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martedì 11 agosto 2026

La maledizione delle sorelle Swan di Shea Ernshaw

La maledizione delle sorelle Swan è uno dei tanti libri a tema streghe che avevo comprato lo scorso Halloween. Si è però rivelata azzeccata
la mia scelta di leggerlo durante le vacanze al mare, perché il mare è un elemento fondamentale e decisamente presente (al punto da diventare quasi “prepotente”) nello svolgimento dell’intera narrazione. Il prologo s’intitola proprio Il Mare e racconta di tre giovani sorelle, Marguerite, Aurora e Hazel che nel 1822 approdarono a Sparrow, in Oregon. Giudicate troppo belle ed ammalianti dalla gente del posto, che riteneva innaturale e frutto di incantesimi sia il loro fascino sia la loro maestria nell’accalappiare gli uomini, furono accusate di stregoneria e condannate a morire annegate sul fondo dell’oceano. Ma la leggenda vuole che dall’anno seguente fino ad oggi, per le prime tre settimane di giugno, le sorelle tornino sulla terraferma, impossessandosi dei corpi di giovani fanciulle, e si vendichino, portandosi via le vite di ragazzi innocenti.
Penny conosce la leggenda e ne è spaventata, mentre i suoi compagni e le sue compagne di scuola si divertono a sfidare la sorte per dimostrare il proprio coraggio.
Questo è solo l’inizio della storia e ovviamente non vi anticipo nient’altro. Ammetto che quando mi sono accorta che la protagonista era un’adolescente chiusa in se stessa, pensavo che questo libro sarebbe stato forse più adatto a lettori ben più giovani di me. E invece la lettura mi ha assorbita completamente; il ritmo è serrato e fino all’ultima pagina sono rimasta con il fiato sospeso, chiedendomi come sarebbe andata a finire. 
Senza spoiler, vi confesso che il finale mi è parso davvero sorprendente. La bravura dell’autrice fa sì che chiudiamo il libro con un senso quasi di smarrimento che non ci permette di capire appieno il nostro stato d’animo.
In fondo al libro della raffinata edizione Heloola, troverete un QR code con un’intervista a Shea Ernshaw: l’autrice ha un modo di parlare calmo ed accattivante che mi ha ulteriormente conquistata, ma mi raccomando, guardate il video solo dopo aver concluso la lettura del romanzo.
Inoltre l’edizione Heloola fornisce anche, tra le ultime pagine, un kit per un eventuale club del libro, con domande che portano a parecchi spunti di riflessione.
Vi pongo infine un quesito che mi è sorto spontaneo: come mai, ultimamente leggo spesso di tre sorelle streghe? Avevo infatti già notato questo particolare lo scorso ottobre quando avevo letto la storia delle tre sorelle Quigley, The Crescent Moon Tearoom di Stacy Sivinski. Tre erano le sorelle Halliwell nella serie TV Streghe (Charmed), così come le sorelle di Hocus Pocus, e infine le protagoniste di Le streghe di Eastwick, che però non erano sorelle. Ma nel secolo scorso, non era necessariamente la regola. In Vita da Strega (Bewitched) Samantha aveva solo una cugina; Sabrina Spellman di Sabrina - Vita da Strega (Sabrina - The Teenage Witch) era figlia unica; e in Amori & Incantesimi (Practical Magic) le sorelle sono solo due.
È per caso ora diventato un cliché da cui non si può prescindere? Se qualcuno di voi conosce la risposta, gentilmente mi faccia sapere :-)
Au revoir, mes amis! ;-)


sabato 18 aprile 2026

Lolly Willowes di Sylvia Townsend Warner

Un tempo si ritenevano streghe le donne intelligenti ed acculturate, che altro non volevano se non essere padrone di se stesse e del proprio destino.
Questo libro inizia in sordina, con la genealogia della famiglia Willowes, e con la dipartita del padre della mite Laura, per tutti “zia Lolly”, la quale, dopo la prematura scomparsa della madre, aveva amorevolmente condiviso la vita sola con lui fino ai suoi ventotto anni.

Nella seconda parte del romanzo vediamo Laura accettare semplicemente la sua nuova vita, in cui viene accudita dai due fratelli maggiori, Henry e James, e dalle cognate, senza mai averlo desiderato e senza che nessuno chiedesse il suo parere. 

Ma nella terza ed ultima parte di questo libro, Laura trasformerà la resilienza che l’ha caratterizzata per tutta la vita in una ribellione silenziosa, un’affermazione del sé molto più potente di qualsiasi altra io abbia mai incontrato in letteratura.

