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giovedì 16 luglio 2026

Storie della tua vita e altri racconti di Ted Chiang

Storie della tua vita e altri racconti di Ted Chiang è un libro assolutamente fuori dagli schemi. 
Viene catalogato come fantascienza, ma, se siete scettici sul genere, non pensate alle astronavi e ai robottoni. Questa è quella che io definisco “fantascienza filosofica”, perché ci invita a continuare a riflettere e a farci più domande di quante già ce ne poniamo. Le storie narrate sono otto e variano per argomento e per lunghezza: alcune sono lunghe tre pagine, altre più di sessanta. Si tratta della torre di Babele, di intelligenze sovrannaturali, di alieni, di golem, di catastrofi angeliche e di quanto la bellezza e l’apparenza possano risultare fuorvianti. Tra gli altri compare anche Storia della tua vita, da cui Denis Villeneuve ha tratto il film Arrival. La brevità dei racconti permette di arrivare al punto, trascinando il lettore in un climax sempre più ascendente, senza indugiare in un’attesa snervante. Affermare che i protagonisti di questi racconti siano dotati di una spiccata intelligenza, sarebbe riduttivo. Anche definirli ‘geniali’ non renderebbe giustizia alle loro facoltà.
Incappiamo quindi in individui che si ritrovano improvvisamente plusdotati, così come in matematici e linguisti che vedono ben oltre le scienze che studiano.
Eppure le loro incredibili facoltà non li salveranno da eventuali sofferenze. Ci sono momenti infatti in cui ci si accanisce così tanto a dimostrare l’impossibile da non vedere poi, o non voler vedere, l’ovvio davanti ai nostri occhi, come ad esempio un grande amore finito troppo presto.
Mi sono chiesta più volte, leggendo, quanto debba essersi documentato questo incredibile autore per padroneggiare con tanta maestria nozioni di ingegneria babilonese, informatica, matematica e linguistica. Ad esempio ho letto con entusiasmo Storia della tua vita, in cui la dottoressa Louise Banks fornisce spiegazioni estremamente accurate e che a me interessano al punto che ci sguazzo, tipo: “ con la dovuta pratica, potremmo arrivare a percepire la differenza fra i loro fonemi, ma è possibile che le nostre orecchie non riuscirebbero a cogliere distinzioni che loro considerano significative. […] l’unico modo per apprendere una lingua sconosciuta e interagire con un madrelingua”.  (p. 128)
Procedendo nella lettura, mi sono imbattuta in tantissime perle di saggezza, quelle piccole ed ovvie verità che, come ormai avrete capito, ogni volta di più mi illuminano d’immenso e mi aprono infinite porte verso altri mondi. Al solito, ve ne cito qualcuna: 
- “Yahweh potrebbe anche non punirci, ma potrebbe lasciare che ci si condanni per nostra mano.” (p. 33);
- parlando di una donna la quale, in un momento di depressione acuta, aveva cercato sostegno in un amico, anziché nella migliore amica: “La risposta era semplice: stava nella differenza tra la comprensione e l’empatia.” (p. 118);
- pensando ai figli: “Quello che penserò è che indubbiamente, per quanto trovi la cosa esasperante, tu non sei me. Mi ricorderà, una volta di più, che non puoi essere un mio clone. Puoi essere una meraviglia, una gioia quotidiana, ma non sarai mai qualcuno che ho creato a mia immagine.” (p. 144);
- riflettendo sui misteri della Fede: “sarebbe stato preferibile vivere in una favola dove i giusti venivano ricompensati e i peccatori puniti, piuttosto che in una realtà priva di giustizia.” (p. 279).
Ritengo decisamente attuale e pieno di spunti di riflessione l'ultimo racconto, Apprezzare ciò che vedi: un documentario: “Il problema sociale più profondo è il lookismo. Da decenni si parla con disinvoltura di razzismo e sessismo, ma c’è ancora una certa riluttanza a parlare di lookismo. Eppure, il pregiudizio nei confronti delle persone poco attraenti è sempre più dilagante. La gente lo esprime senza che qualcuno glielo abbia nemmeno inculcato, il che è già piuttosto grave, ma invece di combattere questa tendenza, la società moderna non fa che incoraggiarla.” (p. 298). Da qui la nascita di una nuova tecnologia, chiamata calliagnosia, che inibisce il riconoscimento della bellezza nei volti; eppure c’è chi non si trova d’accordo con questo nuovo strumento, in quanto “giudicare le persone in base al loro aspetto è sbagliato, ma questa specie di ‘cecità’ non è la risposta. La risposta è l’educazione.” (p. 309). 
Le note finali, una su ciascun racconto, chiudono il cerchio e rendono chiarissime le intenzioni dell’autore.
L’edizione Ne/oN, un imprint di Edizioni e/o, è davvero ben curata, come sempre; ho trovato particolarmente efficace la scelta di vocaboli della traduttrice Marinella Magrì.
Non credo di dover aggiungere altro per convincervi a comprare questo splendido libro :-)
Au revoir, mes amis! ;-D

