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martedì 30 giugno 2026

Miss Bee e il Principe d’Inverno di Alessia Gazzola

E rieccomi qui a scrivere della mia adorata Beatrice Bernabò, in arte Miss Bee :-) 
Se non avete ancora letto Miss Bee e il cadavere in biblioteca, evitate di leggere questa recensione.
SPOILER ALERT!!
In questo secondo episodio, l’adorabile detective in gonnella torna frizzante, esplosiva e un pochino più ammiccante.
Il suo flirtare è più intenso e divertente rispetto al primo libro.
I tipi con cui flirta risultano più simpatici di quel damerino biondiccio per cui, a mio parere, erano state spese troppe parole e troppe lacrime dalla dolcissima Miss Bernabò.
Ma per un bel biondo che se ne va, un altro ne arriva, decisamente più biondo (e slavato) e più bello: il principe d’inverno, per l’appunto; Miss Bee ha però ben altro (o qualcun altro) per la testa.

Questa seconda avventura ha inizio con Lady Millicent Carmichael che detta le sue memorie alla sua nuova segretaria, ovvero Beatrice. 
La raffinata zia di Julian, undicesimo visconte di Warthmore, si è subito accaparrata la mia simpatia con i suoi modi spicci e sicuri, e con commenti dell’autrice sul suo personaggio, quali, ad esempio: “Non apparteneva alla commiserevole schiera di quelle donne mature che si imbambolavano davanti ai bei ragazzi.” (p. 98). Confesso però che nel corso della narrazione il suo personaggio mi ha lasciata perplessa, e aspetto di leggere i prossimi volumi per inquadrarla meglio.

Va da sé che anche questa volta la nostra beniamina si troverà, suo malgrado, ad indagare su un nuovo crimine. Non mancheranno quindi i batticuori, provocati a turno da ansie e preoccupazioni, o da personaggi tanto affascinanti quanto misteriosi. 
E alla domanda della mia carissima amica che mi chiede se appartengo al “team Archer” o al “team Julian”, la mia risposta è che, per quel che mi riguarda, c’è anche un “team Octavia”; ma sono piuttosto convinta che esista solo il “team Bee”, perché Beatrice possiede uno spirito troppo indipendente per appartenere a qualcuno: insomma, li faccia ‘girare’ tutti e resti fedele soltanto a se stessa.
Vero è che i tratti caratteriali dei personaggi già presenti nel primo libro, sono qui meglio delineati, anche perché il lettore ci ha ormai preso confidenza e impara a conoscerli più approfonditamente. Mi sono quindi trovata a comprendere le ragioni di tutti loro e a struggermi ogni volta che leggevo delle loro sofferenze.

Alessia Gazzola si dimostra, ancora
una volta, una vera maestra del genere giallo-rosa, oggigiorno noto come cozy crime. Scrive benissimo e sa creare storie interessanti e coinvolgenti; la sua prosa elegante ha un tocco leggero, tuttavia non sfocia mai nel banale; ricca di termini forbiti e citazioni dotte, è un mix perfetto, adatto ai lettori di ogni età.

Estremamente facile affezionarsi a Miss Bee, determinata, sveglia e che cela l’insicurezza data dalla sua brutta cicatrice sotto la coltre di un’apparente disinvoltura.
Ed è altrettanto facile affezionarsi ad Alessia Gazzola, di cui voglio leggere tutti i romanzi e che sogno di incontrare dal vivo, prima o poi :-)
Smanio dalla voglia di leggere il terzo e quarto volume di questa accattivante serie, in attesa che la nostra strepitosa eroina torni ad emozionarci nella sua quinta avventura, la cui uscita è prevista per novembre 2026.