Si potrebbe quindi riassumere come la storia di una donna resiliente, che ad un certo punto decide di prendere in mano la sua vita, e che non vuole nient’altro che essere lasciata in pace e vivere in armonia con la natura, come se fosse un tutt’uno con essa; il fatto che però non riesca così facilmente ad isolarsi dai familiari e che non sia neppure libera di prendere le proprie decisioni in autonomia, la dice lunga sulla condizione delle donne dell’epoca, o forse sulla condizione delle donne in generale. È pur vero che “non c’è niente di impossibile per una donna sola di mezza età con una rendita propria” (p. 78), ma se anche ci si dovesse accorgere che si è sprovvisti di beni mobili ed immobili, Lolly ci insegna che “quando si invecchia è meglio spogliarsi dei propri beni, lasciar cadere le foglie come gli alberi, essere quasi totalmente terra prima di morire.” (p. 80). D’altra parte, “la vita diventa semplice se uno non se ne preoccupa” (p. 85).
Mi sento particolarmente legata a Laura Willowes per più di un motivo, e molti sono così personali che non posso elencarveli qui, ma quando ho letto che il suo anno di nascita era il 1874, ho pensato: “che coincidenza, un secolo ed un anno prima di me”; dopo poche pagine, a pagina 28 per l’esattezza, scopro che è nata il nove di dicembre: un tuffo al cuore, perché condividiamo il compleanno. Chissà se è un caso che verso la fine (p. 150) parli del Paradiso perduto di John Milton, nato anche lui il nove dicembre; o forse non è affatto casuale, dato che nel suddetto poema l’autore racconta della trasformazione di Lucifero in Satana…
A proposito di questo, se siete fermamente credenti e rispettosi delle Sacre Scritture, ritengo corretto sconsigliarvi di leggerlo: d’altro canto, “ Laura non era affatto religiosa. Non lo era nemmeno abbastanza da meditare sull’irreligiosità.“ (p. 43).

Mi è piaciuto leggerlo subito dopo Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson, perché entrambe le protagoniste richiamano le vecchie streghe a cui si dava la caccia, ed entrambe parlano di lupi mannari. Ma le somiglianze tra loro finiscono qui. Laura è sicuramente più padrona di sé rispetto a Mary Katherine, ed anche a Constance.

Vorrei infine ringraziare Alessia Amati, autrice di Le falene di Ursula, e che seguo su Instagram come @letture_in_salotto, poiché se non avessi visto i suoi reels sull’argomento (post del 2 ottobre 2025), e non l’avessi sentita parlare con tanta passione del monologo finale di Lolly, mi sarei persa questo capolavoro che in modo così discreto tratta dell’indipendenza femminile. Voglio quindi darvi un assaggio di questo suo appassionato monologo: “Non si diventa streghe per fare del male a questo e quello, e nemmeno per fare del bene come dame di carità a cavallo di una scopa. È proprio per sfuggire a tutto questo… per avere una vita propria e non un’esistenza elemosinata dagli altri” (p. 170).
Ma Laura Willowes riuscirà a fare di meglio, in quanto sarà persino “una strega affrancata dalla custodia del suo Signore” (p. 176). Tanto di cappello, Signorina Willowes!

Piccola curiosità: vi sorprenderà scoprire l’identità dell’amoroso cacciatore…
Au revoir, mes amis! ;-D




