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martedì 10 luglio 2018

Mokuren

Nei momenti di panico, per calmarmi, immagino sempre un grande albero di magnolia fiorito davanti a me. Così facendo, il mio respiro rallenta e vengo pervasa da una sensazione di pace antica. Ho letto che la magnolia è originaria del Giappone. Pare che i monaci buddisti la coltivino intorno ai loro templi per ricordarsi della fugacità della vita, di cui è simbolo, in quanto è la prima pianta a fiorire in primavera, ma parimenti perde presto i suoi fiori. Il ciliegio invece, che tanto somiglia all'albero di magnolia, è addirittura sacro per i giapponesi. In giapponese ciliegia si dice sakura. Mentre magnolia si dice mokuren. Se mai avrò due figlie gemelle, avranno sicuramente le guanciotte rosa come i fiori di queste due piante, e ovviamente le chiamerò Sakura e Mokuren. Perché so queste cose? Perché ho letto un'infinità di manga! Sakura e derivati è un nome usatissimo in fumetti e cartoni animati giapponesi; Mokuren invece è la protagonista di uno dei miei manga preferiti in assoluto il cui titolo è "Proteggi la mia terra". Non vi racconterò la storia bellissima di questo fumetto; preferisco non spoilerare e non rovinarvi la sorpresa nel caso in cui vi capitasse di leggerlo o di guardarne l'anime.
Queste le mie riflessioni mentre, seduta sulla macchina di Riccardo, giocherello con la rosellina di carta. Ignoro la meta del nostro viaggio. Ma resto in silenzio, senza far domande. Tanto le sue risposte assurde ed enigmatiche genererebbero in me soltanto la voglia di fare ulteriori domande. In compenso le domande le fa lui:
- "Come hai conosciuto il tizio dei fiori di carta?"
- "Stavo leggendo un eBook al bar. Mattia, anzi, Luca era al tavolo vicino al mio e mi ha chiesto cosa stessi leggendo". 
Perché non ricordo mai il nome di questo tipo? mi chiedo tra me e me.
- "Infatti Kerry, perché non ricordi mai il suo nome?" 
Tra le capacità di questo genio spocchioso c'è anche quella di leggere nel pensiero? Uomo insopportabile!
- "Evidentemente ha una faccia da Mattia più che da Luca."
 Ricky distoglie per un attimo lo sguardo dalla strada e mi lancia un'occhiata veloce e tristissima: "il motivo non è quello e tu lo sai benissimo. Cos'hai sognato l'altra notte?" 
Improvvisamente mi rabbuio; non vorrei parlare del mio sogno, ma lo faccio lo stesso: "Mattia mi moriva tra le braccia. Era così bello... ed era tutto così reale nel dettaglio." 
Riccardo aggiunge con un filo di voce: "ed è stato dolorosissimo."
- "Assolutamente sì. Ma io non so neanche chi sia questo Mattia; non l'ho mai visto. Eppure il suo viso era così vero... C'era tanta gente, e tutti piangevano per la sua morte prematura. E... aspetta un attimo! Tra tutta la gente... c'eri anche tu! E avevi gli occhi lucidi..." Non me n'ero accorta mentre lo sognavo; me ne accorgo solo ora, ricordando il sogno.
- "Non era un sogno, Kerry; era un ricordo delle nostre vite precedenti; e tu stessa lo hai capito quando, i primissimi giorni che frequentavi Luca, hai asserito che eri certa di conoscerlo da sempre, perché è davvero così, vi conoscete da 12.597 anni terrestri." 
Sto cercando di elaborare tutte queste informazioni, ma è davvero troppo per me e sento il mio mal di testa aumentare a dismisura.
Eppure c'è qualcosa che non mi torna. Quella bellissima sensazione di sintonia perfetta con Luca è svanita dopo pochi giorni che lo avevo incontrato, anche se nella mia testa continuavo a confondermi e a chiamarlo Mattia. Allora mi decido a chiedere delucidazioni a Rick; ma mentre sto per farlo, la macchina si ferma.
Ci troviamo davanti ad un bellissimo albero di magnolia fiorito. Inaspettatamente mi sento finalmente a casa. Quella strana nostalgia che mi accompagna sempre in ogni momento delle mie giornate, come se appartenessi ad un altro luogo, come se mi mancasse sempre qualcuno, sembra per un attimo svanire.
- "Kerry, è ora di iniziare a ricordare tutto." 
Riccardo ha ragione: è arrivato il mio momento e ne sono consapevole.


