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giovedì 18 giugno 2015

Maturità 2015 - prima prova scritta

Bellissime le tracce della prima prova scritta della maturità 2015! Se fossi una maturanda, non avrei saputo quale scegliere. Eccovi i titoli.
Ok, l'avrete capito: sono commissaria d'esame, membro esterno per la precisione, e persino vicepresidente. E dopo ben ventun'anni sono tornata alle origini: ovvero al liceo dove io stesso mi sono diplomata. Credevo che avrei provato chissà quale emozione; e invece no. È come se il tempo non fosse mai trascorso. È come se fossi rimasta lì tutti questi anni. Lo stesso edificio, gli stessi insegnanti, gli stessi tecnici.
Io non ricordo gli scritti della mia maturità. Non so quali fossero le tracce dei temi, né tanto meno quale io abbia svolto. Ricordo poi che la seconda prova scritta era di latino, ma ignoro l'autore e l'argomento della versione. Ricordo invece molto nitidamente l'orale. Ma non l'ho mai sognato negli anni seguenti, come so che invece a molti succede.
Ciò che ricordo degli scritti sono le sensazioni da me provate. Le tracce dei temi non mi piacevano e di sicuro le ho trovate ostiche. Al contrario, quando stamattina ho visto gli argomenti da trattare mi si è illuminato il volto. C'era davvero l'imbarazzo della scelta.
La tipologia A, l'analisi del testo, era su "Il Sentiero dei Nidi di Ragno" di Italo Calvino: niente di più facile! Calvino è un autore sicuramente conosciuto ed amato dagli studenti di ogni generazione. Io personalmente me ne sono innamorata alle elementari, quando il maestro ci leggeva i racconti di "Marcovaldo". Mentre avevo letto "Il Sentiero dei Nidi di Ragno" alla fine della quarta ginnasio (per chi non lo sapesse, era il primo anno del Liceo Classico) e mi era piaciuto tantissimo. 
La tipologia B, la redazione di un saggio breve o articolo di giornale, prevedeva argomenti interessanti nei quattro ambiti proposti. L'argomento dell'ambito artistico-letterario era "la letteratura come esperienza di vita", in cui si partiva da una citazione dell'Inferno dantesco per arrivare alle opinioni, sull'arte e sulla letteratura, di nomi illustri quali Borges e Todorov. Non mi dispiacerebbe provare a svolgere questo tema nel blog; magari nelle prossime settimane, finita la maturità, quando avrò finalmente più tempo e lucidità per pensare ed elaborare. 
L'ambito socio-economico trattava invece "le competenze del cittadino nella vita economica e sociale" del ventunesimo secolo: un tema sicuramente molto interessante, chiaramente attuale, ma personalmente non l'avrei svolto, perché non avrei saputo trovare sufficienti argomenti per l'approfondimento. 
Il Mediterraneo e l'importante ruolo geopolitico che da sempre ricopre era l'argomento dell'ambito storico-politico. Ecco, sarebbe stato opportuno per me evitare un tema del genere: troppo ricco di spunti, sarei risultata prolissa. 
Ma il tema dell'ambito tecnico-scientifico, quello sì che era il mio. Perché siamo costantemente connessi, ad internet e con il mondo intero. Ed io per prima. Fra gli altri motivi, ho creato questo blog per stressare meno i miei amici su whatsapp. Perché sono sempre online. E ho bisogno di compagnia continua. Compagnia che ora ho grazie a voi lettori virtuali, che con la vostra presenza e pazienza nel continuare a seguirmi, riempite piacevolmente gli spazi vuoti della mia vita. E ve ne sono grata.
Tornando alle tipologie, c'era poi la C, il tema di argomento storico: la Resistenza. Permettetemi, leggermente scontato, ma non per questo meno sentito, e le parole che ci si possono spendere al riguardo non sono mai troppe.
Infine, last but not least, per la tipologia D, il tema di ordine generale, c'era una bellissima considerazione del premio Nobel per la pace 2014, Malala Yousafzai. E questo è un tema caro non soltanto agli insegnanti, ma a chiunque. Perché l'istruzione DEVE essere un diritto inderogabile per tutti, nessuno escluso. Mi riservo di approfondire quanto prima questo argomento, e per ora vi saluto. Ci vediamo al prossimo post. 
Au revoir, mes amis! ;-)

