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giovedì 19 luglio 2018

Pierre

Non ricordo cosa sia successo quella sera. Dopo che Riccardo ricevette quella telefonata dagli alieni (che prefisso telefonico avranno gli alieni?), mi misi a litigare con Mattia, o Luca, o come cavolo si chiama. E poi basta, vuoto assoluto nella mia testa. So solo che il giorno dopo mi sono svegliata nel mio letto, col mio pigiamino estivo color verde militare. Ero pure struccata. 
Evidentemente qualche alieno doveva avermi cambiata, passato il latte detergente sul viso, messa nel mio bel lettino e rimboccato le coperte. Spero vivamente sia stata un'aliena femmina e che mi abbia spalmato sul viso la crema notte all'acido ialuronico e bacche di goji. Non voglio certo ritrovarmi delle nuove odiosissime rughette. 

Negli scorsi giorni ho continuato a sentire Luca. Speravo che come me iniziasse ad avere qualche ricordo frammentario delle nostre vite precedenti assieme; e invece niente. Io acquistavo sempre più consapevolezza di chi ero, mentre lui era lontano anni luce da tutta questa storia. Quell'uomo dolce, sensibile, che avevo avuto l'impressione di conoscere da prima dell'eternità, sembrava sparito nel nulla. Aveva persino smesso di farmi quelle stupende rose di carta che mi aveva regalato nei primissimi giorni di frequentazione. Eppure mi sto documentando parecchio sull'argomento e pare che una volta iniziato il risveglio, non dovrebbe più essere possibile tornare indietro. Teoria che non sposa quella di Rick Alien, secondo cui le nostre anime si svegliano e tornano a dormire, per poi nuovamente risvegliarsi, così, ad intermittenza, senza alcuna apparente ragione logica.
- "Forse Riccardo dovrebbe svolgere meglio il suo lavoro invece di concentrarsi sull'attività di donnaiolo", salta su Gianni, il barman dietro al bancone del mio locale preferito, dove sono seduta in questo preciso istante; per me è quasi un rituale venire qui: ora buca dalle lezioni, pausa ginseng; esco dal lavoro, ginseng di fine giornata.
Per un attimo mi sorge il dubbio che anche Gianni sia un guardiano delle galassie e mi legga nel pensiero esattamente come Ricky: "di cosa stai parlando Gianni?"
- "Del fatto che ho sentito il suo datore di lavoro lamentarsi di un paio di traduzioni consegnate in ritardo."
Lo fisso negli occhi, scettica e quasi annoiata, con la mano sinistra appoggiata al viso, che mi copre in parte la bocca: "Tutto qui? Ah ok." Continuo a sorseggiare il mio ginseng molto lentamente.
E tiro fuori il mio Kindle Fire. Ho scaricato alcuni eBook sulla metempsicosi, sugli alieni, sulla fisica quantistica (di cui non capirò mai una cicca), e persino sulla mindfulness (che non so se mi sarà utile, ma fa molto New Age del nuovo millennio).
- "Che cosa legge Signorina, se posso chiedere?"
Ecco, un altro come Luca che si finge interessato alle mie letture pur di attaccar bottone. Possibile che non possa stare seduta in questo bar, bevendo ginseng e leggendo il mio tablet in santa pace? 
Alzo la testa, senza però staccare la mano dal viso, con lo stesso fare annoiato di prima.
Apperò! Rimango folgorata. Perdono il gentleman che ha interrotto le mie letture solo perché merita parecchio. Capello medio lungo, castano chiaro, liscissimo; sguardo irresistibile (giuro che questa espressione non l'ho rubata dai romanzetti rosa perché nemmeno li leggo!); elegante senza essere né eccessivo né goffo od impacciato (ammettiamolo, ci vuole una certa disinvoltura per portare la camicia: i più sembrano dei manichini). Sapete chi mi ricorda? Quell'attore che aveva interpretato Hannibal Lecter in Le orgini del Male e che appare anche nelle pubblicità di Chanel. Proprio lui, Gaspard Ulliel. 

- "Sto leggendo tante cose sugli argomenti più disparati; in particolare mi sto interessando a come viaggiano e funzionano le nostre anime."
Il Signor "Ulliel" mi guarda negli occhi con un sorriso rassicurante: "Si reicarnano, ma non solo; alcune lasciano temporaneamente il corpo in cui risiedono per andare a chiedere aiuto ad un medium, oppure, d'accordo con un'altra anima, prendono in prestito il corpo di quest'ultima, perché magari è fisicamente più vicino al corpo in cui risiede la loro anima gemella.
 Ovviamente questo fenomeno ha una durata molto limitata nel tempo, tipo un paio di giorni o anche meno."
Resto immobile, con gli occhioni in bambola, la bocca semi aperta. Non ho capito assolutamente nulla di ciò che ha detto, ma lo ha detto in un modo così affascinante, con una voce tanto soave che sono rimasta incantata.
- "E comunque mi chiamo Pierre", continua lui.
Gli domando allora se è di origine francese e risponde che sua madre è di Parigi, ma lui è nato e cresciuto in Italia. Lavora nella banca qui accanto, dove lo hanno trasferito da poco, e gioca a calcio per hobby, perché da ragazzino sognava di fare il calciatore. Non oso chiedergli l'età, ma è chiaramente più giovane di me di qualche anno.  Sono curiosa di sapere come mai conosca tanti dettagli su un argomento così particolare.
- "Mi interesso di moltissime cose", mi spiega sorridendo, "ma ora devo scappare. Arrivederci Kerry, buona serata."
Non ho il coraggio di chiedergli un recapito telefonico o almeno se sarebbe stato nuovamente al bar il giorno dopo, e mi limito a fargli un cenno veloce con la mano per salutarlo. 
Mi sento veramente stupida. Dopo la strana velocissima esperienza di Luca - Mattia, trovo qualcuno di molto più interessante che riesce a farmi emozionare come un'adolescente, e resto lì a fissarlo senza quasi proferire parola. Guardo sconsolata la mia tazzina vuota, e noto una piccola rosa di carta vicino al piattino.
- "Gianni, l'hai fatta tu questa rosellina di carta?"
- "No Kerry, te l'ha lasciata quel tipo distinto con cui parlavi un attimo fa."
Mi volto immediatamente sperando che non se ne sia ancora andato.
Niente. E' già sparito. E ripenso al suo discorso sulle anime:
"...alcune, d'accordo con un'altra anima, prendono in prestito il corpo di quest'ultima, perché magari è fisicamente più vicino al corpo in cui risiede la loro anima gemella..."
E quindi chi è realmente Pierre?

