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Visualizzazione post con etichetta I Libri di Kerry. Mostra tutti i post
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sabato 25 aprile 2026

Mezzanotte a Parigi di Felicia Kingsley

Siamo al secondo prequel delle mirabolanti avventure del nostro istrionico Nick Montecristo, che qui torna a svelare un altro mistero legato all’arte: se ne L’Amante perduta di Shakespeare si trattava di arte letteraria, qui troviamo invece l’arte come tutti la intendiamo, ovvero quella esposta nei musei quali il Louvre o il Museo d’Orsay; anche se, proseguendo nella lettura, impareremo qualcosa in più anche sull’arte della danza…
Ma facciamo un passo indietro. Chi è Nick Montecristo?

Allerta spoiler: se non volete sapere assolutamente niente della trama e/o della caratterizzazione dei personaggi, evitate di leggere da qui in poi.

Nick è il protagonista assoluto di una nuova saga letteraria: “bella scoperta”, direte voi; ma vi stupirò, perché l’autore di questa saga non è Felicia Kingsley, bensì Blake Avery, ovvero il protagonista maschile di Due cuori in affitto. Proprio così: la serie mistery-romance di Nick, altro non è che un esperimento meta-letterario della Kingsley, che, tra l’altro, le sta chiaramente riuscendo benissimo.
In questo nuovo episodio impariamo a conoscere meglio Nick: sapremo qualcosa in più sulla sua vita prima del carcere, vedremo scorci della sua infanzia, le aspirazioni che lo hanno portato a studiare storia dell’arte a Oxford e soprattutto leggeremo proprio di questa sua esperienza universitaria che, come per molti di noi, avrà un’incidenza determinante sul resto della sua vita.
Ma non voglio svelarvi troppo. Quindi ora vi espongo semplicemente le mie opinioni.
Cosa mi è piaciuto di questo libro? Che l’ho letto tutto d’un fiato, nonostante fossi in un periodo di blocco. Grazie, Felicia, che mi rendi sempre una lettrice decisamente più veloce di quanto non sia :-D
Cosa mi è piaciuto di Nick Montecristo? Per i miei gusti è troppo perfetto, e non scherzo: eccessivamente bello, incredibilmente affascinante, appare sicuro di sé, con un’intelligenza ed una cultura ampiamente al di sopra della media, simpatico, spiritoso, brillante e sa sempre cosa fare, in ogni dannatissima situazione. Quindi no, usando il gergo dei giovani, non può essere la mia crush. Eppure, sebbene non mi abbia catturata in quel senso, ho di certo apprezzato il suo “rimanere umano”, a differenza dei protagonisti maschili di altri romanzi, talmente meravigliosi da suscitarmi un velo di nausea; invece Nick resta un bel tipo coi piedi per terra, che si può persino incontrare nella vita reale (non che sia impresa così facile…); è un tipo simpatico, e nonostante le donne gli cadano letteralmente ai piedi, lui “non prende a cuor leggero” e basta, e anzi, spesso diventa in qualche modo l’angelo custode di queste ragazze, anziché il loro principe azzurro. Mi è piaciuto tantissimo il rapporto che ha con l’algida Camille, e come cerchi di capirla e aiutarla psicologicamente affinché possa un giorno trovare la propria strada.
Chi mi ricorda Nick? Non so se la Kingsley si sia ispirata a qualcuno in particolare, ma a me Nick Montecristo ricorda un pochino Neal Caffarel della serie TV White Collar, sia fisicamente sia per le sue molte e varie qualità brillanti.
E come al solito, vi lascio almeno una citazione che mi ha colpita:  “Amo voi francesi […], la protesta vi scorre nel sangue e non avete paura di manifestare quando volete cambiare qualcosa.” (p. 49). È esattamente ciò che dico sempre anch’io. Ci capiamo, Nick! ;-)
Curiosità: alla fine del romanzo troverete i ringraziamenti di Blake Avery :-D e subito dopo anche quelli di Felicia Kingsley, che, così come Blake ringrazia l’amico Dwight Faraday, parla invece della sua carissima amica, nonché scrittrice che io stessa adoro, Alessia Gazzola (!!!) :-D
C’è davvero altro da aggiungere???

PS: ringrazio una giovane lettrice facente parte del nostro caffè letterario I libri di Kerry, che non aveva voluto anticiparmi la sorpresa finale, ma mi aveva assicurato che l’avrei gradita tantissimo. 
C’è evidentemente chi mi conosce molto bene ;-)
Au revoir, mes amis! ;-)

sabato 24 gennaio 2026

I libri di Kerry: I love shopping di Sophie Kinsella

Questo mese, per il nostro caffè letterario I libri di Kerry,
abbiamo scelto di leggere I love shopping, primo libro della lunga serie di successo della prematuramente scomparsa Sophie Kinsella. Sono sicura che tutti già la conoscete, o almeno ne avrete sentito parlare. Personalmente mi era stato regalato appena uscito, avevo iniziato a leggerlo, ma, come spesso mi succedeva all’epoca, lo avevo abbandonato subito, nonostante avessi già ampiamente apprezzato, della stessa autrice, Sai tenere un segreto?.
Ora che finalmente riesco a leggere la quantità di libri che avevo sempre sognato, è stato un piacere riprenderlo, con le sue pagine ormai ingiallite e con in mezzo il segnalibro che avevo diligentemente scelto (una cartolina promozionale del film La verità è che non gli piaci abbastanza).

