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sabato 28 febbraio 2026

I libri di Kerry: un tè a Chaverton House di Alessia Gazzola

Un tè a Chaverton House: ed anche questo romanzo di Alessia Gazzola mi ha incantata,
come già aveva fatto il primo volume della serie di Miss Be (Miss Bee e il cadavere in biblioteca).
Frequentare i club del libro si rivela davvero utile, oltre che divertente e rilassante: all’ultimo a cui ho partecipato, per cui avevamo letto proprio il primo romanzo di Miss Bee, la mia dolcissima amica nonché lettrice furiosa, mi ha guardata e ha dichiarato: “se la Gazzola ti è piaciuta così tanto, allora dovresti provare a leggere anche Un tè a Chaverton House; ti piacerebbe sicuramente.” Detto, fatto. Anzi, consigliato, acquistato.
E in effetti ho constatato, con grande felicità, che è proprio il libro per me, “il libro coccola” di cui sono sempre alla ricerca. La protagonista, Angelica Bentivegna, un’insegnante d’inglese al momento in pausa, decide di partire per l’Inghilterra, sia per cercare notizie del suo bisnonno, sia per prendersi tempo per riflettere sulla propria vita.

Arriva quindi a Chaverton House, nella bellissima regione del Dorset, e qui troverà un po’ di conforto e, chissà, forse l’amore, complice anche lo scenario quasi magico dell’incantevole tenuta immersa nella tranquillità del parco naturale che la circonda.
Questa storia “è stata scritta in trenta giorni durante il lockdown.” (p, 6): ogni giorno l’autrice mandava via mail un capitolo ad un ristrettissimo gruppo di lettura. Ecco, già questa informazione mi ha commossa e mi ha messa nello spirito giusto per iniziare la lettura.
Credo di aver avuto stampato sulla faccia un sorriso intenerito ogni volta che avevo in mano questo romanzo.
I capitoli sono in effetti ventinove più un brevissimo prologo, e sono ovviamente tutti molto corti. A me è capitato di imbattermi in un’edizione economica di soli 5,90 €; così, in un momento in cui avevo giurato e spergiurato che non avrei comprato libri per un bel po’, mi sono detta: “il prezzo vale ampiamente la spesa, le pagine sono poche e si leggerà in fretta, è esattamente il tipo di libro che cercavo; insomma, che male mi può fare? Anzi, non potrò che trarne giovamento.” E mai previsione fu più azzeccata! Se poi ci aggiungiamo i preziosi insegnamenti sparsi tra le varie pagine, va da sé che vi consiglio caldamente di leggerlo. 
Ve ne cito alcuni: 
- “Ma in quel vuoto che […] ha lasciato […] non sento più freddo né afflizione, anzi, non è più neanche un vuoto. È spazio per me.” (p. 33). 
- “ Non sappiamo mai cosa si cela realmente dietro un gesto che può apparire scortese e non dovremmo giungere a conclusioni affrettate.” (p. 52).
- “Io voglio una vita piena di piccole cose belle.” (p. 57).
- “Non esistono mai le realtà oggettive, bensì solo il punto di vista di chi guarda.” (p.90).
- “La serenità è anche accettazione dell’inevitabile amarezza della vita.” (p. 94).
Ma come si fa a resistere a un libro con così tante e meravigliose perle di saggezza?
Tra l’altro vi confesso che per me ha avuto un potente effetto curativo: chi mi conosce saprà il perché. Ma sono certa che potrebbe svolgere la stessa funzione per molte delle persone che conosco: è una storia semplice, molto veritiera, soprattutto per come vengono vissuti i sentimenti (e per i dialoghi! Sembra proprio di essere presenti nelle varie scene). Sicuramente molti di voi troveranno qualcosa di sé tra le pagine di questo romanzo.
Una curiosità: tra gli svariati personaggi ho notato una preponderanza di nomi che iniziano con la lettera “A”. Sarà un caso o dipende dal fatto che l’autrice del libro si chiami Alessia? Chissà se avremo mai la risposta :-)
Che dite? Glielo chiedo? Ci provo! ;-)
Au revoir, mes amis! :-D