Gaspard Ulliel per Chanel

sabato 14 luglio 2018

A volte i sogni non diventano realtà

Di norma quando pubblico un post su questo blog, chiedo ai miei amici che lo hanno letto se lo hanno apprezzato. E ho scoperto che alcuni di voi hanno un po' di confusione a proposito degli episodi in cui compare Rick Alien. Hanno trovato strano che vi fosse un tono delicato in Rose di Carta, che poi è diventato più introspettivo e difficile in Mokuren e troppo bizzarro in Meglio aver amato e perso che bere birra. Questi episodi così particolari, fantascientifici, sono ciò che realmente accade nella mia vita. La cosa vi stupisce? Mi sembra chiaro che un pochino li romanzo, ad esempio non è assolutamente vero che ho fatto la fila di un'ora e mezza dal dottore, anche perché il mio dottore riceve per appuntamento :-) Ma le emozioni  che descrivo nel blog sono esattamente quelle che provo nelle mie giornate, ecco perché i toni cambiano ogni volta. Perché le mie emozioni cambiano di giorno in giorno, di ora in ora, a seconda delle situazioni che mi circondano e dei miei stati d'animo. E ciò che a voi può sembrare troppo banale, o troppo strano, o troppo confusionario, non è nient'altro che ciò che realmente vedo e sento accadere nella mia vita ogni giorno. Quindi è vero che conosco gli alieni? E' vero che la mia anima si reincarna da migliaia di anni? Lascio a voi la scelta di crederci oppure no. Ciò che vi posso svelare è che davvero non riesco più ad innamorarmi di nessuno, e davvero penso che fosse più divertente quando mi piaceva uno diverso ogni quindici giorni. Perché mi manca viaggiare su quella nuvoletta rosa che mai si staccava dai miei piedi, mi mancano i cuoricini che sprizzavo da tutti i pori, e mi mancano le stelline che rendevano luccicanti i miei occhi.
Vi svelo ora un altro segreto: le rose di carta  di cui racconto sono vere, verissime. Non le ha fatte nessuno di importante, ma rappresentano i momenti dolci e romantici che nella vita si possono avere anche per pochi minuti, fugaci, con qualcuno che nemmeno ci interessa poi tanto, ma che per un attimo, un attimo soltanto, è riuscito a farci sognare. Ed è proprio perché nella mia quotidianità non c'è mai un partner importante, non c'è mai nessuno in grado di farmi innamorare, che ho inventato di sana pianta Riccardo e Luca. Perché voglio potermi innamorare almeno nel mio mondo di fantasia, e ho creato questi due esseri imperfetti, ma che tanto mi piacciono, e che riescono a conquistarmi anche grazie ad i loro irresistibili difetti. 
Qualche mia amica sostiene che evidentemente sono tanto delusa; qualcun'altra asserisce che sono diventata giustamente selettiva. Non lo so. Ma proprio in questi ultimi giorni ho trovato qualcuno che è riuscito a sciogliermi il cuore. Qualcuno che coi suoi modi educati ed i suoi complimenti gentili è riuscito a farmi emozionare come un tempo, è riuscito a farmi ridere, ma soprattutto è riuscito a darmi quel pizzico di fiducia in me stessa di cui tanto avevo bisogno. Non me le ha regalate lui le roselline di carta, neanche sa della loro esistenza. Ma sono sicura che è stato il loro buon auspicio a farmi trovare questa persona. Le due rose di carta, che davvero spesso rigiro tra le mani, mi fanno sempre sorridere felice ogni volta che le guardo, e mi hanno dato la voglia di tornare a credere nel vero amore. E chissà, forse l'ho trovato. A proposito, questo tipo ed io non stiamo assieme. Nemmeno ci vediamo mai. Preferisco che resti un sogno con cui ridere a distanza. I sogni non possono ferirci ed è bene che ogni tanto rimangano tali, così forse riescono a farci vivere meglio. E con questo post credo di aver ampiamente risposto al quesito storico di Gigi Marzullo. 
PS: lo so anch'io che il "cinese" di Blade Runner non è cinese, ma ho voluto fare un omaggio al modo in cui lo chiamavo quando ero bambina.
Au revoir, mes amis ;-)



mercoledì 11 luglio 2018

Meglio aver amato e perso che bere birra

La magnolia che ho di fronte è esattamente identica a quella che mi figuro nella testa nei momenti di panico. Pazzesco. 
- "Ho sempre adorato le magnolie."
- "Lo so Kerry, ti sono sempre piaciute in ogni tua vita precedente." Dato che Riccardo continua a dire una fesseria dietro l'altra, le domande mi sorgono spontanee: 
- "Potresti smetterla di parlare sempre di assurdità? Alieni, vite precedenti... poi basta? E mi spieghi come fai a sapere cosa ho sognato l'altra notte? Chi sei? il cinese di Blade Runner che vede i sogni di Deckard? ...hey!! Wait? Non sarò mica una replicante?" 
Ecco, adesso inizio a sentirmi a disagio e ad avere la mia solita faccia spaventata da fumetto comico. Dapprima Riccardo assume un'espressione compassionevole per la mia stupidità; poi però esordisce con tono serio: 
- "Le anime che appartengono alla stessa famiglia si cercano sempre, in ogni vita, e riescono sempre a ritrovarsi. Tu hai stralci di ricordi della tua vita immediatamente precedente a questa, in cui l'attuale Luca si chiamava Mattia. Ma in realtà vi conoscete da molto più tempo. E il mio compito è da sempre quello di sorvegliarvi e aiutarvi in caso di necessità. Ecco perché riesco a leggervi nel pensiero: sono un guardiano delle galassie." 
A quel punto scoppio a ridere: "io invece sono un'autostoppista galattica e ho sempre con me il mio asciugamano." 
E ok, mi pare evidente dalla sua faccia che Ricky non abbia apprezzato la mia battuta cretina; e voi invece non l'avete neanche capita, a meno che non abbiate letto Guida Galattica per gli Autostoppisti di Douglas Adams.
- "Kerry! Che ci fai qui?" 
Faccio un salto per lo spavento. E adesso chi è che mi parla in questa maniera? Mi giro: 
- "Mattia! Cioè scusami, Luca! Che ci fai qui?" 
Luca mi incenerisce con lo sguardo: 
- "E poi ti chiedi perché sono sparito? Nemmeno ti ricordi mai il mio nome. Comunque, che ci fai TU qui? Questo è il giardino di casa mia".
Adesso il punto interrogativo sopra la mia testa diventa sempre più enorme. Noto con la coda dell'occhio che Ricky si sta dileguando verso la sua macchina. Ma che fa? Gli urlo subito di fermarsi. Luca lo guarda in faccia e: "Ehi tu! Io ti conosco. Ti vedo sempre nei miei sogni, e qualsiasi ragazza io abbia al mio fianco, tu cerchi sempre di soffiarmela." 
Riccardo sembra quasi rimpicciolirsi e spiega, con un filo di voce: 
- "Ma sì, quelle ragazze sono le varie Kerry di tutte le tue vite precedenti." 
Luca si rivolge a me esterrefatto: 
- "È matto o cosa?" 
Al mio solito, rispondo: "devi scusarlo, è un nerd". 
Avendo Riccardo di nuovo alluso a questa insensata storia delle reincarnazioni, gli chiedo: 
- "Perché i primi giorni mi sembrava di conoscere Luca da sempre e poi questa sensazione meravigliosa è presto svanita nel nulla?" 
Adesso il povero Luca guarda anche me come se fossi pazza. 
- "Perché per qualche giorno le vostre anime si sono risvegliate , - spiega Ricky, - e la sua anima ti sta cercando disperatamente da troppo tempo, però poi vi siete entrambi addormentati nuovamente e non vi siete più riconosciuti." 
Dal sorriso assassino che rivolgo a Rick Alien, capisce subito che se la mia anima è tornata a fare la nanna, in compenso si è svegliata prepotentemente la mia indole da iena ridens: 
"Quindi tu, ben sapendo che l'anima di Luca mi cerca da millenni, tenti sempre di portarmi via da lui. Sei proprio un donnaiolo, pezzo di. E qui mi fermo. E ringrazia il cielo che non dico parolacce." 
L'unica cosa che davvero mi dispiace è non riuscire ancora a riconoscere Luca - Mattia come mia anima affine; mi sento comunque grata per aver provato un amore tanto forte durato secoli, ed esclamo a voce alta: 
- "Come diceva Alfred Lord Tennyson, meglio aver amato e perso che non aver amato mai." 
Luca non capisce: "chi ha detto sta cosa? Lord Tennent's?" 
No, io così non ce la posso fare. 
- "Scusate, ma questo troglodita ignorante che per di più beve birra dovrebbe essere la mia anima gemella?" 
Ovviamente Luca ribatte subito: "io non sono l'anima gemella di nessuno!"
- "Per forza! Ma chi ti piglia?", intervengo io. 
Il cellulare di Riccardo squilla improvvisamente: "ragazzi, potreste gentilmente smetterla con le vostre beghe da innamorati? I capi ci reclamano."
- "I capi?", esclamo io.
- "Sì, i capi. I capi alieni."
- E scusami Ricky, perché ci vorrebbero? Noi cosa c'entriamo?"
- "Perché tu e Luca non siete semplici starseed. Voi siete i protettori dei templi e dei tempi." 
Ecco che di nuovo esplodo in una fragorosa risata: 
- "Senti Rick, ma voi alieni vi divertite a creare questi scioglilingua o vi vengono così naturali?"
- "Cerca di capire Kerry, nella nostra lingua d'origine non suonava come uno scioglilingua." 
Luca fa per andarsene: "non capisco di cosa stiate parlando; vi saluto." Adesso mi altero davvero: 
- "E no tesoro, tu resti con noi e ci aiuti." 
(Ragazzi, sono Rick. La situazione inizia a farsi complessa. Vi do l'arrivederci come di solito fa Kerry, perché in questo momento mi sembra troppo impegnata a battibeccare col principe azzurro. Quindi, vi aspetto alla prossima puntata et au revoir, mes amis! ;-))  



