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lunedì 12 agosto 2024

Di nuovo in viaggio: fiabesca Alsazia

E rieccoci qui, dopo un anno, pronti a tornare nella fiabesca Alsazia che tanto ci ha fatti innamorare e di cui avevo già scritto abbondantemente l'anno scorso nel mio articolo l’Alsace et les contes de fées. In questo nostro viaggio ritroveremo alcuni dei luoghi visti esattamente un anno fa, ma anche posti nuovi, sperando di riuscire a darvi ulteriori consigli utili per un eventuale tour di questi borghi fatati. Questo articolo sarà però un po’ differente da quello di un anno fa, perché, avendovi già fornito il percorso dettagliato con le cose da fare, ora mi limiterò a raccontarvi la nostra vacanza, dandovi in aggiunta le mie personalissime impressioni. Siete quindi pronti per una nuova avventura insieme? On y va!

Partiamo il 7 agosto alle otto circa del mattino e arriviamo a Colmar dopo otto ore, con le dovute soste per pranzi e caffè. Siamo ubicati nello stesso meraviglioso albergo dell’anno scorso, con inclusi parcheggio, piscina, palestra e Wi-Fi, e di cui  vi do nuovamente le coordinate: ibis Styles Colmar Nord.

Avendo già visitato tutto il visitabile un anno fa, questa volta decidiamo di prendercela comoda per goderci al meglio il nostro soggiorno: così la prima sera ci limitiamo a fare una cenetta in Rue des Tanneurs, e a passeggiare per le vie del centro e verso la romanticissima Petite Venise.






Il secondo giorno siamo tornati a visitare il maestoso e sempre in restauro castello di Haut Koenigsbourg:









Vale sempre la pena vederlo, sia per la sua imponenza, sia per l’incredibile panorama, sia per quanto risulta suggestivo (ogni volta che entro lì dentro, mi sembra di tornare indietro nel tempo e di scorgere cavalieri, dame o servitori dell’epoca ad ogni angolo). Inoltre al termine della visita ci aspetta ciò che per me equivale ad un ambito premio: una fornitissima libreria con saggi su creature fantastiche alsaziane, classici fantasy illustrati e soprattutto fumetti o romanzi con avventure ambientate in questo castello. Dei disegnatori che si ispirano a Haut Koenigsbourg c’è sempre anche una mostra fumettistica a fine percorso; sono stata indecisa fino all’ultimo su quali disegni postare, perché mi sono piaciuti proprio tutti. Eccovene alcuni: 








Al pomeriggio siamo poi andati a Strasburgo e, non ancora paga dello shopping libresco di Haut Koenigsbourg, mi sono subito fiondata alla libreria internazionale con libri in lingua in Piazza Kléber, in cui ho acquistato vari pezzi in lingua inglese, importantissimi per la mia collezione e che vi mostro con orgoglio:


Dopo abbiamo fatto una tranquilla passeggiata

per il centro 
e ovviamente ci siamo fermati a comprare souvenirs per parenti ed amici, ed anche le gustosissime specialità francesi come le terrine ed il foie gras. Stavolta ho finalmente preso anche i tipici cuori alsaziani che qui si vedono appesi pressoché ad ogni finestra.


E per concludere la splendida giornata, siamo tornati anche quest’anno alla Brasserie Bohem (Grand’Rue, 134) per un sfiziosissimo aperitivo analcolico e per un’eccellente cena a base di petto d’anatra grigliata al miele, accompagnato a spinaci, pomodorini confit e cipolle: mi viene l’acquolina in bocca solo a ripensarci.
Il giorno seguente abbiamo visitato il centro di Mulhouse, che per noi era una nuova tappa,



e mi duole ammettere che, a parte la piazza (molto simile a quella di Friburgo) con la cattedrale ed il vecchio municipio, non mi ha entusiasmata; così abbiamo deciso di rientrare a Colmar e di goderci il caldo pomeriggio nell’area piscina del nostro hotel. 
Alla sera ci siamo rilassati con una passeggiata nel centro di Colmar, vari acquisti “cioccolatosi” in un negozietto tipico, cenetta ed infine svago nel verdissimo, pulitissimo e iper ben tenuto parco di cui vi condivido un paio di foto (la seconda in cui dimostro quanto so andare in alto con l’altalena :-))