Si tratta di una storia spumeggiante, così come la sua frizzante protagonista, Rebecca Bloomwood, in cui non posso fare altro che identificarmi.
Probabilmente non mi sono mai sentita in vita mia così vicina al personaggio di un romanzo.
Ma ha ragione la mia dolcissima amica “lettrice furiosa” a sostenere che a tratti mette un po’ d’ansia: come può Rebecca continuare a fingere che nulla stia succedendo, ignorando i problemi che lei stessa crea? Non si rende conto che ad un certo punto quei problemi saranno mastodontici?
Rebecca soffre chiaramente di un disturbo patologico (lo shopping compulsivo) che la porta a commettere un’infinità di sciocchezze ai limiti della legalità… no, se state per arrestarmi, sappiate che in questo non mi identifico affatto in lei, ma anche io sono riuscita ad incasinarmi spesso e comunque; sicuramente non tutti abbiamo problemi con la gestione dei nostri soldi, ma molti di noi sono vittime di compulsioni irrefrenabili, che poi però, vivendo nella vita vera, ci obblighiamo a controllare: nel mio caso si tratta di continuare a cominciare libri prima di finire quelli già iniziati, e mi racconto mille scuse per permettermi di farlo; ma non preoccupatevi, ci sto lavorando, anche grazie alla splendida agenda regalatami dalla mia amica psicologa, che mi permette di tenere traccia di cosa sto leggendo e di cosa diavolo sto combinando, costringendomi così a darmi un freno. Non per niente, a proposito di questo mio “disturbo”, ho detto alla mia amica “lettrice furiosa” che mi rivedo un sacco in Deborah “Debby” Bloomwood, pardon, in Rebecca “Becky” Bloomwood.
Rebecca ha però un difetto che tollero poco: come di norma fanno le persone con problemi economici, mente. Ma, tant’è, si rende conto di essere circondata da gente che le vuole bene davvero, e questo farà scattare qualcosa in lei, che forse la farà maturare… o forse no. Siamo quindi di fronte ad un Bildungsroman oppure solo ad un frivolo romanzo chick-lit? A voi scoprirlo.
Ad ogni modo, ringrazio la compianta Kinsella che grazie a questi suoi spensierati capolavori immortali continuerà a farci ridere e sorridere, con qualche attacco d’ansia qua e là :-D
Commento personalissimo e che non dovete necessariamente condividere: che bello quando i romanzi considerati leggeri non avevano scene spicy e, anzi, si autocensuravano; ma questo è solo il mio gusto, e, grazie al cielo, possiamo avere tutti pareri diversi senza per questo sentirci sbagliati.
Ultimo commento iper-personalissimo: la controparte maschile non mi ha convinta…
E voi? Quali sono i vostri commenti ultra-personalissimi su questo romanzo?
Scrivetemi, sono curiosissima ;-D
Au revoir, mes amis! ;-)







I libri di Kerry: Margherita Dolcevita di Stefano Benni

Surreale. Non saprei come altro definire Margherita Dolcevita di Stefano Benni.
Comincio dalla fine, ma senza spoiler, ormai lo sapete.
Continuate a leggere questa recensione solo se siete disposti ad “ascoltare” le mie considerazioni.
Le persone con cui ho parlato di questo libro hanno tutte tutte pareri contrastanti, soprattutto sul finale: chi è rimasto destabilizzato, chi lo incasella in un genere per cui non mi trova d’accordo, chi non ha capito. 
Posso solo dirvi che me l’aspettavo. Non sarebbe potuto concludersi diversamente. E se mai lo leggerete, vi chiedo cortesemente di condividere con me le vostre opinioni ed impressioni.
Mi/ vi state chiedendo perché valga la pena leggerlo?
Sicuramente per la brillante ironia irriverente, ma mai davvero volgare della giovane Margherita. 
Perché è una storia che ci diverte all’inizio e per quasi l’intera narrazione, per poi scoprirci profondamente cambiati una volta conclusa la lettura.
Perché è un racconto surreale e circolare, che si avvolge e si riavvolge su se stesso.
Perché Margherita è uno spasso e vorrei essere sua amica.
Perché è anche una poetessa che scrive brevi ed intense poesiole, quali:

“MAMA NON M’AMA 

Se dubbio d’amor
Troppo ti è duolo
Scegli una margherita 
Con un petalo solo.” (p. 98)