martedì 10 luglio 2018

Mokuren

Nei momenti di panico, per calmarmi, immagino sempre un grande albero di magnolia fiorito davanti a me. Così facendo, il mio respiro rallenta e vengo pervasa da una sensazione di pace antica. Ho letto che la magnolia è originaria del Giappone. Pare che i monaci buddisti la coltivino intorno ai loro templi per ricordarsi della fugacità della vita, di cui è simbolo, in quanto è la prima pianta a fiorire in primavera, ma parimenti perde presto i suoi fiori. Il ciliegio invece, che tanto somiglia all'albero di magnolia, è addirittura sacro per i giapponesi. In giapponese ciliegia si dice sakura. Mentre magnolia si dice mokuren. Se mai avrò due figlie gemelle, avranno sicuramente le guanciotte rosa come i fiori di queste due piante, e ovviamente le chiamerò Sakura e Mokuren. Perché so queste cose? Perché ho letto un'infinità di manga! Sakura e derivati è un nome usatissimo in fumetti e cartoni animati giapponesi; Mokuren invece è la protagonista di uno dei miei manga preferiti in assoluto il cui titolo è "Proteggi la mia terra". Non vi racconterò la storia bellissima di questo fumetto; preferisco non spoilerare e non rovinarvi la sorpresa nel caso in cui vi capitasse di leggerlo o di guardarne l'anime.
Queste le mie riflessioni mentre, seduta sulla macchina di Riccardo, giocherello con la rosellina di carta. Ignoro la meta del nostro viaggio. Ma resto in silenzio, senza far domande. Tanto le sue risposte assurde ed enigmatiche genererebbero in me soltanto la voglia di fare ulteriori domande. In compenso le domande le fa lui:
- "Come hai conosciuto il tizio dei fiori di carta?"
- "Stavo leggendo un eBook al bar. Mattia, anzi, Luca era al tavolo vicino al mio e mi ha chiesto cosa stessi leggendo". 
Perché non ricordo mai il nome di questo tipo? mi chiedo tra me e me.
- "Infatti Kerry, perché non ricordi mai il suo nome?" 
Tra le capacità di questo genio spocchioso c'è anche quella di leggere nel pensiero? Uomo insopportabile!
- "Evidentemente ha una faccia da Mattia più che da Luca."
 Ricky distoglie per un attimo lo sguardo dalla strada e mi lancia un'occhiata veloce e tristissima: "il motivo non è quello e tu lo sai benissimo. Cos'hai sognato l'altra notte?" 
Improvvisamente mi rabbuio; non vorrei parlare del mio sogno, ma lo faccio lo stesso: "Mattia mi moriva tra le braccia. Era così bello... ed era tutto così reale nel dettaglio." 
Riccardo aggiunge con un filo di voce: "ed è stato dolorosissimo."
- "Assolutamente sì. Ma io non so neanche chi sia questo Mattia; non l'ho mai visto. Eppure il suo viso era così vero... C'era tanta gente, e tutti piangevano per la sua morte prematura. E... aspetta un attimo! Tra tutta la gente... c'eri anche tu! E avevi gli occhi lucidi..." Non me n'ero accorta mentre lo sognavo; me ne accorgo solo ora, ricordando il sogno.
- "Non era un sogno, Kerry; era un ricordo delle nostre vite precedenti; e tu stessa lo hai capito quando, i primissimi giorni che frequentavi Luca, hai asserito che eri certa di conoscerlo da sempre, perché è davvero così, vi conoscete da 12.597 anni terrestri." 
Sto cercando di elaborare tutte queste informazioni, ma è davvero troppo per me e sento il mio mal di testa aumentare a dismisura.
Eppure c'è qualcosa che non mi torna. Quella bellissima sensazione di sintonia perfetta con Luca è svanita dopo pochi giorni che lo avevo incontrato, anche se nella mia testa continuavo a confondermi e a chiamarlo Mattia. Allora mi decido a chiedere delucidazioni a Rick; ma mentre sto per farlo, la macchina si ferma.
Ci troviamo davanti ad un bellissimo albero di magnolia fiorito. Inaspettatamente mi sento finalmente a casa. Quella strana nostalgia che mi accompagna sempre in ogni momento delle mie giornate, come se appartenessi ad un altro luogo, come se mi mancasse sempre qualcuno, sembra per un attimo svanire.
- "Kerry, è ora di iniziare a ricordare tutto." 
Riccardo ha ragione: è arrivato il mio momento e ne sono consapevole.