sabato 29 settembre 2018

Il ritorno di Dario

Ci sono favole che meritano di essere vissute per quello che sono: favole.
Quando non cerchiamo a tutti i costi un sequel ed un prequel a queste favole, possiamo cullarci con le parole di quel dolce epilogo "...e vissero per sempre felici e contenti", senza chiederci cosa realmente accadrà dopo.
I sogni iniziano e finiscono nell'arco di una notte, anche quando sono bellissimi, e non ci curiamo del fatto che non continuino la notte seguente, perché li prendiamo per ciò che sono: sogni.
Impariamo a vivere nello stesso modo spensierato i bei momenti che la vita ci offre.
Ed è ciò che ultimamente ho fatto io con Dario, senza curarmi del prima, del durante, del dopo. 
Dario era stato il motivo per cui avevo intrapreso l'avventura fantastica di questo blog (L'incanto di un momento). Ne ero stata innamorata, i miei pensieri su di lui erano diventati talmente ossessivi che ero stata sull'orlo di una crisi di nervi, soprattutto dovuta al fatto che stavo attraversando il periodo più tragico della mia vita, ma anche grazie ai sottili giochetti narcisistici che Dario stesso attuava.
Alla fine ne ero uscita, anche perché questo blog mi aveva aiutato a metabolizzare; e Dario era incredibilmente passato al ruolo di mio migliore amico, dandomi persino parecchi consigli sugli uomini. 
Ma la verità era un'altra: sono quasi certa che Dario non sopportasse il fatto che non ero più innamorata di lui, smettendo quindi di essere un gratificante giochino nelle sue mani. Mi stavo ormai accorgendo di tutti i suoi modi subdoli e decisi di allontanarmene definitivamente.
Una sera, non molto tempo fa, ci siamo ritrovati casualmente ed inaspettatamente a ridere e scherzare insieme in un locale. E nel bel mezzo della conversazione, Dario esordisce con un "mi era mancato tutto questo". Sorrido e penso che lo stesso vale per me.
Una settimana circa dopo quell'incontro il telefono squilla mentre torno a casa dal lavoro. Lo prendo dalla borsetta svogliatamente. Guardo il display: Dario.
Sono così sorpresa che non faccio nemmeno in tempo a rispondere. Ma dopo un'oretta mi telefona di nuovo; e a quel punto rispondo.
Sembra quasi imbarazzato, si ricorda del nostro appuntamento mancato di quattro anni fa e mi chiede la possibilità di rimediare. Rimango sgomenta: quell'inguaribile narciso sta provando a fare un'altra volta i suoi giochini perversi con me. Cosi, di punto in bianco, mi cerca nuovamente come nulla fosse; ma lui non sa che in questi anni Kerry è diventata totalmente un'altra persona. 
Che volete che vi dica, ovviamente ho accettato il suo invito, ma facendomi desiderare parecchio. Lo rivedo, solo perché ho sinceramente piacere di passare qualche ora in sua compagnia, e anche per ricordargli quanto si fosse comportato male quattro anni prima. Si scusa per avermi involontariamente ferita e mi spiega che non solo ha sempre tenuto moltissimo a me ed alla mia amicizia, ma sottolinea pure che come donna lo faccio impazzire. Quante stupide ed inutili lusinghe. E a che pro? Sta di nuovo cercando di farmi innamorare? Ma sinceramente la cosa non mi interessa più, e nemmeno mi disturba. Sono ormai immune al fascino delle sue prevedibilissime galanterie. 
Quindi decido di vederlo ogni volta che me lo chiede, facendo con lui tutto ciò che piace a me, tipo guardare la luna, ammirare le stelle, ipotizzare nostre vite precedenti insieme su altri pianeti e parlare di astronavi aliene venute per spiarci o addirittura rapirci. E non mi preoccupo se questi discorsi piacciano anche a lui oppure no.
Mi accorgo di essere veramente cambiata quando, al nostro
terzo appuntamento, Dario si allontana un attimo da me per fumare; alzo gli occhi al cielo e penso che vorrei rimirare il firmamento da sola, perché la sua presenza mi ha già stancata. Incredula di fronte ai miei stessi pensieri, il cuore mi si allarga per la gioia.
Dopo alcune uscite insieme, Dario ha ripreso i suoi comportamenti ambigui: sparisce, poi torna solo per scusarsi della sua assenza, poi mi chiede di vederci, poi ci ripensa e disdice l'appuntamento poche ore prima, poi si giustifica e mi telefona per informarsi se e quanto sono arrabbiata con lui, poi si fa "casualmente" vedere nei posti che sa che frequento, poi sparisce di nuovo.
Anni fa impazzivo dietro a tutto questo, perché non è il tipico atteggiamento maschile dell'uomo non innamorato che vuole divertirsi e dopo aver consumato si dilegua. No, questo è il classico atteggiamento narcisistico dell'egocentrico che vuole vedere quanto sei disposta a corrergli dietro, e gioca con la tua sanità mentale perché solo così avrà la certezza di averti ai suoi piedi. La cosa che maggiormente gratifica questi narcisi non è semplicemente far sesso con donne belle o bellissime, ma semmai gonfiare il proprio ego, gloriandosi delle loro conquiste e dando prova a se stessi ed al mondo intero della loro immensa potenza.
Stavolta con me non c'è riuscito. Sono rimasta ferma a guardare tutti i suoi vani tentativi per farmi capitombolare e intanto proseguivo tranquillamente la mia vita, talvolta non ricordandomi quasi della sua esistenza. E ad un certo punto ho realizzato quanto io fossi cresciuta: accorgermi che Dario, l'uomo che tanto mi aveva fatto disperare al punto di creare questo blog per uscire dalla depressione, non mi fa più alcun effetto; vedere che posso frequentarlo e poi assistere alle sue sparizioni ed ai suoi ritorni senza starci male; notare che al terzo appuntamento con lui provavo disagio perché mi sentivo già stanca di questa frequentazione per me troppo assidua; ecco, tutto questo mi ha dimostrato quanto sono cambiata in positivo. E mi ha resa più forte, sicura di me, tranquilla e serena. Avevo davvero bisogno di questa personalissima rivincita con me stessa. Non di una rivincita con lui, sia ben chiaro, che non so nemmeno se l'ho presa e, a dirla tutta, poco m'importa. Ma questa rivincita con la vecchia Kerry ci voleva proprio. E per una volta tanto lasciate che sia io a gloriarmi con voi di questa mia stratosferica conquista, dando prova a me stessa ed a voi lettori della mia immensa potenza.
Au revoir, mes amis! ;-)
E non dimenticate mai che...


giovedì 19 luglio 2018

Pierre

Non ricordo cosa sia successo quella sera. Dopo che Riccardo ricevette quella telefonata dagli alieni (che prefisso telefonico avranno gli alieni?), mi misi a litigare con Mattia, o Luca, o come cavolo si chiama. E poi basta, vuoto assoluto nella mia testa. So solo che il giorno dopo mi sono svegliata nel mio letto, col mio pigiamino estivo color verde militare. Ero pure struccata. 
Evidentemente qualche alieno doveva avermi cambiata, passato il latte detergente sul viso, messa nel mio bel lettino e rimboccato le coperte. Spero vivamente sia stata un'aliena femmina e che mi abbia spalmato sul viso la crema notte all'acido ialuronico e bacche di goji. Non voglio certo ritrovarmi delle nuove odiosissime rughette. 

