna di queste storie, si riconoscono già alcuni di quegli inconfondibili elementi che andranno a far parte del mio amato Discworld.
Troviamo infatti le tematiche natalizie a lui tanto care e sempre amorevolmente rese comiche; il ricorrente villaggio di Blackbury, che, con le situazioni assurde che vi capitano, tanto ricorda la città di Ankh-Morpork; ma è soprattutto l’ultimo racconto che a mio parere più di tutti anticipa le atmosfere che ritroveremo poi nei suoi romanzi, perché qui compaiono maghi avidi ed incapaci, eroi tanto forzuti quanto poco svegli, ragazzini dell’era moderna che sanno il fatto loro e si mostrano totalmente indifferenti a tutto ciò che capita intorno.

Leggere questa raccolta mi ha emozionata e divertita al contempo, perché le storie sono appunto quelle tipiche di Sir Terry, che, con il suo solito umorismo strampalato, rovescia ogni tipo di logica; ma qui va persino oltre: le situazioni appaiono totalmente surreali, e sono di solito seguite da un colpo di scena finale che spiazza e che raggiunge l’assurdo con una tale nonchalance da lasciare il lettore esterrefatto.

Uno dei miei racconti preferiti di questo libro è sicuramente The Fossil Beach, perché mi è sembrato di ritrovare, più ancora che negli altri, quell’autore che sempre riesce a sorprendermi con le sue trame imprevedibili, a trasmettermi una nota di dolcezza e a suscitarmi un moto di ilarità allo stesso tempo, e a lasciare dietro di sé una sensazione di pace e leggerezza.

Anche l’edizione è particolarmente curata, con delle illustrazioni bellissime, di cui vi posto qualche foto.
Chissà se il nostro caro Terry, purtroppo ormai scomparso da più di dieci anni, ne sarebbe felice. E chissà cosa starà commentando adesso mentre probabilmente si fa beffe di noi insieme a Death, che tra l’altro è il personaggio che più amo nella saga del Discworld.

Nella prefazione, Neil Gaiman, suo caro amico e co-autore insieme a lui di Good Omens, scrive che Terry non era così dolce e buono, così “lovable” come tutti noi, suoi lettori, amiamo immaginarlo, ma anzi, era, a suo dire, irascibile e scontroso. Ma che importanza ha? Per me le sue storie continuano ad essere l’angolo cozy in cui mi piace rifugiarmi quando più ne ho bisogno; leggere i suoi libri, qualsiasi cosa racconti, mi procura gioia e felicità, facendomi ridere di gusto o anche solo strappandomi un sorriso affettuoso.
Se chiedete a me, vi rispondo che vale sicuramente la pena leggere questa raccolta, ma, ahimè, mi auguro per voi che sappiate bene l’inglese, perché non mi risulta che esista un’edizione italiana.

Au revoir, mes amis! :-D







sabato 24 gennaio 2026

I libri di Kerry: I love shopping di Sophie Kinsella

Questo mese, per il nostro caffè letterario I libri di Kerry,
abbiamo scelto di leggere I love shopping, primo libro della lunga serie di successo della prematuramente scomparsa Sophie Kinsella. Sono sicura che tutti già la conoscete, o almeno ne avrete sentito parlare. Personalmente mi era stato regalato appena uscito, avevo iniziato a leggerlo, ma, come spesso mi succedeva all’epoca, lo avevo abbandonato subito, nonostante avessi già ampiamente apprezzato, della stessa autrice, Sai tenere un segreto?.
Ora che finalmente riesco a leggere la quantità di libri che avevo sempre sognato, è stato un piacere riprenderlo, con le sue pagine ormai ingiallite e con in mezzo il segnalibro che avevo diligentemente scelto (una cartolina promozionale del film La verità è che non gli piaci abbastanza).

