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domenica 10 luglio 2016

Non tutti i mali vengono per nuocere - #haveigotabritishstyle #amibritishenough

"Anche dall'esperienza più tremenda può nascere qualcosa di bello": questo è uno dei motti che mi ripeto da quando sono nata. Perché fa bene alla mia anima trovare un elemento di positività anche nella situazione più negativa. E' così che ho sempre affrontato i problemi della mia vita, grandi o piccoli che fossero. Perché capita che ci scopriamo coraggiosissimi in situazioni che non avremmo mai creduto, e poi però ci disperiamo per sciocchezze, rischiando di annegare in un bicchier d'acqua.
Ultimamente mi trovavo nella seconda condizione: tutto mi sembrava un ostacolo insormontabile e non sapevo più come uscirne. Due settimane fa ho dovuto collaborare ad una traduzione scientifica col mio collega e pseudo-amico Ricky il sociopatico. Sì, proprio lui, il mio co-protagonista nell'articolo Parla come mangi! - sociopatia. L'idea di vederlo e lavorarci a stretto contatto per ore non mi ha resa felice, anzi, mi ha procurato la nausea, perché in questo momento l'ultima cosa di cui ho bisogno è circondarmi di gente negativa come lui. Riccardo è un narciso iper complessato. Vi pare un ossimoro? Non lo è. Spesso i narcisi peggiori sono proprio quelli pieni di complessi che vogliono dimostrare la propria superiorità ad ogni costo. Ricky ad esempio si piange sempre addosso, stile Calimero, senza però essere altrettanto tenero.
Calimero
 Fa di tutto per piacere agli altri, al punto da risultare viscido. E' geniale nel suo lavoro: parla il tedesco e l'inglese come fosse madrelingua, e traduce qualsiasi tipo di testo in un lampo, senza commettere errori. Purtroppo è cerebralmente piatto in tutto il resto. Ma questo non gli impedisce di essere arrogante, spocchioso e talvolta persino cafone. 

Lo invito quindi malvolentieri a casa mia per lavorare e appena entra mi squadra dalla testa ai piedi con un sorrisetto ironico: "sei bellissima", esordisce. Lo guardo incredula: "scusami?" E ripete convinto: "sei bellissima. Ma non sopporto il tuo perenne stile British". La domanda mi sorge spontanea: "stile British? in cosa lo noti?" ed ecco la sua tipica risposta da cerebralmente piatto in tutto ciò che non riguarda il suo lavoro: "Non lo so in cosa lo noto. Lo noto. E non lo sopporto in nessuno, non solo in te. Mi urta e lo detesto".
A quel punto tutta la mia negatività era scomparsa. Riccardo mi aveva fatto uno dei più bei complimenti che io avessi mai ricevuto in vita mia. No, non mi riferisco al fatto che mi veda bellissima, quanto piuttosto che abbia sottolineato che detesti il mio stile British. Quindi ho davvero uno stile British? E lì, mentre lavoravo alacremente alla traduzione insieme a Ricky, ho partorito nella mia testa l'idea per una serie di articoli. Da mesi avevo intenzione di scrivere posts about my favourite British style icons (l'ho scritto in inglese perché suona meglio; in italiano viene lunga: "articoli sulle mie icone di stile preferite britanniche"). Ma fare una serie di post biografici e modaioli mi sembrava sterile e banale. Così ho invece pensato che ogni tanto potrei sottoporvi ad un'analisi critica dei miei outfit, del mio make-up e degli accessori, chiedendovi se sono abbastanza British secondo la vostra opinione e facendo un confronto con le suddette style icons. Il tutto sarà corredato da varie foto sui social con gli hashtag #haveigotabritishstyle #amibritishenough. Intanto guardate qua,
 nel luglio 2015 ho anticipato ciò che la mia icona di stile preferita Alexa Chung avrebbe fatto un mese dopo per lanciare la propria linea di manicure. E adesso ditemi: chi è che detta la moda?
E dopo questo sfoggio di superbia, vi ricordo che la vita amorosa e amicale raccontata in questo blog è di Kerry (con persone e fatti inventati di sana pianta), mentre i consigli fashion e di bellezza sono sia di Kerry che di Debby. E con questa crisi di identità, in cui il mio alter ego prevale occupandone i due terzi, vi saluto e scappo a prenotare una visita psichiatrica.
Au revoir, mes amis! ;-)
Kerry/Debby #haveigotabritishstyle #amibritishenough