Mokuren (Please, Save My Earth)


venerdì 6 luglio 2018

Rose di carta

È passato più di un anno dall'ultima volta in cui sono uscita con Riccardo. Ormai ci vediamo solo per lavoro e non parliamo d'altro, né delle nostre passate cenette romantiche né di quello che ci siamo detti quella strana sera in macchina. A me lui non interessa nemmeno più. Non è gratificante che mi definisca SUA, ma che intanto veda altre mille donne. Non importa quanto io sia innamorata. Non è questo ciò che voglio da un uomo.
Ed è anche per questo motivo che non mi interessa mai nessuno. Nemmeno mi piace mai nessuno. La sola idea di frequentare un uomo mi disgusta. Non ero così prima. Sono sempre stata una che non aveva difficoltà a trovare qualcuno che suscitasse il suo interesse. Adesso invece no. Non riesco nemmeno a definirmi selettiva. Semplicemente la sola idea che un uomo mi si avvicini mi dà la nausea. Peccato. Era più divertente quando mi piaceva uno diverso ogni quindici giorni, quando avevo la testa sempre impegnata a fantasticare su intriganti ed appaganti storie d'amore.
Ora sono qui, seduta nella sala d'aspetto del mio medico di famiglia. Gli racconterò dei miei mal di testa assolutamente invalidanti, che mi portano vertigini, dolori tremendi all'occhio destro e indolenzimento a tutta la parte destra del corpo. 
Mentre aspetto il mio turno, continuo a rigirare tra le mani la rosellina di carta, fatta con un tovagliolino del mio bar preferito, da... come si chiamava? Ah sì! Luca. Luca è il tipo con cui sono uscita qualche volta il mese scorso. Erano mesi che non andavo a cena con nessuno. Per la verità, erano mesi che neanche prendevo un caffè con nessuno. Ma Luca ha avuto il merito di distogliermi dalla mia prolungata apatia. Purtroppo l'idillio è durato poco: abbiamo avuto una discussione ed ovviamente, come mio solito, l'ho ferito nel peggiore dei modi. Mi sono scusata tra le lacrime l'istante dopo che gli avevo lanciato il mortale dardo. A poco sono valse le mie scuse, perché non ha voluto più rivedermi.
Poco male. Sono talmente abituata alla mia solitudine che questa brevissima storia "d'amore" iniziava già a starmi stretta. Non mi manca Luca. Mi mancano solo alcune cose di lui. Ad esempio i discorsi estremamente interessanti che facevamo i primissimi giorni, e che poi, stranamente, non abbiamo più fatto, quasi non fosse più stato la stessa persona. E mi mancano le roselline fatte con tovagliolini di carta, che un paio di volte mi aveva regalato inaspettatamente dopo aver bevuto il mio amatissimo ginseng in tazza grande.
E intanto sono ancora qui, in sala d'aspetto. E mentre ammiro sorridendo la rosa, mi figuro nella testa un enorme albero di magnolia fiorito. Non so perché, so solo che questa immagine mi rilassa. Sarà sicuramente colpa dei cartoni animati giapponesi e dei manga in cui mi sono totalmente immersa per almeno venticinque anni della mia vita. In queste storie infatti, compaiono sempre degli alberi di ciliegio o di magnolia, i cui fiori volano nel vento. 
La porta della sala d'aspetto si spalanca improvvisamente. Trasalgo.
- "Riccardo! Che ci fai qui?"
- "Kerry, dobbiamo andare. Adesso", risponde lui.
Mi guardo intorno con un sorriso di circostanza, misto tra lo sconforto e l'imbarazzo: "Ricky, tesoro, ho fatto la fila per quasi un'ora e mezza, e tra sole due persone sarà il mio turno (evvivaevviva). In questo momento non vado proprio da nessuna parte".
Riccardo alza gli occhi al cielo e dice a voce alta: "se sei qui per quei mal di testa che ti trapano l'occhio destro e ti immobilizzano il collo e la schiena, allora ti faccio io la diagnosi e ti do anche la cura: smettila di rifiutarti di collaborare quando ti rapiamo di notte, e vedrai che i messaggi che ti arrivano nelle diverse lingue aliene saranno più facili da decifrare, senza tutto quell'inutile dispiego di forze che utilizzi adesso".
Ecco, l'ha detto, davanti a tutti. Sento gli occhi di ogni paziente lì dentro che mi fissano spalancati e spaventati. Voglio una pala per scavare una fossa e sotterrarmi.
Mi alzo in fretta dalla sedia, recupero velocemente la mia borsa e le mie varie cartelline e... "Arrivederci a tutti, e vi prego di scusare il mio amico, ma... è un nerd!" e scappo dalla sala ad una velocità supersonica.
Corro dietro a Ricky: "Ma cosa ti è preso? Sei impazzito? E mi spieghi dove stiamo andando così di fretta?"
- "Chi te l'ha dato quel fiore di carta?", è la sua risposta non inerente alla mia domanda.
Ci penso un attimo, non capisco cosa c'entri adesso, "me l'ha fatta Matti... Luca! Me l'ha fatta Luca. Perché me lo chiedi?"
Riccardo si mette a ridere: "Non ti ricordi nemmeno più il suo nome. E' così che pensi di trovare l'uomo giusto?"
- "Ascolta Rick, questi non sono affari tuoi, soprattutto per il modo in cui ti sei sempre comportato con me..."
- "Kerry, dobbiamo parlare. Ti sta cercando. Disperatamente".
Ed è quando fa così il misterioso che mi spaventa. Ma di chi diavolo sta parlando adesso?

