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sabato 18 aprile 2026

Lolly Willowes di Sylvia Townsend Warner

Un tempo si ritenevano streghe le donne intelligenti ed acculturate, che altro non volevano se non essere padrone di se stesse e del proprio destino.
Questo libro inizia in sordina, con la genealogia della famiglia Willowes, e con la dipartita del padre della mite Laura, per tutti “zia Lolly”, la quale, dopo la prematura scomparsa della madre, aveva amorevolmente condiviso la vita sola con lui fino ai suoi ventotto anni.

Nella seconda parte del romanzo vediamo Laura accettare semplicemente la sua nuova vita, in cui viene accudita dai due fratelli maggiori, Henry e James, e dalle cognate, senza mai averlo desiderato e senza che nessuno chiedesse il suo parere. 

Ma nella terza ed ultima parte di questo libro, Laura trasformerà la resilienza che l’ha caratterizzata per tutta la vita in una ribellione silenziosa, un’affermazione del sé molto più potente di qualsiasi altra io abbia mai incontrato in letteratura.

Si potrebbe quindi riassumere come la storia di una donna resiliente, che ad un certo punto decide di prendere in mano la sua vita, e che non vuole nient’altro che essere lasciata in pace e vivere in armonia con la natura, come se fosse un tutt’uno con essa; il fatto che però non riesca così facilmente ad isolarsi dai familiari e che non sia neppure libera di prendere le proprie decisioni in autonomia, la dice lunga sulla condizione delle donne dell’epoca, o forse sulla condizione delle donne in generale. È pur vero che “non c’è niente di impossibile per una donna sola di mezza età con una rendita propria” (p. 78), ma se anche ci si dovesse accorgere che si è sprovvisti di beni mobili ed immobili, Lolly ci insegna che “quando si invecchia è meglio spogliarsi dei propri beni, lasciar cadere le foglie come gli alberi, essere quasi totalmente terra prima di morire.” (p. 80). D’altra parte, “la vita diventa semplice se uno non se ne preoccupa” (p. 85).
Mi sento particolarmente legata a Laura Willowes per più di un motivo, e molti sono così personali che non posso elencarveli qui, ma quando ho letto che il suo anno di nascita era il 1874, ho pensato: “che coincidenza, un secolo ed un anno prima di me”; dopo poche pagine, a pagina 28 per l’esattezza, scopro che è nata il nove di dicembre: un tuffo al cuore, perché condividiamo il compleanno. Chissà se è un caso che verso la fine (p. 150) parli del Paradiso perduto di John Milton, nato anche lui il nove dicembre; o forse non è affatto casuale, dato che nel suddetto poema l’autore racconta della trasformazione di Lucifero in Satana…
A proposito di questo, se siete fermamente credenti e rispettosi delle Sacre Scritture, ritengo corretto sconsigliarvi di leggerlo: d’altro canto, “ Laura non era affatto religiosa. Non lo era nemmeno abbastanza da meditare sull’irreligiosità.“ (p. 43).

Mi è piaciuto leggerlo subito dopo Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson, perché entrambe le protagoniste richiamano le vecchie streghe a cui si dava la caccia, ed entrambe parlano di lupi mannari. Ma le somiglianze tra loro finiscono qui. Laura è sicuramente più padrona di sé rispetto a Mary Katherine, ed anche a Constance.

Vorrei infine ringraziare Alessia Amati, autrice di Le falene di Ursula, e che seguo su Instagram come @letture_in_salotto, poiché se non avessi visto i suoi reels sull’argomento (post del 2 ottobre 2025), e non l’avessi sentita parlare con tanta passione del monologo finale di Lolly, mi sarei persa questo capolavoro che in modo così discreto tratta dell’indipendenza femminile. Voglio quindi darvi un assaggio di questo suo appassionato monologo: “Non si diventa streghe per fare del male a questo e quello, e nemmeno per fare del bene come dame di carità a cavallo di una scopa. È proprio per sfuggire a tutto questo… per avere una vita propria e non un’esistenza elemosinata dagli altri” (p. 170).
Ma Laura Willowes riuscirà a fare di meglio, in quanto sarà persino “una strega affrancata dalla custodia del suo Signore” (p. 176). Tanto di cappello, Signorina Willowes!

