Credo sia normalissimo per tutti, o quasi, noi adulti che abbiamo ormai abbandonato il nido da tempo, telefonare spesso alla mamma e porle i quesiti più assurdi, del tipo: “ti ricordi il vestito che ho indossato al matrimonio della mia amica Lucia? lo lavo a 30 gradi in lavatrice, a mano o è meglio portarlo in lavanderia?”, oppure: “secondo te muoio se mangio i biscotti scaduti da un mese?”, o ancora: “dove mi consigli di comprare le tende per la portafinestra?”. Perché ci aspettiamo sempre che la mamma abbia una soluzione per tutto; un po’ come se da piccola avesse ingoiato per intero Il manuale delle giovani marmotte e avesse quindi immagazzinato più sapienza del Gran Mogol in persona.
Manuel Bova esaspera le situazioni, rendendole comiche fino al paradossale, ma non si discosta poi tanto dalla realtà quotidiana di molti di noi. E ad ogni gag in cui sua madre constata l’inutilità di aver fatto studiare ingegneria al figlio (cosa di cui lui invece si vanta ad ogni occasione) anziché instradarlo all’ars vivendi, e rimpiange il giorno in cui cedette alle avances del di lui padre, mi sovvengono le parole molto simili di mia madre: “dove ho speso i miei soldi?” e “fossi andata al cinema quella sera”.
Di Manuel Bova avevo già letto Al mare non importa, ma Pronto? Madre? mi è piaciuto sicuramente di più. Senza velleità alcuna, l’autore sembra qui puntare su una risata facile, su delle situazioni sicuramente ridotte ai limiti dell’assurdo, ma in cui risulta semplice immedesimarsi. Riesce quindi a strapparci sorrisi in momenti in cui saremmo troppo stanchi per concentrarci su qualsiasi tipo di lettura, tranne questa, che scorre veloce come lo scrolling dei post sui social, ma che ha l’ambito pregio di essere stampata su carta. Una comfort reading davvero apprezzata.
Au revoir, mes amis! :-D
E arrivederci anche da parte della mia mamma! ;-)





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