Negli scorsi giorni ho continuato a sentire Luca. Speravo che come me iniziasse ad avere qualche ricordo frammentario delle nostre vite precedenti assieme; e invece niente. Io acquistavo sempre più consapevolezza di chi ero, mentre lui era lontano anni luce da tutta questa storia. Quell'uomo dolce, sensibile, che avevo avuto l'impressione di conoscere da prima dell'eternità, sembrava sparito nel nulla. Aveva persino smesso di farmi quelle stupende rose di carta che mi aveva regalato nei primissimi giorni di frequentazione. Eppure mi sto documentando parecchio sull'argomento e pare che una volta iniziato il risveglio, non dovrebbe più essere possibile tornare indietro. Teoria che non sposa quella di Rick Alien, secondo cui le nostre anime si svegliano e tornano a dormire, per poi nuovamente risvegliarsi, così, ad intermittenza, senza alcuna apparente ragione logica.
- "Forse Riccardo dovrebbe svolgere meglio il suo lavoro invece di concentrarsi sull'attività di donnaiolo", salta su Gianni, il barman dietro al bancone del mio locale preferito, dove sono seduta in questo preciso istante; per me è quasi un rituale venire qui: ora buca dalle lezioni, pausa ginseng; esco dal lavoro, ginseng di fine giornata.
Per un attimo mi sorge il dubbio che anche Gianni sia un guardiano delle galassie e mi legga nel pensiero esattamente come Ricky: "di cosa stai parlando Gianni?"
- "Del fatto che ho sentito il suo datore di lavoro lamentarsi di un paio di traduzioni consegnate in ritardo."
Lo fisso negli occhi, scettica e quasi annoiata, con la mano sinistra appoggiata al viso, che mi copre in parte la bocca: "Tutto qui? Ah ok." Continuo a sorseggiare il mio ginseng molto lentamente.
E tiro fuori il mio Kindle Fire. Ho scaricato alcuni eBook sulla metempsicosi, sugli alieni, sulla fisica quantistica (di cui non capirò mai una cicca), e persino sulla mindfulness (che non so se mi sarà utile, ma fa molto New Age del nuovo millennio).
- "Che cosa legge Signorina, se posso chiedere?"
Ecco, un altro come Luca che si finge interessato alle mie letture pur di attaccar bottone. Possibile che non possa stare seduta in questo bar, bevendo ginseng e leggendo il mio tablet in santa pace? 
Alzo la testa, senza però staccare la mano dal viso, con lo stesso fare annoiato di prima.
Apperò! Rimango folgorata. Perdono il gentleman che ha interrotto le mie letture solo perché merita parecchio. Capello medio lungo, castano chiaro, liscissimo; sguardo irresistibile (giuro che questa espressione non l'ho rubata dai romanzetti rosa perché nemmeno li leggo!); elegante senza essere né eccessivo né goffo od impacciato (ammettiamolo, ci vuole una certa disinvoltura per portare la camicia: i più sembrano dei manichini). Sapete chi mi ricorda? Quell'attore che aveva interpretato Hannibal Lecter in Le orgini del Male e che appare anche nelle pubblicità di Chanel. Proprio lui, Gaspard Ulliel. 

- "Sto leggendo tante cose sugli argomenti più disparati; in particolare mi sto interessando a come viaggiano e funzionano le nostre anime."
Il Signor "Ulliel" mi guarda negli occhi con un sorriso rassicurante: "Si reicarnano, ma non solo; alcune lasciano temporaneamente il corpo in cui risiedono per andare a chiedere aiuto ad un medium, oppure, d'accordo con un'altra anima, prendono in prestito il corpo di quest'ultima, perché magari è fisicamente più vicino al corpo in cui risiede la loro anima gemella.
 Ovviamente questo fenomeno ha una durata molto limitata nel tempo, tipo un paio di giorni o anche meno."
Resto immobile, con gli occhioni in bambola, la bocca semi aperta. Non ho capito assolutamente nulla di ciò che ha detto, ma lo ha detto in un modo così affascinante, con una voce tanto soave che sono rimasta incantata.
- "E comunque mi chiamo Pierre", continua lui.
Gli domando allora se è di origine francese e risponde che sua madre è di Parigi, ma lui è nato e cresciuto in Italia. Lavora nella banca qui accanto, dove lo hanno trasferito da poco, e gioca a calcio per hobby, perché da ragazzino sognava di fare il calciatore. Non oso chiedergli l'età, ma è chiaramente più giovane di me di qualche anno.  Sono curiosa di sapere come mai conosca tanti dettagli su un argomento così particolare.
- "Mi interesso di moltissime cose", mi spiega sorridendo, "ma ora devo scappare. Arrivederci Kerry, buona serata."
Non ho il coraggio di chiedergli un recapito telefonico o almeno se sarebbe stato nuovamente al bar il giorno dopo, e mi limito a fargli un cenno veloce con la mano per salutarlo. 
Mi sento veramente stupida. Dopo la strana velocissima esperienza di Luca - Mattia, trovo qualcuno di molto più interessante che riesce a farmi emozionare come un'adolescente, e resto lì a fissarlo senza quasi proferire parola. Guardo sconsolata la mia tazzina vuota, e noto una piccola rosa di carta vicino al piattino.
- "Gianni, l'hai fatta tu questa rosellina di carta?"
- "No Kerry, te l'ha lasciata quel tipo distinto con cui parlavi un attimo fa."
Mi volto immediatamente sperando che non se ne sia ancora andato.
Niente. E' già sparito. E ripenso al suo discorso sulle anime:
"...alcune, d'accordo con un'altra anima, prendono in prestito il corpo di quest'ultima, perché magari è fisicamente più vicino al corpo in cui risiede la loro anima gemella..."
E quindi chi è realmente Pierre?