Per me è valsa la pena leggerlo perché un personaggio chiave del racconto ascolta Tim Buckey, padre di Jeff, il mio cantante preferito. Perché “io credo che ognuno si debba accettare com’è” (p. 46). Perché “tutti avevano ragione. E parlandone, si rafforzavano in questa loro certezza E la loro ragione era costruita sul dileggio, sulla rovina, sul disprezzo degli altri. E più parlavano, più la ragione cresceva e chiedeva il suo tributo di parole, di minacce, di gesti e sempre più gli altri, quelle dalla parte del torto, diventavano lontani e miserabili. Ma guardando oltre la strada, nei bar di fronte, altra gente era seduta e anche loro avevano ragione. Una gigantesca, unica ragione divideva il mondo in quelli che l’avevano, cioè tutti e gli altri, e cioè tutti.” (p. 61).  E queste sono quelle belle verità che personalmente mi serve sentire e leggere ad infinitum, quasi come un mantra, in modo da poterle interiorizzare nel profondo.
E poi c’è Polverina, la Bambina di polvere, un’amante della natura, proprio come la nostra giovane Margherita, che ci dà un ulteriore valido motivo per tuffarsi in questa bella storia, carica di significati.
Un consiglio: mentre leggete, date più spazio e peso alla simbologia che c’è dietro al tutto, anziché alla trama in sé e per sé. Può aiutarvi a vivere quest’avventura come, secondo me, va vissuta (perdonatemi se sembro peccare di presunzione).
E vi svelo un segreto: non ho mai fumato in vita mia, nemmeno ho mai provato; ma dopo questa lettura edificante, ho deciso che anch’io mi metterò a fumare le Virtual. Come? Non sapete di che marca si tratti? Allora non dovete far altro che leggere Margherita Dolcevita di Stefano Benni.
Au revoir, mes amis! ;-D





domenica 30 novembre 2025

I libri di Kerry: Effetto Jane Austen di Federica Brunini

Per il duecentocinquantesimo anniversario della nascita di Jane Austen (16 dicembre 1775), autrice di classici intramontabili quali Orgoglio e Pregiudizio, Ragione e Sentimento, Emma e Persuasione, il nostro caffè letterario I libri di Kerry ha deciso di renderle omaggio leggendo uno a scelta tra i suoi classici,
più il gradevolissimo Effetto Jane Austen di Federica Brunini, “scrittrice, giornalista e instancabile viaggiatrice” (terza di copertina).

La storia è semplice: Amelia, fotogiornalista con una carriera in discesa, proverà a tornare alla ribalta fotografando i luoghi in cui è vissuta Jane Austen e che l’hanno ispirata per i suoi romanzi; peccato che lei la Austen non la sopporti proprio, “tutta amore, lacrime e svenevolezze romantiche.” (p. 17).
Così Amelia Maini Moss, detta “la Mossa”, si ritroverà a volare dalla nebbia della campagna pavese fino ai cottage dello Hampshire, a caccia di spunti per il suo reportage, cercando di capire perché le storie austeniane continuino a farci sognare e ad affascinare anche le nuove generazioni; ma il viaggio più importante che intraprenderà sarà quello interiore, in cui ripercorrerà la sua vita, provando a capire chi è davvero, come mai è diventata così, e soprattutto cosa vuole adesso.

Confesso che da ragazza avevo letto soltanto Orgoglio e Pregiudizio, prima in italiano e poi in inglese, e mi era piaciuto così tanto lo stile ordinato, preciso in ogni descrizione, senza però mai risultare pesante, di questa scrittrice, che avevo letto parti di questo romanzo più e più volte nel corso degli anni, ripromettendomi di leggere prima o poi anche il resto della sua opera. Ma avendo in seguito visto tutti i film, o quasi, tratti dai suoi libri, ed avendo così tanti altri autori da leggere e così poco tempo a disposizione, non mi ero più accostata a nessuno dei suoi scritti.

Ed ora invece eccoci qui, con la Brunini e la sua effervescente Amelia che mi hanno invogliata ad iniziare sia Emma che Persuasione, mentre già stavo leggendo Lady Susan e I Watson.

Ciò che mi ha sorpresa di Effetto Jane Austen è il tema del viaggio: da quello fisico tra Chawton e Bath,
a quello spirituale nella memoria della protagonista, a tutte le sue massime e i suoi commenti, quali “La colpì come quella casa estranea e temporanea avesse potuto diventare così familiare in pochi giorni, ma aveva viaggiato abbastanza da sapere che è così che accade. È la magia del viaggio e, in fondo, anche dell’amore: sentire di appartenere a un luogo sconosciuto o a qualcuno che non si è mai incontrato prima.” (p. 99), oppure “ ogni relazione è un viaggio. Ed è il primo passo a marcarne il ritmo.” (p. 133).

E poi ci sono temi sempre attuali: “ Donne, perché la Austen aveva raccontato le donne in un mondo di uomini.” (p. 138), e ancora: “ Donne troppo intelligenti per accettare i confini imposti da altri. A costo di ritrovarsi scomode, molto scomode. […] E che tutte noi siamo ancora su quella strada. Tutti noi, anzi. Perché non riguarda solo le donne… ma noi esseri umani incastrati in ruoli che ci soffocano…” (p. 100).