domenica 14 giugno 2015

La maledizione del serpente a tre teste

Ultimamente sento parlare spesso di bipolarismo. Ogni volta che qualcuno manifesta una stranezza nel comportamento, viene subito etichettato come bipolare. Ma cos'è realmente il bipolarismo? Non basta avere una doppia faccia e nemmeno una doppia vita segreta per meritare l'appellativo di bipolare. Il bipolarismo è un disturbo psichico riconosciuto, per cui a stati di euforia eccessiva e deliri di onnipotenza, si alternano momenti di depressione totale (considerati i sintomi, mi sono chiesta se forse io stessa soffro di bipolarismo...).
Alla luce di quanto appena detto, trovo sbagliato definire qualcuno bipolare solo perché ha comportamenti differenti a seconda delle persone e degli ambienti che frequenta. Tra l'altro, alcuni di loro dovrebbero dirsi tripolari o quadripolari poiché le maschere che indossano sono sicuramente più di due. Nel dubbio, ho coniato per questa tipologia di persone, senza neanche starci a pensare troppo, l'epiteto di "serpente a tre teste". Serpente perché sono persone estremamente viscide; tre teste perché le loro maschere sono appunto più di due. Questa espressione è anche volutamente evocativa a livello mitologico in quanto, a mio parere, i mostri mitologici sono i più spaventosi in assoluto. Ed è doveroso temere i serpenti a tre teste, perché girano liberi tra la gente, abilissimi nel non farsi riconoscere; e se disgraziatamente ci puntano come prede, si insinuano nelle nostre menti e nelle nostre vite con fare suadente, ci succhiano linfa vitale e riescono persino a farsi dire grazie. Quindi sarebbe opportuno imparare a riconoscerli e, una volta individuati, starne bene alla larga.
Io ne ho conosciuti più di uno; e nonostante ormai ne "fiuti l'odore di marcio" a distanza, sono restia a lasciarli perdere da subito. E per i primi tempi mi lascio sedurre dal loro fascino di facciata, ma appena mi accorgo che il gioco inizia a diventare pericoloso, che rischio di rimanere intrappolata nella loro ragnatela, porto la situazione all'estremo, sputando loro in faccia il mio disappunto, e perché no, anche disprezzo, per i loro modi egoisti e superficiali.
In questo modo il serpente a tre teste, infastidito dallo smascheramento, disgustato dalla rivelazione delle sue stesse bugie a cui preferisce continuare a credere, ed incapace di affrontare uno scontro diretto, si allontana; ed io sono finalmente salva. Un atteggiamento leggermente masochista, penserete voi. Forse sì. Ma non so resistere a questo tipo di sfide. Un po' come chi fa sport estremi. E ognuno è libero di scegliere il tipo di rischio che vuole correre.
Ma come si fa a capire quando una persona apparentemente normale è in realtà un serpente a tre teste? Io ne ho incontrati almeno cinque nella mia vita, uomini e donne; e ho riscontrato che presentano alcune caratteristiche comuni fra loro. Innanzitutto hanno la classica aria da bravo ragazzo/brava ragazza; impossibile sospettare di loro a prima vista. E spesso sono aiutati da un visino da bimbo/a, quasi angelico. Poi ci tengono a precisare di essere persone equilibrate. E questa è la prima cosa davvero sospetta. Perché fare un'affermazione del genere non richiesta? Io non vado in giro dicendo di essere sana di mente. Anche perché sinceramente non credo di esserlo... Ma nonostante il loro conclamato equilibrio, alzano immediatamente la voce, e possono arrivare addirittura a perdere il controllo, se posti in una situazione di forte stress emotivo. In realtà ciò che i serpenti a tre teste giudicano "forte stress emotivo", viene giudicato dai più un vero e proprio nonnulla: una domanda non gradita ad esempio, o una banale richiesta di conferme, eccetera. Questi serpentelli tricapiti (ho appena creato un neologismo graziosissimo e ne vado fiera) sono di norma perfetti in ambito lavorativo, iper efficienti e ammirati da tutti per questo. Spesso ricoprono persino cariche importanti. E vivono per il lavoro. Lavorano un sacco di ore e non trovano mai un momento libero per se stessi né per gli altri. Sembra che lavorino solo loro. E adorano vantarsi dicendo cose del tipo: "non ho mai il tempo di andare al bar. Io lavoro", "ceno sempre tardissimo. Io lavoro", "Non posso fidanzarmi al momento. Ho problemi sul lavoro", "non sono sicuro di poterti vedere martedì. Perché di solito il martedì è il giorno che mi mandano in trasferta di lavoro", poi parlando del più e del meno viene fuori che lo scorso martedì sono andati ad un compleanno, due martedì fa sono andati a cena a casa di amici per distrarsi, il martedì spesso escono con gli amici sposati perché è l'unico giorno della settimana in cui le mogli li lasciano liberi... E se fai loro notare che in parte sono scuse, che non hanno interesse per te o che forse vedono un'altra donna, non negano, perché non amano mentire spudoratamente; semplicemente, con aria calmissima e sguardo stupefatto, si limitano ad esclamare, senza troppa enfasi: "Tu sei pazza". Esatto! Perché non hanno altre argomentazioni. E ti insinuano nella testa il dubbio che forse sei pazza davvero, che dai ascolto ad un'immaginazione troppo fervida. Quando trovi poi il coraggio di troncare una relazione tanto malata, vedi finalmente tutto con lucidità e scopri che i tuoi sospetti erano fondati. E gli amici a cui racconti tutto ti guardano con aria incredula, chiedendoti come hai fatto a non prenderne coscienza prima. 
Ci sono altre tre costanti fondamentali per smascherare questa tipologia di persone:
1) la loro infanzia infelice, reale o presunta che sia, in cui sono stati vittime di padri violenti, alcolizzati, madri disinteressate o peggio ancora dispotiche. Da qui il susseguirsi di tristi vicissitudini nell'arco della loro vita e la conseguente non-voglia di prendere un qualsiasi tipo di impegno. Non parlo solo di fidanzamenti o matrimoni. Per loro persino organizzare una serata al cinema può diventare un impegno gravoso e fonte di stress, perché non vogliono vincoli con nessuno, nel caso in cui decidessero di vedere altre persone quella stessa sera o di restare a casa davanti alla tv perché troppo stanchi per uscire. 
2) i soldi: sono la cosa più importante per questi viscidi rettili, anche se affermano l'esatto contrario. Ma preferiscono usare quelli degli altri e tenersi i propri in tasca. I serpenti tricapiti non si innamorano mai, ma sono disposti ad accasarsi e metter su famiglia se trovano qualcuno più benestante di loro e soprattutto disposto a viziarli in tutto e per tutto. 
3) la pigrizia ed il narcisismo che ne consegue: nonostante lavorino come dei dannati, oziano perennemente quando sono a casa. Nei giorni festivi sono soliti dormire fino all'ora di pranzo ed eventualmente anche al pomeriggio. Sono narcisi perché amano sentirsi fare i complimenti, ma talmente pigri da non ricambiare la cortesia. Sono così pigri e narcisi che talvolta preferiscono l'auto-erotismo ad un rapporto a due. Questo non significa che non hanno mai nessun/a partner. Al contrario, ciò che conta è la loro libido, non importa se condivisa con altri o se autogestita. A questo proposito ringrazio il mio amico Jordan di Londra, per avermi aperto gli occhi. 
Nonostante tutto ciò, è normale restare intrappolati nella rete dei serpenti a tre teste, perché esercitano sugli altri lo stesso fascino tipico dei vampiri. Cercate però di essere abbastanza forti da staccarvene prima che sia troppo tardi. È per questo che parlo di "maledizione del serpente a tre teste", perché una volta nella morsa è quasi impossibile uscirne. E anche quando se ne è usciti, è facilissimo ricaderci. Loro non ci cercheranno, perché sanno benissimo che saremo noi a tornare. E al primo passo falso ci accoglieranno nuovamente a braccia aperte. Pronti a ricominciare il loro gioco perverso. State attenti, perché sono dei manipolatori inconsapevoli, convinti di avere un comportamento irreprensibile, e questo li rende ancora più potenti e pericolosi, perché ci convincono della loro buona fede e continuiamo a dare loro tutto ciò che vogliono, sia da un punto di vista affettivo che materiale.
E non sperate di poterli sconfiggere, perché non hanno nessun punto debole. L'unica cosa che vi resta da fare dopo averli fiutati è scappare a gambe levate.
Au revoir, mes amis! ;-)