domenica 5 febbraio 2017

E guardo il cielo cercando te

Non avevo più sentito Riccardo da quella meravigliosa, seppur stranissima, sera di ottobre. Non ricordavo neanche come fosse finita la serata. E continuo a non ricordarlo. So solo che al mattino mi ero svegliata con la sensazione di essere stata studiata da qualcuno... o da qualcosa. Vi premetto che sono astemia, quindi non erano i postumi dell'alcol. Il giorno dopo tornai più volte sulla strada percorsa con Ricky, quella in cui c'erano tutte quelle luci a LED impazzite. Ma niente, era tutto assolutamente normale, nessun salto temporale, i cartelloni pubblicitari notati la sera prima e che non ricordavo di aver mai visto erano tutti magicamente spariti. O forse non c'erano mai stati.
Io non sono una che lascia perdere facilmente, e se mi intestardisco nel voler scoprire qualcosa, non ho paura di niente (non credo sia un bene sinceramente); quindi per qualche giorno continuai a percorrere quella strada in cerca di indizi, e mi documentai persino su Internet, sperando di trovare qualcuno che avesse vissuto un'esperienza simile alla mia. Ma era come se tutto l'universo intorno a me mi stesse volutamente tacendo un segreto che mi riguardava. Alla fine dovetti arrendermi e smisi di indagare, anche perché non stavo venendo a capo di nulla.
Decisi anche di non sentire Ricky per un po'. Non mi fidavo di lui. Se davvero esistevano gli alieni, e se questi alieni erano realmente, disgraziatamente interessati a me (ma perché mai poi dovrebbero interessarsi proprio a me? che sono io, un fenomeno da baraccone??), c'era un'alta probabilità che Riccardo fosse in combutta con loro, o peggio ancora, che fosse uno di loro. 
Ma un paio di settimane fa non potei fare a meno di chiamarlo. Avevo appena terminato una traduzione urgentissima dall'inglese all'italiano, e prima di riuscire a salvarla sulla mia trendyissima chiavetta rosa Barbie, il portatile si spense all'improvviso. E non c'era verso di riaccenderlo. Non avevo altra scelta che chiamare la mia solita ancora di salvezza: "Riccardo-comestai-scusasetidisturbo-hounproblemaurgente", dissi tutto d'un fiato. Gli spiegai velocemente la situazione e gli chiesi di aiutarmi a rifare la traduzione che avrei dovuto consegnare il mattino seguente. Ovviamente gli avrei dato metà del compenso. Riccardo rispose: "NON parlarmi di soldi, ti aiuto volentieri; un attimo e sono da te".
- "Ma no Ricky, te la mando via mail col cellulare". E nel dirlo, diedi uno sguardo veloce al suo indirizzo email: che strano, pensai, a differenza dei soliti indirizzi email usati in ambito lavorativo, in cui compaiono di norma il nome e il cognome dell'utente, nel suo c'era sì il nome, ma solo l'iniziale del cognome: "A". Mentre riflettevo su tutto questo, mi stavano già suonando alla porta. Possibile che fosse lui? "Ma se abita a mezz'ora di macchina da casa mia...", mi dissi perplessa. Guardai dallo spioncino: era lui. "Stavi passando qui sotto?", gli chiesi incredula, "o sei un cugino del Capitano Kirk e avete usato assieme il teletrasporto?". Rispose semplicemente: "Ahahah!" e non so ancora adesso come abbia fatto ad arrivare lì così in fretta. Ad ogni modo mi chiese di poter dare un'occhiata al mio computer. Glielo feci vedere senza esitare, commentai però che lui era un genio nel tradurre dal tedesco e dall'inglese, ma non era un ingegnere informatico, quindi non vedevo l'utilità della cosa. E invece nelle sue mani il portatile ripartì all'istante, la luce dello schermo si rifletteva nei suoi occhi ed ebbi quasi l'impressione che stesse elaborando dentro di sé i dati del software. Era davvero un alieno? o c'erano dei geni alieni nel suo DNA umano? Non lo sapevo, l'unica cosa di cui mi rendevo conto mentre lo guardavo lavorare per salvarmi, seduto sul mio letto, era solo che fosse bellissimo. Non mi ero mai accorta che fosse così tanto bello. Appena l'avevo conosciuto neanche mi piaceva. E invece era proprio bello, senza quasi nessuna ruga, nonostante avesse un paio d'anni più di me. Aspettate un attimo? Quanti anni ha Ricky? Mi accorsi solo in quel momento di non saperlo, ed era strano perché sono fissata con le date e chiedo sempre a tutti la loro esatta data di nascita. Chissà perché a lui non l'avevo mai chiesta. Non gli avevo neanche mai fatto gli auguri per il compleanno...
Comunque il computer era magicamente ripartito, la traduzione miracolosamente ripristinata e finalmente spedita al destinatario, quindi proposi a Riccardo una bevuta al bar per ringraziarlo di avermi salvata per l'ennesima volta. Lui accettò, salimmo sulla sua macchina, ma anziché dirigersi verso il nostro bar di fiducia, mi portò in un ristorante lussuosissimo in cui non ero mai stata. Non obiettai nulla, del resto offrirgli una cena era più che sensato, visto l'enorme favore che mi aveva fatto. 
Passammo un'altra serata meravigliosa, ridendo e scherzando su qualsiasi argomento. Quando mi alzai per pagare, scoprii che aveva già pagato lui, come al solito. Capito? Si era precipitato a casa mia per aggiustarmi il computer e salvare il mio lavoro, e non mi aveva neanche permesso di sdebitarmi. "Altro che cavaliere", dissi tra me, "questo è un principe delle favole, o delle stelle". Mi riaccompagnò a casa subito dopo la cena. Aspettò di vedermi entrare dal portone prima di andarsene. Ma appena entrata realizzai che di nuovo non gli avevo chiesto la data del suo compleanno e nemmeno il suo cognome. Così tornai immediatamente sui miei passi, ma si era già volatilizzato. Rapito dagli alieni? O semplicemente rientrato sulla sua astronave-casa? Forse stavo veramente lavorando troppo di fantasia.
Riccardo A... Chissà per cosa sta quella "A"? Alieno, senza dubbio. E da quel giorno nella mia testa l'ho soprannominato Rick Alien. 
In queste ultime due settimane gli ho scritto messaggi quasi quotidianamente. E lui mi risponde sempre con infinita gentilezza. Lo sa di essere da sempre il mio paracadute nei miei momenti bui, e la cosa non pare disturbarlo. Sa che mi basta una sua parola per sentirmi subito più serena, e d'altra parte a lui non costa nulla rendermi felice in questo modo. Non si diverte più a fare il prezioso con me come faceva un anno fa. E pensare che appena l'avevo conosciuto ero io che facevo la preziosa con lui, perché proprio non lo sopportavo. Poi ci siamo conosciuti meglio. E adesso eccoci ancora qui. Non ne sono innamorata e lo sa, ma gli sono grata perché ogni volta che lo vedo mi regala un sogno e mi permette di fantasticare ancora sull'amore, sebbene io non ci creda più da tempo.
Non so quando lo rivedrò; sicuramente passeranno mesi, perché ogni volta capita così. E sicuramente è umano, perché io sono troppo scettica per ritenere reali fenomeni paranormali e sovrannaturali. Ma mi piace pensare che sia troppo perfetto per essere umano: così bello, affascinante e geniale; simpatico, ma a tratti spocchioso, stile Mr. Darcy. E quando scorgo una strana luce tra le stelle, cerco di capire se sia lui con la sua navicella.
...E ogni sera guardo il cielo, aspettando, cercando Rick Alien...
E spero vivamente per tutti voi che anche voi abbiate il vostro paracadute, il vostro personalissimo Rick Alien che vi regala sogni quando più ne avete bisogno.
Au revoir, mes amis... ;-)

sabato 5 novembre 2016

Alienante!