domenica 29 marzo 2026

Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson

Due sorelle, Mary Katherine “Merricat” e Constance Blackwood, che vivono
isolate nella loro grande dimora, lontane dagli abitanti “malvagi” del loro piccolo paesino. Un mistero aleggia nell’aria, tanto temibile quanto intrigante. Una triste verità che si delinea scorrendo velocemente una pagina dietro l’altra. “Un ambiente malsano”, perché “una bambina va punita per i suoi sbagli, ma deve continuare a sentirsi amata.” (p. 51). Pensieri malati e paranoie. E non riusciamo più a distinguere cosa è reale e cosa non lo è.
“Mi chiamo Mary Katherine Blackwood. Ho diciott’anni e abito con mia sorella Constance. Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l’anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare. Detesto lavarmi, e i cani, e il rumore. Le mie passioni sono mia sorella Constance, Riccardo Cuor di Leone e l’Amanita phalloides, il fungo mortale. Gli altri membri della famiglia sono tutti morti.” - questo l’incipit del romanzo, talmente incisivo che viene riportato anche sulla quarta di copertina: basta un inizio del genere per darci l’idea di cosa ci accingiamo a leggere.
Shirley Jackson era una donna con una mente geniale ed affascinante, afflitta da disturbi mentali a parer mio causati da un’intelligenza superiore alla media. Appare piuttosto evidente che odiasse vivere in quel piccolo villaggio del Vermont, in cui si era dovuta trasferire insieme al marito, e probabilmente pieno degli stessi pettegoli senza cuore che figurano nelle pagine di questo romanzo.
In questo libro non si parla
apertamente di streghe, ma se ne percepisce la costante presenza.
Merricat ritiene infatti di avere dei poteri che acquistano maggiore forza in determinati giorni della settimana; inoltre compie alcuni riti propiziatori che in realtà somigliano molto più alle manie tipiche degli psicotici, piuttosto che a delle magie vere e proprie. Constance invece ha una passione per il suo orto ed il suo giardino, che cura con estrema dedizione. Tutte queste loro peculiarità, insieme all’isolamento che si auto impongono per vivere tranquille, sono esattamente i tratti distintivi che un tempo venivano affibiati alle streghe, o presunte tali.
Queste due sorelle vivono la loro vita fatta di abitudini rassicuranti, scandita da giornate sempre uguali: le colazioni, i pranzi, le cene, i libri presi in prestito alla biblioteca e mai restituiti, i giorni fissi dedicati alla spesa in città. Fin quando giungerà inaspettato un “cambiamento”.
È una lettura che ci avvolge nel suo incantesimo e da cui non ci si vuole staccare. Lo stile è perfetto, come in ogni libro della Jackson, e non ci si stancherebbe mai di leggere, anzi, si arriva alla conclusione del romanzo un pochino tristi di doverlo infine posare. 
Se lo leggerete, ditemi le impressioni che ne trarrete; perché, non so cosa ne pensate voi, ma a me sembra che i pensieri contorti e gli atteggiamenti strampalati di Mary Katherine facciano parte dell’infanzia di molti di noi, ma in pochi si sentiranno di confessarlo, o quantomeno ammetterlo anche solo con se stessi.
Dopo aver terminato questo romanzo, ho voluto provare a guardare anche il film ad esso ispirato ed intitolato Mistero al castello Blackwood,
e ne sono rimasta piacevolmente sorpresa: gli attori scelti risultano azzeccatissimi, ed interpretano i loro personaggi in maniera eccellente. Le modifiche alla storia sono state davvero minime: a volte si riprendono addirittura le stesse battute del libro; soltanto a meno di dieci minuti dalla fine, la storia prenderà una piega diversa rispetto al romanzo, a mio parere non necessaria né funzionale: ritengo che la regista Stacie Passon abbia dato al film la conclusione che avrebbe voluto leggere nel romanzo, o che abbia semplicemente differenziato il film dal libro perché, in effetti, le dinamiche cinematografiche rispondono a dettami diversi da quelli che governano le dinamiche narrative. Leggere un libro ci permette di entrare meglio nella psiche dei protagonisti, e ci fa notare dettagli che di norma sfuggono con la sola visione del film. Quindi vi consiglio di guardarlo solo se prima leggerete questo indiscusso capolavoro della Jackson. Ma dopo averlo letto, prendetevi un’oretta e mezza anche per la pellicola: ne vale la pena.
Au revoir, mes amis! ;-)

domenica 2 novembre 2025

The Crescent Moon Tearoom di Stacy Sivinski

Che altro si può desiderare se non un romanzo cozy 
dal sapore di cannella e cardamomo per godersi al meglio l’autunno?
The Crescent Moon Tearoom di Stacy Sivinski ha ampiamente soddisfatto le mie aspettative.
La storia narra di tre gemelle streghe, dai capelli fulvi, ognuna con un particolare colore di occhi (Anne li ha di un limpido azzurro, Violet color ametista, Beatrix un caldo e profondo nocciola), molto unite tra loro, ma con caratteri diversissimi (una estremamente posata e determinata, l’altra selvaggia e sbarazzina, l’ultima timida e riservata). Le sorelle Quigley vivono insieme in una grande casa incantata, a loro molto affezionata, e gestiscono un’invitante sala da tè nel centro di una Chicago di fine Ottocento, dove, dopo un’intensa giornata di shopping, le signore amano riunirsi per scaldarsi con un profumatissimo tè caldo, e per farsi poi leggere i fondi delle tazze, sperando che il futuro riservì loro qualche rosea sorpresa.
Il romanzo viene subito introdotto da una lettera scritta di pugno dall’autrice stessa, che ci esorta “ad apprezzare […] la magia dei momenti semplici: la sensazione di pace che arriva quando avvolgo le mani attorno a una tazza di tè caldo al termine di una lunga giornata; il profumo familiare dei vecchi libri, capace di trasportarmi istantaneamente in una storia non appena ne apro la copertina; il cuore che si illumina ogni volta che qualcuno che amo entra dalla porta.” (p. 9).

Vero è che la prosa risulta inizialmente un pochino pesante, almeno secondo il mio parere, troppo intrisa di paragoni e chiarimenti non sempre necessari; ma ci si abitua quasi subito a questo stile che diventa più coinvolgente man mano che la storia scorre fluida fin quasi a spiccare il volo.