martedì 2 giugno 2015

Aspettando ancora il Dottore

I miei più cari amici sono i lettori più fedeli di questo blog. Non si perdono un post e, dopo averli letti, mi dicono sempre le loro impressioni. Il post che ho pubblicato ieri su Doctor Who, che ritenevo più sobrio dei miei precedenti ed ero perciò convinta che non avrebbe potuto dare adito alle solite dissertazioni, è stato invece oggetto di discussione viva tra me e i miei amici fans del Dottore.
Prima ancora di leggere il post, Vittoria ha subito esclamato: "C'è un solo Dottore". Sapevo già a chi si riferiva, ma ho voluto averne conferma, e le ho chiesto: "Quale?". "Matt Smith! Secondo me è il dottore come tutti se l'erano sempre immaginato!", è stata la sua risposta. Non sono stata a precisare che in realtà Matt Smith non ha ricevuto un consenso unanime in quanto ritenuto da alcuni troppo giovane per il ruolo; inoltre non tutti hanno gradito che il suo Dottore fosse troppo coinvolto in questioni amorose. La verità è che Smith è probabilmente anche il mio preferito. Se ieri ho affermato di essere indecisa tra lui e Tennant, è semplicemente perché le puntate con Tennant mi piacciono moltissimo. Ma se mi metto ad analizzare esclusivamente il Dottore senza prestare attenzione a ciò che gli sta intorno, allora sì, scelgo senza dubbio l'undicesima reincarnazione.
Nicola invece mi ha raccontato che del Doctor Who ha visto solo la serie del 1974 con Tom Baker, "e nonostante fossi piccolo mi ricordo che mi piaceva. Ad ora di cena si guardava Doctor Who! Poi ultimamente gli ho dato un'occhiata... ma non mi sono fatto prendere più di tanto". Oh no! Com'è possibile? L'ho subito riferito a Catherine, la mia giovanissima amica nerd, grazie alla quale ho potuto vedere tutta la serie nuova in lingua originale, e... apriti cielo! È rimasta scandalizzata esattamente come me. E allora ragazzi, se anche voi siete amanti di questa serie cult, diamoci da fare e cerchiamo di convincere Nicola che le puntate dal 2005 in avanti vanno assolutamente viste.
Da dove partiamo? Io direi dal ritmo frenetico dei vari episodi, che vanno guardati rigorosamente dall'inizio alla fine (mai partire in medias res con nessun episodio perché si rischierebbe di non capire nulla e ci si perderebbe il senso dell'intera storia) per ritrovarsi in un vortice di avvenimenti da cui non ci si riesce a liberare, almeno finché non si arriva al termine dell'episodio stesso. Pensiamo ad esempio a tutti gli episodi sugli angeli: oh my gosh! Io sto lontana da qualsiasi tipo di statua adesso. Ve li ricordate? Iniziati con Tennant e il suo ricorrente "don't blink. Don't EVEN blink", per continuare a più riprese con Smith e il loro triste epilogo. E che dire della simpatia dei personaggi? Non parlo solo del Dottore, ma anche delle sue affascinanti ed intelligenti compagne, e dei loro fidanzati che talvolta compaiono (pensiamo a Ricky, pardon!, Mickey, e al pazientissimo Rory). E poi c'è il TARDIS, col suo animo femminile e la sua gelosia per il Dottore di cui sembra essere innamorata, che ci porta dovunque, come ho già detto ieri, "verso l'ignoto", verso "nuovi mondi, affascinanti e fantastici".
Allora Nicola, non sei ancora convinto? Aspetto i commenti dei miei lettori, che magari sapranno essere ancora più convincenti di me. Unica raccomandazione per tutti, nessuno spoiler, please!  ;-)