E ovviamente ci sono i sentimenti, di tutti i tipi, anche perché “poi è il segreto di Jane Austen, no? Ha raccontato microstorie familiari che sono diventate eterne, esemplari.” (p. 127); ma soprattutto c’è l’amore, perché “l’amore è l’amore in ogni epoca,” e “la passione ha sempre la stessa formula” (p. 82).

Ciò che mi è piaciuto tantissimo e che ho trovato davvero innovativo, è stato che, dopo tanti libri ispirati ad Orgoglio e Pregiudizio e tanti altri che invece hanno provato ad indovinare come sia stata la vita della Austen, di cui non si sa praticamente nulla, raccontandone una versione romanzata, finalmente c’è invece chi ha tentato di comprendere e spiegare un fenomeno talmente potente che, a duecentocinquanta anni esatti dalla sua nascita, ci travolge ancora come un fiume in piena.

E se vi sembra che stia diventando troppo sentimentale, perdonatemi, ma è l’effetto Austen. Leggete e capirete :-)
Au revoir, mes amis! ;-)






giovedì 6 novembre 2025

I libri di Kerry: La Sovrana Lettrice di Alan Bennett

Vivamente consigliatomi dal mio libraio di fiducia, La Sovrana Lettrice
di Alan Bennett è un libro sul potere rinvigorente e, oserei dire, quasi rivoluzionario, della lettura.
Cittadini! Udite, udite! La regina si è messa a leggere.
Anche se, come ci tiene a sottolineare la regina stessa: “Noi abbiamo sempre letto. Solo che ultimamente leggiamo di più.” (p. 75). Proprio così. Ho sentito questa frase decisamente “mia”. A me e a molti altri è capitata la medesima cosa: abbiamo sempre letto, ma ad un certo punto ci ritroviamo ad essere lettori accaniti.
Dapprima Queen Elizabeth II trova scuse per leggere, come se avere un hobby fosse qualcosa di disdicevole che distoglie la sua attenzione dai propri doveri (mi sono rivista anche in questo); poi, ad un certo punto, nemmeno si preoccupa più di cosa pensa il suo popolo (ed anche a questo siamo arrivati noi “comuni lettori”).
È un libro divertente, leggero, eppure fa riflettere parecchio. 
Pieno di interessantissimi spunti di lettura: si citano diversi nomi di scrittori e si fa riferimento alle loro opere, con richiami che spesso può capire solo chi le ha lette; ciò non appesantisce affatto la trama, ma, anzi, rende chi legge curioso e desideroso di informarsi sulle tra loro diversissime letture di questa “uncommon reader”. Ed è forse questo a cui punta l’autore; del resto ci dice, per bocca della sua regina, che “ ragguagliare non è leggere. Anzi, è l’esatto contrario. Il ragguaglio è succinto, concreto e pertinente. La lettura è disordinata, dispersiva e sempre invitante. Il ragguaglio esaurisce la questione, la lettura la apre.” (p. 23).
Come afferma un’amica del nostro caffè letterario, è un romanzo che fa passare il blocco del lettore. Concordo in pieno. Talmente breve e scorrevole da farsi divorare nel giro di poche ore.
Si presenta come una storia vera, ma non lo è. Peccato. Mi sarebbe piaciuto lo fosse.
Au revoir, mes amis! ;-)

sabato 18 ottobre 2025

I libri di Kerry: Weyward

The Spooky Season is back! E così anche il nostro caffè letterario, I libri di Kerry.
E quale miglior modo di riprendere le nostre letture se non con l’azzeccatissimo Weyward, perfetto per questo periodo halloweeniano. Weyward della talentuosa Emilia Hart è infatti un romanzo che narra di streghe, ma non di quelle dell’immaginario comune, con scope volanti e visi arcigni, bensì tratta di donne potenti, intelligenti, forti e coraggiose, quelle che spaventano gli uomini deboli, maschilisti, i quali ricorrono alla loro maggiore forza fisica per schiacciarle. Sono quindi le donne che per secoli sono state perseguitate, cercando di sfuggire a condanne e roghi, le stesse donne che hanno poi combattuto e che ancora combattono nel quotidiano per vedere affermati i loro diritti. 
Come ci spiega la stessa Hart nella prefazione, il termine “Weyward”, che si riferisce alle tre streghe del Macbeth, “compare nella versione […] contenuta nel First Folio, ovvero la prima edizione a stampa di trentasei opere teatrali di William Shakespeare. Nelle versioni successive Weyward  fu sostituito da Weird.

