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giovedì 1 ottobre 2026

La bambina di Kabul di Saliha Sultan

Non so come esprimervi l’emozione che già provo al pensiero di conoscere Saliha Sultan, a cui farò da moderatrice durante l’evento Questioni di Genere, che si terrà ad Acqui Terme domenica 4 ottobre.
Saliha è l’autrice del bellissimo
La bambina di Kabul, oltre che una splendida donna che ammiro e che non vedo l’ora di conoscere.
Ciò che viene raccontato in questa autobiografia è meno scontato di quanto si potrebbe immaginare ad una prima occhiata. Saliha, cresciuta a Imam Sahib, nella provincia di Kunduz, parla del suo Paese con amore: “Nessuno immagina le vere bellezze del Nord, dove il paesaggio muta di continuo e regala immagini insolite, da cartolina. È una zona ricca di coltivazioni, una terra fertile. In primavera i prati si riempiono di papaveri, che colorano di rosso l’orizzonte e si mischiano al giallo dei girasoli e al blu violaceo dei fiori di semi di lino. Al colore si aggiunge il profumo, inebriante, dei fiori degli olivi di Boemia. E poi ci sono le montagne, le gole difficili da attraversare, la terra marrone.” (p. 12). E mi è subito venuta voglia di vedere questo meraviglioso spettacolo della natura. Purtroppo in Afghanistan c’è da sempre la guerra, e da troppi anni i talebani, lungi dall’essere dei semplici studiosi del Corano, disseminano terrore ovunque; e come diceva la nonna di Saliha, nonna Adee (che leggendo il racconto mi è rimasta nel cuore): “Il popolo afghano ha accettato solo la metà del Corano, gli uomini seguono ciò che gli fa comodo e per il resto fanno di testa loro.” (p. 21).
Saliha Sultan da sempre ama i libri e lo studio, rimarcando che “ il diritto a ricevere un’istruzione è inalienabile” (p. 9), perché “una donna istruita evolve. E sceglie. E se la donna potesse scegliere, di certo sceglierebbe la libertà.” (p. 8). La scuola la faceva sentire felice e protetta. La sua passione per la cultura, la voglia di sapere, si percepiscono dall’inizio del suo racconto e pervadono tutto il libro.
Leggendo ho provato una grande stima per suo padre, che lei stessa definisce “un uomo illuminato” (p. 42); ho immensamente ammirato sua nonna, con cui Saliha ha da sempre sentito una particolare affinità; e mi sono sentita vicina proprio a lei, a Saliha, con la sua determinazione, con il coraggio e la forza d’animo che si vede costretta a mostrare. E poi c’è la sua mamma, che mi ricorda tanto la mia per i pratici consigli: “ E quando proprio te la vedi brutta, mettiti un bel rossetto rosso sulle labbra!” (p. 147).

Cara Saliha, ho tante domande da porti. Ringrazio mia cugina Sara Vinotti per avermi dato questa grande opportunità di conoscerti a breve. Il pensiero di incontrarti tra pochi giorni mi fa venire la pelle d’oca. Ti sono grata per il libro che hai scritto. Il mondo ha bisogno di donne come te, di persone come te.
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