Mokuren (Please, Save My Earth)


venerdì 6 luglio 2018

Rose di carta

È passato più di un anno dall'ultima volta in cui sono uscita con Riccardo. Ormai ci vediamo solo per lavoro e non parliamo d'altro, né delle nostre passate cenette romantiche né di quello che ci siamo detti quella strana sera in macchina. A me lui non interessa nemmeno più. Non è gratificante che mi definisca SUA, ma che intanto veda altre mille donne. Non importa quanto io sia innamorata. Non è questo ciò che voglio da un uomo.
Ed è anche per questo motivo che non mi interessa mai nessuno. Nemmeno mi piace mai nessuno. La sola idea di frequentare un uomo mi disgusta. Non ero così prima. Sono sempre stata una che non aveva difficoltà a trovare qualcuno che suscitasse il suo interesse. Adesso invece no. Non riesco nemmeno a definirmi selettiva. Semplicemente la sola idea che un uomo mi si avvicini mi dà la nausea. Peccato. Era più divertente quando mi piaceva uno diverso ogni quindici giorni, quando avevo la testa sempre impegnata a fantasticare su intriganti ed appaganti storie d'amore.
Ora sono qui, seduta nella sala d'aspetto del mio medico di famiglia. Gli racconterò dei miei mal di testa assolutamente invalidanti, che mi portano vertigini, dolori tremendi all'occhio destro e indolenzimento a tutta la parte destra del corpo. 
Mentre aspetto il mio turno, continuo a rigirare tra le mani la rosellina di carta, fatta con un tovagliolino del mio bar preferito, da... come si chiamava? Ah sì! Luca. Luca è il tipo con cui sono uscita qualche volta il mese scorso. Erano mesi che non andavo a cena con nessuno. Per la verità, erano mesi che neanche prendevo un caffè con nessuno. Ma Luca ha avuto il merito di distogliermi dalla mia prolungata apatia. Purtroppo l'idillio è durato poco: abbiamo avuto una discussione ed ovviamente, come mio solito, l'ho ferito nel peggiore dei modi. Mi sono scusata tra le lacrime l'istante dopo che gli avevo lanciato il mortale dardo. A poco sono valse le mie scuse, perché non ha voluto più rivedermi.
Poco male. Sono talmente abituata alla mia solitudine che questa brevissima storia "d'amore" iniziava già a starmi stretta. Non mi manca Luca. Mi mancano solo alcune cose di lui. Ad esempio i discorsi estremamente interessanti che facevamo i primissimi giorni, e che poi, stranamente, non abbiamo più fatto, quasi non fosse più stato la stessa persona. E mi mancano le roselline fatte con tovagliolini di carta, che un paio di volte mi aveva regalato inaspettatamente dopo aver bevuto il mio amatissimo ginseng in tazza grande.
E intanto sono ancora qui, in sala d'aspetto. E mentre ammiro sorridendo la rosa, mi figuro nella testa un enorme albero di magnolia fiorito. Non so perché, so solo che questa immagine mi rilassa. Sarà sicuramente colpa dei cartoni animati giapponesi e dei manga in cui mi sono totalmente immersa per almeno venticinque anni della mia vita. In queste storie infatti, compaiono sempre degli alberi di ciliegio o di magnolia, i cui fiori volano nel vento. 
La porta della sala d'aspetto si spalanca improvvisamente. Trasalgo.
- "Riccardo! Che ci fai qui?"
- "Kerry, dobbiamo andare. Adesso", risponde lui.
Mi guardo intorno con un sorriso di circostanza, misto tra lo sconforto e l'imbarazzo: "Ricky, tesoro, ho fatto la fila per quasi un'ora e mezza, e tra sole due persone sarà il mio turno (evvivaevviva). In questo momento non vado proprio da nessuna parte".
Riccardo alza gli occhi al cielo e dice a voce alta: "se sei qui per quei mal di testa che ti trapano l'occhio destro e ti immobilizzano il collo e la schiena, allora ti faccio io la diagnosi e ti do anche la cura: smettila di rifiutarti di collaborare quando ti rapiamo di notte, e vedrai che i messaggi che ti arrivano nelle diverse lingue aliene saranno più facili da decifrare, senza tutto quell'inutile dispiego di forze che utilizzi adesso".
Ecco, l'ha detto, davanti a tutti. Sento gli occhi di ogni paziente lì dentro che mi fissano spalancati e spaventati. Voglio una pala per scavare una fossa e sotterrarmi.
Mi alzo in fretta dalla sedia, recupero velocemente la mia borsa e le mie varie cartelline e... "Arrivederci a tutti, e vi prego di scusare il mio amico, ma... è un nerd!" e scappo dalla sala ad una velocità supersonica.
Corro dietro a Ricky: "Ma cosa ti è preso? Sei impazzito? E mi spieghi dove stiamo andando così di fretta?"
- "Chi te l'ha dato quel fiore di carta?", è la sua risposta non inerente alla mia domanda.
Ci penso un attimo, non capisco cosa c'entri adesso, "me l'ha fatta Matti... Luca! Me l'ha fatta Luca. Perché me lo chiedi?"
Riccardo si mette a ridere: "Non ti ricordi nemmeno più il suo nome. E' così che pensi di trovare l'uomo giusto?"
- "Ascolta Rick, questi non sono affari tuoi, soprattutto per il modo in cui ti sei sempre comportato con me..."
- "Kerry, dobbiamo parlare. Ti sta cercando. Disperatamente".
Ed è quando fa così il misterioso che mi spaventa. Ma di chi diavolo sta parlando adesso?