Dunque weird, che significa strano, stravagante, bizzarro, o anche wayward, ribelle, ostinato, imprevedibile. E proprio così appaiono le tre donne Weyward, Kate, Violet, Altha, protagoniste di questo flusso narrativo coinvolgente e travolgente, le quali, accomunate da simili destini, ma da sensi di colpa differenti, compiranno scelte molto diverse, sia in base alle loro epoche, sia per i loro personalissimi vissuti.
Ciò che accomuna tutte noi donne è una sorellanza che trascende il tempo ed i luoghi, e deve spronarci a restare unite per evitare di soccombere sotto il maschilismo dilagante che impera dagli inizi dei tempi ad oggi.
Ciò che mi è piaciuto è che compaiono figure maschili estremamente positive, che non possono e non devono far parte della sorellanza, e nemmeno devono carpire né essere messi a conoscenza dei segreti di queste donne forti e resilienti, così come, opinione mia, le donne non dovrebbero provare a far parte della loro fratellanza. Ma è ben chiaro dal romanzo che uomini e donne possono camminare pacificamente mano nella mano.
Ovviamente per le tematiche concernenti la condizione femminile in ogni luogo e in ogni tempo, per lo stile fluido che fa correre veloce come un treno persino la lettura di chi è lento come me, mi ha ricordato la mia adorata Margaret Atwood e i quattro romanzi che di lei ho letto finora e di cui potete trovare le mie recensioni in questo blog (Il Racconto dell’Ancella, I Testamenti, L’Altra Grace, L’Assasino Cieco). In particolare l’amica di Altha, Grace, con i suoi capelli rossi, la cuffietta bianca sotto cui li nasconde e lo sguardo basso, mi hanno riportato alla memoria la protagonista de L’Altra Grace. In effetti nei ringraziamenti finali, la nostra Emilia scrive: “A mia madre Jo. Tu mi spiri ogni giorno con la tua forza la tua resilienza… Se sono una femminista lo devo a te. […] A Otilie, la mia matrigna (oltre che una delle mie prime lettrici!). Grazie per tutto il sostegno e per avermi fatto conoscere alcuni dei libri che hanno ispirato questo, compresi, soprattutto, L’Assassino cieco e L’altra Grace di Margaret Atwood.
Devo davvero dirvi altro per convincervi a leggerlo? ;-)
Au revoir, mes amis! :-D



mercoledì 3 settembre 2025

Il club dei delitti del giovedì di Richard Osman

Come resistere alla tentazione di un film in cui compare un cast stellare, composto da Helen Mirren, Pierce Brosnan, Ben Kingsley,
David Tennant, Tom Ellis, Celia Imrie, Henry Lloyd-Hughes e Jonathan Pryce? Esatto, non si può!
Così quando ho saputo che Netflix avrebbe trasmesso Il club dei delitti del giovedì, tratto dall’omonimo romanzo d’esordio del presentatore televisivo inglese Richard Osman, mi sono immediatamente fiondata ad acquistarlo (nonché i tre seguenti, ovviamente!).
Non mi sono mai considerata una lettrice di gialli, ma mi devo ricredere. La storia, che vede protagonisti una banda di quattro arzilli pensionati che si divertono a risolvere omicidi vecchi e nuovi, è un esilarante mix di suspenseBritish humour, riflessioni sulla vita ed il tempo che scorrono inesorabili, e buoni sentimenti, senza però mai scadere in un polpettone melenso e stucchevole.

I colpi di scena non mancano, ma il bello non sta tutto lì, anzi, sta nel viaggio meraviglioso ed emozionante che compiamo insieme ai protagonisti. Si tira perciò un sospiro di sollievo quando si arriva alla fine, sapendo che sono già state pubblicate altre avventure dei nostri beniamini, che quindi non ci lasceranno orfani troppo presto.
I personaggi mi sono sembrati tutti fantastici, anche quelli che dovrebbero risultare meno simpatici o quelli che svolgono un ruolo secondario, se non addirittura marginale.
Ma il quartetto di Elizabeth, Joyce, Ibrahim e Ron spicca su tutti.
Quanto vorrei essere tosta come Elizabeth! Anche se mi vedo decisamente più simile alla sempre entusiasta Joyce.

Lo stile narrativo è veramente accattivante e coinvolgente.
Il film Netflix risulta abbastanza fedele, a parte alcuni cambi e tagli necessari, poiché le dinamiche cinematografiche sono sempre differenti da quelle narrative; vi confesso però, senza spoilerarvi nulla, che non ho ben compreso alcune modifiche, rispetto al libro, nell’ultima mezz’ora di film: era davvero necessario stravolgere un personaggio secondario e un paio, se non addirittura un “trio”, di situazioni che portano al finale?

Ad ogni modo, nel complesso ho apprezzato molto anche questa chicca super British di Netflix. Ma la lettura del libro… IMPAGABILE!
Dunque, cosa aspettate? Andate subito a leggere questo spassosissimo giallo e poi guardate il film, e infine, SCRIVETEMI!!!!!! e ditemi cosa ne pensate di entrambi :-D
Au revoir, mes amis! ;-)