Gaspard Ulliel per Chanel

sabato 14 luglio 2018

A volte i sogni non diventano realtà

Di norma quando pubblico un post su questo blog, chiedo ai miei amici che lo hanno letto se lo hanno apprezzato. E ho scoperto che alcuni di voi hanno un po' di confusione a proposito degli episodi in cui compare Rick Alien. Hanno trovato strano che vi fosse un tono delicato in Rose di Carta, che poi è diventato più introspettivo e difficile in Mokuren e troppo bizzarro in Meglio aver amato e perso che bere birra. Questi episodi così particolari, fantascientifici, sono ciò che realmente accade nella mia vita. La cosa vi stupisce? Mi sembra chiaro che un pochino li romanzo, ad esempio non è assolutamente vero che ho fatto la fila di un'ora e mezza dal dottore, anche perché il mio dottore riceve per appuntamento :-) Ma le emozioni  che descrivo nel blog sono esattamente quelle che provo nelle mie giornate, ecco perché i toni cambiano ogni volta. Perché le mie emozioni cambiano di giorno in giorno, di ora in ora, a seconda delle situazioni che mi circondano e dei miei stati d'animo. E ciò che a voi può sembrare troppo banale, o troppo strano, o troppo confusionario, non è nient'altro che ciò che realmente vedo e sento accadere nella mia vita ogni giorno. Quindi è vero che conosco gli alieni? E' vero che la mia anima si reincarna da migliaia di anni? Lascio a voi la scelta di crederci oppure no. Ciò che vi posso svelare è che davvero non riesco più ad innamorarmi di nessuno, e davvero penso che fosse più divertente quando mi piaceva uno diverso ogni quindici giorni. Perché mi manca viaggiare su quella nuvoletta rosa che mai si staccava dai miei piedi, mi mancano i cuoricini che sprizzavo da tutti i pori, e mi mancano le stelline che rendevano luccicanti i miei occhi.
Vi svelo ora un altro segreto: le rose di carta  di cui racconto sono vere, verissime. Non le ha fatte nessuno di importante, ma rappresentano i momenti dolci e romantici che nella vita si possono avere anche per pochi minuti, fugaci, con qualcuno che nemmeno ci interessa poi tanto, ma che per un attimo, un attimo soltanto, è riuscito a farci sognare. Ed è proprio perché nella mia quotidianità non c'è mai un partner importante, non c'è mai nessuno in grado di farmi innamorare, che ho inventato di sana pianta Riccardo e Luca. Perché voglio potermi innamorare almeno nel mio mondo di fantasia, e ho creato questi due esseri imperfetti, ma che tanto mi piacciono, e che riescono a conquistarmi anche grazie ad i loro irresistibili difetti. 
Qualche mia amica sostiene che evidentemente sono tanto delusa; qualcun'altra asserisce che sono diventata giustamente selettiva. Non lo so. Ma proprio in questi ultimi giorni ho trovato qualcuno che è riuscito a sciogliermi il cuore. Qualcuno che coi suoi modi educati ed i suoi complimenti gentili è riuscito a farmi emozionare come un tempo, è riuscito a farmi ridere, ma soprattutto è riuscito a darmi quel pizzico di fiducia in me stessa di cui tanto avevo bisogno. Non me le ha regalate lui le roselline di carta, neanche sa della loro esistenza. Ma sono sicura che è stato il loro buon auspicio a farmi trovare questa persona. Le due rose di carta, che davvero spesso rigiro tra le mani, mi fanno sempre sorridere felice ogni volta che le guardo, e mi hanno dato la voglia di tornare a credere nel vero amore. E chissà, forse l'ho trovato. A proposito, questo tipo ed io non stiamo assieme. Nemmeno ci vediamo mai. Preferisco che resti un sogno con cui ridere a distanza. I sogni non possono ferirci ed è bene che ogni tanto rimangano tali, così forse riescono a farci vivere meglio. E con questo post credo di aver ampiamente risposto al quesito storico di Gigi Marzullo. 
PS: lo so anch'io che il "cinese" di Blade Runner non è cinese, ma ho voluto fare un omaggio al modo in cui lo chiamavo quando ero bambina.
Au revoir, mes amis ;-)



mercoledì 11 luglio 2018

Meglio aver amato e perso che bere birra

La magnolia che ho di fronte è esattamente identica a quella che mi figuro nella testa nei momenti di panico. Pazzesco. 
- "Ho sempre adorato le magnolie."
- "Lo so Kerry, ti sono sempre piaciute in ogni tua vita precedente." Dato che Riccardo continua a dire una fesseria dietro l'altra, le domande mi sorgono spontanee: 
- "Potresti smetterla di parlare sempre di assurdità? Alieni, vite precedenti... poi basta? E mi spieghi come fai a sapere cosa ho sognato l'altra notte? Chi sei? il cinese di Blade Runner che vede i sogni di Deckard? ...hey!! Wait? Non sarò mica una replicante?" 
Ecco, adesso inizio a sentirmi a disagio e ad avere la mia solita faccia spaventata da fumetto comico. Dapprima Riccardo assume un'espressione compassionevole per la mia stupidità; poi però esordisce con tono serio: 
- "Le anime che appartengono alla stessa famiglia si cercano sempre, in ogni vita, e riescono sempre a ritrovarsi. Tu hai stralci di ricordi della tua vita immediatamente precedente a questa, in cui l'attuale Luca si chiamava Mattia. Ma in realtà vi conoscete da molto più tempo. E il mio compito è da sempre quello di sorvegliarvi e aiutarvi in caso di necessità. Ecco perché riesco a leggervi nel pensiero: sono un guardiano delle galassie." 
A quel punto scoppio a ridere: "io invece sono un'autostoppista galattica e ho sempre con me il mio asciugamano." 
E ok, mi pare evidente dalla sua faccia che Ricky non abbia apprezzato la mia battuta cretina; e voi invece non l'avete neanche capita, a meno che non abbiate letto Guida Galattica per gli Autostoppisti di Douglas Adams.
- "Kerry! Che ci fai qui?" 
Faccio un salto per lo spavento. E adesso chi è che mi parla in questa maniera? Mi giro: 
- "Mattia! Cioè scusami, Luca! Che ci fai qui?" 
Luca mi incenerisce con lo sguardo: 
- "E poi ti chiedi perché sono sparito? Nemmeno ti ricordi mai il mio nome. Comunque, che ci fai TU qui? Questo è il giardino di casa mia".
Adesso il punto interrogativo sopra la mia testa diventa sempre più enorme. Noto con la coda dell'occhio che Ricky si sta dileguando verso la sua macchina. Ma che fa? Gli urlo subito di fermarsi. Luca lo guarda in faccia e: "Ehi tu! Io ti conosco. Ti vedo sempre nei miei sogni, e qualsiasi ragazza io abbia al mio fianco, tu cerchi sempre di soffiarmela." 
Riccardo sembra quasi rimpicciolirsi e spiega, con un filo di voce: 
- "Ma sì, quelle ragazze sono le varie Kerry di tutte le tue vite precedenti." 
Luca si rivolge a me esterrefatto: 
- "È matto o cosa?" 
Al mio solito, rispondo: "devi scusarlo, è un nerd". 
Avendo Riccardo di nuovo alluso a questa insensata storia delle reincarnazioni, gli chiedo: 
- "Perché i primi giorni mi sembrava di conoscere Luca da sempre e poi questa sensazione meravigliosa è presto svanita nel nulla?" 
Adesso il povero Luca guarda anche me come se fossi pazza. 
- "Perché per qualche giorno le vostre anime si sono risvegliate , - spiega Ricky, - e la sua anima ti sta cercando disperatamente da troppo tempo, però poi vi siete entrambi addormentati nuovamente e non vi siete più riconosciuti." 
Dal sorriso assassino che rivolgo a Rick Alien, capisce subito che se la mia anima è tornata a fare la nanna, in compenso si è svegliata prepotentemente la mia indole da iena ridens: 
"Quindi tu, ben sapendo che l'anima di Luca mi cerca da millenni, tenti sempre di portarmi via da lui. Sei proprio un donnaiolo, pezzo di. E qui mi fermo. E ringrazia il cielo che non dico parolacce." 
L'unica cosa che davvero mi dispiace è non riuscire ancora a riconoscere Luca - Mattia come mia anima affine; mi sento comunque grata per aver provato un amore tanto forte durato secoli, ed esclamo a voce alta: 
- "Come diceva Alfred Lord Tennyson, meglio aver amato e perso che non aver amato mai." 
Luca non capisce: "chi ha detto sta cosa? Lord Tennent's?" 
No, io così non ce la posso fare. 
- "Scusate, ma questo troglodita ignorante che per di più beve birra dovrebbe essere la mia anima gemella?" 
Ovviamente Luca ribatte subito: "io non sono l'anima gemella di nessuno!"
- "Per forza! Ma chi ti piglia?", intervengo io. 
Il cellulare di Riccardo squilla improvvisamente: "ragazzi, potreste gentilmente smetterla con le vostre beghe da innamorati? I capi ci reclamano."
- "I capi?", esclamo io.
- "Sì, i capi. I capi alieni."
- E scusami Ricky, perché ci vorrebbero? Noi cosa c'entriamo?"
- "Perché tu e Luca non siete semplici starseed. Voi siete i protettori dei templi e dei tempi." 
Ecco che di nuovo esplodo in una fragorosa risata: 
- "Senti Rick, ma voi alieni vi divertite a creare questi scioglilingua o vi vengono così naturali?"
- "Cerca di capire Kerry, nella nostra lingua d'origine non suonava come uno scioglilingua." 
Luca fa per andarsene: "non capisco di cosa stiate parlando; vi saluto." Adesso mi altero davvero: 
- "E no tesoro, tu resti con noi e ci aiuti." 
(Ragazzi, sono Rick. La situazione inizia a farsi complessa. Vi do l'arrivederci come di solito fa Kerry, perché in questo momento mi sembra troppo impegnata a battibeccare col principe azzurro. Quindi, vi aspetto alla prossima puntata et au revoir, mes amis! ;-))  