martedì 19 giugno 2018

Andrea

Non sto scrivendo questo post per qualche persona in particolare. Nessuno della mia famiglia porta questo nome. Non un parente, non un amico carissimo e nemmeno un partner o ex partner. Niente di niente. 
Quando ero bambina il nome Andrea non mi piaceva affatto. Trovavo che avesse un suono orribile.

Andrea.
An-Dre-A.
An-Drea.
Andrea.

Ma nessuno si accorgeva che suonava malissimo? Troppe vocali tutte assieme. La R subito dopo la D... mi davano proprio fastidio. Crescendo, la strana sensazione associata al suono di questo nome mi è passata. Ma non era comunque un nome che amavo. Poi mi indispettiva il fatto che all'estero lo dessero alle bambine. Non era ovvio che Andrea fosse semplicemente la versione italiana dei vari Andrew, Andreas, André, e non il femminile? E poi non capivo il motivo recondito per cui un tale equivoco fosse sorto proprio a proposito di questo nome, e non di altri che parimenti finiscono per -a, come ad esempio Luca, Mattia e Nicola.
Quando poi al Classico ho studiato, in greco antico, la declinazione di anér, andrós la cui traduzione in italiano significa "uomo maschio", ho capito che avevo assolutamente ragione. Era chiaro che il nome Andrea derivasse da questa parola, e quindi non aveva senso darlo alle ragazze. Non fraintendetemi: conosco almeno tre ragazze che portano questo nome, sono tutte e tre bellissime, e questo nome ambiguo conferisce loro ancora più fascino. Ma non è questo il punto; il nocciolo della questione è che in origine non era nato come nome femminile, nonostante la sua terminazione in -a.
Del resto ci sono nomi come Consuelo terminanti in -o, che vengono comunque considerati solamente femminili; e il mio nome, Deborah, si scrive con l'-h finale, ma non per questo è un nome all'idrogeno (spero capiate la sottile battuta chimica :-)).
E a proposito del nome Andrea, così per assonanza mi vengono in mente gli androidi. Per chi fosse digiuno di fantascienza e del linguaggio della scienza più avanzata, gli androidi sono robot con fattezze umane dotati di un'intelligenza propria, da non confondersi con i cyborg, che sono esseri umani integrati con parti robotiche, né tantomeno con i replicanti dei film Blade Runner, costituiti interamente di tessuto biologico creato in laboratorio.