lunedì 1 giugno 2015

Aspettando il Dottore

Lo confesso. Nonostante io sia un'amante di tutto ciò che è British, ho iniziato a guardare Doctor Who, il telefilm cult di cui tutta la Gran Bretagna va fiera, solo con la nuova serie. Vuoi perché la serie classica è stata trasmessa pochissimo in Italia, vuoi perché l'hanno interrotta per svariati anni, vuoi perché quando facevo l'asilo la mia mamma preferiva guardare Star Trek e io con lei, vuoi perché all'epoca non c'era Internet e la stessa informazione mediatica era decisamente più scarsa, insomma, vuoi per questo motivo, vuoi per l'altro, non ho mai guardato la serie storica. Ho iniziato quindi a guardarlo con la serie nuova. Per chi è profano assoluto sull'argomento, deve sapere che il Dottore, protagonista della serie, non è un medico, bensì un Time Lord, un Signore del Tempo, che viaggia nel tempo e nello spazio grazie al suo TARDIS, che ha l'aspetto di una police box, una cabina telefonica usata negli anni Sessanta per chiamare la polizia. Per chi invece conosce trama e personaggi, sappia che mi sono letteralmente innamorata di Doctor Who guardando la scena in cui Amy Pond bambina cerca del cibo che possa sfamare il Dottore nella sua neonata undicesima reincarnazione.

Lì mi sono fermata. Ed essendo io precisa in tutto ciò che faccio, prima di andare avanti ho deciso di guardare tutta la nuova serie dall'inizio. L'ho guardata tutta d'un fiato; perché è talmente coinvolgente che non si riesce a viverne senza. È un programma adatto a tutte le età, essendo infatti nato per far appassionare i bambini alla storia e alla scienza; quindi è in qualche modo utile a riunire insieme tutta la famiglia. Purtroppo non sono ancora riuscita a vedere l'ultima stagione, quella con la dodicesima reincarnazione del Dottore, interpretato stavolta da un Peter Capaldi vestito alla David Bowie. 
Negli ultimi mesi non ricordo di aver visto in TV nulla di ciò che mi interessa, sempre obbligata per quieto vivere a guardare canali monotematici per bambini. E quando finalmente i miei pargoli dormono, metto a posto casa e infine crollo senza quasi rendermene conto. Quindi non so assolutamente cosa accada nella nuova stagione (e prego tutti voi di non rivelarmi nessuno spoiler!!) e soffro tantissimo. Sì, ho usato il termine giusto: "soffro". Perché una volta entrati nel vortice, Doctor Who diventa come una droga di cui non si può fare a meno. Chi lo segue sicuramente mi capirà. Attualmente non saprei scegliere quale Dottore preferisco, se il decimo di David Tennant o l'undicesimo di Matt Smith.
Di sicuro posso affermare che tra le companions ho apprezzato particolarmente Rose e Clara, e anche Donna mi è piaciuta molto. Non amo invece il personaggio di Amy Pond, probabilmente per via dell'attrice che la interpreta da adulta, Karen Gillan, a parer mio troppo conscia della propria bellezza e poco attenta alla recitazione.
A questo punto spero di aver incuriosito abbastanza i profani da aver fatto venir voglia anche a loro di tuffarsi in questa serie meravigliosa. Personalmente, spesso mi fermo a sognare il Dottore a occhi aperti. Perché non ci si innamora tanto del Dottore, bensì di ciò che rappresenta: un viaggio emozionante verso l'ignoto, che ci permette di scoprire nuovi mondi, affascinanti e fantastici. E ogni tanto mi ritrovo a guardare in alto nel cielo, sperando di avvistare una cabina blu venuta da lontano per prendermi e portarmi via.
Finché sogno e vivo serena, lasciatemi sognare.
Au revoir, mes amis! ;-)