Sono incredibilmente, nuovamente uscita con Riccardo. Mi ha incredibilmente, nuovamente portato nel mio ristorante preferito. E mi ha incredibilmente, nuovamente offerto la cena: salmone in crosta, patatine fritte e salsina speciale preparata con ingredienti segretissimi, un piatto che letteralmente adoro. La nostra seconda uscita insieme nell'arco di soli dieci giorni; e tutte queste cortesie per un motivo che mai più mi sarei aspettata: Ricky non vuole soltanto condividere l'intimità con me, ma ha piacere di passare del tempo insieme al di fuori del lavoro, sta benissimo quando è con me e gli piace quando facciamo le nostre lunghe chiacchierate, perché "vedi Kerry, io a volte mi sento così ragazzino; tu invece sei saggia e matura, sei una donna". E meno male che a quarant'anni mi viene detto che sono una donna e non una bambinetta.
Questo è un "complimento" che mi sento fare da parecchi uomini... complimento? Dire che alla mia età sono una donna è una semplice constatazione, non un complimento; semmai quelli come voi, che a trenta, quaranta, cinquant'anni non si comportano ancora da adulti sono un tantinello immaturi, don't you think?
Anyway, Ricky mi ripete per tutta la sera che io riesco davvero a capirlo, e mi racconta delle sue innumerevoli ex e di come non lo facessero stare bene per niente; allora esclamo: "Dillo a me, che il mio ex fidanzato mi ha mollata senza possibilità di replica, ma continua a controllarmi su ogni social per la sua eccessiva gelosia e possessività. Ma poi ti sembra normale uno che in quei momenti mi costringeva ad arrivare al culmine ad ogni costo? Invece di divertirmi mi sembrava di dover sostenere un compito in classe!"
- "Ah boh. Tutti tu li trovi...", commenta Riccardo. Bravo tesoro, l'hai detto; infatti eccoti qui davanti a me.
- "Ma poi Kerry, che fine ha fatto Giorgio, il nostro collega con cui facevi jogging? Non mi hai più aggiornato."
- "Non c'è niente da aggiornare. Ci sono uscita un anno fa per sole due settimane in cui l'avrò visto sì e no tre volte; e continua a riempirmi di messaggi sostenendo che mi ama! Un altro pazzo. Trovo sempre e solo pazzi."
- "Grazie."
- "Nooooooo, Ricky!! Ma che hai capito? Tu sei chiaramente escluso da questo discorso..." (insomma... più o meno...). Abbozzo un sorriso di circostanza e super imbarazzato, sperando di non averlo offeso. Ma il mio gigolò preferito è troppo siddhartiano per offendersi per simili sciocchezze. E ricambia gentilmente il mio sorriso. E io mi sciolgo, stile Amélie Poulain del Favoloso Mondo di Amélie.  
Tra storie di ex fuori di testa e mille risate fatte su qualsiasi argomento di cui parliamo, la serata volge quasi al termine ed è ora di tornare a casa. Saliamo quindi sulla macchina di Riccardo, ma non riesce a metterla in moto. 
- "Kerry, ho bevuto troppa birra e non riesco nemmeno a girare la chiave nel cruscotto. Per favore, guida tu che sei astemia e sicuramente più lucida."
- "Ok, ok", e mi siedo al posto di guida. Però, che noia guidare un'auto non mia e per di più con tutta questa nebbia. Ma soprattutto, quei due semafori davanti a me lampeggiano che sembrano impazziti, sono quasi accecanti e fatico a vedere la strada. E tutti questi cartelloni pubblicitari con le luci a LED sono veramente eccessivi e fastidiosi... cartelloni pubblicitari luminosi? Non ricordavo ci fossero su questa strada... Quando li hanno messi? E questo susseguirsi di buio e luci di lampioni sembrano quasi i salti temporali che si vedono nei telefilm... salti temporali? Ma che diavolo sto dicendo? Non esistono i salti temporali! Oppure sì?
Inizio a non sentirmi del tutto a mio agio e mi giro un attimo a guardare Riccardo. Ed eccolo lì, che mi fissa, con un mezzo sorriso sornione, e chissà a cosa sta pensando. 
- "Ricky, che sta succedendo?"
- "Alienante, non trovi? Io mi sento un pochino alienato..." e scoppia a ridere.
- "Riccardo, stai per caso alludendo al fatto che gli alieni siano in procinto di prenderci?"
- "O forse ci hanno già presi, e potrebbe non essere la prima volta. O forse sei con uno di loro proprio adesso."
- "Dai Ricky, non scherzare; chi ti credi di essere, Ford Prefect di Guida Galattica per Autostoppisti? Solo perché ti ho detto che ho ripreso a leggerlo? Oppure vuoi emulare il Dottore più affascinante dell'universo (Doctor Who, per intenderci) perché sai che ne sono innamorata e sei geloso?"
- "Io non sono geloso, perché tanto puoi scappare ai margini dell'universo, ma il nostro legame è ormai indissolubile". E ride di nuovo.
Ecco, lo sapevo. Non era umanamente possibile che Riccardo riuscisse sempre a conquistare tutte quelle donne senza il minimo sforzo. Ed aveva dell'incredibile il fatto che avesse fatto perdere la testa persino a me che non la perdo mai per nessuno. Questa era la prova inconfutabile che Riccardo fosse un alieno.
Quindi io sono un'addotta? Gli addotti sono le persone che subiscono rapimenti alieni, o almeno, così mi era stato spiegato dal mio ex fidanzato super nerd, fissatissimo con UFO  e company. O forse Ricky non è un alieno, ma è anche lui un addotto, probabilmente un addotto consenziente che trama alle mie spalle. Ed ecco spiegata l'attrazione mista ad ossessione che provo per lui: perché abbiamo avuto miriadi di "rapporti" sulla stessa astronave! 
No, aspettate. Ma che vado farneticando. Tutta questa storia è sì misteriosa e ha dell'incredibile (quante volte ho usato la parola "incredibile" in questo articolo?). Ma devo restare con i piedi ben ancorati per terra se voglio capirci qualcosa. Anche se inizio quasi a sentirmi come Clara Oswald in Doctor Who. Cosa ne dite? Le somiglio? Per lo meno gli stivaletti sono gli stessi.
E se invece provassi a fare come Douglas Adams e ci scrivessi sopra un romanzo? Voi sareste interessati al proseguio della storia? E mi appoggereste? Fatemi sapere cosa ne pensate, commentando qui direttamente o contattandomi in privato.
Au revoir, mes amis! ;-)




