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domenica 1 novembre 2026

Leggendo Halloween: Il Giro di Vite di Henry James

Il Giro di Vite di Henry James,
in inglese The Turn of the Screw, è inquietante in un modo in cui solo i romanzi ottocenteschi riescono ad essere: nulla di esplicito viene detto, eppure un senso di disagio pervade l’intera vicenda. 

Ho scelto questa lettura poiché mancavano due giorni ad Halloween, ed essendo nota come la più importante opera gotica di James - è infatti il racconto di una casa infestata - mi sembrava perfetta per il periodo. Una giovane istitutrice viene incaricata di occuparsi dell’educazione di due bambini, Miles e Flora, orfani di entrambi i genitori, affidati alle cure dello zio (che pare disinteressarsene totalmente, se non per quanto concerne il suo ruolo di tutore legale), i quali vivono in un grande maniero nella campagna inglese. 
La giovane donna che li segue sarà tenuta ad affrontare prove indicibili, e sembrerà mostrare un coraggio esemplare di cui andrà estremamente fiera.
Ma una domanda rimane inespressa, ovvero: le apparizioni demoniache di cui si fa spesso menzione nel racconto, sono davvero visioni spettrali o sono piuttosto i fantasmi della mente dei protagonisti?
Così, in un crescendo di tensione, tra detti e non detti, si arriva ad un finale assolutamente inaspettato. 

Essendo Il Giro di Vite la creazione di un autore che aveva trascorso parte della sua vita nella Londra vittoriana, viene da chiedersi quanto la repressione e l’ipocrisia dell’epoca abbiano influito sulla storia da lui immaginata. E, forse, il mistero che aleggia su Bly Manor è persino più tremendo di quanto si sarebbe portati a credere…

Vi consiglio anche la serie Netflix, The Haunting of Bly Manor, rivisitazione in chiave moderna della novella di James. La serie si dilunga su aspetti che nell’opera originale non vengono nemmeno presi in considerazione, ma la sensazione d’angoscia che si prova leggendo, permane anche guardando la trasposizione televisiva. Bravissima l’attrice che impersona l’istitutrice, Victoria Pedretti: la sua espressività è notevole, e il suo viso ci trasmette esattamente le emozioni provate dal personaggio che interpreta.

Vi lascio ora con una precisazione finale: per quel che mi riguarda la Spooky Season non termina con Halloween, ma si protrae per tutto novembre, in quanto “mese dei morti”, e continuerò quindi a tenervi aggiornati sulle mie letture gotiche e stregonesche ALMENO fino a Natale (!!!) - ebbene sì, devo pur avere il tempo di leggere tutto ciò che mi sono prefissa e poi elaborare le recensioni ;-)

Au revoir, mes amis! :-D





giovedì 22 ottobre 2026

La questione dell’erede di Rebecca Quasi

Avvincente. Piacevolmente moderno, anche se storico.
La Questione dell’Erede di Rebecca Quasi ha un pregio: si svolge nell’era vittoriana, ma tratta tematiche attuali, per cui l’autrice stessa fa una postilla finale in cui spiega: “ Quando mi accingo a scrivere un romanzo storico, compio sempre un'operazione un po'
scorretta: tento di guardare le dinamiche del passato con gli occhi di oggi e, non contenta, presto pure il mio sguardo ai personaggi che, ingabbiati in corsetti e giacche attillate, si trovano a ragionare e sentire come gente del futuro. Amen. Questo per dire che non troverete una rigorosa serietà storiografica.” A onor del vero, questo è quanto succede anche nell’altro bellissimo romanzo di Rebecca Quasi, pubblicato da Mondadori, La Zitella d’Oro. E sebbene possa considerarsi storicamente scorretto, rende la trama più interessante per noi lettori di oggi. 
Anche se non è certo la veridicità storica il pregio di questo libro, quanto piuttosto le vicende narrate che incuriosiscono il lettore man mano che prosegue nella lettura.
Ma partiamo dall’inizio: il duca e la duchessa di Ravensmoore si sposano in fretta e furia dopo un tragico incidente, e non certo per amore. I due coniugi resteranno quindi sposati solo sulla carta per anni, vivendo addirittura in case separate. Ma cosa succederebbe se, dopo quasi un decennio, fossero costretti ad incontrarsi a causa di circostanze inaspettate, e scoprissero che i matrimoni combinati non sono necessariamente esenti da una forte passione o da un sentimento profondo e duraturo?