Piccola curiosità: vi sorprenderà scoprire l’identità dell’amoroso cacciatore…
Au revoir, mes amis! ;-D




domenica 29 marzo 2026

Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson

Due sorelle, Mary Katherine “Merricat” e Constance Blackwood, che vivono
isolate nella loro grande dimora, lontane dagli abitanti “malvagi” del loro piccolo paesino. Un mistero aleggia nell’aria, tanto temibile quanto intrigante. Una triste verità che si delinea scorrendo velocemente una pagina dietro l’altra. “Un ambiente malsano”, perché “una bambina va punita per i suoi sbagli, ma deve continuare a sentirsi amata.” (p. 51). Pensieri malati e paranoie. E non riusciamo più a distinguere cosa è reale e cosa non lo è.
“Mi chiamo Mary Katherine Blackwood. Ho diciott’anni e abito con mia sorella Constance. Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l’anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare. Detesto lavarmi, e i cani, e il rumore. Le mie passioni sono mia sorella Constance, Riccardo Cuor di Leone e l’Amanita phalloides, il fungo mortale. Gli altri membri della famiglia sono tutti morti.” - questo l’incipit del romanzo, talmente incisivo che viene riportato anche sulla quarta di copertina: basta un inizio del genere per darci l’idea di cosa ci accingiamo a leggere.
Shirley Jackson era una donna con una mente geniale ed affascinante, afflitta da disturbi mentali a parer mio causati da un’intelligenza superiore alla media. Appare piuttosto evidente che odiasse vivere in quel piccolo villaggio del Vermont, in cui si era dovuta trasferire insieme al marito, e probabilmente pieno degli stessi pettegoli senza cuore che figurano nelle pagine di questo romanzo.
In questo libro non si parla
apertamente di streghe, ma se ne percepisce la costante presenza.
Merricat ritiene infatti di avere dei poteri che acquistano maggiore forza in determinati giorni della settimana; inoltre compie alcuni riti propiziatori che in realtà somigliano molto più alle manie tipiche degli psicotici, piuttosto che a delle magie vere e proprie. Constance invece ha una passione per il suo orto ed il suo giardino, che cura con estrema dedizione. Tutte queste loro peculiarità, insieme all’isolamento che si auto impongono per vivere tranquille, sono esattamente i tratti distintivi che un tempo venivano affibiati alle streghe, o presunte tali.
Queste due sorelle vivono la loro vita fatta di abitudini rassicuranti, scandita da giornate sempre uguali: le colazioni, i pranzi, le cene, i libri presi in prestito alla biblioteca e mai restituiti, i giorni fissi dedicati alla spesa in città. Fin quando giungerà inaspettato un “cambiamento”.
È una lettura che ci avvolge nel suo incantesimo e da cui non ci si vuole staccare. Lo stile è perfetto, come in ogni libro della Jackson, e non ci si stancherebbe mai di leggere, anzi, si arriva alla conclusione del romanzo un pochino tristi di doverlo infine posare. 
Se lo leggerete, ditemi le impressioni che ne trarrete; perché, non so cosa ne pensate voi, ma a me sembra che i pensieri contorti e gli atteggiamenti strampalati di Mary Katherine facciano parte dell’infanzia di molti di noi, ma in pochi si sentiranno di confessarlo, o quantomeno ammetterlo anche solo con se stessi.
Dopo aver terminato questo romanzo, ho voluto provare a guardare anche il film ad esso ispirato ed intitolato Mistero al castello Blackwood,
e ne sono rimasta piacevolmente sorpresa: gli attori scelti risultano azzeccatissimi, ed interpretano i loro personaggi in maniera eccellente. Le modifiche alla storia sono state davvero minime: a volte si riprendono addirittura le stesse battute del libro; soltanto a meno di dieci minuti dalla fine, la storia prenderà una piega diversa rispetto al romanzo, a mio parere non necessaria né funzionale: ritengo che la regista Stacie Passon abbia dato al film la conclusione che avrebbe voluto leggere nel romanzo, o che abbia semplicemente differenziato il film dal libro perché, in effetti, le dinamiche cinematografiche rispondono a dettami diversi da quelli che governano le dinamiche narrative. Leggere un libro ci permette di entrare meglio nella psiche dei protagonisti, e ci fa notare dettagli che di norma sfuggono con la sola visione del film. Quindi vi consiglio di guardarlo solo se prima leggerete questo indiscusso capolavoro della Jackson. Ma dopo averlo letto, prendetevi un’oretta e mezza anche per la pellicola: ne vale la pena.
Au revoir, mes amis! ;-)