martedì 10 luglio 2018

Mokuren

Nei momenti di panico, per calmarmi, immagino sempre un grande albero di magnolia fiorito davanti a me. Così facendo, il mio respiro rallenta e vengo pervasa da una sensazione di pace antica. Ho letto che la magnolia è originaria del Giappone. Pare che i monaci buddisti la coltivino intorno ai loro templi per ricordarsi della fugacità della vita, di cui è simbolo, in quanto è la prima pianta a fiorire in primavera, ma parimenti perde presto i suoi fiori. Il ciliegio invece, che tanto somiglia all'albero di magnolia, è addirittura sacro per i giapponesi. In giapponese ciliegia si dice sakura. Mentre magnolia si dice mokuren. Se mai avrò due figlie gemelle, avranno sicuramente le guanciotte rosa come i fiori di queste due piante, e ovviamente le chiamerò Sakura e Mokuren. Perché so queste cose? Perché ho letto un'infinità di manga! Sakura e derivati è un nome usatissimo in fumetti e cartoni animati giapponesi; Mokuren invece è la protagonista di uno dei miei manga preferiti in assoluto il cui titolo è "Proteggi la mia terra". Non vi racconterò la storia bellissima di questo fumetto; preferisco non spoilerare e non rovinarvi la sorpresa nel caso in cui vi capitasse di leggerlo o di guardarne l'anime.
Queste le mie riflessioni mentre, seduta sulla macchina di Riccardo, giocherello con la rosellina di carta. Ignoro la meta del nostro viaggio. Ma resto in silenzio, senza far domande. Tanto le sue risposte assurde ed enigmatiche genererebbero in me soltanto la voglia di fare ulteriori domande. In compenso le domande le fa lui:
- "Come hai conosciuto il tizio dei fiori di carta?"
- "Stavo leggendo un eBook al bar. Mattia, anzi, Luca era al tavolo vicino al mio e mi ha chiesto cosa stessi leggendo". 
Perché non ricordo mai il nome di questo tipo? mi chiedo tra me e me.
- "Infatti Kerry, perché non ricordi mai il suo nome?" 
Tra le capacità di questo genio spocchioso c'è anche quella di leggere nel pensiero? Uomo insopportabile!
- "Evidentemente ha una faccia da Mattia più che da Luca."
 Ricky distoglie per un attimo lo sguardo dalla strada e mi lancia un'occhiata veloce e tristissima: "il motivo non è quello e tu lo sai benissimo. Cos'hai sognato l'altra notte?" 
Improvvisamente mi rabbuio; non vorrei parlare del mio sogno, ma lo faccio lo stesso: "Mattia mi moriva tra le braccia. Era così bello... ed era tutto così reale nel dettaglio." 
Riccardo aggiunge con un filo di voce: "ed è stato dolorosissimo."
- "Assolutamente sì. Ma io non so neanche chi sia questo Mattia; non l'ho mai visto. Eppure il suo viso era così vero... C'era tanta gente, e tutti piangevano per la sua morte prematura. E... aspetta un attimo! Tra tutta la gente... c'eri anche tu! E avevi gli occhi lucidi..." Non me n'ero accorta mentre lo sognavo; me ne accorgo solo ora, ricordando il sogno.
- "Non era un sogno, Kerry; era un ricordo delle nostre vite precedenti; e tu stessa lo hai capito quando, i primissimi giorni che frequentavi Luca, hai asserito che eri certa di conoscerlo da sempre, perché è davvero così, vi conoscete da 12.597 anni terrestri." 
Sto cercando di elaborare tutte queste informazioni, ma è davvero troppo per me e sento il mio mal di testa aumentare a dismisura.
Eppure c'è qualcosa che non mi torna. Quella bellissima sensazione di sintonia perfetta con Luca è svanita dopo pochi giorni che lo avevo incontrato, anche se nella mia testa continuavo a confondermi e a chiamarlo Mattia. Allora mi decido a chiedere delucidazioni a Rick; ma mentre sto per farlo, la macchina si ferma.
Ci troviamo davanti ad un bellissimo albero di magnolia fiorito. Inaspettatamente mi sento finalmente a casa. Quella strana nostalgia che mi accompagna sempre in ogni momento delle mie giornate, come se appartenessi ad un altro luogo, come se mi mancasse sempre qualcuno, sembra per un attimo svanire.
- "Kerry, è ora di iniziare a ricordare tutto." 
Riccardo ha ragione: è arrivato il mio momento e ne sono consapevole.