Ecco, ora che vi ho dato delucidazioni al riguardo, vorrei farvi notare che gli androidi sono esseri con sembianze sia maschili che femminili. E allora perché vengono chiamati proprio "androidi", la cui radice come vi ho già spiegato, indica l'uomo maschio in greco, anziché essere chiamati "antropoidi", la cui radice, dal greco anthropos indica l'uomo in generale, inteso come essere umano? Altrimenti, per la parità dei sessi, se esistono gli androidi dovrebbero esistere anche le ginecoidi, la cui radice greca, gyné, gynaikós, significa propriamente "donna".
Spesso nei selfie che pubblico sui vari social network utilizzo il nickname "Cyborg Face", ovvero faccia da cyborg, perché li scatto in controluce (per non evidenziare le rughe... che comunque non ho!!) e di conseguenza non mi si vedono i lineamenti e assomiglio tanto ai cyborg di Galaxy Express 999 (esattamente, proprio quell'anime tristissimo della fine degli anni '70 popolato da cyborg carichi di sofferenza interiore e talvolta privi di faccia).


In virtù di ciò potrei giocare anche a fare la ginecoide, e dal momento che il mio nome terminante in -h è un nome all'idrogeno, potrei decidere di chiamarmi Hydrogyn Debra (notare il gioco di parole tra hydrogen e gyné). Ed ecco che vi presento Hydrogyn Debra detta "Cyborg Face":


Ma tornando al punto di partenza, ovvero il nome Andrea,


avete mai notato che gli uomini più affascinanti di Instagram si chiamano così?
Ora ve lo dimostro con un post che avevo pubblicato sul mio account vari mesi fa. Eccolo:

Quindi riassumendo, Andrea: nome estremamente virile portato da uomini bellissimi. Che dire di più? Promette talmente bene che urge trovare un partner con questo nome...
Au revoir, mes amis! ;-)
Oscar e André








sabato 13 gennaio 2018

Testanera GLISS Hair Repair: 10 e lode!

Oggi voglio parlarvi dei prodotti che stanno salvando i miei capelli, i Gliss Hair Repair di Testanera che trovate comodamente in qualsiasi supermercato, e spesso e volentieri persino in super offertissima. 
Dapprima mi erano stati regalati l'Oil Elixir Quotidiano insieme ai Supreme Repair shampoo e balsamo con keratina liquida. E mi sono subito trovata benissimo. L'estrema morbidezza dei miei capelli è stata evidente dal primo lavaggio. Ho sempre fatto così: mi pettino l'olio sui capelli prima di lavarli, lo lascio agire pochi minuti, poi me li lavo con shampoo e balsamo, lasciando il balsamo in posa per pochissimo perché non è una maschera, ma devo riconoscere che i risultati sono analoghi. 
Qualche giorno fa ho trovato al supermercato, scontatissimi, Fiber Therapy - Bonding shampoo e balsamo, anche questi con keratina liquida, che oltre a riparare i capelli secchi o danneggiati, come i primi due, ricostruiscono i legami tra le fibre capillari, e sono quindi specifici per i capelli trattati da piastra, styling o colorazione. Ed effettivamente anche qui ho notato i risultati fin da subito. Vi faccio presente che i miei capelli sono tinti, con ciocche decolorate che ogni mese tingo di fucsia. Inoltre, avendo i capelli molto mossi per natura e poco tempo per stirarli, li lascio asciugare naturali e poi li piastro a 220 gradi senza pietà. E oggi ho anche usato l'Asia Straight spray lisciante che, con il suo estratto di loto ed essenza di perla, rende i capelli liscissimi, setosi, con effetto anti crespo e protezione dal calore di phon e piastra. Ovviamente, qualsiasi shampoo e balsamo io utilizzi, l'Oil Elixir lo uso sempre prima di ogni lavaggio.
Ed ora vi mostro il risultato della stiratura che ho fatto proprio oggi. Vi premetto però che questa foto è stata fatta per scherzo, con gli occhiali di mia figlia e senza l'uso di filtri, per imitare le pose da diva che vedo sui giornali e nel web stesso.
Perdonate la faccia volutamente ridicola, ma i capelli si vedono piuttosto bene. Li ho lavati ieri sera, sono andata a dormire che sembravo una pecora, e stamattina li ho piastrati in frettissima e "con estrema cattiveria", ma come potete constatare voi stessi, il risultato è piuttosto notevole grazie ai miei nuovi amici Gliss Hair Repair.
Provateli anche voi e fatemi sapere la vostra opinione.
Au revoir, mes amis! ;-)