sabato 29 ottobre 2016

Don Juan - Maestro d'amore


La settimana scorsa ho spiegato ai miei alunni la seconda generazione dei poeti romantici, e mi sono ovviamente soffermata su quel gran pezzo d'uomo di George Gordon Lord Byron
che vi confesso mi piace ancor di più per come ha vissuto la sua vita che non per quello che ha scritto. Aspettate un attimo: non sapete niente della vita di Byron? Di norma non tedio i miei alunni con spiegoni immensi ed inutili sulle biografie degli autori che trattiamo; ma ripeto, di questo poeta mi piace quasi più la sua vita che la sua opera e ve la spiegherò così come faccio con le mie classi: Byron fu l'unico poeta della sua epoca ad ottenere una fama notevole in tutta Europa, e vi ricordo che nell'Ottocento non c'erano la TV, il cinema od il web.
L'eroe byroniano si ispira a Byron stesso: nobile per nascita, ma eccentrico e fuori dagli schemi, un ribelle asociale inquieto ed irrequieto, che non riesce ad avere terra ferma sotto i piedi così come non trova pace nel suo animo; ammirato ed invidiato da tutti, le donne non sanno resistergli e gli uomini vorrebbero essere come lui. In sostanza, una sorta di James Dean o Johnny Depp ante litteram
Per chiarire meglio il concetto ai miei alunni, ho fatto veder loro il film "Don Juan De Marco - Maestro d'amore", liberamente ispirato al "Don Juan" di Byron. Non è stato un gran successo cinematografico, ma ve lo consiglio vivamente perché è divertente e perché ci avvicina con leggerezza a temi per la verità non facili, che non voglio anticiparvi in questo blog. Don Juan è chiaramente un "dongiovanni" (da qui nasce il termine per indicare i donnaioli incalliti). Ricordo che quando ero più giovane, guardavo i seduttori con disprezzo, in quanto li ritenevo dei disgraziati che usavano il proprio indiscutibile fascino per approfittarsi di fanciulle ancora inesperte o per illudere donne mature nei loro momenti di massima fragilità. Ora, a quarant'anni suonati, ho totalmente cambiato idea. Se riusciamo a vederli per ciò che realmente sono, senza caricarli di false speranze che verrebbero puntualmente disattese, i seduttori sono assolutamente terapeutici e decisamente gratificanti. E ve lo dimostro.
Qualche giorno fa ho telefonato a Ricky, il mio "più-o-meno-amico", nonché traduttore geniale con cui ogni tanto collaboro, a cui piace definirsi "sociopatico" (lo capirà mai che il termine corretto da usare è "asociale", o tutt'al più "misantropo"?). Avevo bisogno di parlare con lui del mio ex. Difficilmente parlo di uomini con Riccardo. Anzi, di solito è Ricky stesso che mi racconta della sua incapacità ad imbastire relazioni stabili con le donne, a causa della sua inquietudine ed irrequietezza perenni; un po' come il Don Juan del film, e come lui, soffre da tempo immemore per "l'unica donna  che ha tanto amato" e che "gli ha voltato lo sguardo" (cit. L'Uomo piu Furbo del Mondo di Max Gazzè). Non capisco poi cosa abbia di tanto speciale sta tizia: ok, è bellissima; ok, è ben più giovane di me; ok, a differenza mia è molto paziente ed evidentemente anche molto più simpatica di me (e se lo state pensando, sappiate che NO, non sono gelosa! Per niente!!). 
Ad ogni modo avevo appena intavolato il discorso sul mio ex, che Riccardo mi chiede quando ci vediamo; ed insiste per offrirmi una cena. Rimango stupita. Difficilmente ci incontriamo, se non per lavoro. E' capitato di rado, ma comunque è capitato. E lo devo ammettere: le volte che Ricky ed io ci siamo visti fuori dal lavoro sono state per me dei momenti magici, equiparabili a sogni da cui non avrei mai voluto svegliarmi... "se era un sogno, non svegliarmi mai..." (cit. Tu Non Torni Mai di Daniele Silvestri - perdonatemi, oggi sono canterina). E come ogni volta, appena questo "sociopatico" borioso, spocchioso, consapevole della propria genialità e del proprio fascino, reclama la mia presenza, io corro. Perché nessun altro mi fa star bene come lui. Perché quando decide di spogliarsi per un paio d'ore della sua maschera e della sua corazza, diventa dolcissimo, simpatico, divertente, "exhilarant et charmant" (come lo definisco di solito) e mi fa sentire come una principessa, anzi no, come una vera regina, come una dea che ha potere su di lui; anche se sono consapevole che sia solo un'illusione, perché in realtà è lui ad esercitare su di me un fascino a cui sono totalmente incapace di sottrarmi. Ed è strano, perché nella mia vita non mi era mai capitato niente del genere. Sono sempre stata razionale, fin troppo a volte. Ma forse è per questo che Riccardo mi piace così tanto: perché mi slega da quell'eccessiva razionalità di cui non riesco mai a liberarmi. 
Ecco perché sostengo che i dongiovanni sono terapeutici. Perché ci regalano pillole di felicità, e sarebbe un delitto rinunciarvi. Ed anche stavolta Ricky è riuscito ad assolvere il proprio compito: abbiamo passato una piacevolissima serata insieme e con un colpo di spugna ha cancellato l'amaro ricordo del mio ex e delle sue innumerevoli mancanze di rispetto nei miei confronti. 
Il segreto sta però nel non innamorarsi mai di questi favolosi psicofarmaci umani. Non sono fatti per stare in coppia. Bisogna prendere tutto ciò che ci danno, godere di quei pochi attimi di gioia, senza pretendere di più e senza restituire nulla in cambio, perché non sanno che farsene del nostro amore e delle nostre attenzioni. Se riusciamo a viverla in questo modo, con loro ci divertiremo un mondo senza mai soffrire. Saranno loro purtroppo a soffrire in eterno, non per noi, certo, ma per ciò che brucia nel loro animo, un'insoddisfazione che li divora, una sete implacabile che li consuma ogni giorno di più, un'infelicità di fondo che li strugge e li accompagna fino al loro ultimo respiro
(ve lo ricordate, ad esempio, il povero Valmont interpretato da Colin Firth?). Ma questo è un loro problema che non ci riguarda... sempre che per loro sia davvero un problema e non, forse, una semplice posa per ammaliarci... ma restare nel dubbio aumenta notevolmente il loro fascino.
Io non sono innamorata di Riccardo, non più almeno, ma ogni sera chiudo gli occhi fantasticando su tutti i bei momenti che mi ha regalato, e vi garantisco che dormo tranquilla, felice e serena.
Au revoir et bonne nuit, mes amis. ;-)

domenica 10 luglio 2016

Non tutti i mali vengono per nuocere - #haveigotabritishstyle #amibritishenough

"Anche dall'esperienza più tremenda può nascere qualcosa di bello": questo è uno dei motti che mi ripeto da quando sono nata. Perché fa bene alla mia anima trovare un elemento di positività anche nella situazione più negativa. E' così che ho sempre affrontato i problemi della mia vita, grandi o piccoli che fossero. Perché capita che ci scopriamo coraggiosissimi in situazioni che non avremmo mai creduto, e poi però ci disperiamo per sciocchezze, rischiando di annegare in un bicchier d'acqua.
Ultimamente mi trovavo nella seconda condizione: tutto mi sembrava un ostacolo insormontabile e non sapevo più come uscirne. Due settimane fa ho dovuto collaborare ad una traduzione scientifica col mio collega e pseudo-amico Ricky il sociopatico. Sì, proprio lui, il mio co-protagonista nell'articolo Parla come mangi! - sociopatia. L'idea di vederlo e lavorarci a stretto contatto per ore non mi ha resa felice, anzi, mi ha procurato la nausea, perché in questo momento l'ultima cosa di cui ho bisogno è circondarmi di gente negativa come lui. Riccardo è un narciso iper complessato. Vi pare un ossimoro? Non lo è. Spesso i narcisi peggiori sono proprio quelli pieni di complessi che vogliono dimostrare la propria superiorità ad ogni costo. Ricky ad esempio si piange sempre addosso, stile Calimero, senza però essere altrettanto tenero.
Calimero
 Fa di tutto per piacere agli altri, al punto da risultare viscido. E' geniale nel suo lavoro: parla il tedesco e l'inglese come fosse madrelingua, e traduce qualsiasi tipo di testo in un lampo, senza commettere errori. Purtroppo è cerebralmente piatto in tutto il resto. Ma questo non gli impedisce di essere arrogante, spocchioso e talvolta persino cafone. 