venerdì 27 febbraio 2026

I libri di Kerry: Finché il caffè è caldo di Toshikazu Kawaguchi

Finché il caffè è caldo è il primo volume della “saga del caffè” di Toshikazu Kawaguchi.
La storia narrata si svolge interamente in questo caffè d’epoca, in cui fa sempre fresco, anche d’estate, nonostante sia sprovvisto di un impianto di aria condizionata.
È un locale a conduzione familiare, piuttosto intimo in quanto molto piccolo, con pochissimi tavoli al suo interno.
Ma ciò che lo rende particolare non è dato dagli arredi o dalla frescura di cui si può godere nella sala, bensì dalla possibilità che dà a chiunque entri di viaggiare nel tempo.
In questo misterioso caffè c’è infatti una sedia, un’unica sedia, che ci permette di ritornare nel passato e di incontrare solo chi è già stato in questo locale, e solo per il tempo in cui beviamo una tazza di caffè; attenzione però: una regola fondamentale ci impone di tornare al presente prima che il caffè si raffreddi, altrimenti le conseguenze saranno catastrofiche.


Era da parecchio tempo che avevo voglia di assaporare le atmosfere di questo romanzo, perché mi sembrava il tipico libro che fa bene al cuore. E poi la copertina stessa è piuttosto invitante e infonde già serenità. 
Ebbene, forse ho davvero procrastinato troppo il momento in cui leggerlo e le mie aspettative erano probabilmente diventate estremamente alte. 
La prosa mi ha un po’ annoiata e faticavo ad andare avanti nella lettura. 
Le persone che in questo primo volume vanno nel passato hanno quasi tutte delle motivazioni talmente tristi, che,  anziché farmi bene al cuore, mi hanno demoralizzata. I personaggi non mi hanno convinta, anche se l’unico motivo per cui andrei avanti a leggere gli altri è sapere che fine fa Kazu, la cameriera che serve il caffè con aria solenne, ma che nasconde un animo da artista: è stata davvero l’unica ad avermi affascinata. 
Un punto a favore di questa storia, che me l’ha resa decisamente più interessante e piacevole, è che il passato non può essere cambiato: “allora a cosa serve tornare indietro?”, penserete voi. In realtà ciò che si evince fin dall’inizio è che è molto più importante fare pace con il nostro passato, anziché modificarlo. Non è il passato che ci serve cambiare, ma la prospettiva da cui lo guardiamo, e questo, forse, ci aiuterà a cambiare addirittura noi stessi.
L’idea di fondo aveva quindi un suo perché, ma avrebbe potuto essere sviluppata meglio; non mi sono divertita né commossa e nemmeno immedesimata: nel complesso questa lettura non mi ha lasciato molto.
Eppure so che tra i miei amici e colleghi sono in molti ad averlo apprezzato e persino amato; e sono tutte persone che stimo e di cui mi interessa ascoltare l’opinione.
Sono quindi curiosa di vederli al prossimo incontro de I libri di Kerry per conoscere meglio il loro parere e per scoprire se riusciranno a convincermi a leggere i seguiti.
Vi terrò aggiornati nel prossimo articolo.
Au revoir, mes amis! :-)








sabato 21 febbraio 2026

Sussurri oltre il velo di Samantha Garbero


Samantha Garbero, scrittrice acquese che ho scoperto per caso poco più di un anno fa, mentre promuoveva i suoi libri nella mia libreria di fiducia,
e già autrice dei dark fantasy L’origine del male e A luci soffuse, torna a sorprenderci con il suo nuovissimo Sussurri oltre il velo.

Sussurri oltre il velo non è un dark romance, né un fantasy o un gotico, non è nemmeno un romanzo: è un diario vero, in cui la protagonista mette per iscritto le esperienze da lei vissute in case “infestate”. “Si tratta quindi di un paranormal”, penserete voi; e invece, no. Perché i fatti realmente esperiti da qualcuno e poi trascritti su carta, per quanto paranormali, non possono, a parer mio, davvero essere etichettati. Non credo sia possibile, e neanche corretto, affibbiare etichette di generi letterari alle vite di persone esistenti o esistite.

