Dearest Gentle Reader,
this author non ha potuto esimersi dal leggere il primo libro della serie Bridgerton, intitolato Il duca e io, dopo aver visto tutta d’un fiato la serie su Netflix, attualmente composta da tre stagioni e mezza, più lo spin-off sulla Regina Carlotta.
this author non ha potuto esimersi dal leggere il primo libro della serie Bridgerton, intitolato Il duca e io, dopo aver visto tutta d’un fiato la serie su Netflix, attualmente composta da tre stagioni e mezza, più lo spin-off sulla Regina Carlotta.
Se anche voi come me avete apprezzato la serie TV e vi accingete a leggere il primo romanzo della saga della famiglia Bridgerton, scritto da Julia Quinn, vi accorgerete di alcune notevoli differenze, ma anche di moltissimi punti in comune che mantengono, a mio avviso, inalterato lo spirito della storia.
Per chi di voi non sa di cosa sto parlando, Bridgerton è una saga familiare, che narra, appunto, le vicende amorose dei Bridgerton: ogni libro, così come ogni stagione della serie TV, è dedicato a uno degli otto figli di Violet, ovvero Anthony, Benedict, Colin, Daphne, Eloise, Francesca, Gregory e Hyacinth (sì, avete visto giusto, i nomi sono stati dati in ordine alfabetico, anche se le storie non seguono quest’ordine).
Il duca e io s’incentra sulla storia d’amore di Daphne e Simon Basset, nuovo duca di Hastings, già conte di Clyvedon.
I due decidono di comune accordo di fingersi interessati l’uno all’altra, così da allontanare le pretendenti che l’uno non vuole e ad attirare i corteggiatori che l’altra desidera.
Ma, come si suol dire, a scherzare col fuoco, si rischia di scottarsi, e il fuoco della passione alimenterà presto le proprie fiamme…
A proposito invece delle differenze e delle somiglianze tra libro e serie televisiva a cui ho accennato poc’anzi, si noterà subito che il libro può giustamente essere definito un romanzo storico, essendo ambientato in Inghilterra durante l’Età della Reggenza; la serie TV mostra invece, volutamente, ben poca accuratezza storica, introducendo, ad ogni ballo, canzoni pop attualissime, riarrangiate però in stile classico e suonate dagli archi in versione orchestra.
Inoltre, sono presenti molti personaggi di colore, molti indiani e orientali, che sicuramente non erano così frequenti nelle corti europei dell’epoca.
Ma Shonda Rhimes, la produttrice, ha voluto evidentemente essere provocatoria, raccontandoci “che cosa sarebbe successo se…”
È pur vero che, a dispetto dei cambiamenti delle caratteristiche fisiche di alcuni personaggi nel passaggio dalla carta stampata al piccolo schermo, restano inalterati l’essenza e persino le peculiarità di ognuno di loro; vedremo quindi anche in TV la tipica alzata di sopracciglia del duca Simon, così come i modi da fatina spensierata di Daphne.
Ma vorrei ora tornare al romanzo e raccontarvi cosa ho trovato divertente e interessante.
A Julia Quinn piacciono sicuramente i giochi di parole, che mette in bocca ai protagonisti mentre scherzano tra di loro (“ducale scostumatezza” / “scostumata duchezza”, p. 56; “tremendamente cortese o squisitamente scortese”, p. 95). Riesce a strapparci parecchi sorrisi con frasi quali: “Nessuno dei figli sembrava aver scoperto i suoi trucchetti. Era sufficiente blaterare su un argomento qualsiasi per liberarsi di ognuno di loro in un baleno.” (p. 91). Noterete anche che alcune citazioni che ricorrono nella serie TV, sono prese pari pari dal testo scritto: “I mascalzoni capaci di ravvedersi si rivelano i mariti migliori.” (p. 102).
Se abbiamo anche solo una vaga conoscenza dell’opera di Jane Austen, allora sapremo quanto le donne dell’epoca, quand’anche facoltose, non avessero minimamente gli stessi diritti degli uomini, e ce lo ricorda con ironia austeniana, la stessa Quinn:
- “È stata una madre ragionevole finché non hai raggiunto l’età da marito.” (p. 32).
- “Gli scapoli sono una sfida, le zitelle invece sono soltanto patetiche”. (p. 32).
- “Sono sicura che anch’io potrei laurearmi con il massimo dei voti, se soltanto le donne fossero ammesse a Oxford, scherzò Daphne.” (p. 24).
Nelle nuove edizioni è compreso anche il secondo epilogo, che originariamente faceva parte di un nono libro: vi consiglio di leggere questo secondo epilogo alla fine degli otto libri se volete evitarvi spoiler. Nel mio caso l’ho letto subito, e posso affermare che non mi ha assolutamente rovinato nulla.
Concludo quindi con una citazione dal sapore decisamente austeniano, tratta dal primo epilogo:
“è una verità universalmente riconosciuta che un uomo sposato in possesso di un’ampia fortuna debba avere bisogno di un figlio maschio.” (p. 307) - da “Le cronache mondane di Lady Whistledown”.
Come dite? Ho dimenticato di parlarvi di Lady Whistledown, il personaggio misterioso dai pettegolezzi cattivelli, la cui presenza aleggia minacciosa su tutta la serie? Ebbene, miei cari lettori, non vi resta altro da fare che iniziare subito a leggere Il duca e io di Julia Quinn.
Au revoir, mes amis! ;-D

























