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domenica 1 febbraio 2026

A Stroke of the Pen by Terry Pratchett

A Stroke of the Pen: the lost stories, di cui mi accingo a parlarvi, è una raccolta di racconti giovanili di Terry Pratchett,
pubblicata postuma. Questi racconti, scritti sotto pseudonimo ed usciti separatamente su un giornale locale, erano stati scritti quando ancora Terry Pratchett non era “quel” Terry Pratchett che siamo abituati a conoscere; eppure, in ognuna di queste storie, si riconoscono già alcuni di quegli inconfondibili elementi che andranno a far parte del mio amato Discworld.
Troviamo infatti le tematiche natalizie a lui tanto care e sempre amorevolmente rese comiche; il ricorrente villaggio di Blackbury, che, con le situazioni assurde che vi capitano, tanto ricorda la città di Ankh-Morpork; ma è soprattutto l’ultimo racconto che a mio parere più di tutti anticipa le atmosfere che ritroveremo poi nei suoi romanzi, perché qui compaiono maghi avidi ed incapaci, eroi tanto forzuti quanto poco svegli, ragazzini dell’era moderna che sanno il fatto loro e si mostrano totalmente indifferenti a tutto ciò che capita intorno.

Leggere questa raccolta mi ha emozionata e divertita al contempo, perché le storie sono appunto quelle tipiche di Sir Terry, che, con il suo solito umorismo strampalato, rovescia ogni tipo di logica; ma qui va persino oltre: le situazioni appaiono totalmente surreali, e sono di solito seguite da un colpo di scena finale che spiazza e che raggiunge l’assurdo con una tale nonchalance da lasciare il lettore esterrefatto.

Uno dei miei racconti preferiti di questo libro è sicuramente The Fossil Beach, perché mi è sembrato di ritrovare, più ancora che negli altri, quell’autore che sempre riesce a sorprendermi con le sue trame imprevedibili, a trasmettermi una nota di dolcezza e a suscitarmi un moto di ilarità allo stesso tempo, e a lasciare dietro di sé una sensazione di pace e leggerezza.

Anche l’edizione è particolarmente curata, con delle illustrazioni bellissime, di cui vi posto qualche foto.
Chissà se il nostro caro Terry, purtroppo ormai scomparso da più di dieci anni, ne sarebbe felice. E chissà cosa starà commentando adesso mentre probabilmente si fa beffe di noi insieme a Death, che tra l’altro è il personaggio che più amo nella saga del Discworld.

Nella prefazione, Neil Gaiman, suo caro amico e co-autore insieme a lui di Good Omens, scrive che Terry non era così dolce e buono, così “lovable” come tutti noi, suoi lettori, amiamo immaginarlo, ma anzi, era, a suo dire, irascibile e scontroso. Ma che importanza ha? Per me le sue storie continuano ad essere l’angolo cozy in cui mi piace rifugiarmi quando più ne ho bisogno; leggere i suoi libri, qualsiasi cosa racconti, mi procura gioia e felicità, facendomi ridere di gusto o anche solo strappandomi un sorriso affettuoso.
Se chiedete a me, vi rispondo che vale sicuramente la pena leggere questa raccolta, ma, ahimè, mi auguro per voi che sappiate bene l’inglese, perché non mi risulta che esista un’edizione italiana.

Au revoir, mes amis! :-D







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