Il quarto giorno lasciamo Colmar e partiamo alla volta di Friburgo in Brisgovia, ma allunghiamo il percorso passando da Strasburgo, per concederci un ultimo saluto alla città; facciamo quindi l’immancabile visita alle Galeries Lafayette, anche se l’unico acquisto che faccio è come sempre in libreria: mi sono finalmente decisa a comprare, dopo anni che gli faccio il filo, il primo volume di La Passe-miroir di Christelle Dabos (il titolo in italiano è L’Attreversaspecchi), ovviamente rigorosamente in francese, e di cui prima o poi farò una recensione (se riuscirò a districarmi tra le migliaia e migliaia di libri acquistati ultimamente e non :-D)
Dopo pranzo ci mettiamo in marcia per Friburgo, e arriviamo dopo circa un’oretta. L’albergo che abbiamo scelto per questa vacanza non è lo stesso dell’anno scorso, ma è un Adagio Aparthotel Access, e siamo rimasti piacevolmente sorpresi: consiste di mini appartamenti modernissimi e pulitissimi, perfetti nella loro essenzialità e comfort;

il personale è gentilissimo, accogliente e sorridente; l’albergo è provvisto di un comodissimo parcheggio sotterraneo che costa solo 13 € al giorno.
Una chicca: ci hanno dato la stanza 007, proprio come l’agente :-)
Da qui il centro è raggiungibile in tram, con la fermata nelle vicinanze, anche se noi preferiamo usare la macchina: ci vogliono infatti pochi minuti per il parcheggio coperto, il Parkhaus Karlsbau, poco distante dalla cattedrale. 
Stavolta sono giunta qui in questa città con uno spirito diverso, perché se già l’anno scorso l’avevo adorata, stavolta  ci sono tornata persino più entusiasta, sapendo che un uomo estremamente colto e sensibile come Vyvyan Holland, secondogenito di Oscar Wilde e autore di Essere figlio di Oscar Wilde, l’aveva definita, in questo suo libro, “una delle città più belle della Germania” (p. 122).
Se avete letto il mio precedente articolo, vi ricorderete che ero rimasta molto affascinata dai canaletti. Purtroppo l’anno scorso avevo solo le scarpe da ginnastica, ma quest’anno siamo arrivati preparati e muniti di infradito, così abbiamo finalmente potuto mettere i piedi a bagno, come fanno tutti i turisti e gli abitanti del luogo. Abbiamo anche comprato la tipica barchetta con la cordicella, per la gioia di mio figlio: 





Quest’anno ci siamo fermati due notti, anziché una, così siamo riusciti a fare un giro per la città (che l’anno scorso non avevamo fatto per mancanza di tempo), e a vedere cose che c’eravamo persi, come la Johanneskirche, chiesa cattolica romana. 

La giornata in più ci ha dato il tempo per visitare l’interno della cattedrale in Münsterplatz. Il mio compagno si è inoltre giustamente chiesto chi annaffia i gerani sul campanile, proprio sopra il quadrante dell’orologio... 

Abbiamo trovato un tempo decisamente migliore, caldo, ma non umido come l’anno scorso. E con i piedi immersi nell’acqua fresca dei canaletti si stava benissimo, tant’è vero che il secondo giorno a Friburgo, abbiamo realizzato il mio sogno, prendendo l’aperitivo seduti così:




Ed ecco che al sesto giorno il nostro viaggio volge al termine. Ci mettiamo in marcia verso le dieci e un quarto del mattino e siamo a casa dopo sette ore, con un paio di brevi soste.
Altra chicca: sulla via del ritorno, subito prima del Gottardo, ci siamo fermati (come l’anno scorso) in un’area di servizio tutta a tema Guglielmo Tell; troverete la sua statua, cuffie in cui potete ascoltarne la storia e giochi accessibili a tutti. È quindi sicuramente la sosta migliore da fare se avete dei bambini.
Spero vi siate divertiti in questo viaggio virtuale insieme a noi in Alsazia e Brisgovia, e mi raccomando, ve l’ho già scritto e ve lo ripeto, ANDATECI. Noi ci torneremo ancora e ancora e ancora…
Au revoir, mes amis! ;-) Auf Wiedersehen! :-D

domenica 11 febbraio 2024

Essere figlio di Oscar Wilde

Quando chiediamo, l’Universo risponde. E così è stato anche questa volta. Dopo essere rimasta orfana del colossale American Gods di Neil Gaiman, di cui ho scritto una recensione nel post precedente, cercavo un libro totalmente diverso, che mi aiutasse a sbarazzarmi di tutto lo stress accumulato recentemente e che mi ricordasse soprattutto quanto sia giusto e doveroso ringraziare per tutta la bellezza che ci circonda.
Così al giovedì sera frugo tra i libri della mia libreria, ma nulla mi convince davvero. Al venerdì mattina incontro la mia collega - amica per il nostro solito caffè e mi chiede: “ti piacciono le biografie?”, sì, certo, è la mia risposta.

E con un gran sorriso mi porge un libro su Oscar Wilde (uno dei quattro autori su cui ho fatto la tesi di laurea, e per chi non lo sapesse, ricordo che insegno letteratura inglese al liceo): “è per te!”. Un regalo fatto così, senza alcuna ricorrenza, solo perché sa che leggere mi rilassa e che adoro Wilde. Che dolce! Mi si allarga il cuore, inizio a leggerlo subitissimo, …ed era proprio il libro che cercavo. 
Essere Figlio di Oscar Wilde - il Grande Scrittore e la sua Famiglia nel Racconto Inedito del Secondogenito Vyvyan Holland - a cura di Merlin Holland è in realtà un’autobiografia di Vyvyan, più che una biografia su Oscar, presentata con un’introduzione sentita e toccante di Merlin, figlio di Vyvyan stesso e quindi nipote di Wilde.
Vyvyan descrive la sua tragica vita senza cercare la pietà di nessuno, la presenta esattamente così come è stata, ed è proprio per questo che risulta estremamente commovente. Varie volte, leggendolo, mi sono ritrovata con le lacrime agli occhi. Da ben più di trent’anni sono una grande appassionata delle opere di Oscar Wilde e del personaggio che dev’essere stato, eccentrico ed assolutamente amabile, infatti nel 1997 avevo addirittura visto al cinema il film Wilde; eppure non avevo realizzato quanto fosse stato doloroso per lui separarsi dai suoi figli, e non avevo capito quanto soprattutto loro avessero sofferto. All’epoca mi ero soffermata sull’umiliazione provata dalla moglie e sull’ingiustizia subita da Oscar. Ma