Mokuren (Please, Save My Earth)


venerdì 6 luglio 2018

Rose di carta

È passato più di un anno dall'ultima volta in cui sono uscita con Riccardo. Ormai ci vediamo solo per lavoro e non parliamo d'altro, né delle nostre passate cenette romantiche né di quello che ci siamo detti quella strana sera in macchina. A me lui non interessa nemmeno più. Non è gratificante che mi definisca SUA, ma che intanto veda altre mille donne. Non importa quanto io sia innamorata. Non è questo ciò che voglio da un uomo.
Ed è anche per questo motivo che non mi interessa mai nessuno. Nemmeno mi piace mai nessuno. La sola idea di frequentare un uomo mi disgusta. Non ero così prima. Sono sempre stata una che non aveva difficoltà a trovare qualcuno che suscitasse il suo interesse. Adesso invece no. Non riesco nemmeno a definirmi selettiva. Semplicemente la sola idea che un uomo mi si avvicini mi dà la nausea. Peccato. Era più divertente quando mi piaceva uno diverso ogni quindici giorni, quando avevo la testa sempre impegnata a fantasticare su intriganti ed appaganti storie d'amore.
Ora sono qui, seduta nella sala d'aspetto del mio medico di famiglia. Gli racconterò dei miei mal di testa assolutamente invalidanti, che mi portano vertigini, dolori tremendi all'occhio destro e indolenzimento a tutta la parte destra del corpo. 
Mentre aspetto il mio turno, continuo a rigirare tra le mani la rosellina di carta, fatta con un tovagliolino del mio bar preferito, da... come si chiamava? Ah sì! Luca. Luca è il tipo con cui sono uscita qualche volta il mese scorso. Erano mesi che non andavo a cena con nessuno. Per la verità, erano mesi che neanche prendevo un caffè con nessuno. Ma Luca ha avuto il merito di distogliermi dalla mia prolungata apatia. Purtroppo l'idillio è durato poco: abbiamo avuto una discussione ed ovviamente, come mio solito, l'ho ferito nel peggiore dei modi. Mi sono scusata tra le lacrime l'istante dopo che gli avevo lanciato il mortale dardo. A poco sono valse le mie scuse, perché non ha voluto più rivedermi.
Poco male. Sono talmente abituata alla mia solitudine che questa brevissima storia "d'amore" iniziava già a starmi stretta. Non mi manca Luca. Mi mancano solo alcune cose di lui. Ad esempio i discorsi estremamente interessanti che facevamo i primissimi giorni, e che poi, stranamente, non abbiamo più fatto, quasi non fosse più stato la stessa persona. E mi mancano le roselline fatte con tovagliolini di carta, che un paio di volte mi aveva regalato inaspettatamente dopo aver bevuto il mio amatissimo ginseng in tazza grande.
E intanto sono ancora qui, in sala d'aspetto. E mentre ammiro sorridendo la rosa, mi figuro nella testa un enorme albero di magnolia fiorito. Non so perché, so solo che questa immagine mi rilassa. Sarà sicuramente colpa dei cartoni animati giapponesi e dei manga in cui mi sono totalmente immersa per almeno venticinque anni della mia vita. In queste storie infatti, compaiono sempre degli alberi di ciliegio o di magnolia, i cui fiori volano nel vento. 
La porta della sala d'aspetto si spalanca improvvisamente. Trasalgo.
- "Riccardo! Che ci fai qui?"
- "Kerry, dobbiamo andare. Adesso", risponde lui.
Mi guardo intorno con un sorriso di circostanza, misto tra lo sconforto e l'imbarazzo: "Ricky, tesoro, ho fatto la fila per quasi un'ora e mezza, e tra sole due persone sarà il mio turno (evvivaevviva). In questo momento non vado proprio da nessuna parte".
Riccardo alza gli occhi al cielo e dice a voce alta: "se sei qui per quei mal di testa che ti trapano l'occhio destro e ti immobilizzano il collo e la schiena, allora ti faccio io la diagnosi e ti do anche la cura: smettila di rifiutarti di collaborare quando ti rapiamo di notte, e vedrai che i messaggi che ti arrivano nelle diverse lingue aliene saranno più facili da decifrare, senza tutto quell'inutile dispiego di forze che utilizzi adesso".
Ecco, l'ha detto, davanti a tutti. Sento gli occhi di ogni paziente lì dentro che mi fissano spalancati e spaventati. Voglio una pala per scavare una fossa e sotterrarmi.
Mi alzo in fretta dalla sedia, recupero velocemente la mia borsa e le mie varie cartelline e... "Arrivederci a tutti, e vi prego di scusare il mio amico, ma... è un nerd!" e scappo dalla sala ad una velocità supersonica.
Corro dietro a Ricky: "Ma cosa ti è preso? Sei impazzito? E mi spieghi dove stiamo andando così di fretta?"
- "Chi te l'ha dato quel fiore di carta?", è la sua risposta non inerente alla mia domanda.
Ci penso un attimo, non capisco cosa c'entri adesso, "me l'ha fatta Matti... Luca! Me l'ha fatta Luca. Perché me lo chiedi?"
Riccardo si mette a ridere: "Non ti ricordi nemmeno più il suo nome. E' così che pensi di trovare l'uomo giusto?"
- "Ascolta Rick, questi non sono affari tuoi, soprattutto per il modo in cui ti sei sempre comportato con me..."
- "Kerry, dobbiamo parlare. Ti sta cercando. Disperatamente".
Ed è quando fa così il misterioso che mi spaventa. Ma di chi diavolo sta parlando adesso?