Au revoir, mes amis! ;-)




domenica 17 maggio 2026

La Casa sul Mare Celeste di TJ Klune

Dopo aver letto il romanticissimo Sotto la Porta dei Sussurri, a distanza di un anno si è deciso, in uno dei gruppi di lettura che frequento, di riprendere il nostro amato TJ Klune e leggere il romanzo che gli ha regalato una fama mondiale, ovvero La Casa sul Mare Celeste.
Il protagonista di questa storia è Linus Baker, un assistente sociale che lavora per il DIMAM, il Dipartimento della Magia Minorile, e il suo compito consiste nell’accertarsi  delle buone condizioni degli orfanotrofi in cui crescono i bambini magici, assicurarsi “che i bambini stiano bene […], controllare che ci si occupi di loro. Delle loro necessità. E che siano protetti, da loro stessi e dagli altri.” (p. 60). Per dirla con le sue parole, Linus si occupa “esclusivamente del benessere dei bambini, nient’altro” (p. 12). 
Il Signor Baker, che da subito mostra un’empatia non richiesta dal suo incarico, e non comune tra i colleghi, non sembra però occuparsi del proprio benessere, dato che l’unica vacanza che si concede è rimirare “il tappetino del mouse, con sopra la fotografia sbiadita di una spiaggia bianca e del mare più azzurro del mondo” con sopra la scritta “NON VORRESTI ESSERE QUI?” (p. 19).

Questa frase, “non vorresti essere qui?”, diventa un Leitmotiv dell’intera narrazione, ricordandoci che dovremmo in effetti stare dove realmente vorremmo essere. D’altra parte, come puntualizza la piccola Talia citando le parole di Arthur Parnassus, “dobbiamo dedicare del tempo anche alle cose che ci piacciono […] altrimenti rischiamo di dimenticare come si fa a essere felici.” (p. 107).

Parnassus, altro elemento chiave della storia, gestisce un particolare orfanotrofio sull’isola di Marsyas, che da tempo ha attirato l’attenzione del DIMAM. Linus sarà incaricato di controllare, verificare, indagare. Ma nello svolgere questo suo compito segretissimo, si renderà conto che la verità potrebbe essere ben diversa da quel comodo grigiore che spesso ci ostiniamo a perseguire.
Ciò che davvero ho apprezzato è il modo in cui si affronta il tema del diverso. Nella società attuale in cui troppi fanno a gara per mostrare quanto sono bravi ad accogliere la diversità, qui se ne parla invece senza falsa ipocrisia. È infatti normale rimanere spiazzati di fronte a ciò che non conosciamo, ma anziché restare sulle proprie posizioni scettiche, è doveroso provare a capire l’altro, che inizialmente potrebbe spaventarci, per poi arrivare invece ad amarlo profondamente. Uno scetticismo iniziale non può considerarsi una colpa: il problema sta nel non voler nemmeno provare a cambiare i nostri schemi mentali. “Trovo che la nostra percezione delle cose subisca l’influenza di quanto ci è stato insegnato. Fin da quando siamo bambini ci viene detto che il mondo è fatto in un certo modo, e ci sono delle regole.” (p. 235). “Il cambiamento avviene quando lo si desidera abbastanza intensamente.” (p. 276). Proprio così.
Sebbene i temi affrontati non siano propriamente leggeri, la narrazione scorre veloce e ogni cosa viene trattata con la giusta delicatezza. Lo stile è molto cinematografico: in alcuni momenti ci sembra quasi di essere dentro la storia e di vedere le scene dal vivo. Gli spunti di riflessione sono davvero tanti, ma non mancano anche molti momenti di comicità e altrettanti di pura tenerezza.

Sia in questo libro che in Sotto la Porta dei Sussuri, Klune racconta l’omosessualità con una naturalezza per nulla scontata, nemmeno ai giorni nostri. Quello che da molti viene definito “diverso”, diventa qui  semplicemente “ordinario” (aggettivo per cui ringrazio due mie carissime amiche lettrici).

Vorrei tuttavia fare un appunto, in quanto c’è una frase ricorrente, “chi non denuncia è complice”, che dimostra il controllo ossessivo del governo sugli esseri magici; ma la stessa frase può in realtà avere un significato estremamente positivo, soprattutto nel nostro Paese, dove tutti conosciamo il significato di “omertà”: concetto talmente avulso alle altre culture, che spesso non hanno nemmeno una parola con cui esprimerlo (in inglese, ad esempio, viene tradotto con una perifrasi). A onor del vero, bisogna riconoscere che lo slogan va sicuramente contestualizzato in questa storia semi-distopica, e comunque nel testo originale suona diverso: “ if you see something, say something” (“se vedi qualcosa, dillo”). Il merito di aver colto questo cavillo va alla mia cuginetta cui nulla sfugge ;-)

Ma a parte questa puntualizzazione sulla traduzione, alcune frasi mi sono rimaste nel cuore:
- “Casa è il posto dove possiamo essere noi stessi”. (p. 108).
E soprattutto, la mia preferita in assoluto e che tanto mia aiuta a vivere meglio:
- “… il sole splendeva. Era una giornata talmente bella. Sarebbe stato un vero peccato rovinarla con le parole di un ignorante fanatico.” (p. 169).