Si tratta di una storia spumeggiante, così come la sua frizzante protagonista, Rebecca Bloomwood, in cui non posso fare altro che identificarmi.
Probabilmente non mi sono mai sentita in vita mia così vicina al personaggio di un romanzo.
Ma ha ragione la mia dolcissima amica “lettrice furiosa” a sostenere che a tratti mette un po’ d’ansia: come può Rebecca continuare a fingere che nulla stia succedendo, ignorando i problemi che lei stessa crea? Non si rende conto che ad un certo punto quei problemi saranno mastodontici?
Rebecca soffre chiaramente di un disturbo patologico (lo shopping compulsivo) che la porta a commettere un’infinità di sciocchezze ai limiti della legalità… no, se state per arrestarmi, sappiate che in questo non mi identifico affatto in lei, ma anche io sono riuscita ad incasinarmi spesso e comunque; sicuramente non tutti abbiamo problemi con la gestione dei nostri soldi, ma molti di noi sono vittime di compulsioni irrefrenabili, che poi però, vivendo nella vita vera, ci obblighiamo a controllare: nel mio caso si tratta di continuare a cominciare libri prima di finire quelli già iniziati, e mi racconto mille scuse per permettermi di farlo; ma non preoccupatevi, ci sto lavorando, anche grazie alla splendida agenda regalatami dalla mia amica psicologa, che mi permette di tenere traccia di cosa sto leggendo e di cosa diavolo sto combinando, costringendomi così a darmi un freno. Non per niente, a proposito di questo mio “disturbo”, ho detto alla mia amica “lettrice furiosa” che mi rivedo un sacco in Deborah “Debby” Bloomwood, pardon, in Rebecca “Becky” Bloomwood.
Rebecca ha però un difetto che tollero poco: come di norma fanno le persone con problemi economici, mente. Ma, tant’è, si rende conto di essere circondata da gente che le vuole bene davvero, e questo farà scattare qualcosa in lei, che forse la farà maturare… o forse no. Siamo quindi di fronte ad un Bildungsroman oppure solo ad un frivolo romanzo chick-lit? A voi scoprirlo.
Ad ogni modo, ringrazio la compianta Kinsella che grazie a questi suoi spensierati capolavori immortali continuerà a farci ridere e sorridere, con qualche attacco d’ansia qua e là :-D
Commento personalissimo e che non dovete necessariamente condividere: che bello quando i romanzi considerati leggeri non avevano scene spicy e, anzi, si autocensuravano; ma questo è solo il mio gusto, e, grazie al cielo, possiamo avere tutti pareri diversi senza per questo sentirci sbagliati.
Ultimo commento iper-personalissimo: la controparte maschile non mi ha convinta…
E voi? Quali sono i vostri commenti ultra-personalissimi su questo romanzo?
Scrivetemi, sono curiosissima ;-D
Au revoir, mes amis! ;-)







I libri di Kerry: Margherita Dolcevita di Stefano Benni

Surreale. Non saprei come altro definire Margherita Dolcevita di Stefano Benni.
Comincio dalla fine, ma senza spoiler, ormai lo sapete.
Continuate a leggere questa recensione solo se siete disposti ad “ascoltare” le mie considerazioni.
Le persone con cui ho parlato di questo libro hanno tutte tutte pareri contrastanti, soprattutto sul finale: chi è rimasto destabilizzato, chi lo incasella in un genere per cui non mi trova d’accordo, chi non ha capito. 
Posso solo dirvi che me l’aspettavo. Non sarebbe potuto concludersi diversamente. E se mai lo leggerete, vi chiedo cortesemente di condividere con me le vostre opinioni ed impressioni.
Mi/ vi state chiedendo perché valga la pena leggerlo?
Sicuramente per la brillante ironia irriverente, ma mai davvero volgare della giovane Margherita. 
Perché è una storia che ci diverte all’inizio e per quasi l’intera narrazione, per poi scoprirci profondamente cambiati una volta conclusa la lettura.
Perché è un racconto surreale e circolare, che si avvolge e si riavvolge su se stesso.
Perché Margherita è uno spasso e vorrei essere sua amica.
Perché è anche una poetessa che scrive brevi ed intense poesiole, quali:

“MAMA NON M’AMA 

Se dubbio d’amor
Troppo ti è duolo
Scegli una margherita 
Con un petalo solo.” (p. 98)