domenica 9 novembre 2025

Le Falene di Ursula di Alessia Amati

Ho aspettato con trepidazione il momento
di poter tenere tra le mani questo gioiellino dell’emergente e adorabile Alessia Amati, i cui reels su Instagram, pieni di meravigliosi consigli di lettura, rendono più leggere le mie giornate. Provate a cercarla come @letture_in_salotto (https://www.instagram.com/letture_in_salotto?igsh=dG8xajRqYTNuMXBs) e vedrete che anche voi resterete ammaliati dalla voce soave e dai modi pacati e gentili di questa streghetta dal cuore bianco (nonostante l’animo gotico :-)
Le Falene di Ursula - la storia dimenticata di Madre Shipton tratta della vita di Ursula Sontheil, vissuta tra la fine del XV e la seconda metà del XVI secolo, la cui “storia è una delle più importanti, conosciute e narrate in tutto lo Yorkshire e, esattamente come per Robin Hood, è ormai impossibile distinguere la verità dall’immaginazione, la storia dall’invenzione.” (Le Falene di Ursula, Postfazione - nota dell’autrice, p. 231).


Ho iniziato a cercare questo libro due mesi fa, ma era andato in ristampa, quindi ho dovuto aspettare un pochino per averlo; non resistevo davvero più, ho invaso la dolcissima Alessia di messaggi, chiedendole quando secondo lei sarei riuscita ad averlo, ed è stata estremamente gentile e disponibile da rispondermi ogni volta, dandomi tutti i dettagli e i riferimenti necessari. Già solo per questi suoi modi attenti e garbati, sapevo che sarebbe valsa la pena leggere la sua opera.

Ma vi dirò di più: Le Falene di Ursula, non solo ha soddisfatto le mie aspettative, ma le ha decisamente superate.
L’edizione della Rebelle è davvero curatissima, con una copertina rigida splendida e uno spessore delle pagine perfetto al tatto. Il colore “tundra violet”, che pervade tutto il libro come una sorta di Leitmotiv rassicurante, è impreziosita da uno splendido foil oro.

Le illustrazioni della bravissima Ilaria D’Angelo (@larteecaffe https://www.instagram.com/larteecaffe?igsh=dnZzam92dHhoYWZk)  risultano azzeccatissime per la storia e per lo stile in cui viene narrata, e si accompagnano in modo impeccabile alle parole dolci, ma forti dell’autrice. 


La storia è davvero toccante: una giovane donna accusata di stregoneria si vedrà sottratta la sua bambina, Ursula appunto, che troverà comunque una famiglia pronta ad accoglierla. Su un certo piano, le vicende di Ursula non saranno diverse da quelle di una ragazzina di qualsiasi tempo: le prime cotte, i problemi legati all’aspetto. Ed anche lei peccherà a volte di un egoismo sano e più che comprensibile per un essere umano.
L’ho compresa, questa piccola orsa, questa strega della foresta, e l’ho amata tantissimo e ancora adesso risiede in un angolino del mio cuore da cui probabilmente non se ne andrà più. Mi sono affezionata ai suoi amici e ad ogni sua famiglia. Non c’è un personaggio fuori posto, non una sola nota che stoni in tutta la narrazione. Leggere questo libro è stato un bel viaggio in un mondo incantato, anche quando, purtroppo, si piange insieme ad Ursula.

Un libro magico oltre il magico.
La storia ha avuto dei risvolti che non mi aspettavo: la maternità. Non avrei saputo descriverla meglio.
Il finale, di cui non vi svelerò nulla, è stato inaspettato e assolutamente perfetto e poetico. Tutto va come deve andare, ogni tassello al posto giusto.
E mi ha fatto l’effetto che da ragazzina avevo provato per il finale di The Picture of Dorian Gray: fissare per mezz’ora il muro incantata dopo aver chiuso l’ultima pagina del libro.
Trovo questo romanzo un assoluto capolavoro. 
Auguro alla splendida Alessia Amati che possa presto conquistare tutto il mondo con la delicatezza di questa storia altresì potente.
E perdonate il servizio fotografico che mi sono fatta fare, ma non trovo nemmeno le parole per esprimere la gioia di avere finalmente questo libro tra le mie mani :-D
Au revoir, mes amis! :-D