Mi sento quindi di affermare che questo diario non è per tutti, ma ritengo che tutti dovrebbero leggerlo. Questo assioma a prima vista contraddittorio, in realtà non lo è: non è per tutti perché la stragrande maggioranza delle persone non crede, o non vuole credere, ai fenomeni paranormali, e potrebbe percepire un senso disagio leggendolo; ritengo però che tutti dovrebbero leggerlo perché questo senso di disagio va superato, capito e tenuto in considerazione. Perché se proviamo questa sottile paura, significa che in fondo al nostro cuore crediamo: tutti da piccoli temevamo i luoghi bui e l’oscurità, e sentivamo che le nostre paure non erano del tutto infondate. Crescendo ci siamo poi convinti che fosse solo suggestione. E se invece i bambini, ancora privi di giudizio, semplicemente vedono e/o sentono ciò che crescendo ci imponiamo di non percepire più?
Leggetelo quindi, anche se non credete, ma sospendete il giudizio, per rispetto verso chi l’ha scritto in prima persona, e per l’autrice che l’ha pubblicato.
Questo diario è stato scritto dalla nonna di Samantha, e poi da lei rivisto e corretto, ma senza modificarne i contenuti né lo spirito.
La nonna, fin da bambina, ha sempre “avvertito” delle presenze: questo succede grazie alla sua capacità di “scorgere oltre il velo”.
Tale capacità si è poi tramandata a figlie e nipoti. A volte si trattava di semplici oggetti spostati, altre volte di nomi sussurrati, oppure di colpi e rumori inaspettati, fino ad arrivare ad apparizioni vere e proprie, condivise anche da chi era presente in quel momento con lei.

Una tale testimonianza mi ha emozionata enormemente e vi dirò di più: per quanto sia piccolo e breve, non sono riuscita a leggerlo in una serata, perché mi sono immedesimata e mi sono dovuta fermare più volte per le emozioni intense e la tensione che stavo provando. Mi ha fatto, sebbene per motivi diversi, l’effetto che già mi aveva fatto leggere Cosa si prova? di Sophie Kinsella, perché leggere di esperienze reali e dolorose non può che travolgerci, e ci serve un momento per elaborare; eppure considero questo tipo di libri delle letture edificanti, persino catartiche. Sono delle potenti sberle in faccia, che riescono pur tuttavia a farci bene al cuore. Tra l’altro, come la Kinsella, anche Samantha ha uno stile narrativo eccezionale. Già avevo apprezzato enormemente gli altri suoi libri, ma stavolta si è davvero superata.

Impossibile non fare anche il paragone con Emily Brontë, soprattutto leggendo il capitolo Presenze in campagna, in cui si legge che, durante un temporale estivo, “qualcuno, o qualcosa, stesse cercando di farsi sentire, di violare quel fragile confine […]” (p. 88).

Un plauso va anche alla splendida edizione di questo volume, pubblicata da Youcanprint, iper curatissima, suggestiva al punto da richiamare atmosfere antiche.

E soprattutto, grazie allo splendido lavoro di Samantha e al diario della nonna: non solo mi avete regalato emozioni indescrivibili, ma mi avete fatto sentire meno sola, capita, e, lasciatemelo scrivere, anche un po’ meno pazzerella. :-D

Au revoir, mea amis! ;-)















sabato 14 febbraio 2026

Bridgerton - Il duca e io di Julia Quinn

Dearest Gentle Reader,
this author non ha potuto esimersi dal leggere il primo libro della serie Bridgerton, intitolato Il duca e io, dopo aver visto tutta d’un fiato la serie su Netflix, attualmente composta da tre stagioni e mezza, più lo spin-off sulla Regina Carlotta.

Se anche voi come me avete apprezzato la serie TV e vi accingete a leggere il primo romanzo della saga della famiglia Bridgerton, scritto da Julia Quinn, vi accorgerete di alcune notevoli differenze, ma anche di moltissimi punti in comune che mantengono, a mio avviso, inalterato lo spirito della storia.

Per chi di voi non sa di cosa sto parlando, Bridgerton è una saga familiare, che narra, appunto, le vicende amorose dei Bridgerton: ogni libro, così come ogni stagione della serie TV, è dedicato a uno degli otto figli di Violet, ovvero Anthony, Benedict, Colin, Daphne, Eloise, Francesca, Gregory e Hyacinth (sì, avete visto giusto, i nomi sono stati dati in ordine alfabetico, anche se le storie non seguono quest’ordine).

Il duca e io s’incentra sulla storia d’amore di Daphne e Simon Basset, nuovo duca di Hastings, già conte di Clyvedon. 
I due decidono di comune accordo di fingersi interessati l’uno all’altra, così da allontanare le pretendenti che l’uno non vuole e ad attirare i corteggiatori che l’altra desidera. 
Ma, come si suol dire, a scherzare col fuoco, si rischia di scottarsi, e il fuoco della passione alimenterà presto le proprie fiamme…