ora che ho figli capisco. Proprio ultimamente mi è capitato di ripercorrere con i miei bambini i bei momenti vissuti insieme fino ad ora, i pomeriggi al cinema, le cene nei pub, le vacanze al mare e pure i pranzi sempre insieme durante il lockdown, che ora riusciamo a fare solo nei fine settimana. Quello che rende felice la nostra vita, ciò che ci fa sentire sempre al sicuro, ciò che possiamo semplicemente chiamare “casa” è in effetti lo stare insieme, anche in momenti difficili come appunto la primavera del 2020. Ed è questo stare insieme che è stato brutalmente strappato sia ad Oscar, sia soprattutto ai suoi figli, Cyrill e Vyvyan, che avevano diritto ad un’infanzia serena, come ogni bambino, ma che invece è stata loro negata dal 1895, anno in cui Wilde è stato arrestato. Da lì non l’hanno mai più rivisto. Da lì hanno perso irrimediabilmente il loro papà, ai loro occhi bellissimo, forte, gentile, dotato di una grande empatia, un vero gigante buono, sempre entusiasta di giocare con i suoi bambini e che per questo “si metteva a quattro zampe sul pavimento della cameretta e si trasformava una volta in un leone, un’altra volta in un lupo o ancora in un cavallo, senza curarsi del suo aspetto solitamente immacolato” (Essere figlio di Oscar Wilde, p. 66). Era un uomo ed un padre meraviglioso. E i suoi figli crescevano felici, fino a quando, dal 1895, Cyrill “non sorrise mai più” (p. 75) e Vyvyan difficilmente riuscì ancora a sentirsi a casa.
È un libro che fa riflettere. Cercavo un libro che mi ricordasse quanto sia giusto e doveroso ringraziare per tutta la bellezza che ci circonda. Nell’introduzione Merlin racconta che poco prima di morire, suo padre Vyvyan, finalmente guarito dalle ferite della sua infanzia, scrisse: “Quindi, data la mia buona salute, una bella casa piena di libri, la sicurezza di un buon pasto con la mia famiglia o con i miei amici, con chi mi cambierei? Quando mi sento depresso, conto le mie benedizioni una ad una e sento di essere un uomo felice, di non avere nulla da rimproverare al destino, che a volte mi ha quasi schiacciato, ma che alla fine mi ha lasciato, per così dire spiaggiato sulle rive del tempo nella calda luce del sole” (p. 16).
Grazie, Vyvyan, che ci ricordi quant’è bella la vita.
In fondo al libro si trovano inoltre le foto della famiglia Wilde, le lettere di Oscar ai suoi amici, alcuni poemi in prosa inediti, e persino le lettere di Bosie, l’amante di Oscar, nonché causa indiretta della sua rovina.
Un’attenzione particolare va rivolta anche all’edizione di questo libro, Profilo pubblico o profilo privato? - La Lepre edizioni, molto ben curata e corredata di un segnalibro da ritagliare.
Come al solito, non posso far altro che consigliarvi di leggere questo gioiellino, così lontano dalle mode attuali, ma che da subito riesce a porsi così vicino ai cuori dei lettori.
Ora vi saluto e ci vediamo alla prossima recensione.
Au revoir, mea amis! ;-)