martedì 29 agosto 2017

Vellutata di verdure

Quest'estate ho scoperto le creme di verdure, senza glutine né lattosio. Sono buonissime, nutrienti, dietetiche, drenanti, facili da preparare e ottime da gustare anche fredde. Ammetto che sono un'amante della cucina facilissima e iper veloce, perché non ho mai né tempo né voglia. Evitando accuratamente glutine e lattosio, ho spesso pranzato e cenato con carne tipo hamburger, pesce in scatola e uova all'occhio di bue (un buon risotto è per me troppo lungo e laborioso da preparare, e troppo pesante da digerire!). Dal momento che so che le verdure fanno bene e visto che mi piacciono, ho sempre ripiegato sulle zuppe surgelate pronte in otto minuti. Ma il mese scorso mi è capitato di assaggiare, in vari ristoranti, delle ottime vellutate. Consapevole che molti le preparano con ingredienti quali formaggio, panna e crostini, mi sono prontamente fatta spiegare dalla mia meravigliosa e super efficiente mamma, la ricetta per fare delle gustosissime vellutate senza glutine né lattosio. Io le ho provate con varie verdure ed ortaggi ed ho operato i necessari cambiamenti alla ricetta per le mie esigenze. E adesso ve le spiego. 
Mentre preparate il brodo vegetale, facendo sciogliere un dado vegetale in circa mezzo litro d'acqua, sbucciate mezza patata (se mettete una patata intera la zuppa viene troppo corposa per i miei gusti) e fatela rosolare leggermente in una padella antiaderente e capiente (io non uso olio). Poi aggiungete nella padella un paio di scalogni tagliati a rondelline (se vi piace il loro gusto delicato, altrimenti potete tranquillamente farne a meno); infine aggiungete un porro, da cui avrete tolto le estremità verdi, tagliato anch'esso a fettine sottili (i porri, gli scalogni e le cipolle sono decisamente diuretici), oppure quattro o cinque carote precedentemente sminuzzate, o degli asparagi surgelati, o della zucca surgelata a cubetti (si può anche provare la versione con carota e zucca insieme), o dei funghi champignon surgelati, o eventualmente dei piselli o degli spinaci surgelati (di queste ultime due vellutate personalmente non vado matta). Raddoppiate l'acqua nel brodo vegetale, che bollendo si sarà in parte consumata, e versate al suo interno tutto il contenuto della padella. Fate cuocere per circa mezz'ora, col coperchio o senza (io non mi formalizzo troppo). Infine frullate il tutto con il frullatore ad immersione. Se frullate con poca potenza e per poco tempo, la vellutata rimarrà più consistente; se invece azionate il pulsante "turbo" per qualche secondo in più, avrete una crema liquidissima. 
Vi assicuro che il tempo di preparazione effettivo non è molto, e nella mezz'ora in cui la vellutata cuoce, voi potrete dedicarvi ad altro, come fare i lavori di casa, stare comodamente sul divano a guardare la TV, truccarvi per uscire o fare qualche esercizio di ginnastica.
Voilà, les jeux sont faits e... buona crema di verdure a tutti! ;-)
La mia crema di porri in preparazione.


martedì 1 agosto 2017

W le vacanze!