Lo invito quindi malvolentieri a casa mia per lavorare e appena entra mi squadra dalla testa ai piedi con un sorrisetto ironico: "sei bellissima", esordisce. Lo guardo incredula: "scusami?" E ripete convinto: "sei bellissima. Ma non sopporto il tuo perenne stile British". La domanda mi sorge spontanea: "stile British? in cosa lo noti?" ed ecco la sua tipica risposta da cerebralmente piatto in tutto ciò che non riguarda il suo lavoro: "Non lo so in cosa lo noto. Lo noto. E non lo sopporto in nessuno, non solo in te. Mi urta e lo detesto".
A quel punto tutta la mia negatività era scomparsa. Riccardo mi aveva fatto uno dei più bei complimenti che io avessi mai ricevuto in vita mia. No, non mi riferisco al fatto che mi veda bellissima, quanto piuttosto che abbia sottolineato che detesti il mio stile British. Quindi ho davvero uno stile British? E lì, mentre lavoravo alacremente alla traduzione insieme a Ricky, ho partorito nella mia testa l'idea per una serie di articoli. Da mesi avevo intenzione di scrivere posts about my favourite British style icons (l'ho scritto in inglese perché suona meglio; in italiano viene lunga: "articoli sulle mie icone di stile preferite britanniche"). Ma fare una serie di post biografici e modaioli mi sembrava sterile e banale. Così ho invece pensato che ogni tanto potrei sottoporvi ad un'analisi critica dei miei outfit, del mio make-up e degli accessori, chiedendovi se sono abbastanza British secondo la vostra opinione e facendo un confronto con le suddette style icons. Il tutto sarà corredato da varie foto sui social con gli hashtag #haveigotabritishstyle #amibritishenough. Intanto guardate qua,
 nel luglio 2015 ho anticipato ciò che la mia icona di stile preferita Alexa Chung avrebbe fatto un mese dopo per lanciare la propria linea di manicure. E adesso ditemi: chi è che detta la moda?
E dopo questo sfoggio di superbia, vi ricordo che la vita amorosa e amicale raccontata in questo blog è di Kerry (con persone e fatti inventati di sana pianta), mentre i consigli fashion e di bellezza sono sia di Kerry che di Debby. E con questa crisi di identità, in cui il mio alter ego prevale occupandone i due terzi, vi saluto e scappo a prenotare una visita psichiatrica.
Au revoir, mes amis! ;-)
Kerry/Debby #haveigotabritishstyle #amibritishenough



giovedì 12 novembre 2015

Parla come mangi! - sociopatia

Mi accade spesso negli ultimi tempi di sentire termini forbiti utilizzati da diverse persone, probabilmente, per darsi un tono e per dimostrare di saper usare parole colte... che in realtà non sanno assolutamente usare. Questo sarà il primo, ma non l'unico post che farò a tale proposito. Ovvero, vorrei che imparassimo ad usare i termini corretti quando vanno usati, senza ricorrere ad una terminologia presa in prestito dalla psicologia e dalla criminologia, utilizzata in modo scorretto, solo perché l'abbiamo imparata guardando CSI MiamiSherlock o Hannibal (con tutto il rispetto per queste bellissime serie TV). Non vorrei peccare di superbia. Io non sono proprio capace di parlare bene. Sono la classica persona che, nonostante la laurea, dice cose del tipo: "devo dirti una roba; passami quell'affare", etc. (Con sommo dispiacere della mia mamma che ogni volta esclama: "ma perché ho speso i miei soldi per farti studiare?") Ma proprio perché non sono in grado di trovare sempre la parola giusta al momento giusto, preferisco "parlare come mangio", come si suol dire, anziché scomodare termini ricercati che finiscono per essere totalmente avulsi dal contesto. 
Oggi vi farò il primo esempio di ciò che intendo. Qualche giorno fa ero a casa del mio collega-amico Riccardo. Mentre stiamo lavorando ad un nuovo progetto, prendiamo a raccontarci i fatti nostri. Ricky mi confida di aver allontanato l'ennesima donna che ha provato ad instaurare un mezzo rapporto con lui: "vedi Kerry, non sono fatto per avere alcun tipo di legame amoroso o affettivo; io sono sociopatico". Sociopatico?? Subito dò un occhio veloce al frigo, sperando non ci siano resti di carne umana. Poi guardo furtivamente le pareti intorno a me per controllare se vi siano appesi strumenti di tortura a cui non avevo fatto caso entrando. Infine, con fare disinvolto, mi avvio verso la porta d'ingresso, invento una scusa banalissima, e scappo via come un fulmine. Ricky si è definito sociopatico! A parte che non credo che nessun sociopatico si definirebbe tale, ma ci rendiamo conto di cosa ha detto? Hannibal Lecter è un sociopatico. Il Joker di Batman è un sociopatico. Non so se mi spiego.
Cito qui di seguito i criteri secondo cui il DSM 4 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) definisce un soggetto affetto dal disturbo antisociale di personalità, più comunemente chiamato "sociopatia":  1) incapacità di conformarsi alle norme sociali per quanto riguarda il comportamento legale, con ripetersi di condotte suscettibili di arresto;  2) disonestà: il soggetto mente, usa falsi nomi, truffa gli altri; 3) impulsività o incapacità di pianificare; 4) irritabilità e aggressività; 5) inosservanza della sicurezza propria e degli altri; 6) irresponsabilità: incapacità di far fronte a obblighi finanziari o di sostenere un'attività lavorativa con continuità; 7) mancanza di rimorso.
Ecco, con delle premesse del genere sarà chiaro che il sociopatico è quasi necessariamente un criminale. Forse sarebbe stato meglio se Ricky si fosse auto-definito "asociale", o meglio ancora nel suo caso, "misantropo". Misantropo mi piace molto. Sembra efficace in questo contesto. Abbiamo questo bel vocabolo, nato secoli fa (si pensi a Timone, il cinico ateniese vissuto nel V sec. A.C. e di cui Luciano di Samosata ne idealizzò la figura nel suo dialogo), avvalorato da testi teatrali di spicco (Molière per intenderci): usiamolo!, invece di riempirci la bocca con termini appartenenti agli studi di psicologia e psichiatria e di cui non conosciamo neanche l'effettivo significato. 
Spero di non essere risultata troppo pedante in questo mio sproloquio. Ma non avete idea di quanto mi risultino pedanti coloro che parlano solo per darsi delle arie. E di nuovo, non so se mi spiego. Au revoir, mes amis! ;-)