Quello che ammiro nelle storie di Rebecca Quasi, oltre ad uno stile di scrittura che mi piace tantissimo, è la pazienza decennale di cui dota i propri protagonisti, che associo in qualche modo ai protagonisti di Persuasione di Jane Austen. Anche se le vicende qui narrate si svolgono in un periodo successivo, ovvero lo stesso in cui scrivono e ambientano i loro romanzi quelle pazze geniali delle sorelle Brontë; e infatti il mio personaggio preferito di questa storia, la dama di compagnia della protagonista Eleanor Eldridge, ovvero Miss Amanda Ashbury, mi ricorda vagamente Jane Eyre, sebbene, a mio avviso, decisamente più simpatica. In realtà, Amanda non sembra affatto interessata a suscitare simpatia negli altri, ma tant’è, con me non può fare altrimenti, perché ogni volta che compare sulla scena, mi illumino. Amanda è una donna forte, dinamica, che sa come imporre agli altri le proprie regole. Ed è sicuramente una guida di cui la duchessa di Ravensmoore e suo fratello non riescono a fare a meno. 

Unico neo: ad un certo punto, alcune svolte narrative mi sono parse talmente imprevedibili quanto artificiose, e non riuscivo a capire dove si volesse andare a parare.
E poi insomma, mi rivolgo a Sua Grazia la Duchessa di Ravensmoore: “avete un gioiello d’uomo per le mani: smettetela di fare l’indecisa. Anche Vostro marito, però, potrebbe darsi una sveglia…”

E con questi personalissimi e opinabili commenti sui protagonisti con cui avrei voluto interagire, vi confido che spero esca quanto prima il prosieguo con protagonista la mia amata Miss Ashbury. ;-D

Au revoir, mes amis! :-)

giovedì 1 ottobre 2026

La bambina di Kabul di Saliha Sultan

Non so come esprimervi l’emozione che già provo al pensiero di conoscere Saliha Sultan, a cui farò da moderatrice durante l’evento Questioni di Genere, che si terrà ad Acqui Terme domenica 4 ottobre.
Saliha è l’autrice del bellissimo
La bambina di Kabul, oltre che una splendida donna che ammiro e che non vedo l’ora di conoscere.
Ciò che viene raccontato in questa autobiografia è meno scontato di quanto si potrebbe immaginare ad una prima occhiata. Saliha, cresciuta a Imam Sahib, nella provincia di Kunduz, parla del suo Paese con amore: “Nessuno immagina le vere bellezze del Nord, dove il paesaggio muta di continuo e regala immagini insolite, da cartolina. È una zona ricca di coltivazioni, una terra fertile. In primavera i prati si riempiono di papaveri, che colorano di rosso l’orizzonte e si mischiano al giallo dei girasoli e al blu violaceo dei fiori di semi di lino. Al colore si aggiunge il profumo, inebriante, dei fiori degli olivi di Boemia. E poi ci sono le montagne, le gole difficili da attraversare, la terra marrone.” (p. 12). E mi è subito venuta voglia di vedere questo meraviglioso spettacolo della natura. Purtroppo in Afghanistan c’è da sempre la guerra, e da troppi anni i talebani, lungi dall’essere dei semplici studiosi del Corano, disseminano terrore ovunque; e come diceva la nonna di Saliha, nonna Adee (che leggendo il racconto mi è rimasta nel cuore): “Il popolo afghano ha accettato solo la metà del Corano, gli uomini seguono ciò che gli fa comodo e per il resto fanno di testa loro.” (p. 21).
Saliha Sultan da sempre ama i libri e lo studio, rimarcando che “ il diritto a ricevere un’istruzione è inalienabile” (p. 9), perché “una donna istruita evolve. E sceglie. E se la donna potesse scegliere, di certo sceglierebbe la libertà.” (p. 8). La scuola la faceva sentire felice e protetta. La sua passione per la cultura, la voglia di sapere, si percepiscono dall’inizio del suo racconto e pervadono tutto il libro.
Leggendo ho provato una grande stima per suo padre, che lei stessa definisce “un uomo illuminato” (p. 42); ho immensamente ammirato sua nonna, con cui Saliha ha da sempre sentito una particolare affinità; e mi sono sentita vicina proprio a lei, a Saliha, con la sua determinazione, con il coraggio e la forza d’animo che si vede costretta a mostrare. E poi c’è la sua mamma, che mi ricorda tanto la mia per i pratici consigli: “ E quando proprio te la vedi brutta, mettiti un bel rossetto rosso sulle labbra!” (p. 147).