venerdì 15 maggio 2015

Felicità pret-a-porter

Ho creato questo blog per curarmi. Per curare il mio malessere. Stavo male per Dario. Troppo male. Quella che credevo fosse una forma di innamoramento fortissimo si stava trasformando in una vera e propria ossessione. L'avevo adocchiato solo per tenere occupata la mente in un momento difficile. Ma ben presto Dario era diventato parte integrante ed attiva del mio momento difficile. E dovevo assolutamente porvi rimedio.
Sentivo il bisogno di buttare fuori tutta la rabbia e la frustrazione che avevo in corpo. Ma non potevo continuare a sfruttare i miei amici scaricando su di loro tutti i miei problemi.
Allora ho pensato di urlare il mio disagio a chi avesse avuto voglia di ascoltarlo. Perché altri potessero imparare dai miei errori. Perché altri sapessero che è troppo stupido stare male quando i problemi non sono importanti o reali (anche se è assolutamente naturale per la mente umana crearsi problemi inesistenti, come ci fa notare Giulio Cesare Giacobbe nel suo libro "Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita", di cui farò una recensione molto presto).
Ed è così che è nato questo blog. L'ho creato con un intento terapeutico. Un po' come Zeno Cosini con la sua "Coscienza". Anche se un mio ex professore, che tanto stimo, mi ha caldamente augurato "che il blog funzioni meglio della Coscienza di Zeno, e che io trovi un po' di serenità".
E sì, il blog funziona decisamente meglio della Coscienza di Zeno; e io sto finalmente trovando la tanto agognata serenità. Perché questo blog riempie gli spazi vuoti della mia vita; e mi fa sentire felice come fossi innamorata. C'è chi mi fa notare che doversi concentrare su qualcosa per sentirsi in pace con se stessi dimostra poco equilibrio. Non sono d'accordo. Concentrarmi su qualcosa, come un uomo, questo blog, uno sport, la cura della pelle, la dieta, un qualsiasi obiettivo da raggiungere o una qualsiasi sfida da vincere, è il mio modo per pensare a me stessa, per sentirmi viva; di più: per sentirmi potente. Ogni volta che raggiungo l'obiettivo prefissato mi sento appagata. E questo senso di esaltazione permane dentro me per qualche giorno. Appena mi accorgo che sta per svanire, elaboro immediatamente una nuova sfida, che puntualmente vinco. E il senso di esaltazione torna a pervadermi. In questo modo sono sempre felice. C'è chi mi dice anche che mi accontento di poco. Questo non è affatto vero, perché con questa mia determinazione ho realizzato tutti i miei sogni, tra cui ad esempio il lavoro che faccio. Ma anche nel caso in cui mi accontentassi veramente di poco, che male c'è se questo poco mi rende felice? Del resto il pensiero epicureo sulla felicità si può riassumere con la massima che tutti conosciamo: "chi s'accontenta gode". Ed è proprio così.
La mia amica Verdiana spesso si lamenta perché il tipo che frequenta  la fa stare bene, sostiene di volerle bene, non ha problemi a farsi vedere pubblicamente con lei, ma non ufficializza il loro rapporto e non la tempesta quotidianamente di messaggi. Faccio sinceramente fatica a capire quale sia il problema di Verdiana. Molte donne hanno rapporti ufficializzati da un anello, ma i loro mariti le tradiscono o, peggio ancora, le picchiano o le torturano psicologicamente. E allora? Siamo sicuri che un rapporto ufficiale sia necessariamente migliore di uno non ufficiale? E l'essere tempestati di messaggi è a parer mio alquanto soffocante, non trovate?
La stessa Verdiana mi consiglia di non frequentare nessuno perché potrei innamorarmi e stare male come lo sono stata per Dario. Quindi potrei anche smettere di uscire di casa così sono sicura che nessuna tegola mi cadrà mai sulla testa. Ovvero dovrei rinunciare a vivere per evitare il rischio di soffrire nuovamente. Ecco, questa è la cosa più sbagliata che si possa fare. Perché le cose che mi hanno arrecato sofferenza nella vita, sono le stesse che prima mi avevano regalato la felicità. Tra l'altro, dopo tutti questi fallimenti, ho imparato la lezione: non mi interessa sapere cosa accadrà domani. A me basta che il tipo che frequento mi voglia bene adesso. E che si comporti bene adesso. Non mi interessa ufficializzare niente e nemmeno sapere che piega prenderà un domani la nostra storia. Preferisco godermi il momento. Mi concentro sull' "hic et nunc". Perché come diceva Lorenzo de' Medici: "Chi vuol esser lieto sia. Di doman non c'è certezza".
Un ultimo appunto: molti di voi sono sicuramente amanti della moda, ma in pochi potranno permettersi abiti di Haute Couture, quindi vi accontentate del pret-a-porter, e non ve ne vergognate. Fate la stessa cosa con la felicità: accontentatevi di una felicità pret-a-porter, cioè pronta da indossare, e non vergognatevene.
Questo blog fa parte della mia felicità pret-a-porter. Fate come me, trovatevi la vostra.
Au revoir, mes amis! ;-)

