Storie della tua vita e altri racconti di Ted Chiang è un libro assolutamente fuori dagli schemi. Viene catalogato come fantascienza, ma, se siete scettici sul genere, non pensate alle astronavi e ai robottoni. Questa è quella che io definisco “fantascienza filosofica”, perché ci invita a continuare a riflettere e a farci più domande di quante già ce ne poniamo. Le storie narrate sono otto e variano per argomento e per lunghezza: alcune sono lunghe tre pagine, altre più di sessanta. Si tratta della torre di Babele, di intelligenze sovrannaturali, di alieni, di golem, di catastrofi angeliche e di quanto la bellezza e l’apparenza possano risultare fuorvianti. Tra gli altri compare anche Storia della tua vita, da cui Denis Villeneuve ha tratto il film Arrival. La brevità dei racconti permette di arrivare al punto, trascinando il lettore in un climax sempre più ascendente, senza indugiare in un’attesa snervante. Affermare che i protagonisti di questi racconti siano dotati di una spiccata intelligenza, sarebbe riduttivo. Anche definirli ‘geniali’ non renderebbe giustizia alle loro facoltà.
Incappiamo quindi in individui che si ritrovano improvvisamente plusdotati, così come in matematici e linguisti che vedono ben oltre le scienze che studiano.
Eppure le loro incredibili facoltà non li salveranno da eventuali sofferenze. Ci sono momenti infatti in cui ci si accanisce così tanto a dimostrare l’impossibile da non vedere poi, o non voler vedere, l’ovvio davanti ai nostri occhi, come ad esempio un grande amore finito troppo presto.
Mi sono chiesta più volte, leggendo, quanto debba essersi documentato questo incredibile autore per padroneggiare con tanta maestria nozioni di ingegneria babilonese, informatica, matematica e linguistica. Ad esempio ho letto con entusiasmo Storia della tua vita, in cui la dottoressa Louise Banks fornisce spiegazioni estremamente accurate e che a me interessano al punto che ci sguazzo, tipo: “ con la dovuta pratica, potremmo arrivare a percepire la differenza fra i loro fonemi, ma è possibile che le nostre orecchie non riuscirebbero a cogliere distinzioni che loro considerano significative. […] l’unico modo per apprendere una lingua sconosciuta e interagire con un madrelingua”. (p. 128)
Procedendo nella lettura, mi sono imbattuta in tantissime perle di saggezza, quelle piccole ed ovvie verità che, come ormai avrete capito, ogni volta di più mi illuminano d’immenso e mi aprono infinite porte verso altri mondi. Al solito, ve ne cito qualcuna:
- “Yahweh potrebbe anche non punirci, ma potrebbe lasciare che ci si condanni per nostra mano.” (p. 33);
- parlando di una donna la quale, in un momento di depressione acuta, aveva cercato sostegno in un amico, anziché nella migliore amica: “La risposta era semplice: stava nella differenza tra la comprensione e l’empatia.” (p. 118);
- pensando ai figli: “Quello che penserò è che indubbiamente, per quanto trovi la cosa esasperante, tu non sei me. Mi ricorderà, una volta di più, che non puoi essere un mio clone. Puoi essere una meraviglia, una gioia quotidiana, ma non sarai mai qualcuno che ho creato a mia immagine.” (p. 144);
- riflettendo sui misteri della Fede: “sarebbe stato preferibile vivere in una favola dove i giusti venivano ricompensati e i peccatori puniti, piuttosto che in una realtà priva di giustizia.” (p. 279).
Ritengo decisamente attuale e pieno di spunti di riflessione l'ultimo racconto, Apprezzare ciò che vedi: un documentario: “Il problema sociale più profondo è il lookismo. Da decenni si parla con disinvoltura di razzismo e sessismo, ma c’è ancora una certa riluttanza a parlare di lookismo. Eppure, il pregiudizio nei confronti delle persone poco attraenti è sempre più dilagante. La gente lo esprime senza che qualcuno glielo abbia nemmeno inculcato, il che è già piuttosto grave, ma invece di combattere questa tendenza, la società moderna non fa che incoraggiarla.” (p. 298). Da qui la nascita di una nuova tecnologia, chiamata calliagnosia, che inibisce il riconoscimento della bellezza nei volti; eppure c’è chi non si trova d’accordo con questo nuovo strumento, in quanto “giudicare le persone in base al loro aspetto è sbagliato, ma questa specie di ‘cecità’ non è la risposta. La risposta è l’educazione.” (p. 309).
Le note finali, una su ciascun racconto, chiudono il cerchio e rendono chiarissime le intenzioni dell’autore.
L’edizione Ne/oN, un imprint di Edizioni e/o, è davvero ben curata, come sempre; ho trovato particolarmente efficace la scelta di vocaboli della traduttrice Marinella Magrì.
Non credo di dover aggiungere altro per convincervi a comprare questo splendido libro :-)
Au revoir, mes amis! ;-D


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