Agosto: finalmente! Le vacanze sono iniziate o stanno per iniziare per la maggior parte di noi. Per il quarto anno consecutivo mi trovo al mare a Diano Marina, e alloggio all'Hotel Silvano.
Adoro Diano Marina e adoro questo albergo. Ci torno sempre più che volentieri perché qui mi sento come a casa. La titolare è affabile e simpatica (oltre che molto bella ed elegante) ed è estremamente gentile coi clienti e con il personale. Il personale di sala e gli addetti alle pulizie delle camere sono molto competenti nel loro lavoro (qualità di certo indispensabili e chiaramente apprezzate), e sono anche persone squisite a cui è facile affezionarsi. Le camere sono pulitissime e ben tenute. La cucina è più che ottima, soprattutto da quando è cambiato il cuoco che propone ogni giorno piatti diversi di pesce, carne e verdure.
Il dehors a piano terra
L'ampio buffet della colazione e dell'antipasto di pranzo e cena è eccezionale. Per arrivare alla spiaggia basta attraversare la strada e quest'anno ho pure una camera con vista meravigliosa.

La vista dalla mia camera
Il centro, carinissimo e pieno di negozi, è a pochi passi dall'hotel. L'albergo è altresì dotato di un dehors a piano a terra e di un ampia terrazza all'ultimo piano, entrambi con molti giochi per bambini. Vi è inoltre anche una bellissima piscina per chi non avesse voglia di stare in spiaggia. Ovviamente non c'è dubbio che continuerò a tornare qui ogni anno. 


La vita da spiaggia fa proprio per me, e mai l'avrei detto quando ero più giovane, o meglio: da giovane pensavo che tutto si risolvesse nello stare in una spiaggia libera, a prendere il sole tutto il tempo per avere la tintarella più bella che si poteva, a fare bagni e nuotare. Ora no, la vivo in modo totalmente differente: esco dall'albergo, attraverso la strada e sto nel meraviglioso parco che vedo dalla finestra della mia camera;
distesa sul lettino leggo i miei amati libri o chatto con i miei amati amici a cui racconto e spiego i miei amati libri. Ogni tanto vado in acqua e passeggio o faccio gli esercizi per mantenermi in forma (il mio "Progetto Silfide" di cui presto vi parlerò). Che dire di più? Scendo a fare colazione e vado a rilassarmi in spiagga. Spero per voi che vi stiate godendo le vostre vacanze o che ve lo godiate al più presto. 
...E vi ricordo che tutti i miei costumi sono Calzedonia e i miei occhiali sono Tiffany&Co.
Au revoir, mes amis! ;-)
Costume Calzedonia; occhiali Tiffany&Co.