Sono inoltre certa che chi tra voi si sente, come me, da troppo tempo orfana di serie televisive quali Samantha, Vita da Strega (Bewitched) e Streghe (Charmed), non potrà far altro che innamorarsi delle vicende di queste incantevoli sorelle. Sarà infatti un caso che siano tre come le Halliwell di Charmed? E la madre che si chiama Clara come la Zia Clara di Bewitched? E infine, la gatta di nome Tabitha non può che essere un omaggio esplicito alla figlia di Samantha.

Cosa mi è piaciuto tantissimo? L’idea di questa Chicago fin de siècle che non viene mai descritta, ma la cui presenza aleggia tangibile durante l’intera narrazione.

Per concludere, bisogna riconoscere che l’edizione italiana di questo libro, curata da Armenia, è straordinaria, grazie anche alle illustrazioni delle bravissime Martina Ponente, in arte Meridyan Art, e Francesca Orlando, in arte Nola Sprayed Edges.

Au revoir, mes amis! ;-)

PS: vi mostro qui di seguito altre immagini di questo bellissimo libro, più le foto degli altri libri witchy e cozy o gotici, stregoneschi e terrificanti che mi ero ripromessa di leggere in questo autunno spooky fino all’arrivo del periodo natalizio. Vedremo se riuscirò a tenere fede al mio intento… anche perché nel frattempo ho continuato a riempire gli scaffali della mia libreria. :-D




sabato 18 ottobre 2025

I libri di Kerry: Weyward

The Spooky Season is back! E così anche il nostro caffè letterario, I libri di Kerry.
E quale miglior modo di riprendere le nostre letture se non con l’azzeccatissimo Weyward, perfetto per questo periodo halloweeniano. Weyward della talentuosa Emilia Hart è infatti un romanzo che narra di streghe, ma non di quelle dell’immaginario comune, con scope volanti e visi arcigni, bensì tratta di donne potenti, intelligenti, forti e coraggiose, quelle che spaventano gli uomini deboli, maschilisti, i quali ricorrono alla loro maggiore forza fisica per schiacciarle. Sono quindi le donne che per secoli sono state perseguitate, cercando di sfuggire a condanne e roghi, le stesse donne che hanno poi combattuto e che ancora combattono nel quotidiano per vedere affermati i loro diritti. 
Come ci spiega la stessa Hart nella prefazione, il termine “Weyward”, che si riferisce alle tre streghe del Macbeth, “compare nella versione […] contenuta nel First Folio, ovvero la prima edizione a stampa di trentasei opere teatrali di William Shakespeare. Nelle versioni successive Weyward  fu sostituito da Weird.

Dunque weird, che significa strano, stravagante, bizzarro, o anche wayward, ribelle, ostinato, imprevedibile. E proprio così appaiono le tre donne Weyward, Kate, Violet, Altha, protagoniste di questo flusso narrativo coinvolgente e travolgente, le quali, accomunate da simili destini, ma da sensi di colpa differenti, compiranno scelte molto diverse, sia in base alle loro epoche, sia per i loro personalissimi vissuti.
Ciò che accomuna tutte noi donne è una sorellanza che trascende il tempo ed i luoghi, e deve spronarci a restare unite per evitare di soccombere sotto il maschilismo dilagante che impera dagli inizi dei tempi ad oggi.
Ciò che mi è piaciuto è che compaiono figure maschili estremamente positive, che non possono e non devono far parte della sorellanza, e nemmeno devono carpire né essere messi a conoscenza dei segreti di queste donne forti e resilienti, così come, opinione mia, le donne non dovrebbero provare a far parte della loro fratellanza. Ma è ben chiaro dal romanzo che uomini e donne possono camminare pacificamente mano nella mano.
Ovviamente per le tematiche concernenti la condizione femminile in ogni luogo e in ogni tempo, per lo stile fluido che fa correre veloce come un treno persino la lettura di chi è lento come me, mi ha ricordato la mia adorata Margaret Atwood e i quattro romanzi che di lei ho letto finora e di cui potete trovare le mie recensioni in questo blog (Il Racconto dell’Ancella, I Testamenti, L’Altra Grace, L’Assasino Cieco). In particolare l’amica di Altha, Grace, con i suoi capelli rossi, la cuffietta bianca sotto cui li nasconde e lo sguardo basso, mi hanno riportato alla memoria la protagonista de L’Altra Grace. In effetti nei ringraziamenti finali, la nostra Emilia scrive: “A mia madre Jo. Tu mi spiri ogni giorno con la tua forza la tua resilienza… Se sono una femminista lo devo a te. […] A Otilie, la mia matrigna (oltre che una delle mie prime lettrici!). Grazie per tutto il sostegno e per avermi fatto conoscere alcuni dei libri che hanno ispirato questo, compresi, soprattutto, L’Assassino cieco e L’altra Grace di Margaret Atwood.
Devo davvero dirvi altro per convincervi a leggerlo? ;-)
Au revoir, mes amis! :-D