lunedì 21 luglio 2025

I libri di Kerry: Il profumo dei fiori di zafferano di Clare Marchant

Che splendida scoperta quest’autrice, Clare Marchant, 
così appassionata di storia inglese da saperci scrivere uno splendido romanzo in cui finzione e realtà s’intrecciano in modo eccellente. 
Il profumo dei fiori di zafferano narra la storia di due donne:
- Amber, che nel 2019 si è temporaneamente trasferita nell’enorme casa di famiglia, Saffron Hall, in cui vive il nonno, per  prendersi un anno sabbatico dal mondo e riuscire a riprendere in mano la propria vita dopo una terribile disgrazia, ed intanto lo aiuta a catalogare ed archiviare i libri presenti nell’immensa libreria;
- Eleanor, che vive in epoca Tudor, durante le grandi riforme ecclesiastiche di Enrico VIII, che deve affrontare al meglio i problemi di un periodo così pieno di cambiamenti, e che trova rifugio e un po’ di serenità in tutto ciò che i monaci le hanno insegnato, come ad esempio coltivare ed utilizzare le erbe officinali, creare inchiostri colorati e scrivere minuziosamente in una calligrafia raffinatissima, e soprattutto come coltivare, confezionare in panetti ed usare in cucina il preziosissimo zafferano.
Queste due donne saranno accomunate da un insolito triste destino, e mentre la narrazione viaggia veloce verso un finale emozionante, ci auguriamo fino all’ultimo che riescano, paradossalmente, con le loro diverse storie di vita, ad aiutarsi vicendevolmente, nonostante le distanza di cinquecento anni che le separa.
Questa lettura mi ha decisamente appassionata ed intrigata.
Mi sono perdutamente innamorata di tantissimi personaggi presenti nel libro e dell’autrice stessa, che ha saputo affrontare un tema estremamente delicato con dolcezza, comprensione ed empatia, ma anche con il giusto sprone ad andare avanti, sempre. Dum spiro, spero, “finché respiro, ho speranza”: è il motto di alcuni protagonisti della storia, e ci viene ripetuto come un mantra così tante volte, che non può far altro che diventare anche il nostro.
Ed ora veniamo ai personaggi, tanto meravigliosi quanto umani, con i loro difetti che li rendono credibili, ma che ci sanno conquistare pagina dopo pagina:
- Eleanor, forte e caparbia, risoluta quale dev’essere una donna del suo rango, nonostante la sua giovanissima età, ma che sa essere dolcissima con chi le sta a cuore.
- Amber, testarda anche lei, ma per cui non possiamo che provare tenerezza.
- Greville, super iper affascinante!
- Jane e Henry Lutton, tanto diversi tra loro quanto ugualmente adorabili.
- il piccolo Tom, tenerissimo, il cui carattere amabile si rivelerà una risorsa indispensabile.
E poi Jonathan con la sua enorme pazienza da uomo che sa amare davvero, la fedeltà dell’amica Joan e la devozione del maggiordomo Hugh, la simpatia del nonno, l’amicizia di Becky e l’avvenenza di Pete.
Non avrei più voluto lasciare nessuno di loro e, come ogni tanto mi capita con i libri, sento già la mancanza di questi miei “amici” e avrei quasi voluto che la storia non finisse mai.
Ovviamente ho già provveduto a procurarmi altri romanzi di questa fantastica scrittrice.
Au revoir, mes amis! ;-D





lunedì 23 giugno 2025

I libri di Kerry: L’assassino cieco di Margaret Atwood

Amo Margaret Atwood. Amo il flusso di coscienza con cui racconta le sue storie. E ovviamente ho amato anche questo romanzo come gli altri suoi che ho letto.
L’assassino cieco però risulta molto diverso da Il Racconto dell’Ancella o da L’Altra Grace. Iris Chase Griffen, ormai anziana, annota su un quaderno le proprie memorie e comincia con questa frase: “dieci giorni dopo la fine della guerra mia sorella Laura volò giù da un ponte con un’automobile.” Laura aveva solo venticinque anni. Ed Iris sembra piuttosto certa che si sia trattato di suicidio. Per capire come si è arrivati a questo punto, ci viene raccontato tutto, da ben prima degli inizi: sapremo quindi della tenuta di Avilion in cui aveva già abitato la raffinata nonna Adelia, della fabbrica di bottoni messa in piedi dal nonno Benjamin Chase, leggeremo del matrimonio dei genitori di Iris e
Laura; soprattutto impareremo a conoscere (e nel mio caso, ad amare) queste due sorelle, le vedremo prendere lezioni da questa istitutrice o da quell’altro professore, le sorprenderemo quando non avranno voglia di fare i compiti, le vedremo crescere, passare attraverso lutti e sofferenze, innamorarsi… 
Non è stata affatto una lettura noiosa, anzi, l’ho trovata piuttosto veloce, eppure accadono così tanti avvenimenti che mi sembrava che pure io stessi leggendo da svariati anni. Mi è sembrato di aver trascorso tutta la vita con le due protagoniste. E appena l’ho terminato, mi ha lasciato un senso di stordimento.
Non ho una sorella, quindi non credo di poter comprendere appieno, ma mi ha colpito parecchio il modo in cui la Atwood sa mettere su carta il complesso intreccio di emozioni e sentimenti contrastanti che si vengono a creare naturalmente nei rapporti umani, come ad esempio quel misto di rivalità affiancata da un’indiscussa complicità tra Iris e Laura.
Inoltre l’autrice ha saputo calibrare in modo eccellente le varie parti della narrazione che si intersecano tra loro: il quaderno di Iris, zeppo di ricordi mescolati a commenti sul presente; trafiletti di giornali che ci danno scorci sulle varie epoche attraversate; parti del libro fantascientifico scritto da Laura Chase e pubblicato postumo. 
Una particolarità che apprezzo in tutti i romanzi di Margaret Atwood, e che in questo appare forse perfino più evidente, è la sua sagace ironia che troviamo ad ogni pagina, quasi ad ogni riga: talvolta mi sono sorpresa a sorridere, quasi a ridere, di una risata amara, da cui è sempre scaturita un’amara, breve riflessione sulla società, questa società, o quella del secolo scorso, o quella del lontano pianeta Zycron, in cui le donne devono sottostare a regole precise, non potendo esprimersi come vorrebbero, al punto che si arriva perfino a tagliare loro la lingua, chiara metafora dell’impossibilità di avere una voce nella collettività.
Inutile dirlo: Margaret Atwood non delude mai. Sperando che si decidano finalmente a darle il Nobel.
Au revoir, mes amis! ;-)