A proposito invece delle differenze e delle somiglianze tra libro e serie televisiva a cui ho accennato poc’anzi, si noterà subito che il libro può giustamente essere definito un romanzo storico, essendo ambientato in Inghilterra durante l’Età della Reggenza; la serie TV mostra invece, volutamente, ben poca accuratezza storica, introducendo, ad ogni ballo, canzoni pop attualissime, riarrangiate però in stile classico e suonate dagli archi in versione orchestra. 
Inoltre, sono presenti molti personaggi di colore, molti indiani e orientali, che sicuramente non erano così frequenti nelle corti europei dell’epoca.
Ma Shonda Rhimes, la produttrice, ha voluto evidentemente essere provocatoria, raccontandoci “che cosa sarebbe successo se…”
È pur vero che, a dispetto dei cambiamenti delle caratteristiche fisiche di alcuni personaggi nel passaggio dalla carta stampata al piccolo schermo, restano inalterati l’essenza e persino le peculiarità di ognuno di loro; vedremo quindi anche in TV la tipica alzata di sopracciglia del duca Simon, così come i modi da fatina spensierata di Daphne.

Ma vorrei ora tornare al romanzo e raccontarvi cosa ho trovato divertente e interessante.
A Julia Quinn piacciono sicuramente i giochi di parole, che mette in bocca ai protagonisti mentre scherzano tra di loro (“ducale scostumatezza” / “scostumata duchezza”, p. 56; “tremendamente cortese o squisitamente scortese”, p. 95). Riesce a strapparci parecchi sorrisi con frasi quali: “Nessuno dei figli sembrava aver scoperto i suoi trucchetti. Era sufficiente blaterare su un argomento qualsiasi per liberarsi di ognuno di loro in un baleno.” (p. 91). Noterete anche che alcune citazioni che ricorrono nella serie TV, sono prese pari pari dal testo scritto: “I mascalzoni capaci di ravvedersi si rivelano i mariti migliori.” (p. 102). 
Se abbiamo anche solo una vaga conoscenza dell’opera di Jane Austen, allora sapremo quanto le donne dell’epoca, quand’anche facoltose, non avessero minimamente gli stessi diritti degli uomini, e ce lo ricorda con ironia austeniana, la stessa Quinn: 
- “È stata una madre ragionevole finché non hai raggiunto l’età da marito.” (p. 32).
- “Gli scapoli sono una sfida, le zitelle invece sono soltanto patetiche”. (p. 32).

- “Sono sicura che anch’io potrei laurearmi con il massimo dei voti, se soltanto le donne fossero ammesse a Oxford, scherzò Daphne.” (p. 24).

Nelle nuove edizioni è compreso anche il secondo epilogo, che originariamente faceva parte di un nono libro: vi consiglio di leggere questo secondo epilogo alla fine degli otto libri se volete evitarvi spoiler. Nel mio caso l’ho letto subito, e posso affermare che non mi ha assolutamente rovinato nulla. 
Concludo quindi con una citazione dal sapore decisamente austeniano, tratta dal primo epilogo:
“è una verità universalmente riconosciuta che un uomo sposato in possesso di un’ampia fortuna debba avere bisogno di un figlio maschio.” (p. 307) - da “Le cronache mondane di Lady Whistledown”.
Come dite? Ho dimenticato di parlarvi di Lady Whistledown, il personaggio misterioso dai pettegolezzi cattivelli, la cui presenza aleggia minacciosa su tutta la serie? Ebbene, miei cari lettori, non vi resta altro da fare che iniziare subito a leggere Il duca e io di Julia Quinn.

Au revoir, mes amis! ;-D

giovedì 5 febbraio 2026

Miss Bee e il cadavere in biblioteca di Alessia Gazzola

Miss Bee e il cadavere in biblioteca di Alessia Gazzola è il primo libro della serie di Miss Bee ed è sicuramente un caso editoriale, dato che è uscita la prima edizione a novembre del 2024 e l’edizione che ho comprato quest’anno a gennaio è già la tredicesima (!!!).

La ventiduenne Beatrice Bernabò, fiorentina d’origine, ma trasferitasi a Londra insieme al padre e alle due sorelle, vive il ventennio fascista da lontano, ben più immersa negli intrighi dell’aristocrazia inglese.
Una sera, a cena a casa di amici, la sua vita cambierà totalmente: uno degli invitati verrà ritrovato cadavere in biblioteca, appunto.
Da lì un susseguirsi di eventi che la porteranno ad improvvisarsi detective pur di scagionare le persone a cui tiene.

