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sabato 14 marzo 2026

The Love Hypothesis di Ali Hazelwood

Vi ho già parlato della bravissima Ali Hazelwood 
e di quanto benissimo scriva. Ma ve ne riparlo molto volentieri.
Ali Hazelwood è il nome d’arte di una straordinaria neuroscienziata italiana che lavora negli Stati Uniti e che per diletto scrive (in inglese!) romanzi rosa ambientati nell’ambiente che meglio conosce: il mondo accademico delle STEM.
The Love Hypothesis è il suo romanzo d’esordio, che ha avuto un successo strepitoso e a cui ne sono quindi seguiti molti altri.
Olive è una specializzanda che ha “uno specifico quesito di ricerca” per una motivazione molto valida che le “sta a cuore” (p. 7), e che nel frattempo si diverte a formulare ipotesi su come sta procedendo la propria vita. La prima ipotesi che troviamo e che da il via alla storia è formulata in questi termini: “Sulla base delle informazioni disponibili e dei dati raccolti finora, la mia ipotesi è che più sto lontana dall’amore e meglio sto.” (incipit che precede il prologo).
Quando Olive si accorgerà che la sua migliore amica Anh è interessata a Jeremy, con cui lei è uscita un paio di volte, si troverà a fingere di avere un appuntamento con un altro, in modo da permettere ad Anh di approcciarlo senza imbarazzo né sensi di colpa. Perché in effetti è vero che ad Olive non interessa nulla di Jeremy, ma Anh non sembra disposta a crederle. E come prova del nove, Olive, di fronte all’amica, bacerà il primo che passa senza nemmeno guardarlo in faccia; ad una seconda occhiata, Olive comprenderà l’enorme portata del pasticcio che ha combinato: ha appena baciato l’affascinante, nonché temutissimo da tutti, Professor Adam Carlsen. 
Dopo una riluttanza iniziale e lo spauracchio di una denuncia per molestie, Adam si presterà inaspettatamente al gioco della finta relazione, durante il quale, tra una bugia e l’altra, le cose si aggroviglieranno e complicheranno sempre più…
Questo romanzo però non è semplicemente una storia d’amore. La cosa che mi ha entusiasmata fin dall’inizio è che più volte si ripete questo concetto: “Non ho idea se tu sia abbastanza brava. […] Quello che conta è se la tua motivazione per entrare a far parte del mondo accademico è abbastanza buona.” (p. 81). La motivazione è ciò che conta, in tutto ciò che facciamo. Una motivazione forte. La motivazione è, nel mio caso, ciò che mi ha fatto arrivare esattamente dove volevo essere, ed è ciò che consiglio sempre a tutti di trovare per avere la forza e la costanza di realizzare i propri sogni. Un bel messaggio quello che ci viene trasmesso dalla Hazelwood; ma non è l’unico. In questo libro, come anche in Bride che avevo letto la scorsa estate, si parla di amicizie talmente profonde, che arrivano a fare le veci della famiglia, soprattutto se non se ne ha una. Ed infine, un altro grande insegnamento datoci da questa storia è che “era troppo stressante. Troppo difficile. Non valeva la pena mettere a dura prova la salute cardiovascolare e psicofisica. In più, mentire faceva schifo.” (p. 292). Potrebbe sembrare scontato, ma per molti non lo è affatto. Mentire non è eticamente corretto ed inoltre logora. Ricordiamocelo.
Per concludere, decreto Ali Hazelwood nuovamente PROMOSSA a pieni voti, e non solo in ambito scientifico :-D
Au revoir, mes amis! ;-)




martedì 3 marzo 2026

I libri di Kerry: La briscola in cinque di Marco Malvaldi

Anni fa un mio carissimo collega mi aveva consigliato di guardare la serie TV I delitti del BarLume,
ma sebbene all’epoca mi interessassi di ben altro tipo di film e serie, mi ero ripromessa di dare ascolto alle sue parole. E da allora ho continuato imperterrita a disattendere questa promessa… Fin quando l’amica più simpatica e divertente che ho, ha deciso di regalarmi La briscola in cinque di Marco Malvaldi, spiegandomi che è il primo volume della serie dei delitti del BarLume. E a tutt’ora non ho ancora visto il programma televisivo, ma almeno ho letto il libro; e vi dirò di più: mi è pure piaciuto moltissimo. Forse dovrei davvero dare ascolto anche al mio vecchio collega…
Sebbene questo non sia affatto il mio genere, questo romanzo mi ha divertita tantissimo (come fa sempre anche la mia amica). 
Si tratta sostanzialmente di un giallo, in cui i poliziotti non ci acchiappano per niente, mentre il barista, o meglio il “barrista” (per dirla alla pisana come Malvaldi) di Pineta, ha delle intuizioni a dir poco brillanti. E così, tra un caffè non servito perché fa troppo caldo, tra una reprimenda al nonno perché mangia troppi gelati, tra belle donne che ancheggiano come top model e qualche briscola in cinque coi quattro vecchietti del paese, ci troviamo a risolvere omicidi insieme a Massimo, il “barrista” appunto, dispiacendoci per la sventurata vittima, ma ridendo come matti per le elucubrazioni ad alta voce del protagonista e per l’accento pisano che quasi sembra di sentire ad ogni pagina, sebbene si stia leggendo.
Malvaldi ha davvero un bel modo di scrivere. La storia è breve e scorre velocissima, e l’impianto narrativo è decisamente ben congegnato.
Le edizioni Sellerio poi sono sempre una garanzia.
Mi sa che mi procurerò anche gli altri volumi ed inizierò la serie TV ;-)

Au revoir, mes amis! :-D