Cara Saliha, ho tante domande da porti. Ringrazio mia cugina Sara Vinotti per avermi dato questa grande opportunità di conoscerti a breve. Il pensiero di incontrarti tra pochi giorni mi fa venire la pelle d’oca. Ti sono grata per il libro che hai scritto. Il mondo ha bisogno di donne come te, di persone come te.
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mercoledì 30 settembre 2026

Cara Debbie di Freida McFadden

 Cara Debbie,

ho appena finito di leggere un libro avvincente, assolutamente geniale, e ora non riesco a leggere nient’altro. La storia, scritta dalla brillante Freida McFadden, mi ha assorbita totalmente e sento la mancanza dei personaggi, che mi sembra quasi di conoscere; mi manca il suo ritmo incalzante e i colpi di scena mozzafiato. Tra l’altro, avevo sempre asserito che i gialli non facessero per me, ma questo romanzo, da me scelto solo perché condivido il nome della protagonista, mi ha talmente affascinata che non so se riuscirò mai più a leggere nient’altro. Eppure dovrò riprendere la lettura prima o poi, anche perché gestisco un club del libro nella ridente cittadina in cui vivo. Cosa mi consigli di fare per continuare a leggere? 

Orfana del giallo del secolo.


Cara orfana del giallo del secolo, 

in effetti, dovendo gestire un club del libro, riprendere quanto prima la lettura di altri romanzi risulta essenziale. Se questo giallo ti è piaciuto così tanto da non riuscire a pensare ad altro al momento, ti consiglio di proporlo nel tuo gruppo come prossima lettura, così potrai condividere con altri il tuo apprezzamento per questo capolavoro. Parlare dei personaggi della storia potrebbe rivelarsi utile per sentirne meno la mancanza. Se i partecipanti del tuo club avessero idee discordanti delle tue o, peggio ancora, si rifiutassero di leggere questo giallo che tanto decanti, recati da un ferramenta e acquista delle catene resistenti. Potrai così legare le tue amiche alle sedie, minacciandole di non liberarle fino a quando non avranno terminato la lettura dell’intero romanzo. Se oseranno protestare, potrai sempre mettere a loro delle museruole. Sono certa che nessuno contraddirà le tue opinioni sul thriller di Freida McFadden. 

Debbie

Cara Debbie inizia proprio con i consigli richiesti dalle lettrici di un quotidiano all’arguta Debra Mullen, la cui intelligenza sopraffina è sprecata per le mansioni che svolge quotidianamente.ma si sa, l’esaurimento nervoso è una caratteristica comune alle persone di mezza età. Non sarà quindi solo Debby a sentirsi una perfetta “casalinga disperata” e a dare segnali di squilibrio mentale.
Un libro che mi ha fatto ridere di gusto fin dalla prima pagina; con una nota iniziale dell’autrice che mi ha subito conquistata: “Nonostante i miei libri appartengano al genere thriller, che di norma presenta elementi cupi e carichi di tensione, faccio del mio meglio per renderli il più possibile accessibili a un pubblico di lettori di tutte le età. Non troverete scene di violenza o di sesso esplicite.” (p. 7).

