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domenica 29 marzo 2026

Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson

Due sorelle, Mary Katherine “Merricat” e Constance Blackwood, che vivono
isolate nella loro grande dimora, lontane dagli abitanti “malvagi” del loro piccolo paesino. Un mistero aleggia nell’aria, tanto temibile quanto intrigante. Una triste verità che si delinea scorrendo velocemente una pagina dietro l’altra. “Un ambiente malsano”, perché “una bambina va punita per i suoi sbagli, ma deve continuare a sentirsi amata.” (p. 51). Pensieri malati e paranoie. E non riusciamo più a distinguere cosa è reale e cosa non lo è.
“Mi chiamo Mary Katherine Blackwood. Ho diciott’anni e abito con mia sorella Constance. Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l’anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare. Detesto lavarmi, e i cani, e il rumore. Le mie passioni sono mia sorella Constance, Riccardo Cuor di Leone e l’Amanita phalloides, il fungo mortale. Gli altri membri della famiglia sono tutti morti.” - questo l’incipit del romanzo, talmente incisivo che viene riportato anche sulla quarta di copertina: basta un inizio del genere per darci l’idea di cosa ci accingiamo a leggere.
Shirley Jackson era una donna con una mente geniale ed affascinante, afflitta da disturbi mentali a parer mio causati da un’intelligenza superiore alla media. Appare piuttosto evidente che odiasse vivere in quel piccolo villaggio del Vermont, in cui si era dovuta trasferire insieme al marito, e probabilmente pieno degli stessi pettegoli senza cuore che figurano nelle pagine di questo romanzo.
In questo libro non si parla
apertamente di streghe, ma se ne percepisce la costante presenza.
Merricat ritiene infatti di avere dei poteri che acquistano maggiore forza in determinati giorni della settimana; inoltre compie alcuni riti propiziatori che in realtà somigliano molto più alle manie tipiche degli psicotici, piuttosto che a delle magie vere e proprie. Constance invece ha una passione per il suo orto ed il suo giardino, che cura con estrema dedizione. Tutte queste loro peculiarità, insieme all’isolamento che si auto impongono per vivere tranquille, sono esattamente i tratti distintivi che un tempo venivano affibiati alle streghe, o presunte tali.
Queste due sorelle vivono la loro vita fatta di abitudini rassicuranti, scandita da giornate sempre uguali: le colazioni, i pranzi, le cene, i libri presi in prestito alla biblioteca e mai restituiti, i giorni fissi dedicati alla spesa in città. Fin quando giungerà inaspettato un “cambiamento”.
È una lettura che ci avvolge nel suo incantesimo e da cui non ci si vuole staccare. Lo stile è perfetto, come in ogni libro della Jackson, e non ci si stancherebbe mai di leggere, anzi, si arriva alla conclusione del romanzo un pochino tristi di doverlo infine posare. 
Se lo leggerete, ditemi le impressioni che ne trarrete; perché, non so cosa ne pensate voi, ma a me sembra che i pensieri contorti e gli atteggiamenti strampalati di Mary Katherine facciano parte dell’infanzia di molti di noi, ma in pochi si sentiranno di confessarlo, o quantomeno ammetterlo anche solo con se stessi.
Dopo aver terminato questo romanzo, ho voluto provare a guardare anche il film ad esso ispirato ed intitolato Mistero al castello Blackwood,
e ne sono rimasta piacevolmente sorpresa: gli attori scelti risultano azzeccatissimi, ed interpretano i loro personaggi in maniera eccellente. Le modifiche alla storia sono state davvero minime: a volte si riprendono addirittura le stesse battute del libro; soltanto a meno di dieci minuti dalla fine, la storia prenderà una piega diversa rispetto al romanzo, a mio parere non necessaria né funzionale: ritengo che la regista Stacie Passon abbia dato al film la conclusione che avrebbe voluto leggere nel romanzo, o che abbia semplicemente differenziato il film dal libro perché, in effetti, le dinamiche cinematografiche rispondono a dettami diversi da quelli che governano le dinamiche narrative. Leggere un libro ci permette di entrare meglio nella psiche dei protagonisti, e ci fa notare dettagli che di norma sfuggono con la sola visione del film. Quindi vi consiglio di guardarlo solo se prima leggerete questo indiscusso capolavoro della Jackson. Ma dopo averlo letto, prendetevi un’oretta e mezza anche per la pellicola: ne vale la pena.
Au revoir, mes amis! ;-)

martedì 4 febbraio 2025

La Strega di Shirley Jackson

Splendido libricino della Piccola Biblioteca Adelphi, con quattro racconti brevissimi, godibilissimi in una manciata di minuti l’uno, quando ci si vuole rilassare e leggere qualcosa di piacevole ed interessante, ma il tempo a nostra disposizione è davvero poco. I racconti, tutti con tematiche diverse l’uno dall’altro, lasciano disorientati, e ad ogni finale mi sono ritrovata a mormorare un “ah…” dubbioso, come se mi fosse sfuggito qualcosa d’importante, e questa sensazione si è acuita con l’ultimo dei quattro, Il Dente
Si parte con il primo racconto, La Strega, che da appunto il titolo alla raccolta, e ci si sente subito a disagio, ci si aspetta qualcosa di veramente brutto, e si teme ancora di più in quanto il protagonista della storia è un simpatico bimbo, vivace e pieno di fantasia, che vede streghe ovunque. Accadrà dunque questo qualcosa di tremendo? Sta a voi scoprirlo.
Ne L’ubriaco troviamo una ragazzetta del liceo che fa i compiti e, durante una festa a casa dei suoi, dimostra di saperla lunga quando, guardando dall’alto in basso l’ospite ubriaco, gli prospetta l’imminente fine del mondo.
Charles si presenta invece come la classica storia che noi mamme siamo solite raccontare alle amiche a proposito delle avventure scolastiche dei nostri figli: il finale, nuovamente a sorpresa, risulta a mio avviso più presagibile degli altri tre.
Infine il libro si conclude con Il Dente, l’avventura più strana delle quattro, che parte con un banalissimo mal di denti della protagonista, Clara, per poi sorprenderci con risvolti inaspettati.
I disturbi mentali che hanno accompagnato Shirley Jackson nella sua breve vita si percepiscono nella strana atmosfera che si respira ad ogni pagina.
Impossibile non innamorarsi di una psiche tanto acuta quanto sofferente. 
Voto: eccellente. 
E mi sento già prontissima e desiderosa di leggere molte altre sue opere.
Au revoir, mes amis! ;-)