Ebbene sì, sono già pronta a leggere il seguito :-D

PS: Arthur Parnassus fa ufficialmente parte delle mie crush 2026 ;-D

Au revoir, mes amis! :-D



domenica 2 novembre 2025

The Crescent Moon Tearoom di Stacy Sivinski

Che altro si può desiderare se non un romanzo cozy 
dal sapore di cannella e cardamomo per godersi al meglio l’autunno?
The Crescent Moon Tearoom di Stacy Sivinski ha ampiamente soddisfatto le mie aspettative.
La storia narra di tre gemelle streghe, dai capelli fulvi, ognuna con un particolare colore di occhi (Anne li ha di un limpido azzurro, Violet color ametista, Beatrix un caldo e profondo nocciola), molto unite tra loro, ma con caratteri diversissimi (una estremamente posata e determinata, l’altra selvaggia e sbarazzina, l’ultima timida e riservata). Le sorelle Quigley vivono insieme in una grande casa incantata, a loro molto affezionata, e gestiscono un’invitante sala da tè nel centro di una Chicago di fine Ottocento, dove, dopo un’intensa giornata di shopping, le signore amano riunirsi per scaldarsi con un profumatissimo tè caldo, e per farsi poi leggere i fondi delle tazze, sperando che il futuro riservì loro qualche rosea sorpresa.
Il romanzo viene subito introdotto da una lettera scritta di pugno dall’autrice stessa, che ci esorta “ad apprezzare […] la magia dei momenti semplici: la sensazione di pace che arriva quando avvolgo le mani attorno a una tazza di tè caldo al termine di una lunga giornata; il profumo familiare dei vecchi libri, capace di trasportarmi istantaneamente in una storia non appena ne apro la copertina; il cuore che si illumina ogni volta che qualcuno che amo entra dalla porta.” (p. 9).

Vero è che la prosa risulta inizialmente un pochino pesante, almeno secondo il mio parere, troppo intrisa di paragoni e chiarimenti non sempre necessari; ma ci si abitua quasi subito a questo stile che diventa più coinvolgente man mano che la storia scorre fluida fin quasi a spiccare il volo.

Sono inoltre certa che chi tra voi si sente, come me, da troppo tempo orfana di serie televisive quali Samantha, Vita da Strega (Bewitched) e Streghe (Charmed), non potrà far altro che innamorarsi delle vicende di queste incantevoli sorelle. Sarà infatti un caso che siano tre come le Halliwell di Charmed? E la madre che si chiama Clara come la Zia Clara di Bewitched? E infine, la gatta di nome Tabitha non può che essere un omaggio esplicito alla figlia di Samantha.

Cosa mi è piaciuto tantissimo? L’idea di questa Chicago fin de siècle che non viene mai descritta, ma la cui presenza aleggia tangibile durante l’intera narrazione.

Per concludere, bisogna riconoscere che l’edizione italiana di questo libro, curata da Armenia, è straordinaria, grazie anche alle illustrazioni delle bravissime Martina Ponente, in arte Meridyan Art, e Francesca Orlando, in arte Nola Sprayed Edges.

Au revoir, mes amis! ;-)

PS: vi mostro qui di seguito altre immagini di questo bellissimo libro, più le foto degli altri libri witchy e cozy o gotici, stregoneschi e terrificanti che mi ero ripromessa di leggere in questo autunno spooky fino all’arrivo del periodo natalizio. Vedremo se riuscirò a tenere fede al mio intento… anche perché nel frattempo ho continuato a riempire gli scaffali della mia libreria. :-D