Miss Bee, che deve il proprio soprannome ad un gioco di parole tra il diminutivo di Beatrice ed una spilla d’oro a forma di ape (bee in inglese) che le è stata regalata, è una ragazza frizzante e intelligente, ma anche un po’ avventata e scavezzacollo, ed è sempre sul punto di ficcarsi in qualche pasticcio. Ma la sua sagacia e velocità di pensiero, il suo voler aiutare tutti ed il suo fortissimo senso di giustizia, la porteranno sempre sulla strada giusta, o meglio, sulla pista giusta.

Questo romanzo a tinte un po’ gialle e un po’ rosa mi è piaciuto davvero molto; il ritmo della narrazione mi ha coinvolta tantissimo, e, tra un mistero da risolvere e qualche batticuore inaspettato, si fa più incalzante man mano che si prosegue verso la risoluzione del caso, fin quando ci si ritrova praticamente a correre nella lettura pur di vedere il mistero svelato.
Anche i personaggi hanno tutti il loro perché, dalla rigida sorella maggiore, al padre senza speranza per la figlia (simpaticissimo!), alle varie nobildonne, tutte ovviamente molto classy, e ai rubacuori che girano intorno alla protagonista; persino i personaggi minori, che fanno delle semplici comparse, risultano accattivanti.

Non vedo l’ora di leggere i seguiti che sono già stati pubblicati :-)

Au revoir, mes amis! :-D





domenica 1 febbraio 2026

A Stroke of the Pen by Terry Pratchett

A Stroke of the Pen: the lost stories, di cui mi accingo a parlarvi, è una raccolta di racconti giovanili di Terry Pratchett,
pubblicata postuma. Questi racconti, scritti sotto pseudonimo ed usciti separatamente su un giornale locale, erano stati scritti quando ancora Terry Pratchett non era “quel” Terry Pratchett che siamo abituati a conoscere; eppure, in ognuna di queste storie, si riconoscono già alcuni di quegli inconfondibili elementi che andranno a far parte del mio amato Discworld.
Troviamo infatti le tematiche natalizie a lui tanto care e sempre amorevolmente rese comiche; il ricorrente villaggio di Blackbury, che, con le situazioni assurde che vi capitano, tanto ricorda la città di Ankh-Morpork; ma è soprattutto l’ultimo racconto che a mio parere più di tutti anticipa le atmosfere che ritroveremo poi nei suoi romanzi, perché qui compaiono maghi avidi ed incapaci, eroi tanto forzuti quanto poco svegli, ragazzini dell’era moderna che sanno il fatto loro e si mostrano totalmente indifferenti a tutto ciò che capita intorno.

Leggere questa raccolta mi ha emozionata e divertita al contempo, perché le storie sono appunto quelle tipiche di Sir Terry, che, con il suo solito umorismo strampalato, rovescia ogni tipo di logica; ma qui va persino oltre: le situazioni appaiono totalmente surreali, e sono di solito seguite da un colpo di scena finale che spiazza e che raggiunge l’assurdo con una tale nonchalance da lasciare il lettore esterrefatto.

Uno dei miei racconti preferiti di questo libro è sicuramente The Fossil Beach, perché mi è sembrato di ritrovare, più ancora che negli altri, quell’autore che sempre riesce a sorprendermi con le sue trame imprevedibili, a trasmettermi una nota di dolcezza e a suscitarmi un moto di ilarità allo stesso tempo, e a lasciare dietro di sé una sensazione di pace e leggerezza.

Anche l’edizione è particolarmente curata, con delle illustrazioni bellissime, di cui vi posto qualche foto.
Chissà se il nostro caro Terry, purtroppo ormai scomparso da più di dieci anni, ne sarebbe felice. E chissà cosa starà commentando adesso mentre probabilmente si fa beffe di noi insieme a Death, che tra l’altro è il personaggio che più amo nella saga del Discworld.

Nella prefazione, Neil Gaiman, suo caro amico e co-autore insieme a lui di Good Omens, scrive che Terry non era così dolce e buono, così “lovable” come tutti noi, suoi lettori, amiamo immaginarlo, ma anzi, era, a suo dire, irascibile e scontroso. Ma che importanza ha? Per me le sue storie continuano ad essere l’angolo cozy in cui mi piace rifugiarmi quando più ne ho bisogno; leggere i suoi libri, qualsiasi cosa racconti, mi procura gioia e felicità, facendomi ridere di gusto o anche solo strappandomi un sorriso affettuoso.
Se chiedete a me, vi rispondo che vale sicuramente la pena leggere questa raccolta, ma, ahimè, mi auguro per voi che sappiate bene l’inglese, perché non mi risulta che esista un’edizione italiana.

Au revoir, mes amis! :-D