domenica 3 maggio 2015

2 maggio 2015: una giornata memorabile

Ammetto che il calcio non mi interessa più come una volta, ma essendo juventina dalla nascita continuo ad esserlo nel cuore. E mi spiace se con questa rivelazione mi attirerò le antipatie di molti, ma non posso negare ciò che sono. Ieri sera appena uscita dal bar che frequento quasi ogni giorno, dopo aver bevuto il mio amato cocktail analcolico alla frutta, ho visto che stava iniziando il corteo per il 35esimo, pardon!, 33esimo scudetto della Juve, il quarto consecutivo. E mi si è formato un sorriso sul volto prima ancora che me ne rendessi conto.
Ma la giornata era già partita bene qualche ora prima quando la mia amica Vittoria mi aveva comunicato via Whatsapp la nascita della Royal Baby Girl.
Come avrete certamente capito dal nome di questo blog, sono appassionata di tutto ciò che è British. Quindi questa nascita reale non ha potuto fare altro che riempirmi di gioia. Adesso però attendo con trepidazione di sapere che nome hanno scelto i genitori per questa fortunatissima bambina. I più quotati sembrano essere Alice, Charlotte, Elizabeth e Victoria, e qualcuno ipotizza addirittura Diana. Ma mi chiedo: perché nessuno ha pensato a Peppa? D'altro canto Peppa Pig è attualmente una delle signorine inglesi più famose al mondo, e ha anche lei un fratellino di nome George, proprio come il primogenito del Duca e della Duchessa di Cambridge. Non solo, il nome Peppa riprenderebbe in qualche modo anche il diminutivo con cui viene chiamata la zia Philippa, per gli amici Pippa, rendendo così un velato omaggio a colei che tanto si era "distinta" il giorno delle nozze di William e Kate (ricordate quel fantastico "lato B"?). Non nascondo di aver sempre ritenuto i nomi inglesi decisamente più affascinanti di quelli italiani. Ma ci sono casi (come questi) che mi fanno ricredere...
Ad ogni modo, qualunque sarà il nome della principessina, questi due eventi insieme hanno per me segnato il 2 maggio 2015 come una giornata memorabile. E lasciatemelo gridare:
"Royal Baby Girl we love you!"
& #4Ju33 !!!

