Surreale. Non saprei come altro definire Margherita Dolcevita di Stefano Benni.
Comincio dalla fine, ma senza spoiler, ormai lo sapete.
Continuate a leggere questa recensione solo se siete disposti ad “ascoltare” le mie considerazioni.
Le persone con cui ho parlato di questo libro hanno tutte tutte pareri contrastanti, soprattutto sul finale: chi è rimasto destabilizzato, chi lo incasella in un genere per cui non mi trova d’accordo, chi non ha capito.
Posso solo dirvi che me l’aspettavo. Non sarebbe potuto concludersi diversamente. E se mai lo leggerete, vi chiedo cortesemente di condividere con me le vostre opinioni ed impressioni.
Mi/ vi state chiedendo perché valga la pena leggerlo?
Sicuramente per la brillante ironia irriverente, ma mai davvero volgare della giovane Margherita.
Perché è una storia che ci diverte all’inizio e per quasi l’intera narrazione, per poi scoprirci profondamente cambiati una volta conclusa la lettura.
Perché è un racconto surreale e circolare, che si avvolge e si riavvolge su se stesso.
Perché Margherita è uno spasso e vorrei essere sua amica.
Perché è anche una poetessa che scrive brevi ed intense poesiole, quali:
Se dubbio d’amor
Troppo ti è duolo
Scegli una margherita
Con un petalo solo.” (p. 98)
Per me è valsa la pena leggerlo perché un personaggio chiave del racconto ascolta Tim Buckey, padre di Jeff, il mio cantante preferito. Perché “io credo che ognuno si debba accettare com’è” (p. 46). Perché “tutti avevano ragione. E parlandone, si rafforzavano in questa loro certezza E la loro ragione era costruita sul dileggio, sulla rovina, sul disprezzo degli altri. E più parlavano, più la ragione cresceva e chiedeva il suo tributo di parole, di minacce, di gesti e sempre più gli altri, quelle dalla parte del torto, diventavano lontani e miserabili. Ma guardando oltre la strada, nei bar di fronte, altra gente era seduta e anche loro avevano ragione. Una gigantesca, unica ragione divideva il mondo in quelli che l’avevano, cioè tutti e gli altri, e cioè tutti.” (p. 61). E queste sono quelle belle verità che personalmente mi serve sentire e leggere ad infinitum, quasi come un mantra, in modo da poterle interiorizzare nel profondo.
E poi c’è Polverina, la Bambina di polvere, un’amante della natura, proprio come la nostra giovane Margherita, che ci dà un ulteriore valido motivo per tuffarsi in questa bella storia, carica di significati.
Un consiglio: mentre leggete, date più spazio e peso alla simbologia che c’è dietro al tutto, anziché alla trama in sé e per sé. Può aiutarvi a vivere quest’avventura come, secondo me, va vissuta (perdonatemi se sembro peccare di presunzione).
E vi svelo un segreto: non ho mai fumato in vita mia, nemmeno ho mai provato; ma dopo questa lettura edificante, ho deciso che anch’io mi metterò a fumare le Virtual. Come? Non sapete di che marca si tratti? Allora non dovete far altro che leggere Margherita Dolcevita di Stefano Benni.
Au revoir, mes amis! ;-D


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