Per me è valsa la pena leggerlo perché un personaggio chiave del racconto ascolta Tim Buckey, padre di Jeff, il mio cantante preferito. Perché “io credo che ognuno si debba accettare com’è” (p. 46). Perché “tutti avevano ragione. E parlandone, si rafforzavano in questa loro certezza E la loro ragione era costruita sul dileggio, sulla rovina, sul disprezzo degli altri. E più parlavano, più la ragione cresceva e chiedeva il suo tributo di parole, di minacce, di gesti e sempre più gli altri, quelle dalla parte del torto, diventavano lontani e miserabili. Ma guardando oltre la strada, nei bar di fronte, altra gente era seduta e anche loro avevano ragione. Una gigantesca, unica ragione divideva il mondo in quelli che l’avevano, cioè tutti e gli altri, e cioè tutti.” (p. 61).  E queste sono quelle belle verità che personalmente mi serve sentire e leggere ad infinitum, quasi come un mantra, in modo da poterle interiorizzare nel profondo.
E poi c’è Polverina, la Bambina di polvere, un’amante della natura, proprio come la nostra giovane Margherita, che ci dà un ulteriore valido motivo per tuffarsi in questa bella storia, carica di significati.
Un consiglio: mentre leggete, date più spazio e peso alla simbologia che c’è dietro al tutto, anziché alla trama in sé e per sé. Può aiutarvi a vivere quest’avventura come, secondo me, va vissuta (perdonatemi se sembro peccare di presunzione).
E vi svelo un segreto: non ho mai fumato in vita mia, nemmeno ho mai provato; ma dopo questa lettura edificante, ho deciso che anch’io mi metterò a fumare le Virtual. Come? Non sapete di che marca si tratti? Allora non dovete far altro che leggere Margherita Dolcevita di Stefano Benni.
Au revoir, mes amis! ;-D





sabato 10 gennaio 2026

La trilogia degli Iremonger: I segreti di Heap House

Edward Carey è un genio. 
Scrive benissimo, disegna persino meglio.
I segreti di Heap House è il primo libro della teologia degli Iremonger, un fantasy dal sapore dickensiano, le cui illustrazioni meravigliose sono in effetti disegnate dall’autore stesso. Ambientato in una Inghilterra vittoriana alternativa, tratta delle vicende dell’illustre dinastia degli Iremonger, che pare debbano la loro gran fortuna a degli immensi cumuli di spazzatura. I componenti di questa strana numerosa famiglia, i cui nomi sembrano tutti storpiati (Moorcus, Idwid, Umbitt, Ormily, Rosamud) portano sempre con sé il loro “oggetto natale”, da cui non si separano mai. 
Il protagonista di questo primo volume, l’adorabile Clod, ha una particolarità: sente gli oggetti natali dei suoi parenti urlare incessantemente i nomi di persone che non conosce; e ciascun oggetto instancabilmente grida sempre e solo lo stesso nome. Si tratta di una particolare dote del giovane Clod o di semplice follia? Comunque stiano le cose, quasi nessuno dei suoi familiari sembra credergli…
Ma c’è un altro personaggio veramente molto importante, una delle sguattere degli Iremonger: la pericolosa ribelle, la scaltra ladruncola, l’intelligente, buffa, carinissima, fuligginosa Lucy Pennant, che riesce a nascondere qualsiasi cosa nella sua folta e riccioluta chioma rossa, ma a cui per contro non sembra sfuggire assolutamente nulla.
Che altro dirvi? Mi sono affezionata moltissimo a Clod perché è un personaggio davvero buono; avrete capito che voglio bene anche a Lucy (lo so, sembro raccontare di amici che conosco nel mondo reale… si tratta di una mia particolare dote o di semplice follia?). 
Ho trovato pazzesca l’idea degli oggetti natali. Singolare anche l’idea di una ricchezza fondata sui cumuli di spazzatura londinese. L’ambientazione stile romanzo di Charles Dickens contribuisce a dare quel tocco cupo e melodrammatico in più che ci permette di provare un’infinita tenerezza per i due protagonisti e per le persone che cercano di salvare.
Ora che ho finito questo primo libro, smanio di leggere il seguito, perché mi ha davvero lasciata col fiato sospeso. 
Fortunatamente ho comprato la trilogia completa in unico volume :-) d’altro canto, a discapito dei complessi concetti spiegati nel corso della narrazione e delle dettagliate descrizioni necessarie per comprendere un tale mondo fantastico alternativo, la lettura vola veloce, perché Edward Carey si dimostra perfetto in tutti i campi artistici cui si accosta.
Va da sé che il primo romanzo di questa pazza trilogia ottiene da me il massimo delle stelline. 
Lettura decisamente consigliata.
Au revoir, mes amis! ;-)