venerdì 1 maggio 2015

L'amore è una convenzione sociale

È davvero necessario, e soprattutto naturale, innamorarsi?
Non ho mai creduto nell'amore con la "A" maiuscola, quello delle favole per intenderci, o anche dei film hollywoodiani. O meglio, ci ho creduto fino ai tempi del liceo. Poi già all'università ho cambiato idea. "Perché? Per via di qualche delusione?" vi starete chiedendo voi. No. Semplicemente ho iniziato ad analizzare l'amore nella letteratura. Ad esempio Romeo smette di amare Rosaline ed inizia ad amare Juliet soltanto perché la seconda lo ricambia, mentre la prima no. Ecco quindi già una caratteristica dell'amore: dev'essere esperito.
Questo dovrebbe farci riflettere e capire che forse l'amore incondizionato e platonico che ad esempio Dante nutriva nei confronti di Beatrice non era nient'altro che una malsana ossessione. L'amore è sano se ricambiato. Ed è normale, perché l'amore serve solo a dare un senso al nostro progetto di vita, che può essere una famiglia progettata con qualcuno che riteniamo adatto al compito, o una compagnia con cui condividere momenti belli e brutti.
Quando crediamo di amare il partner non vogliamo davvero il suo bene: vogliamo il nostro. Ecco perché non credo nell'amore con la "A" maiuscola. L'amore incondizionato ce l'abbiamo normalmente per i nostri figli, difficilmente per la persona con cui stiamo assieme. Perché da questa persona pretendiamo che ci faccia star bene, che ci stia vicino, che ci sia fedele. E se siamo innamorati ricambiamo la cortesia. Ma se il partner non ci dà ciò che vogliamo e le cose iniziano ad andare male, ecco che lo lasciamo. Quindi non è vero che "amor vincit omnia". Ed ecco perché credo che l'amore sia solo una convenzione sociale. Perché è più poetico, romantico nel senso letterario del termine, dire che mettiamo su famiglia con la persona che amiamo più della nostra stessa vita. Ma non è la verità. La verità è che conosciamo qualcuno, ce ne innamoriamo, ma ad un certo punto la fase di innamoramento passa. E restano l'affetto, il rispetto e magari anche la voglia di stare insieme. E scegliamo questa persona solo se la riteniamo adatta. Suona arido, ma è così. Vi è mai capitato di innamorarvi di un alcolizzato, un tossico o uno con il vizio del gioco? A me è capitata una di queste situazioni. Credevo di essere innamoratissima. Ma ho scelto di non stare con quella persona, perché non adatta a formare una famiglia né tanto meno ad essere una compagnia per la vita. Quindi, nonostante la fase di innamoramento, ho fatto una scelta razionale. E non me ne vergogno. Piuttosto mi vergognerei del contrario. Purtroppo spesso sbagliamo i calcoli, ed ecco che si verificano le tante separazioni a cui assistiamo ai giorni nostri. Ma pazienza, errare humanum est.
Una cosa poi che mi ha sempre fatto sorridere è il concetto di "anima gemella". Possibile che fra miliardi di persone la mia anima gemella si trovi proprio nella città in cui vivo, o in cui lavoro, o in cui sono andata in vacanza? Caspita! Che fortuna! O forse non è così. Forse l'anima gemella non esiste. Al mondo esistono semmai persone con cui abbiamo più affinità rispetto ad altre. E possiamo comunque ritenerci fortunati quando le troviamo. 
Quindi ragazze, se l'amore è solo una convenzione sociale e l'anima gemella non esiste, perché non iniziamo a fare sesso solo per divertirci e stare bene? Esattamente come fanno gli uomini. Le mie amiche storcono il naso. Dicono che noi donne non ne siamo capaci. Io non credo. Basta soltanto non crearsi aspettative fasulle. Ad esempio scegliamo qualcuno che, per quanto bello e affascinante, riteniamo assolutamente inadatto come fidanzato, marito o padre dei nostri figli. In questo modo non ci illuderemo, ma anzi, riusciremo a divertirci in modo spensierato.
A me piace dire di essere innamorata. Lo dico riferito agli uomini, alle amiche, ai libri, ai film, etc. Quando si parla di uomini, sostengo di innamorarmi subito. Ma questa fase arriva in fretta e passa in fretta. E mi fa sentire viva. In realtà succede spesso che mi innamoro perché mi creo delle false aspettative che puntualmente vengono disattese. E piango. E soffro. Perciò credo, anzi sono sicura, che anche il sesso senza amore possa farci sentire vive. Senza tante lacrime, paranoie, rimorsi, pentimenti e delusioni. Chiediamolo agli uomini, che sotto questo aspetto sono decisamente più furbi di noi. D'altra parte non siamo altro che mammiferi: "You and me baby ain't nothin' but mammals. So let's do it like they do on the Discovery Channel".
Au revoir, mes amis! ;-)