martedì 8 aprile 2025

I libri di Kerry: Cosa si prova? di Sophie Kinsella

Il secondo libro che ho letto per il nostro caffè letterario, e per cui ringrazio infinitamente la libreria Mondadori che è riuscita a procurarmelo in inglese, si intitola Cosa si prova? (What does it feel like?)
e tratta il tema della malattia, raccontata esattamente come la si vive. Sophie Kinsella, autrice di fama mondiale, grazie ai suoi iconici best-seller della serie I Love Shopping, è purtroppo gravemente malata. E in quest’opera pressoché autobiografica, come lei stessa la definisce (“What does it feel like? is fiction, but it is my most autobiographical work to date. Eve’s story is my story.”), ci spiega con molta semplicità cosa succede quando ci si risveglia da un’operazione delicatissima di cui nemmeno si ha memoria, e come si può affrontare tutto ciò che viene dopo, ovvero affidandosi alle cure di medici ed infermieri, e grazie anche al supporto dei nostri cari, preziosissimo per riuscire a non perdersi mai d’animo. Ed è stata proprio la voglia di vivere della Kinsella a commuovermi: il suo saper scherzare con tanta leggerezza su una disgrazia così terribile, ed il suo riuscire, in questo modo, a non perdere l’ottimismo che da sempre la contraddistingue.
L’autrice sa come regalarci un sorriso tra le lacrime e ci insegna a trovare il lato positivo in ogni situazione, anche quando proprio non lo si riesce a vedere: “I feel a bit tired sometimes,” says Eve. “But it could be worse.” (Mi sento un po’ stanca talvolta, dice Eve, ma potrebbe andare peggio); “It’s raining. But luckily we’ve all got umbrellas.” (Piove. Ma fortunatamente abbiamo tutti l’ombrello).
Lo stile è fresco, quasi fumettistico; il piglio è accattivante; il tema è pesante, ma la narrazione è paradossalmente molto leggera. È stupefacente come la Kinsella riesca ad apparirci favolosa nonostante tutto. E pensare che negli ultimi vent’anni avrò comprato una decina dei suoi libri, soprattutto nel periodo in cui ero fissata con la chick-lit, ma ne avevo letti solo un paio (e li avevo adorati!!), perché come al solito acquisto molti più libri di quelli che riesco a leggere, col proposito di leggerli tutti prima o poi. E quel “prima o poi” è arrivato: ho proprio voglia di immergermi totalmente nella serie di I Love Shopping, di aprire finalmente e gustarmi tutti i romanzi che di lei ho in casa, ed ovviamente di comprare tutti quelli che mi mancano.
Ma prima di concludere, vorrei augurare tutto il meglio a Sophie Kinsella e alla sua splendida famiglia.
Au revoir, mes amis! ;-)







I libri di Kerry: Il Giardino Magico

Ed è con immenso piacere che mi ritrovo a commentare il primo libro scelto dal nostro caffè letterario, “I libri di Kerry… alla Mondadori!”,
intitolato Il Giardino Magico e scritto dalla brillante Kaho Nashiki, già autrice dell’acclamato Un’Estate con la Strega dell’Ovest.
Di questo libro mi hanno incuriosita il titolo fiabesco, la copertina (che ricorda molto Alice’s Adventures in Wonderland- Through the Looking Glass) ed anche il fatto che fosse scritto da una giapponese (poiché i giapponesi, quando non fanno parte di quelle correnti letterarie piene di giovani morti suicidi - tipo Dazai Osamu e Mishima Yukio - sanno scrivere libri estremamente rilassanti, scorrevoli, ma anche pieni di interessantissime riflessioni sulla vita).
 