martedì 6 gennaio 2026

Non è un paese per single di Felicia Kingsley

Grazie ad uno dei club del libro che frequento, ho letto, e mi trovo di conseguenza a recensire
lo spassosissimo Non è un paese per single dell’autrice romance più venduta d’Italia, Felicia Kingsley, che a breve potremo gustarci anche trasposto in film sulla piattaforma Prime Video.
La trama: “[…] Charles Bingley, nipote del defunto conte Ricasoli, sta arrivando dall’Inghilterra per prendere possesso dell’eredità, la tenuta Le Giuggiole. La notizia ha scatenato le potenziali suocere, disposte a tutto pur di sistemare le figlie con Charles o con il suo altrettanto affascinante, ricco e single amico Michael D’Arcy. A chi, invece, questa caccia al marito non interessa, è Elisa (Benetti, ndr) […]” (dalla quarta di copertina).
Vi suona familiare? Ebbene sì, siamo di fronte all’ennesimo riadattamento di Pride and Prejudice di Jane Austen, che diciamocelo, a pochi giorni dal compleanno di zia Jane, “ci sta”. A chi storcerà il naso, posso garantire che si tratta di una rivisitazione coi fiocchi, veramente ben congegnata, perché, dobbiamo riconoscerglielo, la Kingsley sa il fatto suo. Vi basti sapere che esercita come architetto, e nel frattempo, cura e traduce opere di Jane Austen e Louisa May Alcott per la Newton Compton Editori: chapeau!
La storia, sebbene ambientata ai giorni nostri e nella italianissima regione del Chianti, anziché nella campagna inglese, si rivela assai fedele al modello originale, e, permettetemelo, ben più fedele della stessa, e da me amatissima, Bridget Jones (non lo sapevate? Anche Bridget è una rivisitazione in chiave moderna di Lizzy Bennet). 
I personaggi sono chiaramente ricalcati su quelli di Orgoglio e Pregiudizio, e persino i loro nomi sono ad essi ispirati.
Non sono entrata totalmente in sintonia con i due protagonisti della storia, ma ho capito le motivazioni di entrambi. D’altra parte non sono mai entrata in sintonia nemmeno con FitzWilliam Darcy e con Elizabeth Bennet, ma anche lì mi era stato facile comprenderli. Anche Michael ed Elisa sono a tratti orgogliosi, talvolta persino arroganti, giudicanti e pieni di pregiudizi, esattamente come i loro predecessori. Ma così come loro, saranno talmente umani da scendere a patti con i propri sentimenti.

Vorrei fare un plauso alla bravissima Felicia per più di un motivo:
1) per la delicatezza con cui parla delle nostre insicurezze, che purtroppo non sempre ci abbandonano al termine dell’adolescenza (“- Per quanto riguarda il fidanzatino, non sono abbastanza carina. […] - Il punto non è la bellezza, perché quella è relativa, è quell’abbastanza che fa male.”, p. 91);
2) per la sensibilità con cui ha saputo rappresentare le difficoltà di una madre single (“ viviamo in un mondo dove un padre che non riconosce i figli è un assente giustificato, ma sei una madre serve ai bambini un sofficino riscaldato per cena, dopo quattordici ore di lavoro, […] va denunciata ai servizi sociali.”, p. 301);
3) per la maestria con cui ha trasposto su carta la parlata toscana (comicissima!!);
4) per i personaggi memorabili che sa creare, in primis il mio idolo indiscusso Donatella, e poi gli arzilli vecchietti del paese che si ritrovano al bar per giocare a carte e parlare delle loro imprese amorose;
5) per il grande lavoro di documentazione che dev’esserci necessariamente stato a proposito dei vini e di come vengono prodotti: è tutto spiegato talmente bene che lo ha reso interessante persino per una profana come me :-)

Ed ovviamente questo è anche il primo libro che ho recensito sul mio Booklover, il diario di lettura ideato proprio dalla vulcanica Felicia. Alla voce “lo consiglio?” ho crocettato senza esitazione la faccina sorridente :-)

Au revoir, mes amis! ;-)