sabato 15 luglio 2017

Nel mare dei social network

"Mi ricordi il mare, non per i riflessi, per il sugo andato a male, il qualunquismo dei discorsi sotto l'ombrellone..."
...il qualunquismo dei discorsi sopra un treno, dentro un bar, in mezzo ad una via, nel regno dei social network. Ebbene sì, perché, scandalizzatevi finché volete, ma i social network non sono un'aberrazione della nostra società, ne sono semplicemente lo specchio. E lì i discorsi qualunquisti imperversano esattamente come nel mondo reale. 
Io sono drogata di social e di internet, e non me ne vergogno minimamente. Perché dovrei? Lo siamo tutti, o quasi. Quelli che fumano si vergognano? Quelli che hanno altri atteggiamenti ossessivi compulsivi si vergognano? Qualcuno forse sì, altri non sono nemmeno consapevoli di averli. 
Leggo su alcuni social network l'indignazione di certe persone per come vengono usati gli stessi social network, e questa è la parte che mi fa più ridere. Gente che si scandalizza di chi pubblica troppi selfie (come me ad esempio) o peggio ancora di chi pubblica i selfie di coppia (ovviamente ho fatto anche questo). Sacrilegio! Ma nessuno vi ha mai spiegato che, sebbene il social network per antonomasia, ovvero Facebook, sia nato con un dichiarato intento gossipparo, vada usato soltanto per diffondere notizie serissime, esprimere opinioni di qualsiasi tipo su calcio e politica, ed eventualmente recitare preghiere anziché andare a pregare nei luoghi di culto appositi?
Ironia a parte, vi sono svariati link in cui si dice che chi fa molti selfie ha un evidente problema di autostima, mentre le coppie che postano molte loro foto sui social non sono felici. Grazie per avercelo reso noto. Potreste anche pubblicare link sull'acqua che bolle a cento gradi. Perché queste che vi ho appena citato sono banalità enormi che in cuor nostro tutti conosciamo bene, ma dal momento che questi selfie e questi post non recano danno a nessuno, non capisco il motivo di tante analisi e di tante critiche gratuite.
Posso confermare che chi si fa i selfie ha l'autostima sotto i piedi. Ho sempre odiato i selfie, ritenendoli la più alta forma di narcisismo. Poi un paio d'anni fa, credo, ne ho fatto uno. E incredibilmente mi è piaciuto. Io, che da sempre odio la mia immagine riflessa allo specchio, mi ero finalmente vista carina in foto. Ho provato timidamente a postarlo e... risultato: una marea di "mi piace". E sinceramente la cosa mi ha gratificato.
Attualmente selfie ne faccio moltissimi. Alcuni li posto, altri no. Li faccio da sola oppure insieme alle persone a cui voglio bene. E mi diverto. E che c'è di male? La cosa urta la vostra sensibilità? Bene, smettete pure di seguirmi. Pas de problème. Qualcuno mi ha persino commentato pubblicamente: "basta con tutti questi selfie! Quanti anni hai, 13?" Ma se postare selfie mi aiuta a non cadere in depressione, why not?
E che dire dei selfie di coppia?
Ho letto che chi li fa non è felice con il partner. Può darsi. Anch'io quando vedo molti post di alcune coppie, in cui elencano ciò che mangiano assieme, le attività che fanno assieme, i film che vedono assieme, in cui urlano al mondo quanto si amano e quanto sono felici insieme, mi chiedo se siano felici davvero. Ma non è problema mio. Ricordo che vent'anni fa, molto prima dell'era dei selfie e dell'avvento dei social, avevo un fidanzato di cui ero innamoratissima, e che era a sua volta innamoratissimo di me. Ma purtroppo litigavamo ogni tre per due. Abbiamo poi preso a farci molte foto, anche e soprattutto con l'autoscatto. Foto in cui ci abbracciavamo, foto in cui gli ero seduta in braccio, foto in cui ci baciavamo. Riguardare tali foto mi aveva aiutato tantissimo, perché vedevo la nostra felicità dall'esterno, quindi in modo più oggettivo. E quando le mostravo a qualche amica e questa esclamava: "che belli che siete insieme, come si vede che vi amate!" il cuore mi si gonfiava di gioia ed era un'ulteriore conferma al fatto che facevamo bene ad andare avanti nonostante i reiterati litigi. 
Negli ultimi anni mi è capitato di postare qualche foto con i partner del momento e, a dirla tutta, quelli erano davvero i periodi in cui eravamo felici, e volevamo immortalarli e rendere il mondo partecipe della nostra felicità. Tutto lì. Quando poi smettevamo di postare questa nostra felicità sui social, era perché realmente non eravamo più felici e non avevamo voglia di fingere. E dopo poco immancabilmente ci lasciavamo.
Ma del resto ci siamo dimenticati che John Lennon e Yoko Ono sbandieravano ai quattro venti il loro amore? E vorreste dire che era tutta finzione? e a che pro? Io non credo fingessero.
Smettiamola di demonizzare i social network, soprattutto in virtù del fatto che tutti li usiamo e ne abusiamo. Smettiamola di inveire contro questa società narcisista basata sulle apparenze. C'è davvero mai stata una società che fosse basata su altro? Pensate a Cleopatra, con tutto il trucco che si metteva in faccia, se avesse potuto, non sarebbe stata anche lei una vittima dei selfie postati sui social? E che dire della regina Elisabetta I d'Inghilterra? Nessuno vi ha mai raccontato che aveva completamente rivoluzionato la propria immagine (tentando di somigliare ad una sorta di divinità) per fare una maggiore presa sul popolo? Per non parlare di menti eccelse quali Lord Byron o Oscar Wilde che avevano basato la loro vita principalmente sull'estetica e sul modo in cui vestivano, prima ancora che sulle opere che scrivevano.
A mio parere, se facciamo qualcosa che ci fa stare bene, anche solo per un attimo, e non reca danno a nessun altro, non c'è bisogno di tanti sproloqui, analisi e critiche negative.
Detto questo, vi saluto e corro a farmi un centinaio di selfie :-D
Au revoir, mes amis ;-)