Cara Freida, non posso che sentirmi onorata di condividere il mio nome con il titolo del tuo fantastico romanzo.

Au revoir, mes amis! ;-)






domenica 30 agosto 2026

Pronto? Madre? di Manuel Bova

Credo sia normalissimo per tutti,
o quasi, noi adulti che abbiamo ormai abbandonato il nido da tempo, telefonare spesso alla mamma e porle i quesiti più assurdi, del tipo: “ti ricordi il vestito che ho indossato al matrimonio della mia amica Lucia? lo lavo a 30 gradi in lavatrice, a mano o è meglio portarlo in lavanderia?”, oppure: “secondo te muoio se mangio i biscotti scaduti da un mese?”, o ancora: “dove mi consigli di comprare le tende per la portafinestra?”. Perché ci aspettiamo sempre che la mamma abbia una soluzione per tutto; un po’ come se da piccola avesse ingoiato per intero Il manuale delle giovani marmotte e avesse quindi immagazzinato più sapienza del Gran Mogol in persona.

Manuel Bova esaspera le situazioni, rendendole comiche fino al paradossale, ma non si discosta poi tanto dalla realtà quotidiana di molti di noi. E ad ogni gag in cui sua madre constata l’inutilità di aver fatto studiare ingegneria al figlio (cosa di cui lui invece si vanta ad ogni occasione) anziché instradarlo all’ars vivendi, e rimpiange il giorno in cui cedette alle avances del di lui padre, mi sovvengono le parole molto simili di mia madre: “dove ho speso i miei soldi?” e “fossi andata al cinema quella sera”.

Di Manuel Bova avevo già letto Al mare non importa, ma Pronto? Madre? mi è piaciuto sicuramente di più. Senza velleità alcuna, l’autore sembra qui puntare su una risata facile, su delle situazioni sicuramente ridotte ai limiti dell’assurdo, ma in cui risulta semplice immedesimarsi. Riesce quindi a strapparci sorrisi in momenti in cui saremmo troppo stanchi per concentrarci su qualsiasi tipo di lettura, tranne questa, che scorre veloce come lo scrolling dei post sui social, ma che ha l’ambito pregio di essere stampata su carta. Una comfort reading davvero apprezzata.
Au revoir, mes amis! :-D
E arrivederci anche da parte della mia mamma! ;-)