Così con molto entusiasmo, io stessa ho proposto questo romanzo al primo incontro del nostro gruppo di lettura. Ma mi duole ammettere che non ha pienamente soddisfatto le mie aspettative. L’idea di partenza è a mio avviso molto bella e piuttosto originale: la storia inizia con una grande casa, un tempo dimora della famiglia Burness e che si dice essere ora abitata dai fantasmi, contornata da uno splendido giardino, in cui da generazioni i bambini si intrufolano per giocarvi di nascosto; ma la vera attrazione, non accessibile a chiunque, è il misterioso giardino sul retro…
Da qui in poi la narrazione verrà letteralmente scissa in due parti, una ambientata nel mondo reale di oggi e l’altra che si svolge invece in un strano posto incantato, al di fuori dello spazio e del tempo; queste due diverse storie sono addirittura state scritte con due caratteri grafici differenti (espediente che ho trovato molto azzeccato). È stata però la parte semi fantasy che non mi ha convinta del tutto: troppo infarcita di strani personaggi, luoghi ed avvenimenti tra cui faticavo a raccapezzarmi durante la lettura, e di cui coglievo il messaggio essenziale, senza però comprendere come mai la Nashiki si dilungasse così tanto in particolari che non mi sembravano necessari, al punto da domandarmi più volte dove volesse andare a parare. Non sono tra l’altro riuscita ad affezionarmi a nessuno dei personaggi. Eppure riconosco che le intenzioni della Nashiki erano ottime, volendo insegnarci a convivere con le ferite del cuore, spesso legate a lutti o ad incomprensioni tra familiari. 
Nonostante queste mie impressioni, sento comunque il desiderio di provare a leggere altri lavori della stessa autrice, dal momento che proprio Kaho Nashiki mi ha suscitato un’istintiva simpatia per i temi da lei trattati ed anche per il suo stile pulito e diretto, adatto persino ai lettori più giovani.
E voi? Avete letto qualcuno dei suoi libri? Cosa mi consigliate?
Attendo i vostri pareri: fatemi sapere!
Au revoir, mes amis! ;-)





mercoledì 19 marzo 2025

I libri di Kerry

Finalmente ci siamo. E inizio a sentirmi emozionata. Parte domani, giovedì 20 marzo 2025, alle ore 17.30, il nuovo club del libro alla Mondadori di Acqui Terme. 
Come nasce questa idea? Sapete quanto mi piaccia vivere nei libri e condividere questa passione con chi ha piacere di leggere le mie recensioni, ma mi piace ancora di più quando qualcuno ha voglia di ascoltarmi mentre ne parlo, e soprattutto, adoro ascoltare gli appassionati di libri che mi raccontano e commentano ciò che hanno letto. Più volte ho chiesto ad amici e colleghi: “ci vediamo per un caffè e parlare di libri? Creiamo un caffè letterario?”. E a volte capita. Ma mi attirava l’idea di qualcosa di più sistematico, di più frequente.
Allora, circa tre settimane fa, sono passata come al solito in libreria per rilassarmi, e senza pensarci ho chiesto ad una delle “Signorine Mondadori” (ovviamente non si fanno chiamare così, è solo un nomignolo grazioso che uso nella mia testa): “per caso organizzate dei caffè letterari?”. La risposta arriva immediata, senza mezzi termini: “vuoi organizzarlo tu?”.
E così, pronti via, ci siamo messe a pensare a come creare e far funzionare questo nuovo gruppo di lettura. 
Si chiamerà I Libri di Kerry. Perché questo nome? Kerry è il “nome d’arte” che uso su questo blog, ma risale al periodo in cui frequentavo la prima elementare, in cui il mio maestro mi disse, col suo sorriso ed il suo sguardo penetrante: “Ti chiami Deborah, come Deborah Kerr”. Arrivai a casa e chiesi a mamma e papà chi fosse questa signora, e mi risposero che era una bellissima attrice. Ne fui così lusingata che da lì, ogni volta che giocavo con le amichette, il mio nome fittizio era sempre Kerry.
I libri di Kerry indica quindi i miei libri, quelli che ci sono, che ci saranno e quelli che vorrei che ci fossero nella libreria di casa mia, e di cui mi piacerebbe parlare con voi tutti, sperando che vadano a riempire anche gli scaffali delle vostre librerie.
Vi aspetto quindi domani e/o nei prossimi incontri che faremo. Non preoccupatevi, non ci saranno vincoli né obblighi di acquisto o lettura. Ci si vede solo per il piacere di condividere le nostre passioni letterarie e libresche. I libri che leggeremo saranno decisi dal gruppo di volta in volta, cercando di accontentare un po’ tutti. Potrete partecipare a tutti gli incontri, solo al primo, solo a qualcuno ogni tanto, come volete voi. E se arriverete ad incontro già iniziato, o vorrete andarvene prima della fine, nessun problema. Se avrete letto il libro in questione, ben venga; altrimenti potrete anche solo venire ad ascoltarci per curiosità. Siamo un gruppo di amici con la stessa meravigliosa passione. E vogliamo solo prenderci un momento per noi.
Ci vediamo domani per il primissimo incontro de I Libri di Kerry, oppure a breve qui sul blog, dove vi comunicherò quale libro è stato scelto dal gruppo, in modo che possiate partecipare almeno con la lettura.
Au revoir, mes amis! ;-)

PS: un caloroso GRAZIE va ovviamente alla libreria Mondadori di Acqui Terme per averci concesso gli spazi per realizzare questa splendida iniziativa <3