giovedì 12 novembre 2015

Parla come mangi! - sociopatia

Mi accade spesso negli ultimi tempi di sentire termini forbiti utilizzati da diverse persone, probabilmente, per darsi un tono e per dimostrare di saper usare parole colte... che in realtà non sanno assolutamente usare. Questo sarà il primo, ma non l'unico post che farò a tale proposito. Ovvero, vorrei che imparassimo ad usare i termini corretti quando vanno usati, senza ricorrere ad una terminologia presa in prestito dalla psicologia e dalla criminologia, utilizzata in modo scorretto, solo perché l'abbiamo imparata guardando CSI MiamiSherlock o Hannibal (con tutto il rispetto per queste bellissime serie TV). Non vorrei peccare di superbia. Io non sono proprio capace di parlare bene. Sono la classica persona che, nonostante la laurea, dice cose del tipo: "devo dirti una roba; passami quell'affare", etc. (Con sommo dispiacere della mia mamma che ogni volta esclama: "ma perché ho speso i miei soldi per farti studiare?") Ma proprio perché non sono in grado di trovare sempre la parola giusta al momento giusto, preferisco "parlare come mangio", come si suol dire, anziché scomodare termini ricercati che finiscono per essere totalmente avulsi dal contesto. 
Oggi vi farò il primo esempio di ciò che intendo. Qualche giorno fa ero a casa del mio collega-amico Riccardo. Mentre stiamo lavorando ad un nuovo progetto, prendiamo a raccontarci i fatti nostri. Ricky mi confida di aver allontanato l'ennesima donna che ha provato ad instaurare un mezzo rapporto con lui: "vedi Kerry, non sono fatto per avere alcun tipo di legame amoroso o affettivo; io sono sociopatico". Sociopatico?? Subito dò un occhio veloce al frigo, sperando non ci siano resti di carne umana. Poi guardo furtivamente le pareti intorno a me per controllare se vi siano appesi strumenti di tortura a cui non avevo fatto caso entrando. Infine, con fare disinvolto, mi avvio verso la porta d'ingresso, invento una scusa banalissima, e scappo via come un fulmine. Ricky si è definito sociopatico! A parte che non credo che nessun sociopatico si definirebbe tale, ma ci rendiamo conto di cosa ha detto? Hannibal Lecter è un sociopatico. Il Joker di Batman è un sociopatico. Non so se mi spiego.
Cito qui di seguito i criteri secondo cui il DSM 4 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) definisce un soggetto affetto dal disturbo antisociale di personalità, più comunemente chiamato "sociopatia":  1) incapacità di conformarsi alle norme sociali per quanto riguarda il comportamento legale, con ripetersi di condotte suscettibili di arresto;  2) disonestà: il soggetto mente, usa falsi nomi, truffa gli altri; 3) impulsività o incapacità di pianificare; 4) irritabilità e aggressività; 5) inosservanza della sicurezza propria e degli altri; 6) irresponsabilità: incapacità di far fronte a obblighi finanziari o di sostenere un'attività lavorativa con continuità; 7) mancanza di rimorso.
Ecco, con delle premesse del genere sarà chiaro che il sociopatico è quasi necessariamente un criminale. Forse sarebbe stato meglio se Ricky si fosse auto-definito "asociale", o meglio ancora nel suo caso, "misantropo". Misantropo mi piace molto. Sembra efficace in questo contesto. Abbiamo questo bel vocabolo, nato secoli fa (si pensi a Timone, il cinico ateniese vissuto nel V sec. A.C. e di cui Luciano di Samosata ne idealizzò la figura nel suo dialogo), avvalorato da testi teatrali di spicco (Molière per intenderci): usiamolo!, invece di riempirci la bocca con termini appartenenti agli studi di psicologia e psichiatria e di cui non conosciamo neanche l'effettivo significato. 
Spero di non essere risultata troppo pedante in questo mio sproloquio. Ma non avete idea di quanto mi risultino pedanti coloro che parlano solo per darsi delle arie. E di nuovo, non so se mi spiego. Au revoir, mes amis! ;-)