domenica 23 agosto 2026

Young Gothic di M.A. Bennett

Young Gothic di M.A. Bennett si presta ad essere letto nel periodo di Halloween o di Summerween (l’Halloween estivo che quest’anno pare aver spopolato anche qui in Italia).
Come suggerisce il titolo infatti è un romanzo gotico, quindi perfetto nei mesi autunnali, ma celebra in qualche modo il bicentenario della fatidica estate in cui Polidori, Byron e i coniugi Shelley diedero vita alle loro storie di mostri e fantasmi.
Ma facciamo un passo indietro. Se non v’intendete di letteratura inglese e/o gotica, sappiate che nel giugno del 1816 i poeti sopra citati, ovvero George Gordon Lord Byron, Percy Bisshe Shelley e sua moglie Mary, la di lei sorellastra e John Polidori, trascorsero insieme le vacanze estive a Villa Diodati, in Svizzera, sul lago di Ginevra. Il 1816 fu chiamato “anno senza estate” per via del freddo anomalo e delle ingenti piogge, dovuti a vari fattori, tra cui, in particolar modo, l’eruzione del vulcano Tambora in Indonesia, la cui potenza fu tale da oscurare il sole per un certo periodo. 
Annoiato dal maltempo e dalla conseguente scarsità di attività da fare all’aria aperta, Byron propose agli amici di intrattenersi vicendevolmente con storie di fantasmi. E fu così che nacquero Frankenstein or the Modern Prometheus di Mary Shelley e The Vampyre di Polidori.
Con queste premesse si apre il romanzo di M.A. Bennett: nel 2016 Herr Florian Necker, Presidente della Fondazione Diodati, decide di lanciare il programma Young Gothic e di riunire quindi quattro giovani creativi che vogliano ripercorrere le orme dei loro illustri predecessori.
Verranno scelti Eve (Gothic Girl), G the Poet, Hal Fraser e James Renfield. 
Scopriremo ben presto che ognuno di loro ha un passato turbolento e misterioso. 
I quattro ragazzi dovranno inoltre scendere a patti con i mostri da loro creati e che forse non vivono soltanto nelle loro fantasie più oscure.
In questo libro si usa un linguaggio talvolta volgare, si accenna ad aborti e abusi, come ci avverte il content warning iniziale. Eppure mi sento comunque di consigliarlo ad un pubblico di adolescenti, perché il tutto viene trattato con delicatezza, sebbene mai con leggerezza. Le svariate opere letterarie e i numerosi film di culto a cui si fa cenno, hanno sicuramente il pregio di voler avvicinare i ragazzi alla lettura dei classici e di provare a risvegliare la loro curiosità verso il cinema d’autore.
Unico neo: ho letto l’eBook in inglese, e ho trovato il linguaggio giovanile usato dai protagonisti troppo infarcito di espressioni gergali; vivo circondata dagli adolescenti, e per quanto li senta parlare talvolta diversamente da me e non sempre capisca i loro modi di dire, è pur vero che i loro discorsi colloquiali suonano decisamente meno forzati di quelli dei quattro protagonisti del romanzo.
Ma non fate come me:
non leggete l’eBook in inglese. Comprate invece, o fatevi regalare (molto meglio), la versione cartacea in italiano: l’edizione curata per DeAgostini dalla splendida Alessia Amati (già autrice di Le Falene di Ursula) è davvero incantevole. E non lo dico per dire: lo scorso ottobre, infatti, appena uscita, l’ho immediatamente acquistata come regalo di compleanno per una delle mie ‘migliorissime’ amiche. :-D
Au revoir, mes amis! ;-)


sabato 15 agosto 2026

Una zitella d’oro di Rebecca Quasi

Lo ammetto: ho comprato un libro per la copertina. 
E ho fatto stra benissimo!!!! Mai scelta casuale si è rivelata più azzeccata. 
Rebecca Quasi è un nome
che avevo già notato, che suscita curiosità e resta impresso; ed è lo pseudonimo di un’insegnante che scrive per diletto. E francamente le riesce splendidamente.
Una zitella d’oro, il suo primo romanzo edito da Mondadori, narra le controverse vicende di Cecily Higgins: “L’onorevole Miss Cecily Higgins voleva un marito, lo voleva con tutta se stessa a e si sarebbe accontentata di buon grado, visto che era ben consapevole di essere segnata da tutti e tre i limiti che impediscono di contrarre un buon matrimonio: non era ricca, non era bella e non apparteneva a una famiglia importante.”
L’incipit è bastato a farmi innamorare di questo romanzo e della sua autrice, che, con la sua sagace ironia, ha saputo costruire una storia plausibilissima, ambientata nell’Inghilterra vittoriana, che vede come protagonista una signorina piuttosto scialba.
La nostra povera Cecily dovrà fare i conti con una società fortemente maschilista, con l’anafettività dei suoi genitori e con gli scarsi mezzi della sua famiglia. Tirerà quindi fuori gli artigli, una sicurezza ed un carisma che le conferiranno un fascino inaspettato. Ma la sua brama d’indipendenza non ha calcolato che l’amore non concede sconti, né agli scapoli d’oro né tantomeno ad una convinta zitella d’oro come lei. Quando si troverà costretta ad ospitare l’infermo duca di Wessex, che anni prima le aveva chiesto un ballo, segnando inesorabilmente la sua sorte di zitella, vecchi batticuori dimenticati torneranno a farsi sentire con prepotenza.
Riuscirà la caparbia Cecily a resistere alle ‘avances’ di Sua Grazia? Tra un susseguirsi di risate ed emozioni contrastanti, ho divorato questo libro che mi ha tenuta con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.
Va da sé che vi consiglio vivamente di leggerlo.
Au revoir, mes amis! :-)