domenica 5 febbraio 2017

E guardo il cielo cercando te

Non avevo più sentito Riccardo da quella meravigliosa, seppur stranissima, sera di ottobre. Non ricordavo neanche come fosse finita la serata. E continuo a non ricordarlo. So solo che al mattino mi ero svegliata con la sensazione di essere stata studiata da qualcuno... o da qualcosa. Vi premetto che sono astemia, quindi non erano i postumi dell'alcol. Il giorno dopo tornai più volte sulla strada percorsa con Ricky, quella in cui c'erano tutte quelle luci a LED impazzite. Ma niente, era tutto assolutamente normale, nessun salto temporale, i cartelloni pubblicitari notati la sera prima e che non ricordavo di aver mai visto erano tutti magicamente spariti. O forse non c'erano mai stati.
Io non sono una che lascia perdere facilmente, e se mi intestardisco nel voler scoprire qualcosa, non ho paura di niente (non credo sia un bene sinceramente); quindi per qualche giorno continuai a percorrere quella strada in cerca di indizi, e mi documentai persino su Internet, sperando di trovare qualcuno che avesse vissuto un'esperienza simile alla mia. Ma era come se tutto l'universo intorno a me mi stesse volutamente tacendo un segreto che mi riguardava. Alla fine dovetti arrendermi e smisi di indagare, anche perché non stavo venendo a capo di nulla.
Decisi anche di non sentire Ricky per un po'. Non mi fidavo di lui. Se davvero esistevano gli alieni, e se questi alieni erano realmente, disgraziatamente interessati a me (ma perché mai poi dovrebbero interessarsi proprio a me? che sono io, un fenomeno da baraccone??), c'era un'alta probabilità che Riccardo fosse in combutta con loro, o peggio ancora, che fosse uno di loro. 
Ma un paio di settimane fa non potei fare a meno di chiamarlo. Avevo appena terminato una traduzione urgentissima dall'inglese all'italiano, e prima di riuscire a salvarla sulla mia trendyissima chiavetta rosa Barbie, il portatile si spense all'improvviso. E non c'era verso di riaccenderlo. Non avevo altra scelta che chiamare la mia solita ancora di salvezza: "Riccardo-comestai-scusasetidisturbo-hounproblemaurgente", dissi tutto d'un fiato. Gli spiegai velocemente la situazione e gli chiesi di aiutarmi a rifare la traduzione che avrei dovuto consegnare il mattino seguente. Ovviamente gli avrei dato metà del compenso. Riccardo rispose: "NON parlarmi di soldi, ti aiuto volentieri; un attimo e sono da te".
- "Ma no Ricky, te la mando via mail col cellulare". E nel dirlo, diedi uno sguardo veloce al suo indirizzo email: che strano, pensai, a differenza dei soliti indirizzi email usati in ambito lavorativo, in cui compaiono di norma il nome e il cognome dell'utente, nel suo c'era sì il nome, ma solo l'iniziale del cognome: "A". Mentre riflettevo su tutto questo, mi stavano già suonando alla porta. Possibile che fosse lui? "Ma se abita a mezz'ora di macchina da casa mia...", mi dissi perplessa. Guardai dallo spioncino: era lui. "Stavi passando qui sotto?", gli chiesi incredula, "o sei un cugino del Capitano Kirk e avete usato assieme il teletrasporto?". Rispose semplicemente: "Ahahah!" e non so ancora adesso come abbia fatto ad arrivare lì così in fretta. Ad ogni modo mi chiese di poter dare un'occhiata al mio computer. Glielo feci vedere senza esitare, commentai però che lui era un genio nel tradurre dal tedesco e dall'inglese, ma non era un ingegnere informatico, quindi non vedevo l'utilità della cosa. E invece nelle sue mani il portatile ripartì all'istante, la luce dello schermo si rifletteva nei suoi occhi ed ebbi quasi l'impressione che stesse elaborando dentro di sé i dati del software. Era davvero un alieno? o c'erano dei geni alieni nel suo DNA umano? Non lo sapevo, l'unica cosa di cui mi rendevo conto mentre lo guardavo lavorare per salvarmi, seduto sul mio letto, era solo che fosse bellissimo. Non mi ero mai accorta che fosse così tanto bello. Appena l'avevo conosciuto neanche mi piaceva. E invece era proprio bello, senza quasi nessuna ruga, nonostante avesse un paio d'anni più di me. Aspettate un attimo? Quanti anni ha Ricky? Mi accorsi solo in quel momento di non saperlo, ed era strano perché sono fissata con le date e chiedo sempre a tutti la loro esatta data di nascita. Chissà perché a lui non l'avevo mai chiesta. Non gli avevo neanche mai fatto gli auguri per il compleanno...
Comunque il computer era magicamente ripartito, la traduzione miracolosamente ripristinata e finalmente spedita al destinatario, quindi proposi a Riccardo una bevuta al bar per ringraziarlo di avermi salvata per l'ennesima volta. Lui accettò, salimmo sulla sua macchina, ma anziché dirigersi verso il nostro bar di fiducia, mi portò in un ristorante lussuosissimo in cui non ero mai stata. Non obiettai nulla, del resto offrirgli una cena era più che sensato, visto l'enorme favore che mi aveva fatto. 
Passammo un'altra serata meravigliosa, ridendo e scherzando su qualsiasi argomento. Quando mi alzai per pagare, scoprii che aveva già pagato lui, come al solito. Capito? Si era precipitato a casa mia per aggiustarmi il computer e salvare il mio lavoro, e non mi aveva neanche permesso di sdebitarmi. "Altro che cavaliere", dissi tra me, "questo è un principe delle favole, o delle stelle". Mi riaccompagnò a casa subito dopo la cena. Aspettò di vedermi entrare dal portone prima di andarsene. Ma appena entrata realizzai che di nuovo non gli avevo chiesto la data del suo compleanno e nemmeno il suo cognome. Così tornai immediatamente sui miei passi, ma si era già volatilizzato. Rapito dagli alieni? O semplicemente rientrato sulla sua astronave-casa? Forse stavo veramente lavorando troppo di fantasia.
Riccardo A... Chissà per cosa sta quella "A"? Alieno, senza dubbio. E da quel giorno nella mia testa l'ho soprannominato Rick Alien. 
In queste ultime due settimane gli ho scritto messaggi quasi quotidianamente. E lui mi risponde sempre con infinita gentilezza. Lo sa di essere da sempre il mio paracadute nei miei momenti bui, e la cosa non pare disturbarlo. Sa che mi basta una sua parola per sentirmi subito più serena, e d'altra parte a lui non costa nulla rendermi felice in questo modo. Non si diverte più a fare il prezioso con me come faceva un anno fa. E pensare che appena l'avevo conosciuto ero io che facevo la preziosa con lui, perché proprio non lo sopportavo. Poi ci siamo conosciuti meglio. E adesso eccoci ancora qui. Non ne sono innamorata e lo sa, ma gli sono grata perché ogni volta che lo vedo mi regala un sogno e mi permette di fantasticare ancora sull'amore, sebbene io non ci creda più da tempo.
Non so quando lo rivedrò; sicuramente passeranno mesi, perché ogni volta capita così. E sicuramente è umano, perché io sono troppo scettica per ritenere reali fenomeni paranormali e sovrannaturali. Ma mi piace pensare che sia troppo perfetto per essere umano: così bello, affascinante e geniale; simpatico, ma a tratti spocchioso, stile Mr. Darcy. E quando scorgo una strana luce tra le stelle, cerco di capire se sia lui con la sua navicella.
...E ogni sera guardo il cielo, aspettando, cercando Rick Alien...
E spero vivamente per tutti voi che anche voi abbiate il vostro paracadute, il vostro personalissimo Rick Alien che vi regala sogni quando più ne avete bisogno.
Au revoir, mes amis... ;-)

sabato 5 novembre 2016

Alienante!