sabato 15 luglio 2017

Nel mare dei social network

"Mi ricordi il mare, non per i riflessi, per il sugo andato a male, il qualunquismo dei discorsi sotto l'ombrellone..."
...il qualunquismo dei discorsi sopra un treno, dentro un bar, in mezzo ad una via, nel regno dei social network. Ebbene sì, perché, scandalizzatevi finché volete, ma i social network non sono un'aberrazione della nostra società, ne sono semplicemente lo specchio. E lì i discorsi qualunquisti imperversano esattamente come nel mondo reale. 
Io sono drogata di social e di internet, e non me ne vergogno minimamente. Perché dovrei? Lo siamo tutti, o quasi. Quelli che fumano si vergognano? Quelli che hanno altri atteggiamenti ossessivi compulsivi si vergognano? Qualcuno forse sì, altri non sono nemmeno consapevoli di averli. 
Leggo su alcuni social network l'indignazione di certe persone per come vengono usati gli stessi social network, e questa è la parte che mi fa più ridere. Gente che si scandalizza di chi pubblica troppi selfie (come me ad esempio) o peggio ancora di chi pubblica i selfie di coppia (ovviamente ho fatto anche questo). Sacrilegio! Ma nessuno vi ha mai spiegato che, sebbene il social network per antonomasia, ovvero Facebook, sia nato con un dichiarato intento gossipparo, vada usato soltanto per diffondere notizie serissime, esprimere opinioni di qualsiasi tipo su calcio e politica, ed eventualmente recitare preghiere anziché andare a pregare nei luoghi di culto appositi?
Ironia a parte, vi sono svariati link in cui si dice che chi fa molti selfie ha un evidente problema di autostima, mentre le coppie che postano molte loro foto sui social non sono felici. Grazie per avercelo reso noto. Potreste anche pubblicare link sull'acqua che bolle a cento gradi. Perché queste che vi ho appena citato sono banalità enormi che in cuor nostro tutti conosciamo bene, ma dal momento che questi selfie e questi post non recano danno a nessuno, non capisco il motivo di tante analisi e di tante critiche gratuite.
Posso confermare che chi si fa i selfie ha l'autostima sotto i piedi. Ho sempre odiato i selfie, ritenendoli la più alta forma di narcisismo. Poi un paio d'anni fa, credo, ne ho fatto uno. E incredibilmente mi è piaciuto. Io, che da sempre odio la mia immagine riflessa allo specchio, mi ero finalmente vista carina in foto. Ho provato timidamente a postarlo e... risultato: una marea di "mi piace". E sinceramente la cosa mi ha gratificato.
Attualmente selfie ne faccio moltissimi. Alcuni li posto, altri no. Li faccio da sola oppure insieme alle persone a cui voglio bene. E mi diverto. E che c'è di male? La cosa urta la vostra sensibilità? Bene, smettete pure di seguirmi. Pas de problème. Qualcuno mi ha persino commentato pubblicamente: "basta con tutti questi selfie! Quanti anni hai, 13?" Ma se postare selfie mi aiuta a non cadere in depressione, why not?
E che dire dei selfie di coppia?
Ho letto che chi li fa non è felice con il partner. Può darsi. Anch'io quando vedo molti post di alcune coppie, in cui elencano ciò che mangiano assieme, le attività che fanno assieme, i film che vedono assieme, in cui urlano al mondo quanto si amano e quanto sono felici insieme, mi chiedo se siano felici davvero. Ma non è problema mio. Ricordo che vent'anni fa, molto prima dell'era dei selfie e dell'avvento dei social, avevo un fidanzato di cui ero innamoratissima, e che era a sua volta innamoratissimo di me. Ma purtroppo litigavamo ogni tre per due. Abbiamo poi preso a farci molte foto, anche e soprattutto con l'autoscatto. Foto in cui ci abbracciavamo, foto in cui gli ero seduta in braccio, foto in cui ci baciavamo. Riguardare tali foto mi aveva aiutato tantissimo, perché vedevo la nostra felicità dall'esterno, quindi in modo più oggettivo. E quando le mostravo a qualche amica e questa esclamava: "che belli che siete insieme, come si vede che vi amate!" il cuore mi si gonfiava di gioia ed era un'ulteriore conferma al fatto che facevamo bene ad andare avanti nonostante i reiterati litigi. 
Negli ultimi anni mi è capitato di postare qualche foto con i partner del momento e, a dirla tutta, quelli erano davvero i periodi in cui eravamo felici, e volevamo immortalarli e rendere il mondo partecipe della nostra felicità. Tutto lì. Quando poi smettevamo di postare questa nostra felicità sui social, era perché realmente non eravamo più felici e non avevamo voglia di fingere. E dopo poco immancabilmente ci lasciavamo.
Ma del resto ci siamo dimenticati che John Lennon e Yoko Ono sbandieravano ai quattro venti il loro amore? E vorreste dire che era tutta finzione? e a che pro? Io non credo fingessero.
Smettiamola di demonizzare i social network, soprattutto in virtù del fatto che tutti li usiamo e ne abusiamo. Smettiamola di inveire contro questa società narcisista basata sulle apparenze. C'è davvero mai stata una società che fosse basata su altro? Pensate a Cleopatra, con tutto il trucco che si metteva in faccia, se avesse potuto, non sarebbe stata anche lei una vittima dei selfie postati sui social? E che dire della regina Elisabetta I d'Inghilterra? Nessuno vi ha mai raccontato che aveva completamente rivoluzionato la propria immagine (tentando di somigliare ad una sorta di divinità) per fare una maggiore presa sul popolo? Per non parlare di menti eccelse quali Lord Byron o Oscar Wilde che avevano basato la loro vita principalmente sull'estetica e sul modo in cui vestivano, prima ancora che sulle opere che scrivevano.
A mio parere, se facciamo qualcosa che ci fa stare bene, anche solo per un attimo, e non reca danno a nessun altro, non c'è bisogno di tanti sproloqui, analisi e critiche negative.
Detto questo, vi saluto e corro a farmi un centinaio di selfie :-D
Au revoir, mes amis ;-)