Sono incredibilmente, nuovamente uscita con Riccardo. Mi ha incredibilmente, nuovamente portato nel mio ristorante preferito. E mi ha incredibilmente, nuovamente offerto la cena: salmone in crosta, patatine fritte e salsina speciale preparata con ingredienti segretissimi, un piatto che letteralmente adoro. La nostra seconda uscita insieme nell'arco di soli dieci giorni; e tutte queste cortesie per un motivo che mai più mi sarei aspettata: Ricky non vuole soltanto condividere l'intimità con me, ma ha piacere di passare del tempo insieme al di fuori del lavoro, sta benissimo quando è con me e gli piace quando facciamo le nostre lunghe chiacchierate, perché "vedi Kerry, io a volte mi sento così ragazzino; tu invece sei saggia e matura, sei una donna". E meno male che a quarant'anni mi viene detto che sono una donna e non una bambinetta.
Questo è un "complimento" che mi sento fare da parecchi uomini... complimento? Dire che alla mia età sono una donna è una semplice constatazione, non un complimento; semmai quelli come voi, che a trenta, quaranta, cinquant'anni non si comportano ancora da adulti sono un tantinello immaturi, don't you think?
Anyway, Ricky mi ripete per tutta la sera che io riesco davvero a capirlo, e mi racconta delle sue innumerevoli ex e di come non lo facessero stare bene per niente; allora esclamo: "Dillo a me, che il mio ex fidanzato mi ha mollata senza possibilità di replica, ma continua a controllarmi su ogni social per la sua eccessiva gelosia e possessività. Ma poi ti sembra normale uno che in quei momenti mi costringeva ad arrivare al culmine ad ogni costo? Invece di divertirmi mi sembrava di dover sostenere un compito in classe!"
- "Ah boh. Tutti tu li trovi...", commenta Riccardo. Bravo tesoro, l'hai detto; infatti eccoti qui davanti a me.
- "Ma poi Kerry, che fine ha fatto Giorgio, il nostro collega con cui facevi jogging? Non mi hai più aggiornato."
- "Non c'è niente da aggiornare. Ci sono uscita un anno fa per sole due settimane in cui l'avrò visto sì e no tre volte; e continua a riempirmi di messaggi sostenendo che mi ama! Un altro pazzo. Trovo sempre e solo pazzi."
- "Grazie."
- "Nooooooo, Ricky!! Ma che hai capito? Tu sei chiaramente escluso da questo discorso..." (insomma... più o meno...). Abbozzo un sorriso di circostanza e super imbarazzato, sperando di non averlo offeso. Ma il mio gigolò preferito è troppo siddhartiano per offendersi per simili sciocchezze. E ricambia gentilmente il mio sorriso. E io mi sciolgo, stile Amélie Poulain del Favoloso Mondo di Amélie.  
Tra storie di ex fuori di testa e mille risate fatte su qualsiasi argomento di cui parliamo, la serata volge quasi al termine ed è ora di tornare a casa. Saliamo quindi sulla macchina di Riccardo, ma non riesce a metterla in moto. 
- "Kerry, ho bevuto troppa birra e non riesco nemmeno a girare la chiave nel cruscotto. Per favore, guida tu che sei astemia e sicuramente più lucida."
- "Ok, ok", e mi siedo al posto di guida. Però, che noia guidare un'auto non mia e per di più con tutta questa nebbia. Ma soprattutto, quei due semafori davanti a me lampeggiano che sembrano impazziti, sono quasi accecanti e fatico a vedere la strada. E tutti questi cartelloni pubblicitari con le luci a LED sono veramente eccessivi e fastidiosi... cartelloni pubblicitari luminosi? Non ricordavo ci fossero su questa strada... Quando li hanno messi? E questo susseguirsi di buio e luci di lampioni sembrano quasi i salti temporali che si vedono nei telefilm... salti temporali? Ma che diavolo sto dicendo? Non esistono i salti temporali! Oppure sì?
Inizio a non sentirmi del tutto a mio agio e mi giro un attimo a guardare Riccardo. Ed eccolo lì, che mi fissa, con un mezzo sorriso sornione, e chissà a cosa sta pensando. 
- "Ricky, che sta succedendo?"
- "Alienante, non trovi? Io mi sento un pochino alienato..." e scoppia a ridere.
- "Riccardo, stai per caso alludendo al fatto che gli alieni siano in procinto di prenderci?"
- "O forse ci hanno già presi, e potrebbe non essere la prima volta. O forse sei con uno di loro proprio adesso."
- "Dai Ricky, non scherzare; chi ti credi di essere, Ford Prefect di Guida Galattica per Autostoppisti? Solo perché ti ho detto che ho ripreso a leggerlo? Oppure vuoi emulare il Dottore più affascinante dell'universo (Doctor Who, per intenderci) perché sai che ne sono innamorata e sei geloso?"
- "Io non sono geloso, perché tanto puoi scappare ai margini dell'universo, ma il nostro legame è ormai indissolubile". E ride di nuovo.
Ecco, lo sapevo. Non era umanamente possibile che Riccardo riuscisse sempre a conquistare tutte quelle donne senza il minimo sforzo. Ed aveva dell'incredibile il fatto che avesse fatto perdere la testa persino a me che non la perdo mai per nessuno. Questa era la prova inconfutabile che Riccardo fosse un alieno.
Quindi io sono un'addotta? Gli addotti sono le persone che subiscono rapimenti alieni, o almeno, così mi era stato spiegato dal mio ex fidanzato super nerd, fissatissimo con UFO  e company. O forse Ricky non è un alieno, ma è anche lui un addotto, probabilmente un addotto consenziente che trama alle mie spalle. Ed ecco spiegata l'attrazione mista ad ossessione che provo per lui: perché abbiamo avuto miriadi di "rapporti" sulla stessa astronave! 
No, aspettate. Ma che vado farneticando. Tutta questa storia è sì misteriosa e ha dell'incredibile (quante volte ho usato la parola "incredibile" in questo articolo?). Ma devo restare con i piedi ben ancorati per terra se voglio capirci qualcosa. Anche se inizio quasi a sentirmi come Clara Oswald in Doctor Who. Cosa ne dite? Le somiglio? Per lo meno gli stivaletti sono gli stessi.
E se invece provassi a fare come Douglas Adams e ci scrivessi sopra un romanzo? Voi sareste interessati al proseguio della storia? E mi appoggereste? Fatemi sapere cosa ne pensate, commentando qui direttamente o contattandomi in privato.
Au revoir, mes amis! ;-)